ROBOTICA

Droni militari, cosa sono, i vari tipi in uso



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I velivoli a pilotaggio remoto in grado di colpire obiettivi con cariche esplosive sono utilizzati nel conflitto russo-ucraino, che ha consolidato il passaggio dai grandi UAV ai piccoli droni FPV (First Person View), che oggi rappresentano uno degli strumenti offensivi più utilizzati. Esaminiamo quelli in dotazione alle due parti in guerra

Aggiornato il 19 lug 2026



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I droni militari stanno influendo sul modo in cui si combattono le guerre. Nel conflitto tra Russia e Ucraina stiamo assistendo agli attacchi da remoto, macchine avanzate comandate a distanza da esseri umani in grado di infliggere morte e distruzione. Una guerra ibrida in cui l’AI e i robot, che hanno costi spesso irrisori, affiancano vite umane o le portano via.

L’uso degli UAV Unmanned Aerial Vehicle si è spostato dalla guerra antiterrorismo o contro-insurrezionale al combattimento convenzionale su larga scala. La tecnologia diventa sempre più sofisticata e legata all’intelligenza artificiale.

Cosa sono i droni

I droni sono velivoli senza piloti umani a bordo, dotati di sensori, telecamere e sistemi di autopilotaggio. Possono essere controllati a distanza da un operatore o programmati per volare autonomamente. Grazie all’uso di reti di dati, algoritmi e software basati sull’intelligenza artificiale, sono in grado di rilevare e identificare gli obiettivi e di determinarne la posizione con una precisione crescente.


Droni, dal ronzio delle api ai cieli di guerra

Il termine “drone” deriva dall’inglese drone, ossia il fuco, il maschio dell’ape, un richiamo diretto al ronzio tipico di questi velivoli. Oggi questa parola abbraccia una vasta gamma di dispositivi senza pilota, impiegati non solo in ambito civile – dall’agricoltura di precisione alle missioni di soccorso – ma soprattutto nel contesto bellico.

A seconda della missione, gli UAV (unmanned aerial vehicle) possono essere equipaggiati con telecamere termiche, sensori di ultima generazione o veri e propri armamenti. In guerra il loro debutto risale al 2002, in Afghanistan, con una missione statunitense che avrebbe dovuto eliminare Osama Bin Laden. L’operazione fallì e tre civili innocenti persero la vita. Quel primo errore segnò però l’inizio di un percorso che avrebbe trasformato per sempre la strategia militare globale.

Dai giganti dell’aria ai quadricotteri da battaglia

Si va da velivoli da sessanta metri di apertura alare fino a piccoli quadricotteri commerciali adattati per scopi bellici, come avviene in Ucraina.

Davide Scaramuzza, esperto di robotica e direttore del Robotics and Perception Group all’Università di Zurigo, consulente per le Nazioni Unite sui temi del disarmo e dell’intelligenza artificiale per il bene comune, è fra i leader mondiali nello sviluppo di droni a guida autonoma. Il suo gruppo di ricerca, nel 2022, ha dimostrato che un drone basato su AI poteva superare i campioni mondiali di corse.

Una prova che tecnologie nate per lo sport e la ricerca civile possono avere implicazioni enormi anche in scenari critici come i salvataggi, o – se applicate in altro modo – sul campo di battaglia.

Un mercato in piena espansione

Il business dei droni militari non conosce crisi. A guidare il settore oggi restano gli Stati Uniti, con un vantaggio di circa vent’anni sulla Cina. Pechino però sta vivendo un rapido recupero, anche grazie all’esodo di molti cinesi che dagli Stati Uniti stanno tornando nel loro Paese d’origine.

La crescente accessibilità delle componenti tecnologiche ha reso questa industria alla portata di molti. Non più solo eserciti con budget miliardari, ma anche milizie e gruppi irregolari. Chiunque oggi può costruire un drone kamikaze per poche centinaia di euro, utilizzando componenti facilmente reperibili online. Questo ha cambiato radicalmente la natura dei conflitti, permettendo a chiunque di dotarsi di capacità offensive aeree a basso costo.

Intelligenza artificiale: promessa e realtà

Negli ultimi anni si è molto parlato del ruolo dell’intelligenza artificiale applicata ai droni. Algoritmi di machine learning stanno migliorando il riconoscimento degli obiettivi, la pianificazione autonoma delle missioni e la capacità di volo senza GPS. Ma la realtà, per ora, resta più limitata.

Attualmente l’utilizzo dell’intelligenza artificiale nei droni utilizzati sul campo di battaglia è estremamente limitato. Una delle poche eccezioni è lo Switchblade, un drone kamikaze prodotto dalla statunitense AeroVironment, capace di identificare i bersagli con l’aiuto di una rete neurale. Ma in Ucraina e in Russia, la gestione è ancora interamente manuale: i soldati guidano i droni utilizzando fili in fibra ottica che permettono di coprire fino a 26 chilometri, aggirando così le interferenze GPS nemiche.

Il nodo etico: chi decide il bersaglio?

Lo scenario che più inquieta è quello in cui sarà un algoritmo a scegliere autonomamente chi colpire. Oggi manca una legislazione mondiale che vieti l’utilizzo di un’intelligenza artificiale nel prendere una decisione di questo tipo.

Serve una convenzione internazionale, come quella sulle armi chimiche o nucleari, per porre una linea di demarcazione che stabilisca cosa può decidere l’AI e cosa l’essere umano.

La Svizzera, hub globale della ricerca

Oltre al conflitto, c’è un altro lato della medaglia: la Svizzera come “Silicon Valley dei droni”. Secondo l’Associazione svizzera dell’industria dei droni, nel 2024 il settore ha raggiunto un valore di 569 milioni di franchi, ponendo il Paese al primo posto mondiale per mercato pro capite.

“L’applicazione la decide la società, non le università”, sostiene Scaramuzza. “Gli stessi algoritmi che oggi vengono usati per identificare obiettivi militari hanno salvato milioni di persone grazie allo screening del cancro al seno. Si tratta di algoritmi open source, accessibili a chiunque attraverso internet. Noi alcuni non li rilasciamo: riteniamo che il mondo non sia pronto per certe informazioni.”

Eppure, il confine tra ricerca accademica e industria bellica è sempre più labile. Ne è esempio Auterion, spin-off del Politecnico di Zurigo che oggi fornisce tecnologia per droni kamikaze in Ucraina.

Dal settembre 2025 a oggi il settore dei droni militari ha vissuto una delle trasformazioni più rapide della sua storia. Il cambiamento non riguarda solo l’introduzione di nuovi velivoli, ma soprattutto la dottrina operativa: i droni stanno diventando sistemi “consumabili”, coordinati dall’intelligenza artificiale e integrati con altri mezzi terrestri, navali e aerei.

I droni FPV sono diventati un’arma di massa

La guerra in Ucraina ha consolidato il passaggio dai grandi UAV ai piccoli droni FPV (First Person View), che oggi rappresentano uno degli strumenti offensivi più utilizzati.

Le principali evoluzioni sono:

  • produzione su scala industriale di droni dal costo di poche centinaia di euro;
  • impiego quotidiano contro carri armati, artiglieria e fanteria;
  • crescente autonomia grazie all’AI per mantenere il bersaglio anche in presenza di disturbi elettronici;
  • maggiore modularità dei carichi bellici.

Il rapporto costo/efficacia è diventato così favorevole da spingere molti eserciti occidentali a rivedere completamente i propri programmi di acquisizione.

Esplosione dei droni in sciame (drone swarms)

Il tema dominante del 2026 è rappresentato dagli sciami di droni.

L’obiettivo non è più inviare un singolo UAV sofisticato, ma decine o centinaia di velivoli economici che collaborano autonomamente.

Le innovazioni riguardano:

  • coordinamento distribuito;
  • assegnazione automatica dei bersagli;
  • sostituzione reciproca degli elementi distrutti;
  • navigazione anche in ambienti privi di GPS.

La ricerca militare considera ormai gli sciami una nuova categoria tattica.

L’intelligenza artificiale passa a bordo dei droni

Nel 2025 l’AI era utilizzata soprattutto per l’analisi delle immagini.

Nel 2026 viene invece integrata direttamente nel drone per:

  • riconoscere autonomamente i bersagli;
  • pianificare il percorso;
  • evitare ostacoli;
  • cooperare con altri UAV;
  • adattarsi ai disturbi elettronici.

La tendenza è quella verso sistemi “agentici”, capaci di prendere decisioni tattiche entro limiti definiti dall’operatore umano.

Nascono i droni in fibra ottica

Una delle innovazioni più importanti emerse dal conflitto ucraino è rappresentata dai droni FPV guidati tramite cavo in fibra ottica.

I vantaggi sono notevoli:

  • immunità al jamming;
  • impossibilità di intercettare il collegamento radio;
  • elevata precisione.

Lo svantaggio è il raggio limitato (5-10 km), ma sul fronte risultano molto più efficaci dei droni radio tradizionali in ambienti saturi di guerra elettronica.

Boom delle munizioni circuitanti (Loitering Munitions)

I cosiddetti “droni kamikaze” sono diventati una categoria autonoma.

Tra le novità:

  • autonomia superiore ai 100 km;
  • maggiore precisione;
  • targeting assistito dall’AI;
  • possibilità di operare in sciame.

Anche Germania e Stati Uniti stanno accelerando gli acquisti di queste piattaforme.

I grandi droni da combattimento diventano “gregari” dei caccia

Un’altra rivoluzione riguarda i Collaborative Combat Aircraft (CCA).

L’idea è che un pilota controlli diversi droni da combattimento.

Tra i programmi più avanzati:

  • MQ-28 Ghost Bat australiano;
  • programmi statunitensi CCA;
  • iniziativa britannica Storm Fighter.

Questi droni svolgeranno missioni di:

  • ricognizione;
  • guerra elettronica;
  • attacco;
  • esca contro le difese aeree.

L’Australia e gli Stati Uniti stanno inoltre valutando un impiego congiunto del Ghost Bat nelle future operazioni alleate.

Esplodono i droni navali

L’esperienza ucraina nel Mar Nero ha cambiato profondamente anche la guerra sul mare.

Tra le principali novità:

  • diffusione dei droni navali d’attacco;
  • produzione negli Stati Uniti dei Magura sviluppati in Ucraina;
  • crescente interesse della NATO;
  • impiego offensivo dimostrato anche da sistemi navali senza equipaggio.

Le marine occidentali stanno iniziando a considerarli una componente permanente delle future flotte.

La guerra elettronica diventa decisiva

Il vero avversario dei droni non è più soltanto la contraerea.

È soprattutto la guerra elettronica.

Per questo i nuovi UAV integrano:

  • navigazione alternativa al GPS;
  • comunicazioni resilienti;
  • AI locale;
  • sistemi anti-jamming.

Parallelamente aumenta l’interesse per droni autonomi capaci di operare anche con comunicazioni degradate.

Cresce il mercato anti-drone

L’aumento degli sciami ha dato impulso ai sistemi Counter-UAS.

Le innovazioni più rilevanti comprendono:

  • micro-missili;
  • radar dedicati;
  • laser;
  • armi a microonde.

Negli ultimi giorni Lockheed Martin ha presentato il sistema Morfius X-Rotor, basato su microonde ad alta potenza, progettato per neutralizzare fino a 50 droni in una singola missione, mentre anche l’India ha mostrato nuovi sistemi nazionali per contrastare sciami e munizioni circuitanti.

Cambia la dottrina militare

La novità più importante non è tecnologica ma strategica.

Dal settembre 2025 molti eserciti stanno modificando la propria organizzazione:

  • creazione di reparti dedicati ai sistemi senza equipaggio;
  • integrazione tra droni aerei, terrestri e navali;
  • produzione industriale di piattaforme “attritable”, cioè economiche e sacrificabili;
  • riduzione della dipendenza da sistemi molto costosi.

La Russia, ad esempio, ha istituito una forza dedicata ai sistemi senza equipaggio, mentre NATO, Stati Uniti, Regno Unito e Germania stanno accelerando programmi analoghi, integrando droni, AI e guerra elettronica nella pianificazione operativa.

Le tendenze che definiranno il prossimo decennio

Guardando all’evoluzione dei droni, emergono cinque direttrici strategiche:

  • autonomia crescente, con AI sempre più presente a bordo dei droni;
  • produzione di massa, privilegiando quantità e basso costo rispetto a piattaforme estremamente sofisticate;
  • integrazione multidominio, con droni aerei, terrestri e navali coordinati tra loro;
  • guerra elettronica, che diventa il principale fattore di sopravvivenza dei sistemi senza equipaggio;
  • sciami intelligenti, destinati a diventare uno dei pilastri della guerra ad alta intensità del prossimo decennio.

I droni professionali militari

I droni sono entrati in servizio militare all’inizio degli anni 2000, ma il loro uso era limitato alle operazioni di intelligence, sorveglianza e ricognizione. Negli ultimi anni, tuttavia, sono stati sempre più utilizzati per scopi offensivi, effettuando attacchi aerei e di altro tipo.

I droni professionali militari sono utilizzati in vari modi:

  • Ricognizione: per raccogliere informazioni su un’area o un obiettivo;
  • Sorveglianza: per monitorare un’area specifica;
  • Targeting: per identificare e seguire i bersagli;
  • Attacco: per effettuare attacchi contro obiettivi.

L’uso dei droni solleva importanti questioni etiche, come il potenziale aumento del rischio di vittime civili, danni collaterali e violazioni della privacy. Nonostante questi rischi, i droni sono diventati una parte vitale della guerra moderna e delle operazioni di intelligence. L’applicazione dell’intelligenza artificiale ai droni, inoltre, consente loro di diventare ancora più potenti, precisi ed efficienti nelle loro missioni.

Cosa sono i droni militari

I droni militari sono tecnologie di punta che vengono utilizzate per compiti come la ricerca aerea, l’intelligence elettronica, le ispezioni del territorio e gli attacchi missilistici. Possono anche essere utilizzati per missioni di sorveglianza senza pilota ed esplorazione a distanza.

Il primo drone della storia è stato progettato nel 1918 da Elmer Sperry e fu utilizzato durante la Prima Guerra Mondiale per lanciare bombe aeree. Il dispositivo a distanza era una versione del prototipo denominato “Cicogna” in grado di volare automaticamente seguendo i comandi provenienti dal suolo. Lo scopo principale di questi veicoli senza pilota era gettare bombe sui campi di battaglia.

Oggi, le più recenti versioni dei droni vengono utilizzate dalle forze militari in tutto il mondo per compiti di sorveglianza, attacchi mirati e supporto logistico.

Diventati sempre più popolari nel corso degli ultimi anni, i droni militari consentono di condurre operazioni aeree ad alte prestazioni senza rischiare l’incolumità del personale e dei piloti. Le principali caratteristiche della tecnologia drone sono l’alta frequenza di aggiornamento, la maggiore copertura del territorio, la più alta sicurezza di volo e il controllo decentralizzato.

Inoltre, i droni possono essere equipaggiati con antenne ad alta sensibilità in grado di rilevare eventuali segnali relativi a minacce. I droni militari possono anche trasmettere immagini in tempo reale sugli obiettivi che vengono individuati, fornendo un feedback immediato alle unità operative sul terreno.

Come funzionano i droni militari

Utilizzati già in altre guerre per diversi scopi, dalle attività di intelligence, come la sorveglianza o lo spionaggio, per la trasmissione dei dati da luoghi remoti, o per le attività di distruzione, i droni militari vengono comandati da remoto da personale specializzato e scelto con alte skills tecniche, in grado di guidare le nuove macchine della morte.

Oggi i droni militari sono impiegati in una varietà di missioni e compiti. Consentono agli eserciti più piccoli di effettuare operazioni su larga scala a costi inferiori e con meno rischi. Dai voli di ricognizione a lungo raggio utilizzati per mappare il terreno su cui si svolgerà un attacco, agli attacchi di precisione che possono essere eseguiti senza mettere a rischio le vite umane, le possibilità per

Così come se fosse un videogioco, vengono sorvegliate o distrutte città, uccise persone, tutto da uno schermo remoto, attraverso computer con alte capacità computazionali. Uno scenario che non tocca neanche più le emozioni di chi si trova dall’altra parte dello schermo a comandare con una tastiera contro reali vite umane.

I droni militari russi

La Russia ha costruito le sue capacità di droni negli ultimi anni, usandoli in Siria e acquisendone altri dopo che le forze aeree hanno dimostrato la loro efficacia contro i militari di terra armeni nella guerra del Nagorno-Karabakh del 2020.

Drone Shahed 136, il testimone dell’attacco dell’Iran a Israele

Lo Shahed (tradotto significa testimone)136 UAV, chiamato anche Geran-2 dai russi, è un drone iraniano progettato per attaccare obiettivi a terra e per distruggersi all’impatto. È essenzialmente un’arma “munizione vagante” perché decolla e vola in autonomia verso il suo bersaglio prima di esplodere.

Ecco alcune delle caratteristiche chiave dello Shahed 136:

  • Scopo: attacco a bersagli terrestri
  • Portata: si ritiene arrivi a circa 2.500 chilometri (secondo fonti iraniane)
  • Velocità: circa185 chilometri orari
  • Motore: motore a pistone MD-550
  • Peso: 200 kg di cui 40 kg di esplosivo

Lo Shahed 136 ha visto impieghi recenti in:

  • Attacchi dell’Iran contro Israele
  • Invasione russa dell’Ucraina

È considerato un’arma conveniente dal punto di vista economico, oltre ad essere difficile da intercettare a causa delle sue dimensioni ridotte e della velocità relativamente bassa. Tuttavia, sistemi di difesa aerea avanzati di Israele sono riusciti ad intercettarli.

Drone russo Kub-bla

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Drone russo Kub-bla

Tra i droni militari armati russi vi è il Kub-bla, un tipo di drone letale noto come munizione vagante. Immagini di questi droni, danneggiati, caduti, abbattuti, sono apparse in su Telegram e Twitter. Kub-bla viene prodotto e venduto da Zala Aero, una filiale della società di armi russa Kalashnikov.

Con un’apertura alare di 1,2 metri, il Kub-bla assomiglia a un piccolo jet da combattimento senza pilota. Viene sparato da un lanciatore portatile, può viaggiare fino a 130 chilometri all’ora per 30 minuti, e si schianta deliberatamente contro un obiettivo, facendo esplodere un esplosivo di 3 chili.

È stato mostrato per la prima volta da Zala Aero nel 2019 ed è dotato di: rilevamento intelligente e riconoscimento di oggetti per classe e tipo in tempo reale.

Il drone in sé potrebbe fare poco per modificare il corso della guerra in Ucraina, poiché non ci sono prove che la Russia li stia usando ampiamente finora, ma la sua apparizione ha scatenato la preoccupazione per il potenziale dell’AI di assumere un ruolo maggiore nel prendere decisioni letali.

Un robot killer dotato di intelligenza artificiale fusa con le armi: i progressi nell’AI hanno reso più facile incorporare l’autonomia nei sistemi di armi, e hanno reso trasparente la prospettiva che sistemi più capaci potrebbero alla fine decidere anche da soli chi colpire. Sembra che lo stesso drone sia stato già utilizzato nella guerra civile libica.

Il drone è noto per essere una parte relativamente nuova dell’arsenale militare russo. Il suo uso sarebbe anche coerente con la strategia mutevole della Russia di fronte alla resistenza ucraina inaspettatamente forte.

UAV militari: droni russi di ultima generazione

Una decina di anni fa, le forze armate russe possedevano meno di 200 UAV; ora questa cifra è salita a oltre 2.000 e ogni anno si arricchisce di 300 unità.

L’industria della difesa russa sta conducendo attività di ricerca e sviluppo sull’applicazione dell’intelligenza artificiale (AI) negli UAV, con l’ambizione di permettere loro di funzionare come “sciami di droni” unificati nelle zone di combattimento.

Durante l’ultimo decennio, la Russia ha recuperato sullo sviluppo di vari tipi di UAV, un progresso particolarmente grande è stato fatto nello sviluppo di piccoli sistemi di ricognizione tattica UAV.

A questo proposito, ci sono più produttori che forniscono le forze armate russe. Gli UAV più noti sono il Granat, il micro-UAV Izhmash Mukha e il Takhion UAV.

droni militari

UAV militari a medio raggio

Le aziende russe producono poche versioni di UAV a medio raggio.

droni militari

Drone da combattimento Orlan-10

È un UAV a medio raggio e multiuso ampiamente utilizzato dalle truppe russe. Più di mille i pezzi prodotti. È stato visto in azione in Ucraina, Siria, Libia e Nagorno-Karabakh.

L’Orlan-10 trasporta una telecamera day-light, una telecamera termica, una videocamera e un trasmettitore radio in una capsula girostabilizzata che si trova sotto la fusoliera.

Le telecamere forniscono intelligence in tempo reale, mappe 3D, sorveglianza e ricognizione aerea di obiettivi a terra. Le immagini, i video e gli altri dati dei sensori raccolti dai carichi utili sono trasmessi a una stazione di controllo a terra in tempo reale, attraverso un collegamento dati che utilizza reti cellulari 3G/4G.

L’Orlan-10 è dotato di capacità di guerra elettronica e può differenziare i mezzi di trasmissione delle informazioni tra amici e nemici. Può montare trasmettitori di interferenze e creare zone di disturbo cellulare. Attualmente, c’è una versione aggiornata che ha una firma radar ridotta e un designatore laser per individuare i bersagli per munizioni di artiglieria e aerei a guida di precisione.

droni mlitari

Drone da combattimento Korsar

È un UAV militare da combattimento di 200 kg con un’apertura alare di 6,5 metri. La piattaforma è in grado di operare in un ruolo d’attacco, schierando munizioni guidate e non guidate, oltre a condurre la ricognizione da alte quote. Il drone è progettato per operare in un raggio di 200 km.

droni mlitari

Drone da combattimento ZALA-421-16E5

La società russa Zala ha recentemente presentato un sistema di ricognizione aerea senza pilota 421-16E5 per operazioni tattiche. La durata del volo dell’UAV è di 6-7 ore, il raggio di volo è fino a 150 km, l’area monitorata può superare i 21.000 km quadrati in un singolo lancio.

droni militari

Drone da ricognizione Vtol UAV

Lo Zala Vtol UAV è in grado di creare mappe fotografiche. Il sistema di propulsione elettrica permette al veicolo di rimanere in aria per quattro ore e di viaggiare a una distanza massima di 200 km. Il drone combina le proprietà di un drone di tipo aereo e di un aereo a rotore basculante. Un’unità a stato solido da 500 gigabyte criptata nello Zala Vtol permette al drone di memorizzare e trasferire foto da 24 megapixel e ampie ripresi video.

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Drone da combattimento Okhotnik

È un UAV militare d’attacco a lunga distanza che è visto come un prototipo per la sesta generazione di caccia russi. Ha una velocità massima prevista di 1.000 km/h e pesa fino a 20 tonnellate. L’Okhotnik incorpora alcune tecnologie del Su-57.

Il primo prototipo è stato rivelato nel 2017; i test a terra del motore sono iniziati alla fine del 2018; i voli di prova hanno avuto luogo nell’agosto 2019.

I droni militari ucraini

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Il drone TB2

UAV militare TB2

Le forze ucraine a loro volta hanno usato un drone a distanza di fabbricazione turca chiamato TB2.

Il drone, il cui prezzo, secondo le stime, è inferiore ai 2 milioni di dollari – è prodotto dalla società di difesa Baykar, che appartiene alla famiglia di Selcuk Bayraktar, il genero del presidente turco Recep Tayyip Erdogan. Bayraktar è il capo tecnico della Baykar.

Il drone, delle dimensioni di un parapendio, è lento e non può difendersi da solo, ma si è dimostrato efficace contro una campagna aerea russa sorprendentemente debole.

I TB2 trasportano bombe leggere e guidate dal laser e normalmente eccellono nei conflitti a bassa tecnologia, La Turchia li ha venduti a più di una dozzina di paesi, tra cui Azerbaigian, Libia, Marocco ed Etiopia e nel conflitto tra Russia e Ucraina hanno effettuato attacchi inaspettatamente riusciti nelle prime fasi, prima che i russi fossero in grado di impostare le loro difese aeree sul campo di battaglia.

Droni militari professionali Switchblade

droni militari

La Casa Bianca sta valutando la possibilità di dare all’Ucraina l’accesso ai droni militari Switchblade, prodotti negli Stati Uniti, che possono volare e colpire obiettivi russi, e la possibilità di accesso ai sistemi antiaerei Stinger, 100 lanciagranate, 20 milioni di munizioni per armi leggere, lanciagranate e colpi di mortaio. Lo Switchblade è dotato di esplosivi, telecamere e sistemi guidati, ha alcune capacità autonome, ma necessita di una persona per le decisioni sugli obiettivi da colpire.

Sistemi di soppressione degli UAV

Esistono poi armi e dispositivi per sopprimere e abbattere gli UAV militari. I sistemi di soppressione degli UAV militari sono tecnologie avanzate progettate per neutralizzare le minacce di droni nemici. Possono essere utilizzati per fornire un avviso tempestivo di droni in avvicinamento e possono allertare le forze amiche nelle vicinanze. Sono stati progettati per ridurre i danni collaterali e sono sempre più utilizzati in varie operazioni in tutto il mondo.

Si tratta di sistemi che possono essere installati a terra o a bordo di navi o aeromobili per intercettare, trovare e distruggere gli UAV militari prima che possano colpire i propri obiettivi.

I sistemi utilizzano principalmente una combinazione di sensori e armamenti per rilevare, intercettare e ostacolare l’avvicinarsi dei droni prima che raggiungano la loro destinazione. Queste tecnologie comprendono anche sistemi basati su laser in grado di sconfiggere il video inviato a terra dagli UAV e risultano altamente efficaci nella soppressione delle minacce da droni.

  • Silok è un sistema anti-drone militare in grado di garantire la soppressione delle apparecchiature UAV a una distanza di oltre 4 km dalla sua posizione.
  • Pole-21 è un sistema di contromisura elettronica progettato per proteggere importanti infrastrutture e installazioni militari da missili da crociera nemici, bombe intelligenti e UAV militari che si affidano ai sistemi di posizionamento GPS, GLONASS, Galileo e Beidou per la navigazione e la guida.
  • Stilet è un sistema anti-drone professionale militare a corto raggio simile a un fucile che può stare in uno zaino. Assomiglia a un ibrido tra una pistola e un fucile d’assalto che neutralizza un drone entro la linea di vista tramite antenne direzionali.
  • Stupor ha una portata effettiva di 650 metri e può funzionare per 4 ore e 40 minuti. Può sopprimere i segnali GPS e Wi-Fi.
  • Rex è un altro esempio di sistema anti-UAV militare a corto raggio funzionante. Può bloccare i segnali geospaziali GPS, GLONASS della Russia, Beidou della Cina e Galileo dell’Europa in un raggio di 4,9 km, disabilitando la navigazione dei droni.
  • Pischal è una pistola elettromagnetica, una delle più leggere sul mercato – il suo peso è di circa 3,5 kg. Il suo raggio di soppressione dei canali di controllo e navigazione degli UAV militari si estende a 2 km.
  • Kupol-PRO è un sistema progettato per sopprimere i canali di navigazione, controllo e collegamento dati degli UAV professionali militari e per interferire con il funzionamento dei droni nello spazio aereo del sito. È completo di alimentatori d’antenna anti-drone omnidirezionali a radiazione isotropa (facendo una “cupola” a prova di droni).
  • Rosoboronexport, società esportatrice di armi russa, ha presentato il suo nuovo concetto di un sistema di difesa anti-UAV militai a quattro livelli, che comprende una vasta gamma di soluzioni che vanno dai dispositivi tattici EW alle pistole anti-drone portatili. Il primo livello del suddetto sistema anti-drone professionale militare comprende il dispositivo Repellent counter-UAV che può rilevare e spoofare gli UAV a una distanza di non meno di 30 km. Il Repellent rileva sia il drone che la sua stazione di controllo a terra, disturbando ogni datalink di controllo e navigazione. Il secondo strato comprende il sistema mobile contro UAV Sapsan-Bekas e i dispositivi Kupol-PRO e Rubezh-Avtomatika.

Il Sapsan-Bekas è dotato di unità di rilevamento UAV sia attive che passive, permettendo al sistema di rilevare anche i droni con bassa emissione radio. Il complesso può condurre una scansione globale o settoriale. Il Sapsan-Bekas è in grado di contrastare gli UAV sia in modalità manuale che automatica in una vasta gamma di frequenze, a una distanza non inferiore a 20 km, utilizzando sottosistemi radar attivi o dispositivi di intelligenza elettronica.

Il sistema è anche composto da una telecamera e un imager termico raffreddato, che può rilevare un drone a una distanza fino a 8 km. A seconda della sua configurazione, il Sapsan-Bekas può disturbare i canali di navigazione e controllo degli UAV fino a 30 km di distanza.

Entrambi i sistemi di contro-UAV Kupol-PRO e Rubezh-Avtomatika stabiliscono una “cupola” radio-elettronica con un raggio di non meno di 3 km, che fornisce protezione contro attacchi di droni multidirezionali singoli e a sciame. Il sistema portatile di contro-UAV Luch può rilevare l’UAV e bloccarlo in un’area designata a una distanza non inferiore a 6 km.

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