Cognitive Enterprise: per IBM è il momento di orchestrare il cambiamento

Non solo tecnologie: la Cognitive Enterprise è la fase due del percorso di digital transformation delle imprese. Per arrivarci, secondo IBM, ci vogliono anche competenze, metodo e la giusta leadership [...]
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Il viaggio verso la Cognitive Enteprise è un’opportunità. “Un’opportunità per far leva sulle tecnologie esponenziali come Artificial Intelligence, Cloud, IoT, 5G, Blockchain, naturalmente in ambienti altamente sicuri e integrando architetture ibride e aperte, con l’obiettivo di cambiare i modelli di business”.

Con queste parole Enrico Cereda, presidente e amministratore delegato di IBM Italia, ha aperto, lo scorso 12 settembre, l’evento dal titolo “Verso la Cognitive Enterprise: tecnologie primarie e combinazioni su misura”, organizzato per l’appunto da IBM, nello specifico dalle divisioni GTS (Global Technology Services) e GBS (Global Business Services), presso IBM Studios.
Un incontro che ha affrontato il tema della nascita delle aziende cognitive sotto tutti gli aspetti: tecnologici, certo, ma ancor di più strategici, manageriali, culturali.

Cognitive Enterprise: la fase 2 della digital transformation

Non a caso, sempre in apertura dei lavori, Angelo Cirocco, alla guida di IBM GTS Italy, e Rolando Neiger, a sua volta general manager di IBM GBS Italy, hanno voluto inquadrare e definire il punto di partenza.

«Oggi abbiamo digitalizzato il 20 per cento dei processi e prevalentemente quei processi che impattano sul front end. Ora siamo arrivati al capitolo due della digital transformation: quello che impone di lavorare su quelli interni».

In questa partita, IBM Services gioca il ruolo di trusted partner: «I clienti hanno bisogno di partner affidabili, in grado di affiancarli nei processi di cambiamento in un percorso che oggi non è né banale né chiaro. Un partner in grado di proporre strategie, consulenza e innovazione in modo integrato», proseguono nella loro disamina Cirocco e Neiger.

I clienti in questo momento hanno molta pressione sulla trasformazione e hanno bisogno di ricevere risposte: «Da dove si comincia? Qual è il percorso? Come si accelera mentre si gestisce l’as is?».
Una delle risposte viene dalle business platform.

La risposta sono le business platform integrate

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«Oggi, le aziende di ogni settore industriale guardano alla Cognitive Enterprise come a un modello basato su piattaforme di business connesse, digitalmente evolute dal punto di vista della conoscenza, che può garantire loro vantaggio competitivo e capacità di differenziazione rispetto ai loro competitor», aveva detto ancora Enrico Cereda in apertura.
Il plurale non è causale.
Non si parla più di una business platform, bensì di un ecosistema di piattaforme di business integrate: da questo ecosistema prende vita la Cognitive Enterprise.
La necessità di un approccio integrato alle business platform è di per sé il motivo che giustifica l’investimento fatto nei mesi scorsi da IBM per acquisire Red Hat.
Una acquisizione che è leitmotiv nel corso delle presentazioni, e che rappresenta il layer sottostante a tutte le tecnologie sulle quali IBM costruisce le nuove imprese cognitive.

Dall’IBM Way alla nuova leadership

Ma non è solo questione di tecnologia.
C’è un tema di velocità e di metodologia, che ha un ruolo determinante in questo percorso di cambiamento.
«A volte sembra mancare il coraggio di intraprendere questo viaggio a una velocità più sostenuta. Eppure la velocità oggi è più che mai necessaria. Ma le aziende cambiano e IBM cambia insieme a loro».
È IBM la prima a cambiare, ripetono i manager sul palco ed è per questo che l’azienda oggi parla di un “IBM Way” che accompagna tutto il percorso di trasformazione.
In questo percorso, centrali sono le persone ed è per questo che ad accompagnare i partecipanti ai lavori nel loro viaggio verso la Cognitive Enterprise IBM ha chiamato un ospite davvero inconsueto: Beatrice Venezi.

Direttore d’orchestra, donna, giovane per di più, inserita da Forbes tra i 100 leader del futuro, Beatrice Venezi ha offerto una vera e propria lezione di leadership.
«Cosa fa un direttore d’orchestra? Il suo compito è allineare a una visione comune, forte, condivisa. È rendere armonico un prodotto che è molto di più della somma delle singole parti che lo compongono, tenendo ben conto che ogni performance non si svolge solo tra musicisti e direttore, ma coinvolge un terzo attore, che ne determina il risultato complessivo: il pubblico».
Per questo Venezi parla di un nuovo modello di leadership autorevole, empatica, comunicativa.
Tre caratteristiche indispensabili anche nelle nuove, prossime Cognitive Enterprise.

 

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