Il Programma Strategico IA 2022-2024 sotto la lente

Secondo gli esperti dell'Istituto EuropIA, in quanto “programma strategico” il documento del governo non riesce a essere completamente né una strategia, né un programma attuativo, ma resta in un certo senso a metà del guado. [...]
Giovanni Landi

Expert dell’Istituto EuropIA.it e Head of Portfolio & Chief Philosophy Officer di Finix Technology Solutions

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Il Programma Strategico IA 2022-2024 è stato pubblicato da qualche settimana. Alcuni “experts” dell’Istituto EuropIA.it hanno voluto fare un’analisi di questo documento. L’Istituto EuropIA.it è un’organizzazione non a scopo di lucro che promuove la cultura dell’intelligenza artificiale in Italia e in Europa; organizza grandi conferenze dedicate all’IA con esperti internazionali del settore, provenienti sia dal mondo imprenditoriale che accademico; attiva sinergie nazionali e internazionali tra aziende, università, centri di ricerca e studenti, anche attraverso la controparte francese, l’Institut EuropIA, fondato da Marco Landi, ex- Presidente globale e COO di Apple.

Il Programma Strategico IA 2022-2024

Il documento copre tutti gli aspetti che saranno interessati dall’IA negli anni a venire, e tutte le aree di intervento suscettibili di essere raggiunte da una politica governativa. Il fatto stesso che ben tre Ministeri (Università e Ricerca, Sviluppo Economico, Innovazione Tecnologica e Transizione Digitale) siano coautori del documento sta a indicare l’unitarietà di intenti e la stretta coordinazione alla base di questo lavoro.

Un documento integrale

La proposta di un’architettura di ricerca su base hub & spoke, già presente in alcune regioni in modo spontaneo, è un altro elemento che fa ben sperare per quel che riguarda la coordinazione, un elemento che non sempre ha caratterizzato l’azione dei governi in Italia.

In quanto “programma strategico”, il documento non riesce a essere completamente né una strategia, né un programma attuativo, ma resta in un certo senso a metà del guado.

L’aspetto strategico, per esempio, è penalizzato dal fatto di essere solamente frutto di una visione governativa, senza una partecipazione del Parlamento o almeno di qualche Commissione parlamentare. L’IA, proprio per le sue specifiche caratteristiche, non può essere governata come una qualunque tecnologia, e la direzione strategica non può essere in toto assunta solo dal Governo (per quanto ci sia stata una fase precedente di pubblica consultazione)

Per l’aspetto implementativo, specularmente, manca una indicazione precisa degli interlocutori chiamati a collaborare; l’introduzione cita sì le associazioni di categoria, come AIxIA, ma senza estendersi sul loro ruolo. Lo stesso dicasi per il coinvolgimento delle imprese, soprattutto quelle più grandi, che devono essere incluse per garantire il trasferimento tecnologico dalla concezione di nuove idee alla industrializzazione (il principio base del modello hub & spoke).

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Un documento pedagogico

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La definizione che viene data dell’IA è pedagogicamente molto interessante: “modelli digitali, algoritmi e tecnologie che riproducono la percezione, il ragionamento, l’interazione e l’apprendimento”. Niente robot, macchinari, bracci meccanici e neanche chatbot o agenti digitali, solamente “modelli digitali, algoritmi e tecnologie”. Lo sforzo pedagogico dietro questa definizione è evidente, si supera qualunque versione cinematografica a favore di una descrizione sobria.

C’è indiscutibilmente un progresso rispetto al Libro Bianco del 2008 dell’AGID dove si faceva un elenco senza ordine di varie tecnologie un po’ magiche, che dovrebbero “…salvare vite umane, prendersi cura delle persone anziane e malate…” e perfino “svolgere lavori pesanti e usuranti”.

L’ecosistema IA italiano possiede un grande potenziale che però non è ancora pienamente sfruttato… l’industria italiana sta crescendo rapidamente ma il contributo economico rimane ancora al di sotto del suo potenziale.” A questa diagnosi corretta si risponde con uno sforzo pedagogico che però individua come recettori soltanto le “organizzazioni private e pubbliche” che sarebbero i “veri utenti delle tecnologie di IA.” Si tralasciano recettori altrettanto importanti, gli utenti e i cittadini, che se non edotti su cosa l’IA realmente sia rischiano di assumere posizioni di rigetto o indifferenza potenzialmente pericolose per il programma nel suo insieme.

Un documento europeo

L’ancoraggio europeo del Programma Strategico IA va sottolineato, per quanto scontato possa apparire, considerando il momento attuale. Le iniziative del governo sono tutte inserite nel quadro giuridico-operativo dell’Unione Europa, ed è esplicita la volontà di adottare misure che siano in linea con il Regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che stabilisce norme armonizzate in materia di intelligenza artificiale e che modifica alcuni atti legislativi dell’Unione. Lo stesso dicasi per il Common European Data Space per quel che riguarda la gestione dei dati prodotti dalla Pubblica Amministrazione e la loro messa a disposizione ad attori anche privati. Tutto questo rassicura in un momento in cui la gestione dei dati, la salvaguardia della privacy e dei diritti individuali sono messi a dura prova da operazioni e comportamenti non regolati a sufficienza.

L’aspirazione europea è invece carente per quel che riguarda l’internazionalizzazione delle start-up di IA la cui crescita si dice di voler sostenere. Il percorso classico di una azienda – consolidamento prima della presenza sul mercato nazionale e poi partenza sui mercati esteri –per l’imprenditorialità targata IA non è applicabile. Troppo veloce il processo di innovazione, troppo competitivo lo scenario internazionale, per non considerare strumenti specifici a supporto delle start-up italiane di IA che da subito devono poter operare anche all’estero, e magari in joint-venture (anche qui da favorire con strumenti specifici) con attori equivalenti a livello europeo.

 

 

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