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Robot umanoidi, robot antropomorfi e androidi, software robot. Le varie tipologie di robot

Robot umanoidi - robot androidi
Nicoletta Boldrini - @NicBoldrini

I robot sono macchine (più o meno antropomorfe, cioè che presentano sembianze umane nelle funzionalità e nei movimenti ma anche, quando parliamo di robot umanoidi, nell’aspetto) in grado di svolgere in modo più o meno autonomo un lavoro al posto dell’uomo e sono sistemi ormai sempre più complessi (spesso chiamati anche androidi).

Vediamo allora quali sono le varie tipologie di robot sottolineando le differenze tra robot antropomorfo, robot umanoide e androide, e dando un accenno ai robot software.

Robot antropomorfo, il robot che imita l’uomo

Robot antropomorfi - Bracci Robotici - Cobot
Esempio di robot antropomorfi, bracci robotici usati in ambito manifatturiero

Il robot antropomorfo è una macchina in grado di imitare alcune abilità dell’uomo come, ad esempio, la capacità del movimento o la percezione degli spazi.

Oggi all’interno della robotica antropomorfa rientrano sia la robotica industriale sia la robotica umanoide; nel primo caso parliamo di robot che imitano capacità umane (come bracci meccanici che imitano il movimento e le abilità delle braccia e delle mani umane), nel secondo caso di robot che hanno fattezze umane con testa, tronco, braccia, gambe.

A seguito dell’accelerazione con la quale si sono evoluti i robot umanoidi, ormai si tende a identificare la robotica antropomorfa con la robotica industriale, in particolare con i bracci robotici (detti anche bracci robotizzati) impiegati all’interno delle aziende in sostituzione o in affiancamento agli uomini lungo il ciclo e la catena produttiva (è grazie alla robotica antropomorfa che oggi l’automazione industriale ha raggiunto elevati livelli).

Nella robotica industriale si stanno oggi facendo strada i robot collaborativi, detti anche cobot (collaborative robot): si tratta sempre di robot industriali, per lo più bracci robotizzati, che però non vengono programmati prima di essere inseriti nel ciclo di produzione ma “apprendono sul campo” grazie ad una serie di sensori ed unità di calcolo e analisi che consentono a questi bracci robotici di memorizzare i movimenti e le operazioni che svolte da un operatore umano e, in seguito, di replicarle.

 

Robot umanoidi, le macchine intelligenti che si ispirano all’uomo

Esempio di robot umanoidi
Esempio di robot umanoidi

Un robot umanoide è una macchina autonoma dalle sembianze umane e capace di interagire con l’ambiente circostante. A volte per indicare i robot umanoidi si usa anche il termine androide/androidi (che di fatto serve ad indicare un qualsiasi robot dalle fattezze umane dotato però di un certo livello di intelligenza artificiale).

Robot umanoide e androide sono a tutti gli effetti usati come sinonimi anche se, sempre più spesso, si tende a volerli distinguere utilizzando il termine robot umanoide per quegli automi che si ispirano all’uomo (come per esempio i robot Pepper, Nao o iCube), ed il termine androide per quei robot che tendono ad avere sembianze umane e sono dotati di sistemi di intelligenza artificiale (come il robot Sophia oppure i robot umanoidi giapponesi realizzati dallo scienziato Hiroshi Ishiguro che sembrano cloni di esseri umani).

In modo un po’ più generico, quindi, oggi ci si riferisce agli umanoidi come a robot la cui struttura si ispira agli esseri umani, anche se la scienza sta cercando di fare sempre un passo in avanti per dotare i robot umanoidi non solo di abilità fisiche ma anche di capacità sensoriali e cognitive.

Asimo, un robot umanoide già andato in pensione

Il robot Asimo scende le scaleAsimo è un robot umanoide progettato dalla Honda e prodotto fino a luglio del 2018. La parola deriva da un acronimo – Advanced Step in Innovative Mobility – ma in molti sono convinti che dietro ci sia un omaggio allo scrittore Isaac Asimov, pioniere della fantascienza moderna e ideatore dei robot positronici e delle tre leggi della robotica.

Il robot Asimo è stato progettato per essere un assistente multifunzione: alto 130 centimetri riesce a fare movimenti in modo molto fluido, cammina (anche su sentieri irregolari), corre (anche se non va oltre i 9 km/h), sale le scale, salta… riesce ad interagire con l’ambiente circostante (riconoscendolo e mappandolo) e anche con gli esseri umani grazie ad riconoscimento vocale e del linguaggio naturale piuttosto avanzati (gli consentono di comprendere anche quando ci sono più persone che parlano contemporaneamente o ci sono rumori di fondo).

Asimo riesce addirittura ad esprimersi con la lingua dei segni ed è in grado di svolgere alcuni compiti, come svitare il tappo di una bottiglia o versare dell’acqua in un bicchiere, molto utili quando impiegato come robot di assistenza agli anziani.

Il robot Asimov purtroppo è già “andato in pensione”. La Honda ha infatti deciso di non produrre, da luglio 2018, nuovi esemplari di questo robot avanzato. la casa giapponese ha però fatto sapere che la conoscenza acquisita in quasi vent’anni di sviluppo verrà capitalizzata per la creazione di protesi robotiche ed esoscheletri.

 

Androidi, i robot umanoidi dall’aspetto umano

Sofia Robot - Esempio di robot androide
Sofia Robot – Esempio di robot androide

Come accennato nel paragrafo precedente, un androide è a tutti gli effetti un robot umanoide, un robot dalle sembianze umane dotato di intelligenza artificiale (più o meno avanzata). L’androide è un robot umanoide a volte indistinguibile dall’uomo (più che altro nelle storie fantascientifiche) ma è a tutti gli effetti un automa, differente quindi dal cyborg che, al contrario, è un essere umano “aumentato”, cioè un corpo biologico con innesti artificiali.

Il termine androide viene usato sia al maschile sia al femminile, anche se esiste il corrispettivo ginoide (decisamente poco usato) per definire una robot umanoide dalle sembianze femminili.

 

L’androide di Leonardo da Vinci, l’automa cavaliere

Il robot di Leonardo Da VinciL’automa cavaliere, oggi riconosciuto più che altro come “il robot di Leonardo da Vinci”, è forse il primo androide della storia, un automa meccanico umanoide progettato nel 1495.

Ad oggi ancora non si sa se il robot sia stato realizzato, ciò che la storia ci ha fatto giungere sono gli appunti di Leonardo da Vinci racchiusi nel Codice Atlantico più qualche altro disegno e appunti riscoperti negli anni Cinquanta del Novecento sparsi su alcuni taccuini del genio fiorentino (presumibilmente scritti tra il 1495 ed il 1497).

Nel 2005 a Berlino, durante un’esposizione dedicata al grande maestro italiano, è stata esposta una ricostruzione del robot di Leonardo di Vinci con le indicazioni dei suoi meccanismi interni e del suo funzionamento. In realtà, nel 2007 il laboratorio del museo e centro di ricerca Leonardo3, nel tentativo di ricostruire l’automa vinciano utilizzando gli appunti di progettazione originari, è giunto alla conclusione che non tutti i meccanismi descritti negli appunti di Leonardo da Vinci sono direttamente collegabili al robot e persino i disegni ritrovati non è detto che rappresentino davvero gli ingranaggi dell’automa.

 

I software Robot

Nell’immaginario comune quando si parla di robot si tende immediatamente a pensare ad un automa fisico, un oggetto tangibile. In realtà, esistono alcune tipologie di robot software, alcuni veri e propri sistemi e programmi software che rientrano nell’alveo dell’intelligenza artificiale, altri che assumono “sembianze fisiche” attraverso ologrammi o immagini ed oggetti digitali grazie a realtà aumentata e realtà virtuale.

RPA (Robotic Process Automation) e i robot software

Un esempio concreto di robot software sono i sistemi di RPA – Robotic Process Automation i quali, stando alla definizione di IrpaAI (Institute for Robotic Process Automation and Artificial Intelligence), vengono coinvolti nell’automazione dii processi lavorativi utilizzando software “intelligenti” (i software robot appunto) capaci di eseguire in modo automatico attività ripetitive imitando il comportamento degli esseri umani ed interagendo con le applicazioni informatiche aziendali (esattamente come fanno gli esseri umani nello svolgimento delle proprie normali attività lavorative).

I sistemi di RPA di fatto sostituiscono l’essere umano ma sono robot software che possono dare un enorme contributo nelle attività ripetitive, quelle dove il valore aggiunto è scarso (se non nullo) dal punto di vista delle competenze e del business.

Il robot giornalista

Un altro esempio di software robot è il generatore automatico di contenuti, un sistema tecnologico dal quale è nato il robot giornalista.

Il più noto robot software di questo tipo è Wordsmith, una piattaforma digitale di generazione di contenuti in linguaggio naturale, utilizzata ormai da qualche anno da Associated Press e Yahoo (in particolare per notizie di carattere finanziario o informazioni utili riguardanti eventi sportivi e di intrattenimento). Il Washington Post ha utilizzato il robot software nel 2016 per la XXXI edizione dei giochi olimpici estivi di Rio de Janeiro.

Un altro robot giornalista che ha fatto parecchio parlare di sé è quello progettato dall’azienda cinese Tencent (quella di WeChat), Dreamwriter. Nel 2015, in un solo minuto, il software robot ha scritto 916 ideogrammi – senza alcun errore – componendo un vero e proprio servizio giornalistico con un’analisi sulla variazione degli indici al consumo in determinato periodo. Un servizio – pubblicato sul portale qq.com – che non solo i lettori hanno trovato leggibile ma che è risultato indistinguibile (nella forma e nell’esposizione linguistica) da quelli prodotti da giornalisti in carne e ossa.

Sempre in ambito giornalistico ci sono poi software robot che assumono anche fattezze fisiche umane, come l’ologramma in uso all’agenzia di stampa cinese Xinhua. Si tratta di un giornalista presentatore (virtuale) che legge le notizie e conduce un telegiornale.

 

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