Nuova ricerca sull'Intelligenza Artificiale: crescono gli investimenti
20 agosto 2018
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Ricerca sull’Intelligenza Artificiale: crescono gli investimenti, in prima fila gli “early adopters”

La nuova ricerca sull'intelligenza artificiale
Antonello Salerno - @antsalerno

Disponibile una nuova ricerca sull’Intelligenza Artificiale, i dati dello studio Constellation Research: nel 2018 due aziende “pioniere” su tre aumenteranno del 50% la propria spesa in AI rispetto al 2017. Anche se i budget rimangono bassi, e il 92% degli intervistati pensa che la propria compagnia non spenderà più di 5 milioni di dollari in questo campo

 

Da quanto emerge dalla nuova ricerca sull’intelligenza artificiale di Constellation Research, le aziende che per prime hanno pensato di sfruttare le potenzialità dell’intelligenza artificiale per dare un boost di competitività al proprio business hanno avuto le prove di aver imboccato la strada giusta, e per l’anno in corso sono ben disposte ad aumentare considerevolmente i propri investimenti in questa tecnologia. Anche se i budget destinati all’Ai sono in media ancora abbastanza bassi. Sono alcuni degli elementi principali che emergono dalla ricerca “Constellation research AI 2018 study”, una nuova ricerca sull’intelligenza artificiale realizzata dalla società di consulenza californiana con una serie di interviste a 50 executive di livello C (Ceo, Cio, Cto, Cdo, Cmo ma non Cfo) , tutti “senior” e con possibilità di spesa, realizzate a gennaio 2018 tra i manager che per primi hanno abbracciato le opportunità dell’intelligenza artificiale.

Nello specifico, il 60% del campione ritiene che la propria compagnia aumenterà di oltre il 50% i propri investimenti in tecnologie AI rispetto allo scorso anno, pur in una media di budget non ancora alta: secondo il 92% degli intervistati infatti la propria azienda conterrà la propria spesa in AI per l’anno in corso sotto ai cinque milioni di dollari. Una tendenza che mostra, testimonia la ricerca, come l’intelligenza artificiale sia ancora affrontata dal mondo del business con grande cautela, implementando per il momento soltanto le “applicazioni base” e valutandone con attenzione le potenzialità prima di procedere a nuovi sviluppi.

I primi investimenti hanno in ogni modo dato risultati incoraggianti, dal momento che la spesa delle aziende in questo campo è prevista in crescita progressiva, con percentuali sempre vicine al 50%tessiva almeno per i prossimi 4-5 anni, con gli addetti alla ricerca e sviluppo che lasciano intravedere vantaggi sempre più grandi e ravvicinati nel tempo.

Da questa ultima ricerca sull’intelligenza artificiale emerge come l’evoluzione e il risultato di una serie di tecnologie come il deep learning, le reti neurali, lo studio del linguaggio naturale,  combinate con l’utilizzo dei Big data e delle analisi predittive, mirate a produrre software che siano in grado di migliorarsi e aggiornarsi autonomamente, arrivando a emulare, almeno nei risultati, l’intelligenza umana.

Tra gli obiettivi dei nuovi investimenti in AI, riporta la ricerca, ci sono quelli di guidare la crescita dell’azienda e migliorare la customer experience. I settori più interessati da questa crescita della spesa sono l’IT, il customer service, le vendite e il marketing e la produttività del personale. Questo anche perché applicare l’intelligenza artificiale in questi campi è reso più semplice da applicazioni chiavi in mano ormai  ampiamente disponibili sul mercato, come spiega Cindy Zhou, analista di Constellation Research: «man mano che le aziende si pongono il problema di come implementare le nuove potenzialità dell’intelligenza artificiale, le soluzioni sono subito a portata di mano. Salesforce e Microsoft, ad esempio, vendono applicazioni già pronte per l’intelligenza artificiale, con funzioni basic già incluse nel contratto basic iniziale e la possibilità di effettuare upgrade a seconda delle necessità».

 

Le tre direzioni dell’intelligenza artificiale

Sono essenzialmente tre i modelli adottati dalle aziende che intraprendono un percorso nel campo dell’artificial intelligence: il primo è quello di chi sviluppa applicazioni in casa costruendo team di Data scientist e utilizzando schemi open source. Il secondo è di chi sviluppa applicazioni in casa ma utilizzando tecnologie di machine learning in Cloud e servizi di deep learning. E infine chi utilizza applicazioni “chiavi in mano” che si basano anche sull’intelligenza artificiale.

 

Nuova ricerca sull’intelligenza artificiale: all’orizzonte una “guerra dei talenti”?

Man mano che cresce l’esigenza di implementare soluzioni di Ai in azienda cresce anche la domanda di personale specializziato. Così l’80% del campione preso in esame dalla ricerca prefigura il bisogno di nuove assunzioni, e il 72% dice di riuscire che ci riesce reclutando talenti promettenti: una tendenza, secondo lo studio, che potrebbe presto culminare in una “guerra” per accaparrarsi i giovani più promettenti.

Cambia il lavoro

Man mano che le aziende adotteranno l’intelligenza artificiale i ruoli in azienda sono destinati a cambiare. Lo pensa l’88% degli intervistati, mentre il 54% pensa già a come ristrutturare il business per inseguire i nuovi business model, il 50% pensa di avere bisogno di specializzarsi sull’utilizzo dei dati e il 48% si pone il problema di come motivare un gruppo di lavoro guidato dall’intelligenza artificiale.

Vincere le resisitenze

Secondo poco più della metà del campione nelle aziende si resistano atteggiamenti di resistenza rispetto all’utilizzo dell’intelligenza artificiale, soprattutto si settori della produzione (67%), dell’IT (32%) e delle risorse umane (25%)

Il problema della privacy

Secondo un intervistato su quattro la propria azienda non ha una strategia per la sicurezza e la privacy dei dati, nello specifico per proteggere le informazioi personali “date in pasto” all’AI, mentre il 23% afferma che non sono stati previsti meccanismi di opt-in per l’utilizzo delle informazioni personali.

 

Giornalista dal 2000, dopo la laurea in Filologia italiana e il biennio 1998-2000 all’Ifg di Urbino. Ho iniziato a Italia Radio (gruppo Espresso-La Repubblica). Poi a ilNuovo.it, tra i primi quotidiani online nati in Italia, e a seguire da caposervizio in un’agenzia di stampa romana. Dopo 10 anni da ufficio stampa istituzionale sono tornato a scrivere, prima su CorCom, nel 2013, e poi anche per le altre testate del gruppo Digital360. Mi muovo su tutti i campi dell’economia digitale, con un occhio di riguardo per cybersecurity, copyright-pirateria online e industria 4.0.

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