Sanità, il futuro è nella telemedicina basata sull’intelligenza artificiale

Significativa, in questa direzione, l’acquisizione di Nuance Communications, azienda che sviluppa software per il riconoscimento vocale, da parte del colosso Microsoft, che punta a conquistare il mercato mondiale dei servizi per la sanità [...]
Salvatore Bella

Data Protection Officer , Privacy Consultant

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Microsoft punta al mercato dei servizi tecnologici per la sanità. Lo dimostra l’operazione da 19,7 miliardi di dollari da poco conclusa per l’acquisizione di Nuance Communications Inc, azienda di origine statunitense che sviluppa, tra gli altri, software per il riconoscimento vocale basati sull’intelligenza artificiale. Si è trattato della più grande operazione in termini finanziari dai tempi in cui la società fondata da Bill Gates acquisì LinkedIn. Questa mossa avrà sicuramente un peso nella corsa per la conquista del settore sanitario; il fiore all’occhiello di Nuance, infatti, è il software Dragon, che detiene la leadership nel settore della trascrizione vocale per l’accuratezza con la quale riesce a trascrivere il parlato, adattandosi nel tempo in maniera sempre più precisa alla voce dell’utente. La stessa Apple si è rivolta a Nuance quando ha avuto bisogno di perfezionare Siri, l’assistente vocale presente sui suoi smartphone e tablet.

Nuance, asset strategico in campo sanitario

L’acquisizione di Nuance potrebbe apparire una mera operazione di carattere finanziario da parte di Microsoft, ma dietro la stessa si cela una visione molto più ampia. L’idea di base è quella di rivoluzionare il campo sanitario, facendo diventare Dragon il software di riferimento nel rapporto tra paziente e personale medico. Dragon, infatti, è in grado di trascrivere, col massimo grado di accuratezza al momento presente sul mercato, tutte le attività che comportano, per il medico specialista, la necessità di scrivere su pc o su supporto cartaceo i dati forniti dal paziente e rilevati nel corso della visita (a partire dall’anamnesi per finire poi alle prescrizioni di esito visita).

Si avrebbe in tal modo una notevole abbreviazione dei tempi necessari alla verbalizzazione di tutti i trattamenti dati personali legati al paziente e un modo innovativo per procedere alla refertazione, aprendo la strada anche alla tanto auspicata diffusione su larga scala della cartella clinica in formato elettronico.

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Il futuro della sanità è nella telemedicina

La pandemia da Covid-19 ha cambiato completamente le nostre vite da oltre un anno, facendo salire alla ribalta modalità di assistenza sanitaria diverse dalla classica visita in presenza.

La telemedicina si inserisce in questo contesto, rappresentando uno strumento attraverso il quale lo specialista può prestare assistenza sanitaria in tutta sicurezza, evitando il contatto col paziente e abbattendo, inoltre, le barriere rappresentate dalla distanza geografica.

L’acquisizione di Nuance permetterà a Microsoft di inserirsi in un mercato in pieno fermento, fornendo uno strumento in grado di integrarsi perfettamente con i software già in uso dalla maggior parte delle strutture sanitarie, e mettendoli in condizione di fornire in tempo reale al paziente un documento con la trascrizione delle risultanze della propria visita.

Non va trascurata la diffusione che Nuance può già vantare presso le strutture sanitarie statunitensi (la stessa copre già il 77% degli ospedali americani), un bacino d’utenza al quale Microsoft potrà puntare per proporre tutti i propri servizi, in aggiunta al software di riconoscimento vocale.

Il settore sanitario, nuova frontiera per le Big Tech

Digital event, 24 giugno
Forum PA: Trasformare il Sistema Sanitario Nazionale, potenziamento del territorio e data governance
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Abbiamo già definito il settore sanitario ‘la nuova frontiera’ per le Big Tech, e questa considerazione nasce dallo stato di ‘arretratezza’ in cui lo stesso versa. Si tratta di un settore ancorato a metodi di trattamento dei dati personali che possiamo considerare risalenti a un’epoca pre-digitale. L’esempio del nostro paese è lampante: la digitalizzazione, da sempre paventata in tutti i settori della nostra società non è stata mai messa in atto, e questo, in campo sanitario, si traduce nell’utilizzo della carta come strumento prevalente sul quale riportare i dati personali del paziente e di conseguenza nell’utilizzo di misure di sicurezza ‘fisiche’ a tutela degli archivi di documenti che finiscono per accumularsi al loro interno.

L’archiviazione in cloud, ormai di uso comune sui nostri smartphone, è ancora qualcosa di ‘innovativo’ nel settore sanitario, nell’ambito del quale davvero poche strutture l’hanno adottata. Per tali ragioni diventare l’azienda che, a livello globale, metta in atto una sorta di ‘digitalizzazione’ del settore sanitario potrebbe aprire per Microsoft un mercato dal valore potenziale di miliardi di dollari.

Non solo Microsoft

Quali contromosse possiamo aspettarci delle altre big-tech? Va detto che la sfida per la conquista del settore sanitario non è partita da Microsoft, dal momento che sia Google che Apple si erano mosse, nel recente passato, per ottenere sempre più informazioni sulla salute dei propri clienti.

Il lancio da parte di Apple della propria linea di smartwatch integrata con l’app salute, e l’acquisizione da parte di Google di Fitbit, hanno avuto tutti l’obiettivo primario di trasformare i device in uno strumento di raccolta di dati sanitari, forniti volontariamente dall’utente per usufruire di servizi quali la misurazione delle calorie, il battito cardiaco o l’analisi della qualità del sonno.

Potremmo ipotizzare un futuro nel quale le Big Tech si pongano come nuovi “guru” in campo sanitario, arrivando a poter predire la probabilità di contrarre malattie e consigliare il miglior stile di vita per evitare che ciò accada.

È lecito attendersi nel prossimo futuro una risposta da parte di Apple e Google anche in materia di sviluppo di applicativi da fornire direttamente alle strutture sanitarie, perché i dati sulla salute del paziente rappresentano un bene troppo prezioso per potersi ‘accontentare’ di quanto raccolto tramite i propri device.

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I rischi per la privacy

L’acquisizione di Fitbit da parte di Google aveva provocato una reazione abbastanza importante della Commissione Europea, che l’aveva autorizzata condizionandola all’impossibilità per Google di utilizzare i dati sanitari per fini pubblicitari per un periodo di dieci anni, ulteriormente prorogabili.

L’acquisizione di Nuance non ha suscitato reazioni equiparabili, ma l’ingresso delle Big Tech all’interno delle strutture sanitarie potrebbe esporre i nostri dati personali a rischi notevoli.

Allo stato attuale i nostri dati sensibili, relativi allo stato di salute, sono affidati direttamente alle strutture sanitarie, che normalmente hanno come fornitori (da individuare come responsabili del trattamento) i fornitori di software gestionali, la cui rispondenza alle misure di sicurezza richieste dal Titolare è facilmente verificabile, basandosi spesso su un rapporto diretto tra Titolare e società fornitrice.

Tenere traccia del percorso dei nostri dati sanitari quando i software forniti faranno direttamente capo alle Big tech sarà certamente più difficile, e si potrà fare unicamente affidamento sulle misure di sicurezza che ciascuna di queste compagnie assicurerà di implementare

Se si dà un’occhiata, ad esempio, al sito di Nuance, viene garantito che le soluzioni in cloud fornite al cliente sono disponibili per il 99,5 % del tempo appoggiandosi su Microsoft Azure, un host di servizi cloud di cui viene garantita la conformità al GDPR e la certificazione ISO 27001.

Va detto che se per le Big Tech il trattamento dei dati sanitari rappresenta un business così remunerativo, è difficile pensare che le stesse non adottino il massimo grado di sicurezza possibile, perché essere ‘compliant’ al GDPR è un elemento sul quale le stesse possono fondare la propria campagna di marketing rivolta alle strutture sanitarie

Tuttavia, si parla di società che spesso hanno sede legale al di fuori dei confini europei, quindi anche il trasferimento dei dati all’estero rappresenta un possibile profilo di criticità, in un periodo in cui non è ancora stata sanata la questione aperta dal venir meno del “Privacy Shield” nel trasferimento di dati personali verso gli Stai Uniti (sede principale di tutte le società di cui abbiamo parlato).

Conclusioni

Il trattamento di dati sanitari da parte delle Big Tech, e ancor di più il loro possibile ingresso in maniera prepotente all’interno del settore sanitario, deve necessariamente far tenere alta la guardia alle istituzioni europee, perché il GDPR può essere un strumento importante per la salvaguardia della privacy (si veda al riguardo il caso Facebook-Whatsapp), ma di per sé non sufficiente a contenere la potenza di fuoco di colossi come Google, Microsoft ed Apple, che abbiano deciso di fare del sanitario il loro nuovo terreno di conquista.

 

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