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Jay Bellissimo, IBM: bisogna accelerare verso le Cognitive Enterprise

A colloquio con Jay Bellissimo, Global Managing Partner di IBM Services Cognitive Process Transformation Growth Platform. Per dare via al percorso di attuazione delle Cognitive Enterprise non servono POC, ma progetti concreti, anche piccoli, che puntano a un corretto utilizzo dei dati

IBM, Jay Bellissimo
Miti Della Mura - @MitiDellaMura

Anche per Jay Bellissimo, Global Managing Partner di IBM Services Cognitive Process Transformation Growth Platform, presente all’evento IBM dedicato alle Cognitive Enterprise, è il momento di accelerare.
«La digital transformation si è focalizzata essenzialmente sulla digitalizzazione dei processi, e nello specifico sui processi dei clienti. Ma quello era solo il punto di partenza. Ora è il momento del capitolo due».
E il capitolo due, quello che porta alla nascita della Cognitive Enterprise, è tutto giocato sui dati.
«Ci sono così tanti dati, la maggior parte dei quali non strutturati, che quasi non sappiamo che farne. Ma è il momento di cambiare. È un cambiamento che definisco inside-out, che guarda a tutte le linee di business dell’azienda, e che porta a utilizzare tutte le tecnologie esponenziali per trarre nuovo valore dei dati».

Usare i dati, re-immaginare il lavoro: il percorso verso la cognitive enterprise

Usare i dati per re-immaginare il lavoro è il mantra di Bellissimo, convinto che le tecnologie, di per sé, siano effettivamente molto “cool”, ma senza una valenza di business a poco servono.
«Bisogna partire dai problemi di business, che sia la talent acquisition o la gestione della supply chain, poco importa, e da lì ridefinire processi e metodologie sulla base di obiettivi, anche temporali, ben chiari e precisi».

Bellissimo parla di opportunità per tutte le funzioni aziendali, anche se riconosce che il mondo bancario, le Telco e il Retail siano effettivamente quelli più pronti a partire.
«Sono realtà che hanno già un approccio strutturato al dato. Il problema si pone quando le aziende non hanno dati cosi strutturati, un problema che si trasforma in opportunità se si pensa che queste realtà hanno processi di business che potrebbero essere migliorati da un uso saggio dei dati».

L’importante è partire, insiste Bellissimo, che sostiene di non amare i POC, ma di essere piuttosto un forte sostenitore della co-innovation, del design thinking, dell’approccio agile.

«Non serve partire necessariamente dai grandi progetti: tutto dipende da ciò che si vuole risolvere o cambiare».

Watson per l’AI, le persone per avviare la trasformazione

Quanto al tema dell’Intelligenza Artificiale, centrale quando si parla di Cognitive Enterprise, le parole chiave sono due: dati e trust, fiducia.
«La benzina dell’AI sono i dati, ma quando hai i dati devi fidarti in tempo reale, devi allenare i sistemi perché trovino o segnalino le situazioni anomale. E Watson è sicuramente lo strumento che aiuta questo processo».

Il resto lo fanno le persone.
«C’è sicuramente un tema di competenze, e su questo come IBM lavoriamo da tempo, anche con iniziative verso il mondo dei college e delle università. È comunque una responsabilità sociale e sono convinto che sia obbligo di ogni azienda costruire oggi le competenze di domani. Ma c’è anche un tema di change management».
Per Bellissimo è importante che le aziende sappiano se dispongono di persone in grado di ridisegnare i processi di business, di lavorare sulla user experience, di pensare in termini di scala.
«Se il cambiamento è culturale, devi avere anche le persone che lo seguono».
Ma quando un’azienda è pronta a partire verso quel viaggio che la porterà a essere davvero cognitive?

«Quando si domanda: What’s next? Cosa faccio adesso? È quello il momento di partire».

 

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