AI generativa

L’AI insidia sempre più la creatività umana

Se viene premiata un’opera artistica creata dall’intelligenza artificiale, forse l’era umano-centrica sta cedendo il passo a una nuova era transumana [...]
Angelo Alù

PhD, Consigliere Internet Society Italia, saggista e divulgatore digitale

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È notizia ormai nota che, per la prima volta nella storia, un’opera artistica generata dall’intelligenza artificiale è stata premiata in un concorso. La notizia, riportata dal “The New York Times”, riguarda il concorso annuale promosso dalla Colorado State Fair, in cui è stato ufficialmente assegnato, in un aspro clima di diffuse proteste, uno dei premi in palio per “Artisti digitali emergenti” (appartenenti alla sezione “Fotografia digitale manipolata”), a un’opera realizzata con un programma di intelligenza artificiale – Midjourney – in grado di trasformare le righe di testo in grafiche iperrealistiche.

A distanza di 25 dallo storico “scacco matto” di Deep Blue inflitto al campione mondiale (umano) Garry Kasparov come prima simbolica vittoria della tecnologia sull’intelligenza umana, arriva un ulteriore trionfo artistico della sempre più evoluta intelligenza artificiale.

Come è stata creata l’opera vincitrice

In particolare, l’immagine vincitrice – denominata “Theatre d’Opera Spatial” -, è stata creata utilizzando un generatore di sintesi vocale che utilizza algoritmi di intelligenza artificiale avanzati per convertire in foto inedite i contenuti testuali digitati anche sfruttando la mole significativa di immagini reperibili online mediante sofisticate tecniche di grafiche vettoriali complesse.

Al netto dei (presunti) meriti da riconoscere alla “cyber-creazione” – anche di fronte all’accusa di “barare” a discapito degli altri concorrenti “in carne e ossa” partecipanti alla gara – è la prima volta che un’opera artistica generata dall’intelligenza artificiale raggiunge un simile risultato all’esito di una competizione “ibrida”, ove gareggiano opere artistiche umane e, appunto, creazioni tecnologiche.

Di certo, negli ultimi anni, il crescente perfezionamento tecnico – anche in autoapprendimento – dell’intelligenza artificiale sta registrando una significativa “escalation” di sperimentazioni che proliferano nella concreta prassi.

I vari sistemi di AI generativa

Emblematici, in tal senso, sono i progressi raggiunti dai sistemi multimodali GPT-3 e DALL-E (recentemente implementata nella nuova versione DALL-E 2), tenuto altresì conto dello stato di avanzamento riscontrabile nello sviluppo del modello sperimentale LaMDA al pari del progetto Multitask Unified Model (MUM) basato sull’architettura neurale Transformer che sfrutta gli strumenti di apprendimento automatico per migliorare i risultati di ricerca grazie al software BERT (Bidirectional Encoder Representations from Transformers) in grado di codificare, al fine di gestire meglio le query di ricerca, tutte le sfumature conversazionali del linguaggio.

Particolarmente significato è inoltre il prototipo del cd. “agente generalista” multimodale GATO con funzioni multi-task sviluppate in auto-apprendimento che gli consentono di eseguire ben 604 compiti diversi (dalla riproduzione di immagini, chat, testi, didascali, sino alla possibilità di compiere operazioni più complesse: come ad esempio, mettere insieme oggetti mediante l’uso di un braccio elettronico).

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Pertanto, ben oltre l’immaginazione meramente “fantascientifica”, prendono forma sofisticate reti neurali in grado di generare linguaggi computazionali non solo dotati della capacità di scrivere e argomentare dialetticamente rispondendo a domande complesse con frasi complete non facilmente distinguibili da un tradizionale testo umano, ma altresì di creare immagini mediante la combinazione adattiva degli input provenienti dall’ambiente esterno per completare i prompt di testo associati a creazioni visive elaborate in pixel ad alta risoluzione sulla base di specifiche parole chiave.

Intelligenza artificiale e intelligenza umana

L’ascesa dell’intelligenza artificiale ha reso così possibile la progettazione di particolari generatori artistici che possono creare opere inedite con uno stile sempre più originale al punto da diventare competitivi (e forse più attrattivi?) rispetto alle convenzionali abilità artistiche umane.

L’intelligenza artificiale potrebbe così sostituire l’intelligenza umana?

Sembra esprimere tale inedita prospettiva evolutiva la creazione del modello di intelligenza artificiale cd. PLATO (“Physics Learning through Auto-encoding and Tracking”), ispirato alla psicologia dello sviluppo comportamentale dei bambini per acquisire, mediante l’elaborazione di dati visivi, abilità pragmatiche di base secondo un approccio “intuitivo” che postula la costante interazione con l’ambiente fisico esterno in condizioni di “permanenza”, “solidità” e “continuità”, sull’assunto che “gli oggetti solidi non scompaiono improvvisamente e, senza passare l’uno attraverso l’altro, si muovono in modo coerente nello spazio e nel tempo”.

Pur prendendo atto degli attuali limiti operativi riscontrabili, e in assenza di evidenze tecnologiche di segno contrario, come aspetto particolarmente performante destinato a incrementare il funzionamento tecnico dei sistemi di AI, va evidenziato che i modelli algoritmici in uso riescono a estrapolare e processare una mole significativa di dati diffusi online che consentono di tracciare un dettagliato “identikit” personale degli utenti, da cui discendono preoccupanti implicazioni negative sulla tutela della sicurezza e della privacy individuale, aggravate dal rischio di dilaganti campagne di disinformazione online, unitamente alla proliferazione di contenuti fuorvianti riconducibili al cd. deepfake come pericoloso veicolo di immagini e video combinati tra loro, file audio generati o modificati, diretti alla plausibile commissione di illeciti di varia natura, nonché alla creazione di video alterati e alla circolazione di fake news al fine, tra l’altro, di fuorviare l’opinione pubblica e manipolare il consenso elettorale.

Nonostante il ricorso a strumenti di screening su ogni possibile profilo dannoso identificabile mediante un monitoraggio continuo funzionale ad effettuare una revisione periodica delle applicazioni tecnologiche utilizzate, restano nondimeno elevati anche i rischi di discriminazioni. Nell’ambito del “lato oscuro” dell’Intelligenza Artificiale vanno infatti annoverati svariati pregiudizi “nascosti” codificati nei processi tecnici di funzionamento delle procedure algoritmiche, che alcuni studi rilevano con notevole preoccupazione, richiedendo a tal fine la necessità di una supervisione umana e automatizzata proprio per ridurne la relativa incidenza.

deepfake

Una nuova era transumana

Sebbene di fronte a scenari, comunque, ancora futuristici da definire con precisione, sembrano quindi già ora edificarsi i tratti di una nuova era “transumana” che pone problematici interrogativi su ciò che resta della tradizionale prospettiva “umano-centrica” come tipico emblema di inimitabili abilità creative dell’uomo in grado di lasciare una rilevante impronta artistica e culturale di creativa ingegnosità.

Mentre il primato dell’intelligenza umana risulta di fatto così eroso dalla disarmante rapidità dello sviluppo tecnologico nella sua inquietante capacità di fagocitare la peculiarità del talento umano, nel frattempo nelle aule dei tribunali (in cui talvolta si consumano lente “liturgie” procedurali di resistenza ai cambiamenti in atto nella società reale), una recente decisione della Corte Federale australiana (sulla falsariga di analoghe decisioni del medesimo tenore pronunciate anche nel panorama europeo) ha espressamente escluso la possibilità di qualificare un sistema di intelligenza artificiale alla stregua di un “inventore” sull’assunto formalistico che nessuna disposizione legislativa consenta di trarre allo stato attuale una simile definizione.

Venendo in rilievo una categoria dogmatica desumibile dal quadro normativo vigente che riferisce in via esclusiva lo status di ideatore creativo soltanto a una “persona fisica”, i giudici australiani avallano una lettura convenzionale della “ratio legis” oltremodo risalente ad un epoca ormai superata, presumibilmente con l’intento di formalizzare un orientamento “conservatore” ispirato dall’esigenza di preservare la superiorità artistica dell’essere umano rispetto alla dilagante ascesa dei sistemi di intelligenza artificiale.

Expert IQ Report

Conclusioni

Sarà sufficiente un simile approccio protettivo a presidio delle abilità creative dell’uomo o l’intelligenza umana prima o poi soccomberà definitivamente quando (e sarà soltanto questione di tempo) l’addestramento dei sistemi di AI avrà raggiunto un livello talmente sofisticato da emanciparsi del tutto in regime di performante autoapprendimento evolutivo?

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