Libro bianco sull’intelligenza artificiale e strategia europea per i dati: previsioni e prospettive dell’UE

l principale obiettivo del documento è il conseguimento, da parte dell’Europa, della leadership mondiale nell’innovazione, nell’economia dei dati e nelle relative applicazioni, come risulta dalla Strategia per i dati [...]
Marco Martorana

Avvocato

Serenella Berti

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La Commissione europea ha reso noto il nuovo programma sul digitale basato sulla “strategia europea per i dati” e sul Libro bianco sull’intelligenza artificiale, con un approccio normativo, attenta alle politiche di investimenti per promuovere l’Intelligenza Artificiale e gestire i rischi ad essa connessi. Il principale obiettivo è il conseguimento, da parte dell’Europa, della leadership mondiale nell’”innovazione”, nell’”economia dei dati” e nelle relative applicazioni – come risulta dalla Strategia europea per i dati.

Il Libro bianco dell’Unione Europea in sintesi

Nel Libro bianco sull’intelligenza artificiale, la Ue ha illustrato la strategia per uniformare l’impegno a vari livelli, europeo, nazionale e regionale, creando un “ecosistema di eccellenza”, ad esempio nella ricerca e nell’innovazione, incentivando l’utilizzo dell’intelligenza artificiale perfino nelle Pmi.

Inoltre,  gli elementi centrali della regolamentazione normativa dell’AI in Europa per arrivare alla generazione di un “ecosistema di fiducia” comune per tutti, volto alla tutela dei consumatori, dei diritti fondamentali. La Commissione, in tal senso, ha adottato un tentativo “antropocentrico”, diffondendo la cultura della fiducia nell’intelligenza artificiale.

L’Europa ha i suoi punti di forza nei mercati industriali e professionali, con centri di vere eccellenze nella ricerca, nella robotica, nell’industria manifatturiera e dei servizi, nel settore automobilistico, sanità, energia, servizi finanziari ed agricoltura, start-up all’avanguardia. Tutto ciò anche in virtù del programma di finanziamento dell’Unione europea per l’innovazione e la ricerca nell’AI, anche se di entità ancora inferiore rispetto al resto del mondo.

Un altro settore in espansione è quello dei dati, del loro valore e riutilizzo; nel Libro si parla di nuova “ondata di dati” che permetterà all’Europa di assumere una posizione predominante del mercato mondiale grazie alla ricerca sul calcolo quantistico che porterà ad uno sviluppo esponenziale delle capacità di elaborazione degli stessi dati. Contestualmente, le eccellenze della ricerca contribuiranno a rendere l’Europa la capofila negli sviluppi degli studi sugli algoritmi dell’intelligenza artificiale; una soluzione contemplata è quella della necessaria coordinazione tra machine learning e deep learning che utilizzano una grande mole di dati per l’addestramento dei modelli e l’apprendimento funzionale.

Le azioni previste nel Libro bianco dell’Ue

Le azioni contemplate per le innovazioni nel mondo dell’AI sia nell’economia che nella P.A. sono, riportando la terminologia adottata dalla Commissione europea:

1) Collaborazione con gli Stati membri

Il piano predisposto si compone di ben 70 azioni nelle quali creare sinergia tra gli Stati membri e la Commissione nei settori fondamentali (ricerca, investimenti, i dati, la cooperazione internazionale..), con termine previsto nel 2027, salvo revisioni continue. Lo scopo prefissato è attrarre, entro il 2030, oltre 20 miliardi di euro in investimenti per ogni anno, riuscendo a perseguire risultati nella ricerca, innovazione e diffusione dell’AI anche negli Stati membri che hanno minori potenzialità.

Uno degli scopi, infine, è quello dell’utilizzo dell’AI per affrontare e risolvere le problematiche legate ai cambiamenti climatici ed al degrado ambientale.

(Revisione del piano coordinato entro fine 2020)

2) Concentrare gli sforzi della comunità della ricerca e dell’innovazione

Attualmente la posizione europea è, sicuramente, di debolezza rispetto alla posizione dominante di altri nel resto del mondo; da qui l’auspicio di una concentrazione dei centri di competenza in un “centro di ricerca, innovazione e competenza di riferimento”, affinché gli sforzi dei centri dei singoli Stati membri non si disperdano vanamente. Ma l’AI deve trovare applicazione concreta, da qui la necessità di individuare “siti di prova e sperimentazione” per incrementare le nuove applicazioni.

(Programma Europa digitale- Orizzonte Europa)

3) Competenze

Il Piano d’azione per l’istruzione digitale, in aggiornamento, sarà determinante per apportare miglioramenti nell’apprendimento e analisi predittiva, e in generale per l’utilizzo dei dati e delle tecnologie AI.

Una delle modalità di realizzazione è la previsione della trasmigrazione della “lista di controllo degli orientamenti etici in un programma di studi”; si evidenzia un’affermazione degna di pregio della Commissione: “Occorre impegnarsi in modo particolare per aumentare il numero di donne che ricevono una formazione e sono impiegate in questo settore”, a sostegno della parità di genere anche nelle eccellenze della formazione. Infine, determinante è l’ambito della progettazione AI, dove le figure soggettive di riferimento, lavoratori e datori di lavoro, permetteranno l’”approccio antropocentrico all’IA sul lavoro”.

(Reti tra università, istituti di istruzione superiori principali attraverso il Programma Europa digitale)

4) Maggiore attenzione alle Pmi

Il Programma Europa digitale è finalizzato a dare più forza ai “poli dell’innovazione digitale” ed alla piattaforma di “AI on demand”, promuovendo l’interazione tra le Piccole e medie imprese. All’uopo, sono stati contemplati investimenti di 100 milioni di euro sia per l’intelligenza artificiale che per la blockchain.

(Ogni Stato membro avrà il proprio polo dell’innovazione digitale altamente specializzato AI; incrementare il progetto di investimenti a partire già dal 2021 mediante InvestEU)

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5) Partenariato con il settore privato

È, questo, un punto fondamentale del Libro perché la sinergia pubblico-privato permetterà anche adeguati livelli di coinvestimenti.

(nuovo partenariato nell’ambito dell’Orizzonte Europa)

6) Promuovere l’adozione dell’AI nel settore pubblico

I centri pubblici, P.A., sistemi sanitari, trasporto, vigilanza finanziaria vengono incentivati all’utilizzo di prodotti e servizi derivanti dall’uso di AI.

(Dialoghi settoriali per un piano d’azione, il Programma di adozione dell’AI)

7) Garantire l’accesso ai dati e alle infrastrutture di calcolo

In armonia con la “strategia europea per i dati”, è essenziale il miglioramento dell’accesso ai dati e della loro gestione; l’”ondata futura dei dati” rappresenta per l’Europa un’occasione unica per preparare la sua leadership nel settore.

Altrettanto determinante è l’investimento nelle tecnologie e nelle infrastrutture di “calcolo chiave”, previsto di oltre 4 miliardi di euro.

8) Aspetti internazionali

Il mondo dell’intelligenza artificiale è strettamente correlato a esigenze di eticità, già oggetto di incontri, dibattiti, elaborazione di principi (come in occasione del G20, nella Dichiarazione ministeriale sul commercio e l’economia digitale Giugno 2019); altri organismi – come UNESCO, Consiglio d’Europa, OCSE, UIT- sono coinvolti nei lavori ad hoc. Intensa è l’attività di monitoraggio prevista da parte della Commissione, finalizzato a perseguire la cooperazione internazionale sull’AI, raggiungibile previa uniformità sul rispetto dei diritti fondamentali dell’uomo.

I sette requisiti richiesti dagli esperti

Così come è essenziale incrementare la politica degli investimenti e delle competenze, altrettanto fondamentale è creare fiducia nei cittadini e nelle imprese, soggetti interessati nel mondo AI, per far sì che la richiesta degli utenti e l’offerta dei produttori possa incontrarsi senza patologie paralizzanti del sistema.

Sette sono i requisiti richiesti dagli esperti: “intervento e sorveglianza umani, robustezza tecnica e sicurezza, riservatezza e governance dei dati, trasparenza, diversità, non discriminazione ed equità, benessere sociale e ambientale e accountability”. Una check list per il controllo da parte delle imprese, infine, si avrà nel giugno 2020; già è emerso che alcuni degli elementi suindicati non esistono nelle normative vigenti.

Devono, inoltre, trovare riscontro positivo le aspettative dei consumatori quali utilizzatori di prodotti o sistemi basati su AI ma, è indubbio, ad oggi, la mancanza di un “quadro comune europeo”, che dovrà essere costruito insieme.

La Commissione, infine, analizza le problematiche legate ai rischi dell’uso dell’AI che può comportare danni materiali ed immateriali; in particolare:

– i rischi relativi alla violazione dei diritti fondamentali (protezione dati personali, privacy, non discriminazione).

La causa potrebbe rinvenirsi nei difetti di progettazione dei sistemi di AI o per l’uso di dati omettendo correzioni di distorsioni eventualmente presenti dovuti agli effetti pratici “delle correlazioni o dei modelli che il sistema individua all’interno di un ampio set di dati”.

Ricorrente è la questione dell’“opacità” – ossia l’”effetto scatola nera”- dell’AI : “la complessità, l’imprevedibilità e un comportamento parzialmente autonomo” possono comportare enormi difficoltà nella verifica del rispetto delle regole a tutela dei diritti fondamentali dell’uomo.

– Circa i rischi connessi alla sicurezza e al funzionamento efficace del regime di responsabilità, come, ad esempio, nei sistemi di guida autonoma, dovuti a difetti della tecnologia nella fase di progettazione.

È dirimente, per risolvere le problematiche esistenti, la previsione di regole “chiare in materia di sicurezza”, sia per gli utenti che incontrerebbero difficoltà nelle azioni risarcitorie sia per le imprese produttrici che potrebbero trovarsi dinanzi una grave incertezza giuridica, con conseguenze deleterie anche nella competitività delle imprese europee.

Si prevedono, dunque, lavori finalizzati alla creazione di un nuovo quadro normativo per l’AI, che dovrebbe contemplare anche una serie di prescrizioni giuridiche obbligatorie.

Quelle per i settori ad alto livello di rischio, elaborate dal Gruppo di esperti, riguardano: “i dati di addestramento, la tenuta dei dati e dei registri, le informazioni da fornire, la robustezza e la precisione, la sorveglianza umana, prescrizioni specifiche per determinate applicazioni dell’IA, come quelle utilizzate a fini di identificazione biometrica remota” e sono funzionali alla garanzia della certezza del diritto.

Per le applicazioni di IA non ad alto rischio, infine, si applica la legislazione esistente, con la previsione di creare un “sistema di etichettatura su base volontaria”; i produttori- sviluppatori avrebbero, così, un “marchio di qualità” sinonimo di affidabilità del prodotto AI in quanto conforme a parametri prestabiliti.

La Commissione, nelle Conclusioni, afferma che l’Europa deve impegnarsi a incrementare le capacità industriali e tecnologiche indispensabili: “Come indicato nella strategia europea per i dati, che accompagna il presente libro bianco, ciò richiede anche misure che consentano all’UE di diventare un hub di dati globale”.

Saranno, allora, utili le osservazioni della società civile, dell’impresa, delle accademie sulle proposte contenute nel Libro bianco, con termine fino al 19 maggio 2020, per generare “un dialogo globale con tutti i portatori di interessi”.

La Strategia europea per i dati

Nella Strategia europea per i dati si ritrova un rinforzo del concetto della condivisione dei dati nell’ambito sanitario, medico, dei trasporti, nei servizi pubblici così come nelle imprese private, con garanzie di controllo sull’utilizzo degli stessi da parte degli utenti.

Oggetto di elaborazione è, allora, la creazione di uno “spazio europeo dei dati” quale sistema basata sulle potenzialità degli Stati membri finalizzato alla realizzazione di un “cloud pubblico”.

La strategia prevede delle azioni che si basano su quattro pilastri:

1- framework trasversale ai vari ambiti per la governance dell’utilizzo e dell’accesso ai dati.

Si propone, dunque, di creare un corretto quadro normativo per la gestione dei dati, l’accesso e il loro riutilizzo tra imprese, tra imprese e P.A. ed all’interno delle amministrazioni. Da qui l’individuazione di incentivi per la condivisione di dati e la previsione di norme pratiche, giuste e precise, rispettose dei valori e dei diritti europei (protezione dei dati personali, tutela dei consumatori, legislazione sulla concorrenza). In questo modo, i dati del settore pubblico, con elevato valore, potranno essere riutilizzati nell’innovazione.

2- Investimenti nel potenziamento delle infrastrutture e delle competenze europee per l’uso, l’elaborazione e conservazione dei dati oltre che per l’interoperabilità;

3- competenze, con previsione di poteri agli individui, investimento negli skill e nelle PMI;

4- cd. “Data spaces” in Europa nei settori strategici e di pubblico interesse, con previsione di legislazioni di precisi ambiti per la regolamentazione del relativo uso.

Lo spazio europeo dei dati sarà un mercato unico per i dati, ove potranno trovare nuova vita i dati inutilizzati, oggetto di libera circolazione nell’Unione Europea, a favore delle imprese, della ricerca, delle P.A., con accessibilità per tutti. Basandosi sulle informazioni derivate dai dati non personali, le aziende, i singoli cittadini così come le organizzazioni potrebbero essere messi in grado di elaborare determinazioni, nei vari campi, sicuramente migliori, più adeguate e pertinenti. Le imprese potranno, così, interagire con un mercato europeo e non più solo nazionale, avere maggiori opportunità di crescita (a fronte, invero, delle dimensioni rilevanti dei mercati cinesi e americani) ma con la necessità di superare difficoltà ormai strutturali, come quelle degli standard per l’interoperabilità e la qualità dei dati, della posizione dominante extraeuropea in ambito cloud e della garanzia per le persone di vedere tutelati i propri diritti. Per conseguire tali traguardi, sono previsti interventi in ogni settore di riferimento, con la creazione degli spazi europei dei dati (produzione industriale, Green Deal, salute, mobilità), con una maggiore diffusione della competenza digitale tra i cittadini, i quali potranno esercitare un efficace controllo sull’accesso ai propri dati, creati in automatismo.

Anche nella Strategia europea per i dati, dunque, l’Europa punta alla leadership per quelle società che saranno rese più autonome attraverso i dati, non assumendo un atteggiamento di chiusura rispetto al resto del mondo, bensì nella piena consapevolezza di soluzioni globali a problemi altrettanto globali.

Conclusioni

La Commissione, nella comunicazione affronta anche il vero alert, ossia la tempestività degli interventi necessari a fronte di una realtà tecnologica in continuo divenire rispetto ad atteggiamenti isolazionisti dei singoli Stati.

La politica di valorizzazione dei dati è, forse, una delle sfide più importanti in quanto collocata in un ambito conosciuto solo in parte, dove la regolamentazione dei diritti e dei doveri sarà propedeutica alla certezza operativa per gli investimenti. La comunicazione della Commissione va, così, a integrare la normativa già esistente nella trasformazione digitale (GDPR, Regolamento sulla circolazione dei dati non personali, cybersecurity, direttiva sugli Open Data, sistemi di pagamento) e il quid pluris dell’Europa, ossia i valori e i principi europei, sottintendono a un’economia digitale ormai in espansione; su questa sua Strategia, l’Europa attende riscontri. Farà seguito, nell’anno in corso, una legge sui servizi digitali, un Piano di azione per la democrazia europea, un rafforzamento della cybersercurity.

 

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