Smartglass, cosa sono, come e dove si utilizzano

Si tratta di wearable a dotazione tecnologica di alto livello, in grado di fornire all’utente un’esperienza immersiva che fonde realtà virtuale e visione diretta. [...]
Mario Pucci

ingegnere, MP Consulting

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Sono ormai diversi anni, circa una decina, che periodicamente si torna a parlare di smartglass: un wearable che, nonostante le indiscusse potenzialità, fatica ad uscire da alcune specifiche nicchie di utilizzo per rivolgersi indistintamente al pubblico. Prima di addentrarci nei dettagli del prodotto, una precisazione preliminare si rende necessaria: gli smartglass non vanno confusi con gli “smart glass” (conosciuti anche come “switchable glass”) ovvero i vetri che, utilizzando differenti tecnologie elettroniche e/o chimiche permettono di variare la loro trasparenza e di conseguenza filtrare o meno il passaggio della luce.

Nella maggioranza dei casi, e delle proposte dei diversi produttori, gli smartglass vengono identificati come un partner privilegiato per la propria attività nei social network o per esperienze ludiche in ambito AR: nella realtà sono invece in numero superiore i progetti e le realizzazioni in campo industriale e/o manifatturiero che si avvantaggiano delle dotazioni tecnologiche del wearable senza dare troppo peso agli aspetti estetici o di design del prodotto (questo perché finora il look degli smartglass non è mai stato accattivante ma ha sempre avuto un orientamento molto essenziale e più votato alla funzionalità di contenitore di tecnologia indossabile).

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Come sono fatti gli smartglass (fonte: Picavi)

Cosa sono gli smartglass

Da una prima sommaria occhiata, gli smartglass possono essere scambiati per dei comunissimi, spesso brutti, occhiali da vista; una più attenta analisi permette però di identificare una serie di elementi “tecnici” che li differenzia da quest’ultimi e che rivelano la vera natura di questo wearable: una dotazione tecnologica di alto livello in grado di fornire all’utente un’esperienza immersiva che fonde realtà virtuale e visione diretta.

Queste dotazioni tecnologiche possono generalmente essere classificate in cinque macro categorie:

  • Connettività: se si escludono alcuni casi particolari di apparati standalone (che personalmente ritengo privi di qualsiasi interesse) gli smartglass, per poter operare, devono sempre essere connessi a uno smartphone o tablet che, a sua volta, connette il wearable con il mondo esterno. Tale connessione viene principalmente attuata tramite bluetooth e, in alcuni casi, anche tramite wi-fi;
  • Audio: la sezione audio prevede principalmente la presenza di un microfono che, captando i suoni o le voci circostanti, consente sia l’attuazione di semplici attività come la registrazione sia attività più complesse quali l’analisi del parlato o l’interazione diretta con chatbot o in generale con sistemi basati sulla conversational AI. A complemento spesso vengono inseriti anche piccoli auricolari che completano l’aspetto “immersivo” dello smartglass;
  • Video: la sezione video include una camera di ripresa miniaturizzata (le cui caratteristiche e risoluzione variano da modello a modello) che, analogamente a quanto svolto dal microfono, consente l’interazione con l’ambiente circostante. Si va dal consueto scatto di foto, alla registrazione di video (questo principalmente in ambiente consumer/social media) sino a più complesse attività di realtà immersiva;
  • Posizione: attraverso la usuale combinazione di giroscopio, accelerometro e sensore geomagnetico, lo smartglass è in grado di identificare la propria posizione nello spazio in modo da segnalare allo smartphone, ad esempio, la direzione verso cui l’utente sta guardando;
  • Visione: per quanto attiene alla visione, bisogna evidenziare che non tutti gli smartglass ne sono dotati, limitandone notevolmente i campi di applicazione e di utilizzo. Il processo consiste nel mandare in sovraimpressione alle lenti una immagine proveniente dallo smartphone. A titolo di esempio, si può immaginare di avere un sistema di navigazione che indichi la direzione da seguire, mandando in sovraimpressione il nome della via e una freccia di svolta. A differenza delle altre categorie, che possiamo affermare con sicurezza di aver raggiunto un ottimo livello di stabilità, per quanto riguarda la visione sono diverse le tecnologie adottate negli smartglass.

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SmartGlass Gebhardt

Le tecnologie di visione

Di tutte le dotazioni tecnologiche degli smartglass, quelle relative alla visione sono quelle che maggiormente differenziano fra loro i prodotti caratterizzandoli e che subiscono il più alto tasso di innovazione. Alla base del processo di creazione dell’immagine c’è sempre un piccolissimo schermo, dell’ordine dei 2 mm di lato, a microled, che proietta l’immagine (spesso monocromatica per bilanciare prestazioni e risultato) sulle lenti: si passa quindi dai primi esemplari dotati di specchi di deviazione fino alle nuove realizzazioni che sfruttano diverse tipologie di guida d’onda ottiche (difrattiva, rifrattiva, ologrammatica ecc. ecc.) in modo da dare l’illusione all’utente di avere un monitor di generose dimensione che fluttua di fronte ai propri occhi fondendosi con la visione reale attraverso le lenti.

Una delle ultime frontiere della tecnologia di visione prevede che un circuito rasterizzi l’immagine (come fanno – o meglio facevano- i televisori a tubo catodico) direttamente sulla retina dell’utente senza la necessità di guida d’onda ottiche sulle lenti: questo tipo di visione viene identificata tramite diverse sigle quali VR2D (Virtual Raster Retina Display), RP (Retina Projection) o RSD (Retinal Scan Display).

Smartglass: use case

Visto che il concetto di smartglass ha più di 10 anni di vita, in rete sono numerosissimi gli esempi (e i progetti) di applicazione. I più significativi sono legati a:

  • Healthcare e soprattutto la chirurgia dove, il chirurgo, con il supporto degli smartglass può ricevere direttamente informazioni sui parametri vitali del paziente, oppure visualizzare le procedure operatorie senza dover distogliere lo sguardo;
  • Manutenzione, dove gli operatori possono lavorare sugli impianti avendo contemporaneamente la visione del manuale, delle procedure operative e, nel caso di problemi, il supporto diretto di colleghi o personale più qualificato (che tramite la camera dello smartglass possono seguire il susseguirsi delle attività o monitorare lo stato delle apparecchiature);
  • Sicurezza, laddove il personale dedicato alla protezione di impianti critici può inviare alla centrale operativa la visione diretta dell’ambiente e ricevere da questa, ad esempio, informazioni su persone che ne richiedono l’accesso.

In tutti i casi, la grande innovazione degli smartglass è legata alla fruizione delle informazioni senza che l’utente distolga lo sguardo e continui a concentrarsi sulle attività in corso.

 

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