Tesla Bot, il robot umanoide di Elon Musk: cos’è, come funziona e prezzo

Presentato ad agosto 2021, il robot è destinato a essere impiegato in lavori pesanti e ripetitivi. Di lui si conoscono alcune caratteristiche costruttive, tra le quali spicca il massiccio ricorso all’apprendimento automatico, ma non il prezzo e la data di effettiva messa in produzione [...]
Mario Pucci

ingegnere, MP Consulting

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Dal genio tecnologico di Elon Musk, ecco una nuova perla che potrebbe, nel bene o nel male, a breve cambiare alcune delle nostre abitudini: il Tesla Bot. Si tratta di un nuovo e rivoluzionario progetto di robot umanoide che dovrebbe affiancarci nella esecuzione di lavori pesanti e ripetitivi. Presentato ad agosto 2021 al Tesla AI Day, il Bot ha suscitato molta curiosità e domande.

Cos’è Tesla Bot?

Bot, questo è il suo nome, è un robot umanoide ovvero un robot che si presenta con le sembianze e le movenze degli esseri umani: come detto direttamente da Elon Musk, Bot è stato creato dagli umani per gli umani (siamo però ancora lontani dai replicanti Nexus 6 di Blade Runner…) e il suo scopo primario è quello di compiere per nostro conto (e sotto la nostra supervisione) tutte quelle attività gravose, pericolose e/o ripetitive di cui facciamo tutti volentieri a meno.

Escludendo qualsiasi tipo di esagerazione distopica, per sua natura Bot avrà un approccio amichevole e non sarà mai nelle condizioni di poter nuocere o creare situazioni di pericolo: sull’ultimo punto non sono stati forniti elementi utili a poter valutare eventuali possibilità di hacking (ve lo immaginate un robot che compie rapine conto terzi?) o di riprogrammazione che consenta lo svolgimento di attività non previste dai progettisti: ad esempio, forza e velocità sono tarate in modo che un umano possa sempre prendere il controllo fisico del suo Bot.

Citando direttamente le parole di Musk: “Penso che essenzialmente in futuro il lavoro fisico sarà una scelta, se vuoi farlo puoi. Bot sarà buono, vivrà in un mondo fatto per gli umani, eliminando compiti pericolosi, ripetitivi e noiosi. Deve essere in grado di eseguire comandi nel modo più naturale possibile. Anche di fare la spesa”.

Da un punto di vista delle caratteristiche, Bot sarà alto circa 1,75 m, peserà poco più di 50 kg e sarà in grado di muoversi a circa 8 km/h; per quanto riguarda le capacità di carico, sarà in grado di trasportare pesi di 20 kg e sollevare fino a quasi 70 kg. La struttura verrà realizzata con materiali (non ancora noto quali) che sono al tempo stesso leggeri e resistenti non solo alle sollecitazioni fisiche ma preferibilmente anche agli agenti atmosferici.

Come funziona il robot umanoide Tesla bot

Un alto livello di integrazione con il mondo umano, può essere possibile solo in presenza di una cospicua dotazione di sensori e attuatori (vedi panoramica sullo Spatial Computing), e possiamo stare certi che da questo punto di vista Tesla ha proprio fatto le cose in grande stile.

Testa

Partiamo dalla testa, ove viene inglobato un display ad alta risoluzione che viene utilizzato sia per fornire informazioni sia per dotare Bot di uno sguardo pseudo umano (ricordiamo del temperamento amichevole di Bot, chissà magari ci sorriderà pure). In questa posizione, verrà anche installato un numero non meglio precisato di telecamere e sensori per l’orientamento spaziale di Bot.

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Busto

Il busto, che sarà anche la parte più robusta e protetta di Bot, contiene tutta l’elettronica necessaria al controllo e da qui, come un vero e proprio sistema nervoso, si diramano tutte le connessioni (chissà se si potrà parlare di sinapsi) da e per i sensori e gli attuatori. Ovviamente nel busto si concentra tutta la conoscenza ed esperienza sviluppata da Tesla per le Self Driving Cars: in particolare tutto l’hardware si basa sul chip FSD (Full Self-Driving, già noto come AutoPilot Hardware, si tratta in realtà di un SoC -System On Chip- per il quale Tesla dichiara possa operare a livello di autonomia 4 e 5) sviluppato da Tesla per supportare la rete neurale e poter gestire tutti i dati che questa produce.

Computer di bordo

Il computer FSD sarà inoltre equipaggiato da un serie di tool e simulatori in grado di effettuare una sorta di analisi predittiva a supporto della AI di bordo: da notare che tutto il training, e i futuri aggiornamenti comportamentali, di Bot verrà svolto tramite il sistema Dojo sempre sviluppato da zero da Tesla.

Senza addentrarci nei dettagli di Dojo, che da solo meriterebbe una trattazione a parte, si tratta di un progetto di machine learning  e reti neurali che, incamerando una imponente quantità di dati è in grado di imparare, e a sua volta insegnare, operando esclusivamente a livello video e quindi senza necessità di supervisione (Tesla dichiara una potenza di calcolo pari a 1 exaFLOP corrispondenti a 1.000 petaFLOP).

Attuatori

Gli attuatori elettromeccanici saranno una quarantina e permetteranno a Bot non solo di muoversi e/o manipolare oggetti, ma di farlo anche con una eccellente fluidità. Gli attuatori saranno distribuiti sulla struttura di Bot in questo modo:

  • Collo: 2
  • Braccia: 12
  • Mani: 12
  • Busto: 2
  • Gambe e piedi: 12

Piedi

I piedi avranno una struttura a due assi che contribuiscono fondamentalmente al bilanciamento e verranno dotati di sensori per il feedback della forza supportata.

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Sensori

A livello di sensoristica, abbiamo già citato le immancabili telecamere ad altissima definizione, possiamo sicuramente rilevare la presenza di:

  • una serie di sensori ambientali quali microfoni, termometri (sarebbe interessante sapere se ne sono provviste le dita), barometri;
  • Lidar per la rilevazione di oggetti e/o ostacoli che rappresentano il complemento laser alle telecamere di visione;
  • sensori di posizione a 9 assi (accelerometro, giroscopio e geomagnetico) utilizzati per l’equilibrio di Bot;
  • rilevatori di forza.

Video: Elon Musk presenta Tesla Bot al Tesla AI Day

Qual è il prezzo di Tesla Bot

Al momento non esistono dati certi né in merito al costo, né sulla disponibilità di Tesla Bot: le varie ipotesi speculative non consentono nemmeno di poter fare una stima attendibile. Sul fronte prezzi i differenti opinionisti tecnologici mettono sul tavolo le seguenti ipotesi (preparatevi a sorridere di fronte all’ampiezza del range):

  • dotare la propria Tesla di un sistema FSD costa circa 10mila dollari, stimando un costo simile per la struttura e l’hardware edge (escluso quindi l’FSD) si apre una forchetta di 15mila/20mila dollari;
  • confrontando Bot con i prodotti di altri produttori, che si identificano ad oggi con la sola Boston Dynamic, si parla di circa 75mila dollari per prodotti innumerevolmente meno intelligenti di Bot; questo fa lievitare la stima a oltre 100mila dollari.
  • secondo altre fonti, oltre al costo iniziale del Bot, ci sarà da aggiungere un abbonamento il cui importo varierà in base alle funzionalità/abilità di cui si vuol dotare il proprio Bot

Indipendentemente dal costo totale di acquisto del Bot, sembra invece sempre più accreditata l’ipotesi che Bot potrà essere acquistato anche con le criptovalute maggiormente care a Elon Musk: Bitcoin e DogeCoin.

Sul fronte dei prezzi, quindi, nulla è stato ancora chiarito.

Tesla bot è solo una trovata pubblicitaria?

Dopo le accorate presentazioni e le innumerevoli congetture che si leggono sulla stampa, qual è la verità che si cela dietro Bot? Si tratta di una boutade, un esercizio accademico, un concept o invece un prodotto reale destinato alla commercializzazione? Sembra che da più parti si stiano valutando gli impatti che questa dirompente AI potrebbe avere sul nostro quotidiano seguendo il vecchio adagio “sapere di poterlo fare, non vuol dire doverlo fare per forza”.

Due sono i principali aspetti negativi che devono necessariamente essere presi in considerazione: il primo legato a una potenziale riduzione sia dei costi che dei posti di lavoro (al punto che Musk cita l’auspicabile istituzione di un fondo di supporto economico per le persone che subiscono degli svantaggi per l’adozione dei robot in genere).

Il secondo invece è legato ai rischi che derivano dall’innovazione troppo spinta in particolare nel campo dell’AI e del machine learning. Questi rischi difficili da quantificare ma facilmente identificabili vengono spesso definiti “orfani”.

Da uno studio preliminare di un pool di esperti, si evidenzia che Bot dispone di un nutrito portfolio di “orphan risk”: si va dalla privacy dei proprietari (Bot raccoglie, gestisce e opera in funzione anche di dati sensibili delle persone con cui interagisce), all’impatto emotivo dell’interazione con un robot umanoide, alla inevitabile mancanza di etica e ideologia di un robot (pensiamo ad esempio se messi a compiere un servizio di ordine pubblico in presenza di facinorosi).

Vi sono poi dei rischi indiretti, già citati in precedenza, legati alle possibilità di hacking sia per aumentare le prestazioni del Bot (senza adeguatamente valutare i rischi che ne possono derivare) sia per superare limitazioni imposte in fase di progetto.

Quando sarà disponibile il robot di Elon Musk?

Per quanto attiene alla disponibilità le cose sono ancora più fumose: si sa solo che Elon Musk ha dichiarato di poter presentare il primo vero prototipo (ma limitato ovvero non completamente operativo) in un momento non precisato nel corso del 2022; le linee di produzione potrebbero essere già pronte, ma bisogna aspettare il momento più opportuno: né troppo presto perché il pubblico non è ancora pronto a questi livelli di AI, ma allo stesso tempo né troppo tardi in quanto qualche concorrente (come se poi ce ne fossero a decine…) potrebbe arrivare prima.

Non resta quindi altro che attendere almeno il 2022 per poter finalmente avere delle informazioni più precise sul Tesla Bot.

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