Ecco a voi Sophia, il robot umanoide che esprime emozioni

Somiglia a Audrey Hepburn ed è in grado di rispondere alle domande che le vengono poste, imparando ogni volta qualcosa di nuovo. Il suo viso può assumere molte espressioni diverse e in questo modo esprimere emozioni. Esiste anche in versione “mini”, con la funzione di insegnare ai bambini i rudimenti dell’intelligenza artificiale [...]
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Il robot umanoide più famoso al mondo si chiama Sophia ed è stato realizzato dalla Hanson Robotics, azienda con sede a Hong Kong. La forma evoluta di intelligenza artificiale di cui è dotato permette questo automa di comportarsi in modo molto realistico. Ciò, unito a una apparenza fisica accattivante – i lineamenti del volto infatti ricordano per certi versi quelli dell’attrice Audrey Hepburn  – ne hanno fatto un fenomeno mediatico di notevole rilevanza. In realtà Sophia non è l’unico robot ad avere le sembianze di personaggi famosi, basti citare Albert Hubo che assomiglia a Einstein.

Sophia è diventata famosa anche per essere il primo e unico robot ad avere ottenuto, nell’ottobre del 2017, la cittadinanza di uno Stato, l’Arabia Saudita. Il primo robot-cittadino.

Cosa si intende per robot umanoide

Prima di analizzare cosa è in grado di fare Sophia, cerchiamo di capire che differenza c’è tra questo genere di macchine “intelligenti” e, ad esempio, i loro simili impiegati nell’industria. Per robot umanoide si intende una macchina dotata di intelligenza artificiale che ha sembianze umane. La robotica umanoide cerca di riprodurre il più fedelmente possibile, in alcuni casi anche migliorandole, le attività cognitive e fisiche dell’essere umano. Al punto da far sorgere il dubbio, che per alcuni è un timore, per altri una chimera, che in futuro i robot saranno praticamente indistinguibili dagli umani, come già ampiamente preconizzato nella cinematografia. “Non dovremmo avere paura dei robot”, afferma Kohei Ogawa, ingegnere giapponese, ricercatore di fama internazionale, docente di robotica e intelligenza artificiale già allievo di Hiroshi Ishiguro. Ogawa è stato uno dei componenti del team che ha creato Erica, altro umanoide dai tratti femminili, in grado di interagire in modo autonomo e di riprodurre molte espressioni facciali, al punto che le è stata affidata la conduzione di un telegiornale.

Cosa è in grado di fare Sophia

Il robot Sophia è in grado di rispondere alle domande che le vengono rivolte, ad esempio dai giornalisti nel corso delle numerose trasmissioni televisive dove è apparsa; inoltre, può ricordare le conversazioni avute precedentemente ed è capace di imparare da ognuna cose nuove. Apprende anche da internet, a cui la sua AI è connessa. Insomma, Sophia è in grado di “parlare” con gli esseri umani, dispone di un proprio senso dell’umorismo e può assumere ben 62 espressioni facciali; in pratica, riesce a esprimere delle emozioni. Il “cervello” di Sophia, ovvero l’elettronica che la rende “intelligente”, è situato nella testa ed è visibile grazie a una calotta trasparente posta nella parte posteriore.

Come funziona Sophia

Sophia agisce secondo processi logici basati su algoritmi di intelligenza artificiale in grado di evolvere nel tempo tramite l’apprendimento.

Per insegnare a Sophia ad assumere espressioni simili a quelle umane le sono stati mostrati clip video tratti da film e Internet. Sophia ha dimostrato pubblicamente di saper riprodurre il sonoro di pellicole famose “facendo il verso” alle espressioni facciali originali degli attori.

Sophia sa anche cantare: ha partecipato infatti a un festival musicale a Hong Kong, “prendendo in prestito” una voce e interpretandola con espressioni originali.

C’è anche Little Sophia, programmabile in Python

La Hanson Robotics ha “partorito” anche la versione “mini” di Sophia: Little Sophia. Alta circa 35 centimetri, questa specie di “bambola” robotica è progettata per insegnare le discipline scientifiche ai bambini dai 7 ai 13 anni. Il piccolo robot replica in parte le funzioni del modello maggiore: cammina, parla, canta, racconta barzellette, reagisce ai comandi vocali ed esprime le sensazioni (tristezza, felicità, sorpresa). Inoltre, come già detto, insegna ai bambini le prime nozioni sull’intelligenza artificiale, in particolare le discipline Stem e coding.

Ma c’è di più: utilizzando un’app per dispositivi iOS e Android, i bambini possono programmare il robot con i linguaggi di programmazione Blockly e Python.

Little Sophia è stata lanciata su Kickstarter, il sito di crowdfunding, dove in pochi giorni ha raccolto 100mila euro. È acquistabile al prezzo di 149 dollari.

Cosa può fare Little Sophia

La “piccola” Sophia può scansionare e riconoscere i volti, rispondere alle richieste vocali e ai comandi, il tutto in un modo più colloquiale e semplice del modello più grande. Per piacere ai bambini ha un viso molto espressivo. Inoltre, la “bambola robot” possiede anche una funzione di realtà aumentata, che consente di vestirla in modi bizzarri e pettinarla con look sempre diversi, proprio come se fosse una normale bambola, per poi condividere sui social i suoi spiritosi selfie.

SingularityNet, un progetto per aumentare l’intelligenza dei robot

Tra quanto vedremo una robot come Sophia “intelligente” come un essere umano? Secondo Ben Goertzel, Ceo di SingularityNet, che nel 2018 lancerà una piattaforma open per rendere più evolute le intelligenze artificiali di tutto il mondo, “Siamo in una fase di transizione tra quelle che vengono definite Narrow Ai e General purpose Ai, le intelligenze a compartimento stagno e quelle che saranno in grado di raggiungere il livello degli esseri umani. La transizione è appena iniziata e il nostro progetto mira ad accelerare questo processo, ma è presto per prevedere quanto ci vorrà perché si completi; io spero che accada al massimo nei prossimi otto anni. A quel punto vedremo robot specializzati nella cura degli anziani e robot scienziati”.

Come evidenziato da Goertzel, l’attuale limite a tutte le AI è che sono sviluppate a “compartimenti stagni”: ognuna è studiata per rispondere a una specifica esigenza, per ottenere risultati di un livello superiore occorre un metodo per collegarle tra loro. Una soluzione, in tal senso, è venuta da SingularityNet: una piattaforma cloud in grado di connettere i singoli moduli e farli lavorare insieme per produrre un’intelligenza di tipo superiore. SingularityNet ambisce a diventare un marketplace al quale ogni sistema potrà collegarsi e scaricare in autonomia, sotto licenza o dietro pagamento una tantum, il modulo necessario per l’abilità richiesta in un dato momento. Le due AI si accorderanno autonomamente per l’outsourcing e per la relativa transazione; lo stesso vale per qualunque attività. Per ogni scambio, di abilità e di valuta, SingularityNet utilizzerà un protocollo blockchain, tramite il quale le singole intelligenze artificiali potranno formare collaborazioni dinamiche.

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