Racconto sul futuro dell’intelligenza artificiale: i Custodi (ovvero del viaggio verso il Paradiso) – Parte II

Giuliano Pozza

CIO Università Cattolica del Sacro Cuore

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Profughi

I primi arrivarono poco prima di Natale. Viaggiavano in imbarcazioni di fortuna che dalla Terra del Fuoco approdavano in Antartide dopo un viaggio con non pochi rischi. Poi aumentarono progressivamente, cogliendo Antartica totalmente impreparata. Negli anni buoni non era infrequente che arrivassero anche alcune migliaia di persone che chiedevano ospitalità. Questo non era mai stato un problema. Ora però ne avevano accolte già quasi 100.000 e il flusso non accennava a fermarsi. Qualcuno parlava di trecentomila, qualcuno di due milioni, i più faziosi terrorizzavano la gente dicendo che sarebbero arrivati in dieci milioni, ossia l’intera popolazione di Terranova. In realtà i profughi avevano portato notizie aggiornate su Terranova ed era chiaro che molti non sarebbero più scappati di lì. Ma anche l’idea di accogliere 300 o 400 mila persone generava una grande preoccupazione tra i cittadini di Antartica. In un ambiente ostile come quello del Polo Sud, costruire infrastrutture di accoglienza era un processo lungo e costoso. Vi erano state accese discussioni e anche manifestazioni tra chi era pro-accoglienza, come Lea la figlia di Tommaso, e chi era contrario. Poi arrivò la strana coppia che Maximilian e Tommaso stavano intervistando. Una ragazza dalle fattezze asiatiche e un ragazzo di apparente origine nord-africana.

– Quindi voi mi state dicendo che siete in possesso di questo messaggio, che è particolarmente importante per Antartica, ma non sapete perché, – chiese Tommaso.

– Le ho spiegato come sono entrata in possesso del messaggio. Non so nulla più di questo, – rispose Alexandra, ormai un po’ seccata.

Maximilian stava fissando il foglio di carta stropicciata appoggiata sul tavolo davanti ad Alexandra e a Mustafà. Era stato strappato da una vecchia bibbia (si vedevano ancora alcuni versetti) e vi era scritta una formula:

Sotto la formula una firma e quelle che sembravano essere delle coordinate Gps e una firma.

Sul retro uno strano disegno:

L’avevano già dato in pasto a Novissima, ma senza risultati.

A un certo punto Tommaso, che era rimasto scuro in volto per un po’, disse: – Fai chiamare don Carlo.

– Scusi signore, – disse Max, – non è un tema un po’ troppo riservato per coinvolgere dei comuni civili?

– Don Carlo non è un comune civile. E qui dietro ci sono alcune nostre vecchie conoscenze.

Vecchie conoscenze e nuovi amici

Don Carlo ci mise quasi mezz’ora ad arrivare. Ormai era molto anziano e il fisico sorreggeva a stento una mente ancora lucida e talvolta brillante.

Quando arrivò fu preso da compassione per lo stato dei due ragazzi: benché giovani, dopo molti mesi di viaggio attraverso mezzo mondo erano evidentemente provati. Chiese innanzitutto che fossero rifocillati e rivestiti, poi volle parlare loro personalmente. Alexandra raccontò quello che sapeva, che non era molto. Parlò dell’incidente su Luna 3, dello strano personaggio che portava il messaggio per il comandante e di quello che era successo a Terranova. Poi osservò attentamente il foglio di carta con il messaggio e rimase pensieroso per un po’. Max e Tommaso lo fissavano con sguardo interrogativo.

Quando parlò disse: – Qui abbiamo due nuovi amici, dietro questo messaggio ci sono invece delle vecchie conoscenze. Amici e nemici insieme…

– Conosciamo una sola persona che si firmerebbe Gandalf. Può essere lui? – chiese Tommaso.

– Credo di sì. La buona notizia è che forse Ned è vivo.

Agli sguardi interrogativi di Max e dei due ragazzi, Tommaso spiegò che Ned Wal era un loro amico, fissato con i vecchi libri di uno scrittore chiamato Tolkien. Il messaggio doveva venire da lui.

– E la formula? – chiese Max.

– Questo è il rebus, – rispose don Carlo.

– Novissima dalla formula non ha cavato nulla, – disse Max. – Abbiamo provato a trascriverla in molti modi e a incrociare analisi automatica con esperti umani ci crittografia, ma senza risultati.

Don Carlo intanto rigirava tra le mani il foglietto. Si soffermò sulla formula, sull’immagine del retro e poi sugli stralci di testo che si intravedevano ai margini. Poi alzò gli occhi e disse:

– Non basta concentrarsi sui simboli della formula, che sono l’unica cosa che Novissima ha elaborato. Ci sono quattro indizi ulteriori. Innanzitutto il messaggio parla di NoEvilNet. L’immagine sul retro è chiara: le tre scimmie sagge (non vedo, non sento, non parlo) rappresentate al contrario, come in uno specchio. È il motto di NoEvilNet: vedo, sento e parlo. Il secondo indizio è la cartina su cui sono disegnate le scimmie. Si tratta dell’Europa evidentemente, ma dell’Europa geografica non politica. Le scimmie sono sovrapposte: forse per indicare che NoEvilNet domina l’Europa, ma forse per indicare che il cuore di NoEvilNet, il quartier generale che Ned cercava, si trova nel continente europeo. Il terzo indizio viene da Ned: solo lui poteva firmarsi Gandalf! Ci dice che il messaggio ci è stato inviato da lui e forse ci vuole dare un’indicazione per trovarlo. Il quarto indizio è meno evidente. Forse ci siamo dimenticati che il mezzo è parte del messaggio, come diceva un esperto di comunicazione dei miei tempi[1].

– Cosa vuoi dire? – chiese Tommaso.

– Guardate la carta su cui è scritto il messaggio: si tratta di una pagina strappata a una vecchia Bibbia. È un’intuizione, forse mi faccio fuorviare dal fatto di essere un vecchio prete, ma credo che sia un dettaglio importante per decifrare la formula.

Max prese il foglietto e uscì dalla stanza correndo.

Tommaso tornò a casa con don Carlo. Nessuno dei due aveva voglia di andare a dormire, il ritorno di Ned li aveva sconvolti entrambi. Era tardi, ma quando entrarono in casa trovarono Lea ancora alzata. Stava preparando una manifestazione pro-accoglienza per il giorno dopo.

Tommaso, che con lei non aveva segreti, le raccontò cosa stava succedendo.

– Quindi forse potremmo avere qualcosa di concreto per intervenire in Europa? – chiese Lea.

– Forse, rispose Tommaso. Ne stavamo parlando con don Carlo. Ned era fissato su NoEvilNet. Tu forse non te lo ricordi, ma NoEvilNet è un network costituito da un’intelligenza artificiale e da una rete di manipolatori che ha contribuito a devastare l’Europa e gli Stati Uniti. Se conosco Ned, questo foglietto contiene le indicazioni per localizzare il quartier generale di NoEvilNet. Se ce l’ha mandato è perché lo decodifichiamo e lo utilizziamo. Non abbiamo ancora decodificato il messaggio, ma tutte le nostre fonti ci dicono che NoEvilNet ha il quartier generale da qualche parte in Europa e scommetto che nel messaggio troveremo qualche indizio per stanarlo. Sempre che il Consiglio di Antartica decida di fare qualcosa.

Lea era visibilmente turbata.

– Ma ancora pensate che possiamo starcene qui a guardare? Non capite cosa sta succedendo? Il mondo sta andando in frantumi e noi siamo qui, rintanati in un cantuccio di questa barca comune che ci sopita tutti. Ci diciamo che in fondo non è importante se ci sono delle falle dall’altra parte della barca, tanto per ora qui da noi stiamo ancora all’asciutto. Ma quanto potrà durare? – disse con voce esasperata.

Don Carlo posò una mano sul braccio di Tommaso, che stava per ribatterle, e disse: – Lea, forse succede semplicemente che noi siamo troppo vecchi per prendere in mano questa situazione. Sai, in alcuni casi la prudenza degli anni è una benedizione, ma in molti altri momenti diventa un freno, una forma di vigliaccheria. E io comincio a pensare che ora stiamo vivendo uno di quei momenti.

Custodi e messaggi

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Nei giorni successivi continuarono ad arrivare profughi a ondate successive. Venne costruito un campo di contenimento, ufficialmente per ragioni sanitarie, in realtà perché il Consiglio di Antartica non aveva ancora deciso se rimpatriarli o accoglierli. Tra le migliaia di persone che arrivavano Max, come capo della sicurezza di Antartica, ne interrogava alcune, che gli venivano segnalate dai suoi uomini sul campo. La prima coppia era stata la più interessante, perché portava il messaggio che stavano cercando di decifrare. Ora Alexandra e Mustafà erano stati sistemati negli alloggi riservati ai profughi considerati rilevanti per Antartica. La seconda gli era stata segnalata perché avevano attraversato tutta l’Africa, continente su cui filtravano sempre poche notizie da quando era entrata nell’orbita della Cina. Lei sembrava a posto. Una specializzanda in medicina degli Stati Uniti, fuggita da Israele subito prima del suo collasso. Il suo accompagnatore era evidentemente uno squilibrato. Diceva di essere un “custode” e di venire da un altro pianeta. Dopo qualche reticenza, la dottoressa ammise che si trattava di un paziente affetto da paranoia. Però nel suo disturbo mentale poteva essere venuto in possesso di informazioni importanti, perché sembrava sapere cosa era successo su Luna 3. Diceva di essere in contatto con altri “custodi”. Quale che fosse la fonte delle sue informazioni, molti dei dettagli che aveva fornito, sia su quanto successo in Israele che su Luna 3, combaciavano con quanto il servizio di sicurezza aveva ottenuto da altri canali. Max raccolse più informazioni possibili, poi se ne liberò facendoli sistemare negli alloggi per gli ospiti sotto stretta sorveglianza. Di lì a poco ricevette un messaggio di Evan, il responsabile del team di analisi delle comunicazioni. Diceva: “Forse ci siamo. Abbiamo un’ipotesi verosimile sul significato del messaggio. Ci vediamo in sala riunioni tra 30 minuti?”

Max moriva dalla curiosità. Rispose affermativamente e invitò alla stessa riunione anche Tommaso e don Carlo.

Quando don Carlo entrò lentamente e sulle gambe mal ferme nella sala riunioni c’erano già tutti: Max, Tommaso e il team di sei specialisti che aveva completato l’analisi del messaggio insieme a Novissima.

Tommaso lo fece accomodare vicino a lui e lo salutò con un cordiale: – Così sembra proprio che avessi ragione tu don Carlo. In effetti la chiave «biblica» ci ha permesso di decodificare il messaggio.

– Diciamo che ho avuto intuito. E poi, per un residuo del passato come me, tutto si legge in «chiave biblica», come dici tu. È l’unica chiave che ho, – rispose il vecchio prete.

– Intuito o no, crediamo che l’analisi di Novissima e del team di Evan sia attendibile. Per favore illustrateci cosa avete trovato, – riprese Max girandosi il pezzo di carta tra le mani.

Evan andò verso lo schermo, dove veniva proiettato il messaggio insieme a delle mappe geografiche.

Poi cominciò: –In effetti crediamo di aver decifrato il messaggio con una elevata probabilità di certezza. Non è stato banale perché non si tratta del solito messaggio che utilizza algoritmi di cifratura sofisticati. In questo caso Novissima lo avrebbe decriptato con la forza bruta. Ci avremmo messo qualche giorno ma ci saremmo arrivati. Potremmo dire che si tratti di una “cifratura culturale”, ossia una serie di indizi che richiedono diverse competenze e una buona dose di intuizione per essere compresi.

Innanzitutto non si tratta di una formula ma di versetti della Bibbia. E qui l’intuizione di don Carlo è stata fondamentale. I primi indicano Isaia 33, 15-16 che recita così:

“Chi cammina nella giustizia e parla con lealtà,

chi rigetta un guadagno frutto di angherie,

scuote le mani per non accettare regali,

si tura gli orecchi per non udire fatti di sangue

e chiude gli occhi per non vedere il male:

costui abiterà in alto,

fortezze sulle rocce saranno il suo rifugio,

gli sarà dato il pane, avrà l’acqua assicurata.”

– Si conferma che parla di NoEvilNet, – disse Tommaso.

– È così. Questo è coerente con l’immagine sul retro. Però aggiunge un elemento nell’ultimo versetto che sembra un’indicazione di localizzazione fisica: un luogo alto, probabilmente su una montagna. Accoppiata con il disegno e con quello che sappiamo da altre fonti sembrerebbe indicare che il quartier generale di NoEvilNet si trova in Europa su una montagna. Però così non ci dice molto. Su questo ci viene però in aiuto la seconda parte della formula. Anche in questo caso si tratta in realtà di un versetto della bibbia e identifica una frase dell’Apocalisse (Ap. 21, 20):

“il quinto di sardonico; il sesto di sardio; il settimo di crisolito; l’ottavo di berillo; il nono di topazio; il decimo di crisopazio; l’undecimo di giacinto; il dodicesimo di ametista.

La scritta sovrastante è una specie di evidenziatore. Focalizza la nostra attenzione sull’ottavo livello, quello del berillo. Questo restringe il campo. Non ci sono molte zone in Europa con miniere di berillo in montagna. Infatti la maggior parte di queste miniere si trovano in Asia o in America.

Don Carlo sembrava incuriosito. Poi chiese – Mi permetta una curiosità. Queste deduzioni vengono da Novissima o dal vostro team di analisti?

– In realtà noi non vediamo questa distinzione, – disse Evan. – Novissima è parte del team di analisti. Diciamo che è un analista con degli skill molto particolari. In questo caso specifico l’analisi ha proprio messo insieme diversi input, da quelli provenienti da lei a quelli di altri membri del team, tra cui Novissima.

Don Carlo sembrava soddisfatto. Fece segno con la mano di proseguire ed Evan riprese la parola: – Quindi mettendo insieme tutti gli indizi possiamo dire che il messaggio parla di NoEvilNet e del suo quartier generale che si trova verosimilmente:

  1. in una zona montuosa (dal finale del brano di Isaia: “costui abiterà in alto, fortezze sulle rocce saranno il suo rifugio”)
  2. nel continente Europeo inteso come entità geografica (dal disegno e da informazioni pregresse)
  3. la zona in questione deve avere giacimenti di berillo (dal brano dell’apocalisse + indicazione ottavo livello)

La località che con maggior probabilità risponde a questi requisiti è quella del monte Narodnaja sugli Urali, dove si trovavano importanti giacimenti di berillo anche se non più sfruttati negli ultimi anni.”

Ci fu un attimo di silenzio nella sala. Poi Tommaso chiese: – E la firma di Gandalf con i numeri vicino?

– Da quello che ci avete raccontato sul personaggio e dall’analisi dell’inchiostro è verosimile che questa sia un’aggiunta posteriore recente di Ned Wal, che si è firmato Gandalf e ci ha dato le coordinate Gps per metterci in contatto con lui. Sembra si trovi anche lui in una zona montuosa ma nel nord del Vietnam. Evidentemente non aveva tempo per altri messaggi complicati: ha rischiato mettendo direttamente le sue coordinate Gps. Credo ritenga più importante muoversi in fretta della sua sicurezza!

Tommaso era eccitato, soprattutto all’idea di ritrovare Ned vivo, ma anche preoccupato. Si fece pensieroso perché sapeva che adesso veniva la parte più difficile: ora che avevano tutte le informazioni necessarie, cosa avrebbe deciso il Consiglio?

Il Consiglio

La riunione del Consiglio di Antartica, composto da circa 100 membri tra cui don Carlo e Tommaso, stava andando avanti da quasi due ore. Il Presidente dava la parola a turno ai diversi membri del Consiglio. Tommaso aveva avuto modo di condividere le informazioni che arrivavano dai profughi e anche il messaggio su NoEvilNet che era stato decifrato. Il partito degli isolazionisti aveva una leggera prevalenza, ma la situazione era di sostanziale equilibrio.

– Se continuiamo così non andremo da nessuna parte. Siamo in stallo, – sussurrò Tommaso a don Carlo.

– Hai ragione, e non solo rispetto a questa riunione: se continuiamo così non andremo da nessuna parte come comunità di Antartica. Ci rinchiuderemo in noi stessi fino a sparire o a diventare irrilevanti nella storia del mondo, il che è forse la stessa cosa.

Poi successe l’impensabile. Le porte della sala dell’assemblea si spalancarono ed entrò un uomo con occhiali scuri e barba e capelli biondi. L’uomo era armato di una pistola e prima che le guardie che lo inseguivano riuscissero a intervenire si piazzò dietro il tavolo della presidenza. Ora le guardie, con Maximiliam a condurle, lo tenevano sotto tiro, mentre lui teneva sotto tiro la grossa testa calva del presidente di Antartica. Questo sì che è uno stallo, pensò Tommaso guardando la faccia tesa di Max. Poi lo strano personaggio parlò. La sua voce era calmissima e quasi ipnotizzante:

– Non vorrei prendere troppo tempo a questa esimia assemblea, quindi vi prego ascoltatemi attentamente per qualche minuto e nessuno si farà male. Dopo che vi avrò detto quanto devo, mi consegnerò spontaneamente ai miei amici che mi attendono sulla porta.

Il presidente, sudando copiosamente, fece segno a Max di assecondarlo. Quindi Mike continuò.

– Vi dico semplicemente: aprite gli occhi! Vi porto qualche notizia dal mondo fuori, perché so che ne siete avidi. Tutto il mondo è in fiamme. Terranova è caduta in un letargo da cui forse non si sveglierà più, Israele è stato distrutto, l’Europa e gli Stati Uniti sono nel caos. Resistono la Cina e le regioni da lei controllate, come l’Asia e l’Africa, ma è una resistenza indegna di voi. Non potete barattare la libertà con la tranquillità e la pace. L’Australia si è chiusa in completo isolamento, ma i suoi giorni sono segnati. Nessuno può sopravvivere da solo.

Alcuni isolazionisti mormorarono a queste parole, ma Mike riprese senza badare loro: – Come so queste cose? Le so perché io sono un Custode e tanti altri Custodi me sono presenti nelle diverse parti del mondo da migliaia di anni. Veniamo da un pianeta lontano, ma non potremo aiutarvi per sempre. Antartica è rimasto l’ultimo baluardo di libertà: non potete tenere questa ricchezza chiusa in uno scrigno. I beni più preziosi, come il cibo o la vita, deperiscono se non vengono condivisi.

Saggi di Antartica io vi dico: è ora di agire! Un altro custode, un mio amico, ha perso la vita su Luna 3 per cercare di fermare il disastro di Terranova. Ma il suo sacrificio non è stato invano: ha fatto in modo che aveste il messaggio. Ora sapete come agire e da dove partire: cominciate con il distruggere NoEvilNet, liberate l’Europa e gli Stati Uniti!

Noi custodi vi studiamo da tempo. Non sappiamo ancora se la tecnologia che avete sviluppato, dalle armi nucleari alla genetica all’intelligenza artificiale, vi salverà o vi distruggerà. Ma ora voi di Antartica avete intrapreso la strada giusta e ora avete davanti a voi due scelte: o chiudervi in voi stessi e guardare il mondo morire lentamente dal vostro paradiso ghiacciato o mettere la vostra sapienza e la vostra tecnologia a servizio di una causa più grande: la salvezza dell’umanità.

Poi Mike abbassò la pistola, reclinò la testa e rimasse passivo mentre gli uomini di Max intervenivano fulminei. In pochi secondi lo immobilizzarono e lo portarono via.

L’assemblea era ancora sotto choc e il Presidente, quasi sul punto di svenire, stava certamente pensando di riaggiornare la seduta. Don Carlo però non voleva perdere l’occasione e, senza aspettare che gli fosse concessa la parola, si portò malfermo al centro della sala per parlare. L’autorevolezza di cui godeva faceva sì che gli fossero perdonate molte infrazioni al protocollo. Appena si fu fatto silenzio, iniziò:

– Cosa abbiamo visto poco fa? Un pazzo o un profeta? – fece una pausa per far sedimentare quelle parole nelle menti dei presenti.

– Io vi dico che abbiamo visto entrambe le cose. Un pazzo, certamente, che pensa di essere un custode venuto da un altro pianeta. Ma se andate oltre lo schermo della pazzia scoprirete una saggezza profetica nelle sue parole. «Nessuno si salva da solo»: doveva arrivare un pazzo a ricordarcelo? La grande civiltà occidentale ci ha dato una fiamma triplice che viene dalla Grecia, dalla civiltà latina e dalla storia cristiana: la democrazia, la giustizia e l’amore per il prossimo. Questa fiamma ha illuminato per anni l’Europa e gli Stati Uniti, ma ora è stata soffocata dall’anarchia e dal caos. Tra il mondo ordinato e senza libertà di Aica e il caos dell’occidente di oggi, esiste una terza via. Noi in Antartica siamo i nuovi custodi di questa fiamma. Non possiamo tenerla sotto una cappa di vetro, altrimenti si spegnerà inesorabilmente!

Sapete che io sono un uomo di fede, non uno scienziato o un ingegnere. Credo però che quel pazzo che si è auto-definito «custode» abbia ragione nel dire che la tecnologia ci salverà o ci distruggerà. Non ci sono vie di mezzo. Antartica non può sopravvivere come un paradiso separato dal resto del mondo: questa è un’illusione. Il paradiso è un cammino. Se lasciamo che un uso immorale o amorale della tecnologia prenda il sopravvento, periremo tutti. Se invece riusciremo a usare il potere che la tecnologia ci dà per metterlo al servizio dell’umanità, potremo diventare veramente uomini nuovi. La lotta qui non è tra tecnologie buone o cattive ma tra un uso umano e un uso disumano della tecnologia. Noi abbiamo saputo integrare la tecnologia nella nostra cultura e nella nostra vita. Ci siamo posti dei limiti, abbiamo costituito un comitato etico che ci guidasse delle scelte. Novissima è il frutto maturo di questo percorso. L’abbiamo costruita secondo il principio di un famoso e saggio architetto di tanto tempo fa, Gaudì. Egli costruì una chiesa bellissima in modo che la sua altezza fosse inferiore di mezzo metro rispetto a quella di una collina vicina, poiché Gaudí riteneva che la sua creazione non dovesse superare quella di Dio. La nostra tecnologia è stata costruita così, è stata integrata nella nostra comunità. Questo è il dono che dobbiamo mettere a disposizione dell’umanità. L’alternativa è l’estinzione.”

Il silenzio che calò dopo il discorso di don Carlo fu totale. Tommaso capì subito che il suo vecchio amico aveva fatto centro.

Ci fu una discussione di circa un’ora. Gli isolazionisti cercarono una rimonta in extremis, ma alla fine il Consiglio di Antartica si pronunciò a favore della costituzione di un corpo speciale che sarebbe intervenuto inizialmente in Europa per neutralizzare NoEvilNet e successivamente a Terranova. La missione venne chiamata “Operazione Custodi”, su richiesta esplicita di don Carlo.

Uno dei membri volontari dell’operazione era Max e uno dei primi obiettivi fu quello di prendere contatto con Ned Wal, come richiesto esplicitamente da Tommaso e don Carlo.

Farewell

Christine si sentiva sola come non le era mai successo. Nei filmati registrati immediatamente dopo l’evento dalla squadra di primo intervento che Christine aveva visionato, le tracce di Mike erano ben visibili e si allontanavano dall’ingresso principale della prigione di Antartica, un edificio costruito in una zona remota e montuosa. Non vi erano grandi misure di sicurezza, perché i detenuti non avevano che una divisa leggerissima e nessuno poteva resistere all’esterno più di qualche ora nella bella stagione, minuti nella brutta. Comunque troppo poco per raggiungere la base di Antartica. Dopo qualche centinaio di metri le impronte diventavano sempre più leggere fino a sparire. Lo cercarono per tre giorni con le motoslitte, nonostante la tempesta di neve che si era scatenata sulla zona nelle ore seguenti, ma senza alcun risultato. Venne classificato come disperso: uno dei tanti che avevano tentato una folle fuga dal carcere di Antartica ed erano morti sul ghiaccio, per lapide una coltre di neve.

L’ultima traccia di Mike fu un messaggio nella mail di Christine. Le arrivò qualche ora dopo la scomparsa e diceva:

“Ora siete i custodi di voi stessi. Non serviamo più. È arrivato il momento di partire. Se torno ora posso ancora sperare di ritrovare qualche vecchio, vecchio amico. Prenditi cura di te e degli altri e, come dicono in questi casi dalle tue parti, farewell.”

Firmato:

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Victor aveva raggiunto Antartica insieme a uno dei primi gruppi di profughi. Da quando aveva riabbracciato Alexandra in Patagonia, la vita era tornata a essere a colori. Colori sbiaditi, ma meglio del bianco e nero in cui aveva vissuto gli ultimi mesi. Avevano raggiunto insieme Antartica dopo una traversata estenuante e ora osservano il travaglio di quella comunità che oscillava tra chiusura e apertura. L’operazione “Custodi” però era un faro di speranza concreto per il mondo. Victor ne era contento, ma non poteva fare a meno di sentirsi come uno che ha smarrito qualcosa e non ricorda cosa. O forse sapeva benissimo non cosa, ma chi gli mancava. E cercava di pensarci il meno possibile.

Quando arrivò la videochiamata, Victor era nel suo alloggio e stava fumando la pipa mentre studiava la documentazione tecnica di Novissima. Ne era affascinato. Quando vide che era Alexandra, prese il tablet e rispose immediatamente. Lei non gli diede il tempo di dire nulla, urlò quasi: – Papà, ascolta l’audio che ti ho postato in chat. È un messaggio trasmesso da Terranova e captato qualche ora fa dalla squadra comunicazioni. Sto arrivando da te!

Victor fu tentato di tornare ai suoi studi. Troppe volte da quando erano lì Alexandra si era entusiasmata per presunte trasmissioni da Terranova, poi rivelatesi dei falsi. Però qualcosa nella sua voce lo aveva turbato. Così ascoltò l’audio-messaggio. Il tablet gli cadde quasi di mano.

Una voce femminile, la sua voce, diceva con calma e determinazione:

– Qui Terranova. Mi chiamo Alina Popov e mi sono svegliata da qualche settimana, sono l’unica a non essere in ibernazione profonda. Ci sono milioni di persone con me, ma nessuna in stato vigile. Apparentemente non possono essere svegliate, ci ho provato ma Nova controlla il processo. Se mi sentite, sappiate che mi sto preparando all’evacuazione. Nova mi ha tagliato l’accesso ai viveri e dopo l’esodo dei sopravvissuti ha bloccato tutte le vie di ingresso e uscita di Terranova. Non potrei sopravvivere a lungo. Fortunatamente il centro di lancio ha una rete informatica indipendente. Userò una delle navette di emergenza pensate per raggiungere direttamente Marte. La nostra base sulla Luna è compromessa, ma Marte sembra per ora salva. Resterò là con l’ultima comunità libera di Terranova ad attendere il ritorno di mio marito e mia figlia. Mentre ero ibernata è arrivato alla mia coscienza il messaggio che mio marito Victor ha inviato a mia figlia. Quando ho capito che c’era speranza mi sono svegliata. Ora ho un motivo per vivere. Victor, Alexandra, vi aspetto su Marte. So che tornerete a prendermi.

Quando Alexandra entrò nel suo appartamento, Victor stava piangendo. Piangeva di gioia per aver sentito Alina, piangeva di dolore per averla dovuta abbandonare, piangeva di desolazione per la solitudine di Alina in quel momento, forse già in viaggio verso Marte. Ma lei in fondo, sotto l’apparente debolezza, era sempre stata la più forte di tutti loro. E ora che aveva una ragione di vita era sicuro che lo avrebbe aspettato. E lui l’avrebbe salvata. Meglio, si sarebbero salvati insieme.

Il pensiero della catastrofe come catastrofe del pensiero

di Cosimo Accoto, filosofo, saggista e ricercatore affiliato al MIT

Il rischio di collasso antropocenico del mondo causato dalle nuove tecnologie è un tema dell’oggi certamente assillante. Tuttavia, dobbiamo riconoscere anche che è un elemento storicamente ricorsivo. Torna puntualmente al maturare di snodi cruciali nei passaggi tecnologici di civiltà (o inciviltà secondo altre prospettive), momenti epocali spesso letti catastroficamente. Nuovamente, allora, saremmo oggi sull’orlo della catastrofe. Un catastrofare, un sentire e un pensare la catastrofe che, ogni volta, richiama e sollecita la collettività alla responsabilità soterica. Urge salvarsi prima di e per non perdersi. È una responsabilità che non evoca tanto e solo la dimensione della causalità o imputabilità (essere noi gli agenti del disastro), ma – finora nel caso della sola specie umana – anche e soprattutto un orizzonte di moralità ed eticità (essere noi i responsabili del disastro). Responsabile è l’umano chiamato a rispondere degli atti compiuti in ragione del fondamento di una qualche libertà d’azione. Oggi, tuttavia, potrebbe essere necessario un salto concettuale per traghettare la specie oltre l’abisso della voragine. Così, la filosofia è tornata a interrogarsi sul senso della responsabilità nelle emergenti tecno-ecologie umane e inumane. Anche capovolgendo, ad es. a partire da Levinas, antiche prospettive: non ‘chi’ è responsabile, ma per chi ‘altro’ diveniamo responsabili. L’essere posti di fronte alle sfide automatizzanti di un nuovo ‘altro’ (macchine esperienziali, macchine cognitive, macchine decisionali) richiede, infatti, di tornare a ragionare nuovamente e finanche a mettere in questione il nostro concetto tradizionale di responsabilità antropocentrata. Se catastrofe dal greco etimologicamente significa capovolgimento, dobbiamo trovare l’ardire non solo di pensare il capovolgimento, ma di capovolgere il nostro pensare. Con cautela e coraggio, il pensiero della catastrofe dovrà allora poter rischiare la catastrofe del pensiero.

1

https://www.agendadigitale.eu/cultura-digitale/lintelligenza-artificiale-deve-essere-spiegabile-ecco-i-progetti-e-le-tecniche/

 

Episodio 1

Episodio 2

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Episodio 4

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