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AI e salute: dalla data-driven alla people-driven innovation



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Il mercato in ambito sanitario sta crescendo in maniera esponenziale: secondo una ricerca di Frost & Sullivan’s valeva circa 6 miliardi di dollari nel 2022, con un tasso annuo di crescita del 68%. Applicando gli algoritmi ai dati sanitari è possibile ricavare insight in modo sempre più veloce e preciso, individuando relazioni, modelli, “pattern”, che consentono…

Pubblicato il 19 set 2023



Medicina

Il mercato dell’intelligenza artificiale in ambito sanitario sta crescendo in maniera esponenziale: secondo una ricerca di Frost & Sullivan’s valeva circa 6 miliardi di dollari nel 2022, con un tasso annuo di crescita del 68%.

Sono quattro i trend globali che stanno spingendo maggiormente verso il ricorso all’AI in sanità: le malattie croniche, in aumento in tutto il mondo; la carenza di personale e il diffondersi di fenomeni di burnout; la crescente richiesta, da parte dei pazienti, di esperienze di cura personalizzate e la crescita esponenziale dei dati sanitari, frutto a sua volta del processo di digitalizzazione in atto.

E le potenzialità che possono scaturire dall’utilizzo dell’AI in sanità sono enormi: applicando algoritmi di intelligenza artificiale ai dati sanitari è possibile, ad esempio, ricavare insight in modo sempre più veloce e preciso individuando relazioni, modelli, “pattern”, che consentono di incrementare l’accuratezza della diagnosi, di effettuare una gestione predittiva e più personalizzata delle cure.

Tutto questo si traduce in una serie di vantaggi per i pazienti, che ricevono un’assistenza migliore e vivono un’esperienza di cura più positiva, ma anche per il personale sanitario. A fronte di una progressiva carenza di personale e di minori risorse economiche e finanziare, l’impiego di tecnologie digitali come l’AI permettono di automatizzare alcuni processi e rendere più efficiente e produttivo il flusso di lavoro, accanto ai vantaggi sotto il profilo diagnostico e clinico.

Il futuro dell’AI nell’imaging medico

L’imaging medico è sicuramente uno degli ambiti in cui l’AI sta portando contributi significativi. Un settore che dovrebbe registrare tassi di crescita annuale nell’ordine del 30% entro il 2025.

In RM, per esempio, il tempo di acquisizione dell’immagine è fondamentale per ottenere un risultato valido da un punto di vista diagnostico. Il paziente durante l’intera scansione deve rimane immobile per non creare artefatti nell’immagine con il rischio di compromettere la diagnosi. Con l’introduzione dell’AI è stato possibile ridurre le tempistiche di acquisizione dell’esame, migliorando, da un lato, il flusso di lavoro del personale sanitario, dall’altro, l’esperienza del paziente grazie a un miglior confort.

In questo ambito, sono state messe a punto delle soluzioni (come quelle di Philips) che utilizzano algoritmi di machine learning per acquisire immagini capaci di distinguere dettagli anatomici prima non rilevabili, anche riducendo i tempi e i costi.

Un esempio è l’algoritmo di intelligenza artificiale SmartSpeed, che permette, partendo da un input parziale di informazioni, di ottenere immagini nitide, ad alta risoluzione, ripulite da rumore, di elevata qualità diagnostica. Questo algoritmo di deep learning, si basa su una rete neurale che viene addestrata con i diversi tipi di contrasto di immagine, informazioni sull’anatomia e sui principi di funzionamento della risonanza magnetica.

L’AI è un settore prioritario, nel quale Philips sta focalizzando una parte importante degli investimenti in R&D: ogni anno il Gruppo investe il 10% del fatturato (circa 2 miliardi) in ricerca e sviluppo, una scelta che gli ha permesso di essere primo in Europa per brevetti depositati in ambito medtech e secondo al mondo.

AI radiologia

Cento anni di Philips in Italia

Dal 1923, anno in cui nasceva a Milano Philips Società Anonima Italiana, l’azienda ha percorso la strada dell’innovazione continua al servizio del progresso sociale, per migliorare concretamente la qualità della vita e il benessere delle persone.

L’evento “Nel futuro, da 100 anni”, che ha avuto luogo per festeggiare questo importante traguardo italiano, è stata l’occasione per un confronto sul significato profondo del “fare innovazione oggi” durante la tavola rotonda “People-driven innovation, sfide e opportunità del nuovo umanesimo digitale”: un dibattito animato dai contributi di esponenti di rilievo, da cui è emersa una richiesta urgente a definire una governance chiara e sicura sul tema dell’intelligenza artificiale, sull’impatto che sta avendo sulla vita delle persone e quali debbano essere i confini entro i quali utilizzare le potenzialità degli algoritmi e dell’AI generativa,

Alcuni interventi della tavola rotonda

Nel corso dell’evento, Emanuela Girardi, membro del Direttivo di Aixia, Associazione Italiana per l’Intelligenza Artificiale, ha sottolineato l’impatto che le attuali tecnologie possono avere sull’essere umano e sulle regole necessarie a gestirlo. “Recentemente il parlamento europeo ha approvato l’Artificial Intelligence Act, un importante regolamento che disciplina i sistemi di AI in base al livello di rischio di violazione nei confronti della sicurezza sia fisica che psichica delle persone. Si tratta a mio avviso di un’approvazione importante perché deve regolamentare tecnologie potentissime, in particolar modo nel loro sviluppo e nei loro utilizzi, ma ritengo sia fondamentale che venga fatto in modo non troppo restrittivo, per non rischiare di limitare lo sviluppo stesso dell’innovazione in Europa”.

Secondo Maximo Ibarra, Ceo del Gruppo Engineering: “Per poter parlare di benefici, da un lato dobbiamo avere delle infrastrutture alla portata di tutti: non tutte le parti del mondo hanno a disposizione le infrastrutture necessarie per poter utilizzare appieno la tecnologia, mi riferisco a infrastrutture digitali come il 5G, piuttosto che la fibra ottica, e ad oggi non possiamo ancora ritenerci soddisfatti di avere eliminato il digital divide. Il secondo tema è quello della formazione e delle skill: i dati di varie ricerche ci dicono intatti che il 50% circa degli italiani adulti non ha dimestichezza di base con le tecnologie digitali e che su 100 nuove occupazioni che si creeranno nei prossimi tre anni, il 60% di fatto oggi non esistono. La formazione digitale deve essere potenziata: solo attraverso l’abbinamento di questi due aspetti, infrastruttura e skilling, si può trarre il massimo vantaggio dalle tecnologie in modo sicuro e più utile per le comunità”.

In questo scenario, l’impegno di Philips, come ha evidenziato Andrea Celli, Managing Director di Philips Italia, Israele e Greciaè di supportare un ecosistema salute che poggi sui pilastri di un’innovazione tecnologica che sia al contempo digitale, sostenibile e umana, dove le persone – consumatori, medici e pazienti – siano davvero al centro. Le tecnologie digitali come big data e AI permettono oggi di mettere in correlazioni dati clinici di un paziente con quelle dell’ambiente in cui vive e dei suoi stili di vita per ricavare informazioni utili a sviluppare un percorso di cura sempre più personalizzato.

Non solo, le nuove tecnologie e la digitalizzazione delle strutture sanitarie, come previsto dalla Missione 6 del PNRR, consentono di estendere l’assistenza al di fuori dell’ospedale a costi inferiori. Ci stiamo muovendo verso un futuro in cui i pazienti beneficeranno di una gamma sempre più ampia di punti di accesso alla cura, virtuali e fisici, tra cui poter scegliere, abilitati dall’innovazione digitale e dall’AI. Questa visione del futuro dell’assistenza sanitaria è però realizzabile solo attraverso l’implementazione di un sistema virtuoso che connetta competenze e know-how diversi e complementari, all’insegna di una visione comune di un percorso di salute connesso e integrato”.

Il futuro dell’AI generativa

Presto, grazie soprattutto all’AI generativa, potremo assistere a mutamenti rivoluzionari. Questa tecnologia, infatti, ha il potenziale per rendere facilmente comprensibili informazioni complesse, consentendo ai pazienti e alle loro famiglie di partecipare più attivamente al loro percorso sanitario.

Un giorno non molto lontano i pazienti potranno “parlare con” le proprie cartelle cliniche, porre domande ed essere istruiti sul proprio stato di salute, mentre i medici potranno dialogare con i vetrini digitali, chiedendo approfondimenti e dettagli per migliorare la diagnosi e le cure.

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