Droni: cosa sono e cosa sanno fare
22 aprile 2018
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Droni: cosa sono e cosa sanno fare

Gianluigi Torchiani

Tutto quello c’è da sapere sui droni, i velivoli senza pilota, il cui impiego sta già rivoluzionando diversi settori economici

Ancora venti o trent’anni fa gli inventori di tutto il mondo si affannavano a progettare e sperimentare le auto volanti, un’innovazione che sembrava a portata di mano e che avrebbe dovuto rivoluzionare il mondo dei trasporti. Sappiamo tutti come è andata a finire: oggi delle auto volanti non parla più nessuno, complici problemi tecnici e costi troppo elevati. Resta il fatto che l’idea di utilizzare lo spazio aereo in alternativa a quello terrestre, già allora decisamente sovraffollato, era estremamente valida: i tradizionali sistemi di trasporto su ruota determinano infatti notevoli problemi di tipo sociale e ambientale. I furgoni per le consegne parcheggiati in doppia fila intasano le vie cittadine, mentre gli ingorghi di traffico soffocano le città in rapida espansione dei Paesi in via di sviluppo, con impatti molto pesanti da un punto di vista delle emissioni nocive, considerato che la grande maggioranza di queste vetture viaggiano grazie a carburanti fossili. Senza contare che, se ci si pensa bene, gran parte del pianeta non è accessibile tramite le strade.

Cosa sanno fare i droni

Ecco perché negli ultimi anni, l’idea del trasporto aereo si è prepotentemente riaffacciata, sebbene in una forma molto diversa e decisamente molto più leggera. Stiamo parlando ovviamente dei droni, tecnicamente noti anche come sistemi aeromobili a pilotaggio remoto (APR) e velivoli senza pilota (VSP o UAS – unmanned aircraft systems). Una tecnologia che, ormai, sta conoscendo un vero e proprio boom su scala globale, che va molto al di là dell’impiego a scopo ludico da parte dei ragazzini. I droni, anzi, sono una faccenda estremamente seria, che già stanno avendo un impatto reale su parecchi settori economici e ancora di più ne avranno nel prossimo futuro, andando anche altre il trasporto di merci e di cose. Basti pensare, ad esempio, all’agricoltura: attraverso l’utilizzo di droni dotati di particolare sensoristica, oggi è possibile monitorare le colture delle aziende agricole in maniera ottimale. I droni, opportunamente equipaggiati con camere termiche e multi spettrali, possono infatti raccogliere dati in grado di informare sull’inizio di attacchi patogeni e individuare precocemente situazioni di stress. Analogamente, in un comparto estremamente delicato come quello della tutela del patrimonio naturale, i velivoli senza pilota possono rivelarsi estremamente utili per effettuare attività di ricerca dispersi e prevenzione incendi boschivi, oltre che per il monitoraggio delle operazioni di spegnimento quando l’incendio è in corso. Nel comparto energetico i droni sono già utilizzati per effettuare l’ispezione delle linee elettriche e il monitoraggio di impianti fotovoltaici ed impianti eolici, ma anche di gasdotti e oleodotti.

Droni per l’ambiente ma anche militari

Facciamo qualche esempio concreto: all’indomani del disastro di Fukushima nel marzo del 2011, i droni sorvolarono l’impianto di energia nucleare danneggiato per eseguire delle foto agli edifici e alla costa inondata. Grazie ai dati trasmessi da questi aeromobili, il team di gestione del disastro è stato in grado di raffreddare i reattori surriscaldati, minimizzando i danni. In Belize, invece, la fondazione Wildlife Conservation Society cerca di proteggere la barriera corallina con gli APR, individuando le attività che danneggiano l’habitat e la pesca illegale. In maniera del tutto simile l’organizzazione Nature Conservancy utilizza gli aeromobili autopilotati per monitorare il numero esatto di uccelli migratori presenti in California. Oppure il NOAA, l’agenzia statunitense competente in materia di meteorologia, impiega droni per raccogliere dati climatici che servono a comprendere l’impatto del climate change sul pianeta. C’è poi un impiego particolarmente controverso, quello militare: speciali tipi di droni sono stati costruiti e utilizzati per le guerre in Iraq e Afghanistan, altri invece per proteggere i confini degli Stati Uniti e del Canada. Questi droni militari sono di norma equipaggiati con delle armi piuttosto sofisticati e vengono utilizzati per gli attacchi aerei controllati, anche in zone inaccessibili. Di tutt’altro tipo, ma non per questo meno importante, è l’impiego dei droni nel mondo del cinema e della televisione. Prima del loro avvento le riprese dovevano essere effettuate da un aereo o da un elicottero, rendendo le riprese molto costose. Ora che sono disponibili a un prezzo più che accessibile, molti fotografi e operatori video possono realizzare delle riprese dall’alto senza un grosso budget a disposizione.

La rivoluzione dei droni secondo Google

Questo è quanto riescono a fare le diverse tipologie di droni in commercio. Non bisogna nascondere, però, che la vera rivoluzione che questa tecnologia potrebbe portare alle nostre vite risiede proprio nella consegna delle merci, che nel prossimo futuro potrebbe diventare di esclusivo appannaggio dei droni. Il business è stato fiutato da anni da un nome noto a chiunque, vale a dire Google/Alphabet, che ha impiegato non poche risorse nel suo progetto “Project Wing”, che si propone l’obiettivo di arrivare alla costruzione di piccoli velivoli automatizzati per consentire la consegna rapida di merci, in pochi minuti, evitando il traffico. Un traguardo che, dopo alcuni anni di sperimentazioni, sembra ora essere a portata di mano: poche settimane fa Big G ha annunciato di aver superato con il proprio prototipo i test organizzati dalla Nasa e dalla Federal Aviation Administration, l’ente americano per l’aviazione civile (Faa). Il sistema messo a punto dal team di Google è stato testato al Virginia Tech dove la Faa ha creato un sito per mettere alla prova dispositivi e tecnologie. Nei test, il team di Google è riuscito a monitorare da un’unica piattaforma i percorsi di volo di più droni contemporaneamente, tre di Project Wing impegnati in consegne e due di altre compagnie che simulavano operazioni di ricerca e salvataggio. Grazie al software i droni riuscivano a controllarsi l’un l’altro senza l’intervento manuale di un operatore per evitare collisioni.

Le opportunità per l’economia europea

Ma la rivoluzione dei droni non è un’esclusiva soltanto di Google e di altri giganti dell’IT interessati al mondo della logistica come Amazon. Secondo una stima della Commissione europea, infatti, le piccole e medie imprese rappresentano più dell’80% delle aziende coinvolte nello sviluppo, nella produzione e nello sfruttamento dei droni. “I droni avranno un impatto di vasta portata sull’economia europea. Tali sistemi altamente tecnologici non soltanto ridurranno i costi e consentiranno operazioni più efficienti in diversi settori, ma creeranno anche opportunità per le imprese europee di sviluppare tecnologie, alimentando questa rivoluzione. La Commissione europea intende assicurarsi che le piccole imprese beneficeranno del decollo di questo settore (…). Un’estesa catena di fornitori è coinvolta nella fornitura di differenti tecnologie di supporto: dal controllo di volo, alla propulsione e comunicazione, ai sensori, alla telemetria ed energia”, si legge in un documento ufficiale di Bruxelles.

La sicurezza dei droni

L’unico ostacolo alla definitiva esplosione del fenomeno droni è rappresentato dalla sicurezza, che dovrebbe essere elevata almeno quanto quella garantita da tutti gli altri tipi di aeromobili. Un traguardo che, al momento, appare ancora lontano: secondo informazioni europee, nel 2016 in Europa sono stati segnalati oltre 1.200 eventi rilevanti per la sicurezza, incluse collisioni mancate tra droni e velivoli; ciò sottolinea il bisogno urgente di un quadro normativo dell’UE moderno e flessibile. La Commissione pertanto ha chiesto al Parlamento europeo e al Consiglio di approvare la sua proposta di dicembre 2015 per creare un quadro normativo per i droni. In attesa dell’adozione, l’impresa comune per la ricerca sulla gestione del traffico aereo nel cielo unico europeo (SESAR), istituita dalla Commissione, ha messo a disposizione mezzo milione di euro a sostegno della dimostrazione di servizi di “geo-fencing”, un sistema che può impedire automaticamente ai droni di volare in zone soggette a restrizioni, come per esempio vicino agli aeroporti.

Come funziona un drone?

Alcune tipologie di droni vengono controllati con un’app sul tablet, installata sullo smartphone oppure sul computer, mentre altri sono controllati da un telecomando simile a quello progettato per una console per i videogiochi. Prima di perdere il segnale del controller, i modelli professionali possono raggiungere anche i 2 chilometri di distanza, mentre il dato è decisamente più basso per le tipologie di più bassa qualità. Simili considerazioni possono essere fatte anche per l’autonomia: in genere i droni possono volare per pochi minuti (15-20 per i droni di fascia medio-bassa), ma la durata di volo di un drone professionale può arrivare anche a 1 ora.

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