Chip sottocutanei, qual è lo stato dell’arte, a cosa servono

Secondo uno studio del California Institute of Technology, in un futuro non troppo lontano i microchip sottocutanei potranno fungere da “controllori” del nostro corpo, monitorandone la salute e l’integrità e diventeranno parte integrante della gestione dei pazienti anche al fine di sostenere il Sistema sanitario nazionale [...]
Riccardo Scarfato

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Durante i giorni più duri della pandemia da SarCoV2 circolava, tra le molte fake news, la notizia di un ipotetico contatto tra il Ministero della Salute e una società svedese, della quale al momento non è presente un sito web ufficiale, relativo all’autorizzazione per la commercializzazione di un chip sottocutaneo. Al netto dell’attendibilità della notizia, poi smentita dalle stesse istituzioni nazionali, il topic è risultato sicuramente di interesse per il settore della Sanità nella misura in cui potrebbe rappresentare un boost importante per il mondo health-pharma ma che endemicamente trascina con sé critiche e pregiudizi.

Chip sottocutanei, a cosa servono

Sui chip sottocutanei c’è molta letteratura che ha analizzato le innumerevoli e diverse casistiche relative allo sviluppo dei chip nel campo della medicina, nella quale possono essere già utilizzati come dispositivi medici che incorporano sostanze chimiche (o principi attivi), fungendo quindi da “serbatoi” capaci di rilasciare dosi su richiesta nell’organismo umano. Ed è proprio questo uno degli utilizzi che può meglio rappresentare (positivamente) agli occhi delle istituzioni questi strumenti, e non certo la loro funzione – anche se ugualmente utile – di immagazzinare informazioni e data non perché meno importanti perché calamita di troppe e non sempre meritate critiche. Al momento, già per alcune specifiche patologie (si pensi al caso del pacemaker nella fibrillazione atriale), è previsto l’utilizzo di queste tecnologie ma i progressi scientifici e della ricerca puntano ad un utilizzo più ampio e di “largo consumo”.

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Azita Emami

Qualche anno prima della notizia sulla società svedese circolavano degli studi, di un’altra caratura scientifica rispetto la notizia citata in apertura, della professoressa Azita Emami (docente di ingegneria elettrica ed ingegneria medica preso il CalTech – California Institute of Technology) in tema di microchip. L’esito degli studi ha dimostrato come in un futuro non troppo lontano, i chip sottocutanei potranno fungere da “controllori” del nostro corpo monitorandone la salute e l’integrità e diventeranno parte integrante della gestione dei pazienti anche al fine di sostenere il Sistema sanitario nazionale.

Gli sviluppi delle terapie farmacologiche, contestualmente alle evoluzioni qualitative in termini di efficacia, portano con sé un certo grado di complessità nel trattamento di una patologia. In questo scenario la modalità e i tempi della somministrazione rappresentato infatti un momento importantissimo nella strategia farmacologica. La possibilità di somministrare un medicinale per via orale anziché per via endovenosa cambia l’intera filiera della salute, ed è comprensibile quindi quale importante novità potranno portare i microchip nel settore.

Le potenzialità dell’intelligenza artificiale

Di sicuro lo sviluppo esponenziale dell’intelligenza artificiale (AI) contribuirà fortemente allo sviluppo di questi strumenti nel panorama sanitario, in particolar modo grazie a nuovi investimenti attraverso partnership pubblico-privato (PPP) e alla continua crescita della forza di calcolo dei computer legata alla riduzione costante nel costo dello storage come di seguito ha riportato la Commissione Europea:

Fonte: Computing power and cost of storage, 1970-2018 and 1982-2018: AI research and innovation: Europe paving its own way, European Commission.

Chiaramente un largo utilizzo di queste tecnologie consentirà, in alcuni casi, al Sistema sanitario nazionale un consistenze risparmio economico almeno in termini di riduzione di ricoveri ospedalieri e un SSN che possa realmente andare incontro al cittadino e seguirlo real time.

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Sicuramente la criticità maggiore, oltre l’aspetto legato alla sensibilità umana che comunque resta molto variabile nel tempo (basti pensare che fino a 20 anni fa era impensabile entrare in macchina di uno sconosciuto – non dipendente di un’azienda – alle 3 di notte, ma oggi nessuno è frenato nell’utilizzare Uber), è la creazione di un framework normativo e regolatorio adatto e capace di gestire un settore “di fatto nuovo” e in perenne evoluzione.

Uno spunto interessante arriva dallo Stato del Nevada (USA) in cui nel 2019 è stata approvata all’unanimità una Legge, a prima firma di Skip Daly già componente dell’Assemblea del Nevada, che ha proibito di costringere una persona a sottoporsi alla somministrazione di un chip sottocutaneo di identificazione permanente. Tuttavia, al netto delle considerazioni politiche, la Legge risulta di interesse poiché non include nel termine “microchip” i device usati per la diagnosi, monitoraggio, trattamento o prevenzione di una patologia. Spunto interessante in vista dei futuri sviluppi sul tema.

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Chip sottocutanei in Italia

Infine, come noto, l’Italia ha inviato a Bruxelles il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) al fine di ricevere le risorse e programmare gli investimenti in riforme collegate al Next Generation EU (NGUE), ovvero quello strumento di ripresa economica messo in campo dall’Unione europea (UE) per contrastare la pandemia. All’interno del Piano, strutturato su 6 Missioni e diviso su riforme e investimenti specifici, sono presenti alla Missione 1 – Componente 2 (Digitalizzazione, innovazione e competitività del sistema produttivo) degli investimenti sull’innovazione e tecnologia dei microprocessori e contributi per sostenere gli investimenti in macchinari, impianti e attrezzature per produzioni di avanguardia tecnologica ed è complementare alle misure Transizione 4.0. In egual misura risulteranno di interesse gli investimenti previsti dalla Missione 6 – Componente 2 (Dalla ricerca all’impresa), che prevedono di integrare e rafforzare il fondo IPCEI Microelettronica e i suoi principali ambiti di intervento:

  1. veicoli connessi verdi e autonomi;
  2. salute intelligente;
  3. industria a bassa emissione di carbonio;
  4. tecnologie e sistemi a idrogeno;
  5. internet delle cose industriale;
  6. sicurezza informatica.

Per questi obiettivi d’investimento saranno stanziati diversi milioni di euro tra il 2021-2026 per rafforzare il settore nazionale industriale, che però potrà contare nel forte interesse e necessità di crescita del settore della sanità.

Nel breve termine, dunque, i settori industriali coinvolti nella progettazione e ricerca di chip sottocutanei, da utilizzare anche in salute, potrebbero trovare terreno fertile per coltivare e realizzare nuove attività che risulteranno strategiche per affrontare le sfide sanitarie del XXI secolo.

 

Fonti

Microchips in Medicine: Current and Future Applications, Adam E. M. Eltorai, * Henry Fox, Emily McGurrin, and Stephanie Guang, 2016 (link);

Localization of Microscale Devices In Vivo using Addressable Transmitters Operated as Magnetic Spins, Monge, Manuel and Lee-Gosselin, Audrey and Shapiro, Mikhail G. and Emami, Azita, 2017 (Link);

Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) (Link);

AI research and innovation: Europe paving its own way, European Commission, 2020 (Link);

Prohibits certain entities or persons from requiring another person to undergo implantation of a microchip or other permanent identification marker. (BDR 15-25) (Link).

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