Il potenziale dell’intelligenza artificiale nel sociale

Human Augmentation e la Sensory AI sono i fronti sui quali più si discute riguardo la valenza sociale dell’AI. I vantaggi per le persone sono molti, ma c’è anche il rischio di aumentare il divario sociale e le disuguaglianze [...]
Cristiano Di Battista

CEO di AppY Lab

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L’intelligenza artificiale è in continuo sviluppo sia dal punto di vista tecnologico, sia dal punto di vista di accesso democratico ai servizi e di nuove possibilità di lavoro. L’AI sta iniziando a migliorare lo stile di vita di milioni di persone e sta creando nuove opportunità commerciali per molte aziende. Naturalmente i problemi sociali o di discriminazione della società non potranno essere tutti risolti dall’evoluzione della tecnologia, anzi i risvolti etici dell’intelligenza artificiale fanno sorgere dubbi sull’effettiva efficacia dal punto di vista della divisione sociale.

Si discute per comprendere se l’intelligenza artificiale potrà portare a una maggiore inclusività ed equità in settori come quello dell’accesso all’assistenza sanitaria, dell’istruzione e in generale i servizi pubblici o porterà a nuove disuguaglianze, pregiudizi o esclusioni.

Queste discussioni si stanno sviluppando su diversi fronti della tecnologia, tra questi: la Human Augmentation e la Sensory AI.

La Human Augmentation

Con Human Augmentation si intendono le tecnologie di potenziamento umano. Chiamate anche Human 2.0 o Biohacking, queste tecnologie hanno il potenziale di migliorare, nel bene o nel male, le prestazioni umane. Per capirci meglio, possiamo citare diversi esempi. Le tecnologie più impressionanti fino ad ora riguardano in particolare il miglioramento della qualità di vita di persone con disabilità. Ad esempio, con gli esoscheletri potenziati dall’AI, che possono aiutare disabili o lavoratori anziani a compiere operazioni che in precedenza non erano fattibili.

Un esempio pratico riguarda la startup cinese CloudMinds che ha sviluppato Meta, un casco intelligente che grazie a una combinazione di intelligenza artificiale, sensori intelligenti e riconoscimento visivo riesce ad aiutare le persone ipovedenti a muoversi in sicurezza negli ambienti urbani. CloudMinds è l’azienda che produce anche il robot umanoide Pepper.

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Il casco Meta di CloudMinds

Un’altra sfida che impegna l’intelligenza artificiale nel sociale riguarda gli utenti della lingua dei segni; per i sordomuti, infatti, è una sfida importante riuscire a comunicare con le persone che non conoscono la lingua dei segni. Dai ricercatori della Cornell University arriva uno sviluppo promettente, sebbene ancora in fase di studio: un guanto sviluppato per il linguaggio dei segni. Gli utenti possono indossare il guanto munito di sensori che misurano l’orientamento della mano e la flessione delle dita durante la firma. Questi segnali elettrici vengono quindi codificati come dati e analizzati da un algoritmo che impara a leggere i modelli di firma dell’utente e a convertirli in parole che vengono pronunciate. Nei test fatti, il sistema ha raggiunto una precisione del 98% nella traduzione.

Il rischio di disuguaglianze

Nonostante questi notevoli sviluppi e invenzioni, rimane il potenziale riguardante i nuovi pregiudizi e le disuguaglianze. Eliminate le normali questioni legate alla privacy associata alle tecnologie invasive, dobbiamo tenere presente che i dati cognitivi o fisici potrebbero essere utilizzati in modo improprio, ad esempio in fase di recruiting o promozione di una posizione lavorativa, nell’amministrazione della giustizia o nel concedere o negare l’accesso ai servizi pubblici. In questi casi l’intelligenza artificiale potrebbe avere una funzione sociale negativa.

Infine dobbiamo tenere presente che quasi metà della popolazione mondiale è esclusa dall’utilizzo di internet, quindi l’accesso alla tecnologia digitale di base rimane un ostacolo significativo in tema di uguaglianze.

Il sociologo Christoph Lutz fa un’importante osservazione: i cittadini che, al di fuori del mondo online sono svantaggiati, lo sono anche all’interno di Internet, perché hanno un accesso limitato alla tecnologia, o carenze importanti in fatto di competenze digitali e hanno meno opportunità di utilizzo della tecnologia. Si evince, come in altri settori, che i più ricchi potrebbero essere maggiormente in grado di permettersi costose tecnologie per migliorare le prestazioni, aumentando le disparità già esistenti nell’istruzione e nel mercato del lavoro.

Yuval Harari, autore di “Homo Deus”, ha affermato che le tecnologie di intelligenza artificiale potrebbero scindere l’umanità in due classi sociali: gli “dei” e gli “inutili”: ossia chi potrà avvalersi di una tecnologia di intelligenza artificiale che aumenta le prestazioni e chi non potrà permettersela.

La Sensory AI

I sensi umani: vista, udito, olfatto, tatto e gusto rappresentano un territorio importante per la prossima generazione di tecnologie e applicazioni di intelligenza artificiale. Ad esempio, la nostra voce è caratterizzata dal tono, dal timbro e dal vocabolario, elementi che potrebbero essere utilizzati per fornire importanti indizi sul nostro benessere fisico e mentale. 

La rivista “Nature” di recente ha riportato come vengono sviluppati algoritmi di analisi vocale per individuare i segni di depressione, in cui diminuiscono la frequenza e l’ampiezza del linguaggio. Nell’articolo si dice anche come nella malattia di Alzheimer i malati usano più pronomi che sostantivi poiché dimenticano i termini comuni.

Importanti progressi li troviamo anche nell’olfatto digitale, grazie all’uso di tecnologie digitali che imitano l’olfatto ci potrebbero essere sviluppi nella rilevazione del cancro e di altre malattie, prima che i sintomi siano evidenti. Queste tecnologie farebbero fare dei passi avanti anche all’eguaglianza nell’accesso all’assistenza sanitaria; questi sviluppi offrono il potenziale per il rilevamento precoce e a basso costo delle principali malattie croniche. Molto semplicemente, potrebbe essere possibile un check quotidiano delle nostre condizioni anche solo parlando al telefono.

Anche in questo caso, però, il rischio di discriminazione è dietro l’angolo. Questi dati potrebbero, a loro insaputa, essere analizzati e quindi utilizzati per scegliere individui a basso rischio o più sani per posizioni lavorative, per coperture sanitarie e assicurazioni sulla vita o richiesta di finanziamenti.

Questi problemi etici sono al vaglio anche della Commissione europea che riguardo l’intelligenza artificiale avverte il rischio del perpetuarsi di squilibri storici o disuguaglianze nella società, soprattutto dove ci sono lacune sull’utilizzo dei dati in tema di genere o etnia. Pensiamo agli Stati in cui le discriminazioni sono alle fondamenta dei governi che li gestiscono.

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Il paradosso dell’AI nel sociale

Sembra quasi un paradosso, da una parte la tecnologia che lavora per diminuire le disuguaglianze allo stesso tempo mina le uguaglianze.

Gran parte della popolazione mondiale, specialmente nei paesi più poveri, non viene minimamente intaccata dai vantaggi dell’AI per via della mancanza di accesso alle infrastrutture digitali basilari. Nel lavoro che si vuole attuare per diminuire le disuguaglianze questo è sicuramente il punto iniziale e principale. Senza un importante sviluppo di infrastrutture a banda larga, una grossa fetta di popolazione non potrà beneficiare dei vantaggi dell’intelligenza artificiale.

Lo sviluppo della tecnologia AI è naturalmente in mano ai privati e alle aziende, motivo per cui i governi dovrebbero trovare delle soluzioni per coinvolgere il settore privato nel miglioramento della società offrendo in cambio vantaggi, soprattutto per coloro che collaborano allo sviluppo tecnologico e sociale delle zone più povere del mondo.

L’intelligenza artificiale potrebbe essere una potente forza di progresso sociale della nostra società, ma senza un’azione comune dei governi e dei privati rischia invece di essere una forza regressiva.

Video: Una dimostrazione del robot XR1 di CloudMinds al Mobile World Congress di Barcellona nel 2019

 

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