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Algoretica: che cos’è e qual è la sua importanza nel contesto aziendale



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Come la tecnologia può conciliarsi con l’etica, il rispetto della privacy, l’impatto ambientale, l’equità. Ecco tutti gli aspetti da tenere in considerazione quando si parla di aziende

Pubblicato il 11 dic 2023

Federica Maria Rita Livelli

Business Continuity & Risk Management Consultant//BCI Cyber Resilience Committee Member/CLUSIT Scientific Committee Member/BeDisruptive Training Center Director



Etica dell'intelligenza artificiale

La capacità di utilizzare la tecnologia in modo responsabile, considerando aspetti come la privacy, la sicurezza, l’equità e l’impatto ambientale, e di conciliarla con le sfide etiche, costituisce una delle questioni più complesse che l’umanità dovrà affrontare nel prossimo futuro. Di fatto, si tratta di problematiche che richiedono una discussione che si concentri su ciò che è stato definito dal teologo Paolo Benanti come “algoretica”.

Come nasce il termine algoretica e cosa significa

Il termine “algoretica” deriva dalla combinazione delle parole “algoritmo” ed “etica” ed è stato coniato dal francescano Paolo Benanti professore di teologia morale e bioetica alla Pontificia Università Gregoriana di Roma. Si tratta di una nuova branca dell’etica che si concentra sugli aspetti morali degli algoritmi e dei sistemi di intelligenza artificiale.

L’algoretica, di fatto, si riferisce alla considerazione dei principi etici nell’implementazione, nel design e nell’utilizzo degli algoritmi e dei sistemi basati sull’intelligenza artificiale. L’obiettivo è assicurare che le decisioni prese dagli algoritmi siano eticamente responsabili, bilanciate e rispettose dei valori e dei diritti umani. Inoltre, l’algoretica sottolinea l’importanza di considerare gli impatti sociali, culturali, politici ed etici delle tecnologie digitali nella società contemporanea, promuovendo una maggiore consapevolezza e responsabilità etica nell’applicazione di tali tecnologie.

Impatto etico dell’algoretica nelle decisioni automatizzate

L’algoretica solleva importanti questioni etiche riguardo alle decisioni automatizzate prese dagli algoritmi. Come noto, l’uso degli algoritmi può portare a una maggiore efficienza e precisione nelle decisioni; tuttavia, è fondamentale considerare anche le implicazioni etiche di tali scelte.

Di fatto, la responsabilità etica delle decisioni algoritmiche riguarda diversi aspetti dato che gli algoritmi possono essere influenzati da pregiudizi impliciti – i cosiddetti bias – presenti nei dati di addestramento, portando a discriminazioni o disuguaglianze. È quindi importante garantire che gli algoritmi siano imparziali e non perpetuino ingiustizie sociali o discriminazioni. Inoltre, le decisioni automatizzate possono avere conseguenze significative sulla vita delle persone, sollevando interrogativi sulla trasparenza e sull’accountability degli algoritmi, nonché sulla possibilità per gli individui di comprendere e contestare le decisioni prese.

Pertanto, la responsabilità etica richiede che gli sviluppatori e gli utilizzatori degli algoritmi siano consapevoli delle implicazioni etiche e lavorino per mitigare i rischi, garantendo l’imparzialità, la trasparenza e l’equità delle decisioni automatizzate. Ne consegue che è necessario coinvolgere diverse competenze e prospettive nella progettazione, nell’implementazione e nella valutazione degli algoritmi, al fine di evitare o di correggere eventuali conseguenze negative o ingiuste. Ovvero, è cruciale coinvolgere esperti di etica, diritto, scienze sociali e tecnologie digitali per sviluppare soluzioni che promuovano l’inclusività e mitigano i rischi di discriminazione algoritmica.

Algoretica e governance

Oggigiorno, risulta quanto mai importante governare e indirizzare correttamente la tecnologia, affinché non diventi, come già evidenziato, un veicolo per discriminazioni o una sorta di “dittatura dell’algoritmo”.

È essenziale che gli algoritmi siano progettati in modo da integrare una dimensione etica, che non significa inserire direttamente valori umani nelle logiche algoritmiche, bensì creare sistemi che siano in grado di orientarsi e adattarsi in modo responsabile. Ovvero, essere in grado di prevedere e programmare sistemi che siano in grado di misurare il rischio in modo che le cose evitino di andare nella direzione sbagliata, ponendo in pericolo i diritti e la dignità degli individui.

Pertanto, è necessario un approccio oculato alla progettazione degli algoritmi in modo da preservare la fiducia nell’utilizzo della tecnologia, oltre a coinvolgere una pluralità di prospettive e competenze nella definizione delle regole e delle linee guida per l’utilizzo degli algoritmi, al fine di garantire la diversità di opinioni e una governance più inclusiva.

generative AI

Il ruolo delle istituzioni nella definizione di regole

Le istituzioni svolgono un ruolo importante nella definizione di regole e di norme etiche per l’utilizzo dell’intelligenza artificiale, codificando principi e norme che guidino l’azione degli algoritmi, al fine di garantire un utilizzo responsabile e in linea con valori etici fondamentali.

La principale sfida consiste nel tradurre questi principi etici in linee guida concrete che possano essere integrate nella progettazione e nell’implementazione degli algoritmi, richiedendo un’ampia collaborazione tra istituzioni, esperti di etica, scienziati, tecnologi e rappresentanti della società civile.

Pertanto, le istituzioni hanno il compito di creare un quadro normativo che promuova la trasparenza, l’accountability e la responsabilità degli attori coinvolti, attraverso la definizione di standard etici e di buone pratiche l’istituzione di meccanismi di controllo e di revisione, nonché la promozione di un dialogo aperto e inclusivo sulla governance in termini di algoretica, rispettando i valori fondamentali della società e garantendo il benessere delle persone. Indubbiamente si tratta di una sfida complessa, ma è essenziale affrontarla per guidare in modo responsabile e sostenibile il cambiamento d’epoca che stiamo vivendo.

In questa direzione, l‘Unione Europea sta completando la definizione dell’AI Act, una regolamentazione che mira a governare l’intelligenza artificiale secondo un approccio antropocentrico e basato sul rischio. Tuttavia, è importante ricordare che la regolamentazione dell’intelligenza artificiale non deve essere considerata come un lavoro finito e immutabile, data la natura in continua evoluzione della tecnologia e le complesse sfide etiche che comporta. Pertanto, è necessario mantenere una certa flessibilità nella regolamentazione stessa.

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Immagine generata da DALL-E di OpenAI

Algoretica e trasformazione digitale delle imprese

Padre Benanti sottolinea che ogni artefatto tecnologico rappresenta una forma di potere all’interno della società. Di conseguenza, diventa fondamentale interrogare gli stakeholder dell’organizzazione sulla funzione di potere che si intende ottenere attraverso un determinato tipo di innovazione tecnologica.

In altre parole, è necessario comprendere come la tecnologia modifichi l’ordine esistente all’interno dell’organizzazione e la distribuzione del potere, ponendo le domande appropriate ai vari livelli di responsabilità e agli attori interessati all’interno dell’organizzazione stessa. Solo in questo modo sarà possibile decidere quale forma di innovazione e quale struttura innovativa sia più adatta al contesto organizzativo specifico.

Ne consegue che, il compito dell’algoretica sarà quello di tenere la macchina dell’intelligenza artificiale all’interno di grandi guardrail, stabilendo un’etica che sia pensata da noi umani, ma eseguita dalle macchine.

Inoltre, è doveroso evidenziare che l’adozione dell’intelligenza artificiale richiede un cambio di mentalità da parte delle aziende e delle organizzazioni. Non si tratta solo di acquisire tecnologie avanzate, ma di implementare un approccio olistico che coinvolga tutti gli aspetti dell’organizzazione, in modo da comprendere i bisogni degli utenti finali e sviluppare competenze specifiche per l’implementazione dell’intelligenza artificiale.

Pertanto, è importante costruire una cultura della sperimentazione e dell’innovazione all’interno dell’impresa, consentendo di esplorare nuove soluzioni e approcci basati sull’intelligenza artificiale, oltre a definire processi di lavoro che possano integrare la tecnologia in modo efficace, al fine di generare valore a lungo termine.

Conclusioni

La creazione di nuovi spazi di confronto e dibattito è essenziale per affrontare le sfide legate all’evoluzione tecnologica. Questi spazi consentono il coinvolgimento di diverse competenze, permettendo di discutere e affrontare la complessità delle questioni connesse a tale evoluzione. L’obiettivo è passare da un modello di governo verticale a processi di governance efficaci, in cui diverse competenze contribuiscono attivamente alla definizione e all’informazione delle politiche e dei dispositivi legali che regolano l’ambito tecnologico.

Di fatto, è importante riconoscere che la relazione tra l’essere umano e la macchina rappresenta uno spazio umano di differenza qualitativa rispetto alla macchina stessa e gli algoritmi possono essere considerati come uno strumento per scrivere un nuovo capitolo di questa relazione, con l’algoretica che guida la macchina verso gli obiettivi desiderati. È fondamentale, quindi, che l’essere umano rimanga il punto di riferimento e il portatore di valore in questa relazione, definendo i fini e i valori che guidano l’azione stessa della macchina.

Insomma, si tratta di mettere la persona umana al centro di ogni progetto tecnologico, prioritizzando il bene comune sia nel presente sia nel futuro, fin dalle prime fasi di sviluppo. Inoltre, significa promuovere lo sviluppo delle competenze individuali all’interno di un contesto interpersonale e relazionale, che promuove l’uguaglianza di dignità nonostante le diversità tra gli individui. In questo modo, l’etica incontra la sostenibilità, fornendo linee guida concrete e fondate per uno sviluppo tecnologico che rispetti l’umanità e consenta la sua crescita verso la realizzazione piena di sé stessa.

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