Visori di realtà aumentata: cosa sono, come funzionano e come scegliere i migliori in commercio

Si tratta di una realtà intermediata da uno strato virtuale (uno smartphone o un visore) che contribuisce ad arricchire quello che vediamo nel mondo reale con ologrammi che possono essere testi, immagini o modelli 3D [...]
  1. Home
  2. Intelligenza Artificiale
  3. Visori di realtà aumentata: cosa sono, come funzionano e come scegliere i migliori in commercio

Diversamente dalla realtà virtuale, la realtà aumentata (AR) è una realtà intermediata da uno strato virtuale (uno smartphone o un visore) che contribuisce ad arricchire quello che vediamo nel mondo reale con ologrammi che possono essere testi, immagini o modelli 3D. Portata alla ribalta da Google nel 2012 grazie al primo modello di Google Glass, è diventata mainstream grazie al gioco Pokemon GO. I mercati principali in cui trova applicazione sono quelli dell’ingegneria, della sanità, militare e della pubblicità.

Cosa sono i visori AR (realtà aumentata)

Se si volesse prendere alla lettera la precedente definizione di realtà aumentata, i visori di AR sono quei dispositivi indossabili che sovrappongono un livello virtuale al mondo reale. Questo può essere fatto tramite lenti su cui vengono proiettati gli ologrammi (come se gli occhiali fossero uno schermo) oppure utilizzando un sistema molto simile a quelli a quello dei visori di VR, dove però l’ambiente che viene visualizzato è quello reale, grazie alla presenza di fotocamere sul dispositivo.

Invece, ricadono nella categoria anche tutti quei visori che non necessariamente sovrappongono informazioni a quello che vediamo, ma che danno su uno schermo informazioni contestuali all’ambiente in cui ci si trova e che in questo senso aumentano la realtà percepita.

Si considerino ad esempio i Google Glass: se seguissero la definizione classica di AR, il prisma che fa da monitor dovrebbe essere all’altezza dell’occhio della persona che lo indossa, invece è volutamente posto leggermente al di sopra. Per leggerlo è necessario puntare l’occhio verso l’alto.

Un’altra doverosa distinzione da fare quando si parla di AR è la differenza tra realtà aumentata e realtà mista (MR). Quest’ultima può essere vista come un sottoinsieme della realtà aumentata, i cui visori hanno due caratteristiche fondamentali: seguono la definizione classica di realtà aumentata (la realtà è interpolata da un livello virtuale tramite lenti tipo occhiali) ed inoltre questi visori posseggono la capacità di percepire lo spazio circostante.

Per chiarire questo ultimo aspetto, consideriamo il seguente esempio.

Si immagini di avere una pallina virtuale e un tavolo reale: nella MR la pallina può essere posta sul tavolo. Questo grazie a sensori ad infrarossi e tecniche di elaborazione delle immagini per riconoscere le superfici. Grazie a questa tencologia si possono applicare alla pallina tutte le leggi fisiche conosciute, come ad esempio farla cadere per terra una volta raggiunto il bordo del tavolo.

La maggior parte dei visori di realtà aumentata “standard” non possiede questa proprietà e gli oggetti 3d che vediamo non posseggono questo legame fisico con la realtà.

Quindi, come funzionano i visori di realtà aumentata e come è possibile scegliere il visore di realtà aumentata più adatto?

Come scegliere un visore AR

Mono e binoculari: i visori di realtà aumentata possono presentarsi sia con una lente sola (es. Google Glass), oppure come occhiali veri e propri (es. Microsoft Hololens). Molto spesso i visori di AR classica hanno un fattore di forma monoculare (una rara eccezione è il Moverio di Epson) mentre i visori di MR sono tutti binoculari. Nei visori monoculari non è presente una lente trasparente, ma un piccolo schermo (es. Vuzix M-400).

FOV e risoluzione: la larghezza del campo visivo acquisisce un’importanza maggiore quando si parla di AR. Questo perché siamo abituati a vedere le immagini periferiche con la coda dell’occhio piuttosto che spostando la testa. All’inizio può essere difficile abituarsi a questo cambio di visione: maggiore è il FOV, minori saranno i problemi di visione periferica. Una maggiore risoluzione invece aiuta a percepire la tridimensionalità degli ologrammi anche quando questi sono posti a metri di distanza.

AR o MR: è necessario che gli ologrammi riconoscano e siano connessi all’ambiente circostante oppure no? Occorre posizionare l’ologramma di una freccia sul pulsante di un macchinario e fare in modo che rimanga lì fissato anche se ci si sposta? In questo caso, si deve necessariamente scegliere un visore di realtà mista.

Controller: le interfacce con cui è possibile interagire sono molto variegate, a seconda del fattore di forma del visore. La modalità più comune è mettere a disposizione dell’utente un pad sensibile al tocco (lo stesso principio dei trackpad dei computer portatili). Alcuni visori lo posizionano sulla montatura del visore come ad esempio sull’asticella dell’occhiale (es. Google Glass), altri sul dispositivo esterno al visore (ed. Epson Moverio). Tale modalità può risultare scomoda o funzionare male nel caso si debbano indossare guanti come dispositivi di protezione individuale se si considerano scenari industriali. La seconda modalità di interazione è tramite comandi vocali. La qualità del riconoscimento vocale è diventata ottima, ma bisogna confrontarsi con la possibilità di dover agire in luoghi molto rumorosi. L’ultima modalità è quella che prevede il riconoscimento dei gesti delle mani tramite elaborazione di immagini. Sicuramente è la più versatile, per quanto i possibili gesti sono differenti da dispositivo a dispositivo e sono tutt’ora un numero limitato.

Certificazione per ambienti di utilizzo: ci sono ambienti di lavoro particolari dove i dispositivi che utilizziamo devono possedere specifiche certificazioni. Basti pensare ad esempio alle sale operatorie (dove la realtà aumentata sta trovando diverse applicazioni) o agli ambienti esplosivi quali raffinerie.

Canale di distribuzione: la rivoluzione promessa dall’AR non è ancora avvenuta. I visori hanno ancora un costo elevato e poco accessibile all’utenza consumer. Motivo per il quale, soprattutto per i visori di fascia alta, i produttori vendono esclusivamente ad aziende. Un vincolo da tenere in considerazione.

I migliori visori di AR in commercio

A differenza della realtà virtuale, la tecnologia dei visori di realtà aumentata non è ancora matura. Ne sono testimoni i recenti fallimenti di aziende come Meta e Daqri che avevano sviluppato soluzioni molto interessanti.

Questo però perché fa parte del processo naturale di consolidamento e di sbocchi di mercato di tutte le nuove tecnologie. Ecco i visori disponibili in commercio.

Microsoft Hololens 2

Questo è il visore di realtà mista per eccellenza. Qualche anno fa Microsoft ha stupito tutti presentando questo visore che ha subito catturato l’attenzione di sviluppatori e aziende e ha contribuito alla crescita del mercato di soluzioni AR.

Il visore fa della sua forza la capacità di riconoscere l’ambiente e l’interazione tramite gesture. La prima versione non è più disponibile mentre quella nuova è distribuita solo ad aziende e per ora è ancora difficile da reperire. Prezzo di 3.500 euro.

Magic Leap One

Magic Leap è la startup di realtà aumentata che ha preso in assoluto più investimenti negli ultimi anni (più di 2.6 miliardi di dollari) con investitori del calibro di Google. Ha operato in modalità ghost per diversi anni, con azioni di marketing che hanno alzato l’aspettativa ad altissimi livelli. Famoso è il video della balena che si tuffa nel campo da basket. Recentemente hanno presentato il loro primo visore, il Magic Leap One, indirizzandolo soprattutto ai creativi e limitando la vendita agli Stati Uniti. Sfida direttamente Hololens: visore binoculare di realtà mista che possiede però un’unità di calcolo esterna e un controller più evoluto a supporto dei gesti delle mani. Il campo visivo è di poco superiore al Hololens 1 ma inferiore al Hololens 2. Negli ultimi mesi l’azienda ha virato su una clientela business. Ancora difficile reperirlo in Europa. Prezzo intorno ai 2.200 euro.

Google Glass 2 Enterprise edition

I Google Glass hanno sdoganato il concetto di realtà aumentata nel 2012, ma per svariati motivi, tra cui quelli concernenti la privacy, hanno tradito il successo che tutti si aspettavano.

Nonostante tutto sono diventati un prodotto business che ha trovato le sue nicchie di mercato come ad esempio nel campo medicale. Visore monoculare dalla montatura leggera, possiede un prisma leggermente al di sopra dell’occhio su cui vengono proiettate le immagini. Possiede una touchbar sulla montatura per poter interagire. La nuova versione presenta un hardware potenziato mantenendo il fattore di forma. Disponibile a partire da 999 euro.

Vuzix M-400

La Vuzix è una società che si è specializzata nello sviluppo di visori di realtà aumentata. La maggior parte dei modelli prende ispirazione dal fattore di forma dei Google Glass, sostituendo al prima un piccolo schermo lcd. La montatura è di dimensioni maggiori e la batteria molto limitata come anche la potenza hardware. Prezzi a partire da 2.000 euro.

Realwear HMT-1

Realwear è un’altra società che ha seguito la strada di Vuzix, specializzandosi in visori adatti all’ambito industriale. Resistenti e con diversi punti snodabili si integrano perfettamente con i caschi di sicurezza. Interfaccia puramente a comandi vocali, nel loro design separano la fotocamera dallo schermo Lcd. Inoltre sono gli unici visori certificati per l’utilizzo in ambienti esplosivi. Prezzi da 2.300  euro.

FacebookTwitterLinkedIn