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Robotica in sanità: i benefici nella chirurgia vascolare

La robotica vascolare rappresenta una soluzione tecnologica innovativa con benefici immediati sia per l’operatore che per il paziente: radioprotezione degli operatori e precisione degli interventi che si riflette in migliori risultati terapeutici. [...]
Patrizia Palazzi

Siemens Healthineers Strategic Sales Expert

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Oggi molte procedure chirurgiche che un tempo erano altamente invasive vengono eseguite tramite tecniche minimamente invasive guidate dalle immagini radiologiche, abbassando il rischio di complicazioni per il paziente e riducendo tempi e costi di degenza. Tuttavia, nonostante il progresso nella tecnologia e nei dispositivi utilizzati, il modo in cui viene eseguita la procedura è rimasto praticamente invariato: oggi alcuni dei limiti del tradizionale approccio manuale agli interventi nella patologie cardiache possono essere superati grazie alla robotica vascolare.

La robotica vascolare per trattare le patologie cardiache

In particolare, per il trattamento delle patologie cardiache, la robotica vascolare rappresenta una soluzione tecnologica innovativa, con benefici immediati sia per l’operatore che per il paziente. Tali benefici riguardano la radioprotezione degli operatori e la precisione degli interventi che si riflette in migliori risultati terapeutici per i pazienti. Altre possibili applicazioni sono nel trattamento delle patologie vascolari e dello stroke (ictus cerebrale), con innovative evoluzioni verso le soluzioni di telerobotica.

Secondo un recente studio americano, circa l’80% della popolazione tra i 60 e i 69 anni può presentare calcificazioni alle arterie coronarie che richiedono di essere trattate con una procedura interventistica complessa come l’angioplastica coronarica.

Si tratta di una tecnica basata sulla dilatazione del tratto di arteria occluso mediante un catetere a palloncino, quasi sempre associata all’impianto di uno stent. Come per qualsiasi procedura medica, ci sono rischi associati sia per il paziente che per l’operatore e la natura e l’entità di questi rischi dipende dalla procedura stessa. Dal punto di vista dell’esposizione degli operatori ai raggi X, il rischio aumenta con la complessità e la durata della procedura.

La professione del cardiologo interventista è tra le più debilitanti nel mondo della sanità: indossare pesanti protezioni di piombo per proteggersi dalle radiazioni richiede uno sforzo fisico per cui un operatore interventista su due ha sofferto almeno una volta di lesioni ortopediche nella sua vita professionale. E nonostante le protezioni, la costante esposizione alle radiazioni è stata associata a cataratta e a vari tipi di tumore tra gli operatori interventisti e più a lungo lavorano, più quei rischi aumentano.

I benefici della robotica vascolare per i chirurghi

Per gli interventisti che trascorrono la loro vita lavorativa mettendosi a rischio per i loro pazienti, la robotica vascolare rappresenta una valida opzione per ridurre tale rischio.

Si tratta di una soluzione composta da un braccio robotico fissato al letto del paziente e da una postazione di lavoro schermata dalle radiazioni, da dove gli operatori possono eseguire le procedure in sicurezza. Tale soluzione consente agli operatori di eseguire interventi manipolando cateteri e dispositivi attraverso un set di joystick e di controlli da touch-screen senza la necessità di indossare le pesanti protezioni di piombo.

Da uno studio dell’American College of Cardiology, con questa soluzione l’esposizione da radiazioni all’operatore può ridursi di più del 95%.

Inoltre, nell’angioplastica coronarica è preferibile utilizzare l’accesso radiale sinistro, ovvero dall’arteria dell’avambraccio sinistro, più tollerabile per il paziente e con minori complicanze rispetto all’accesso femorale. Ciò implica però una esecuzione particolarmente difficile per i medici a causa dell’ergonomia non ottimale. La soluzione di robotica vascolare consente di superare anche questa criticità, facilitando il lavoro dei cardiologi interventisti.

 

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I benefici della robotica per il paziente

Per l’esito dell’intervento la precisione nella valutazione della lesione e nel posizionamento dello stent rappresenta un fattore cruciale.

La sfida di migliorare la precisione sta diventando per molti versi più difficile da superare, perché le procedure complesse sono sempre più comuni.

Da uno studio della Cardiovascular Revascularization Medicine risulta che due terzi delle lesioni stimate visivamente comportino una scelta inappropriata della lunghezza dello stent, con conseguente impatto negativo sui risultati. Secondo l’American Journal of Cardiology questi pazienti hanno più del doppio delle probabilità di richiedere una rivascolarizzazione dell’arteria interessata entro un anno e tre volte più probabilità di infarto del miocardio entro tre anni.

La robotica vascolare permette una misurazione istantanea dell’anatomia con accuratezza submillimetrica e un posizionamento degli stent con movimenti del dispositivo inferiori a 1 mm.

Uno stent posizionato in modo subottimale può lasciare scoperta una parte della placca, risultando in un “Longitudinal Geographic Miss” o LGM. Secondo il Journal of Interventional Cardiology, gli interventi con robot riducono l’incidenza del LGM dal 12% al 43%.

Inoltre, i movimenti automatizzati del robot supportano gli operatori nella navigazione di anatomie tortuose e nell’attraversamento di lesioni complesse. Tutto ciò contribuisce a ridurre gli errori e a standardizzare le procedure, migliorando la qualità degli interventi e perciò il risultato per il paziente.

In termini di accettazione da parte dei pazienti, secondo un recente sondaggio tedesco, circa il 74% dei futuri pazienti prenderebbe in considerazione l’essere operato da un robot. L’accesso a tale innovazione clinica di avanguardia va quindi anche nella direzione delle aspettative dei pazienti stessi.

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Nuove applicazioni e telerobotica

Oltre alla cardiologia interventistica, la robotica vascolare può essere applicata ad altre tipologie di procedure, come interventi vascolari periferici o interventi neurovascolari, in particolare per il trattamento dello stroke. Inoltre, la possibilità di manovrare il robot da una postazione remota consente anche lo sviluppo di soluzioni di telerobotica, che rispondono a nuove sfide relative all’accesso ai trattamenti da parte dei pazienti.

Infatti, l’accesso a un trattamento adeguato in caso di patologie cardiovascolari o di stroke rappresenta una sfida globale sotto diversi aspetti: secondo la World Health Organization, 18 milioni di persone muoiono ogni anno per disturbi cardiovascolari e stroke e soltanto la metà della popolazione mondiale ha accesso ai servizi essenziali di assistenza.

Inoltre, c’è una forte carenza di personale medico specializzato in grado di eseguire queste procedure, che richiedono tempi di intervento molto brevi: secondo le linee guida ufficiali, entro 90 minuti in caso di infarto del miocardio ed entro 24 ore in caso di stroke, considerando che nello stroke ogni minuto vengono persi 2 milioni di neuroni, con conseguente incidenza sulla qualità di vita per il paziente.

La telerobotica rappresenta una valida risposta a queste sfide, con esempi di progetti già realizzati in USA e in India per l’esecuzione di interventi dove il paziente ricoverato viene operato dal cardiologo interventista che manovra il robot da un centro posto a 30 km di distanza, grazie a una adeguata connettività.

I benefici sono molteplici: significativa riduzione del tempo di intervento, significativa riduzione dei tassi di mortalità e disabilità per il paziente, maggiore accesso ai medici specialisti in grado di eseguire gli interventi e aumento del numero dei pazienti trattati.

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