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Guida allo spatial computing: tutto ciò che le aziende devono sapere

Uno spettro ampio di tecnologie come realtà virtuale e aumentata, già in uso e che si applicano a una varietà di casi e di settori. Convergenza e fusione tra mondo fisico e virtuale. Potenzialità di sviluppo nuove, ancora emergenti e inesplorate, e nuovo impatto del progresso tecnico in tanti comparti quali industria, retail e logistica, per poter migliorare prodotti, personalizzazione, processi, efficienza e sicurezza

Pubblicato il 11 Ago 2023

Carlo Lavalle

giornalista

spatial computing

Il termine spatial computing ha guadagnato spazio nella cronaca recente grazie al lancio sul mercato del visore di realtà mista Apple Vision Pro, qualificato dalla stessa casa di Cupertino come il suo primo spatial computer. Si tratta di un passaggio al quale Tim Cook, attuale Ceo di Apple, ha voluto dare grande enfasi.

Secondo il top manager, infatti, dopo l’era del personal e del mobile computing, rappresentati dagli iconici dispositivi Mac e iPhone, Vision Pro apre quella dello spatial computing.

Spatial computing: che cos’è

La paternità del termine spatial computing si fa risalire al ricercatore del MIT Simon Greenwald che, in una tesi del 2003, coniò e cercò di definire questo concetto.

In breve, per spatial computing s’intende la convergenza e la fusione tra mondo digitale e fisico. Come esempio, nel documento di Simon Greenwald veniva citato quello di un sistema che consente agli utenti di collocare oggetti virtuali nel mondo reale. Non esiste comunque una definizione condivisa e gli ingegneri di Amazon hanno provato a tratteggiare uno spettro ampio delle tecnologie che vi rientrano, inquadrate in una logica di simulazione.

Nell’ambito spatial computing rientrano una varietà di casi d’uso (digital twins, video giochi MMO ecc.). E tecnologie come, visione artificiale, sensori 3D depth sensing e quelle immersive di realtà aumentata e virtuale. Sono diversi gli strumenti che consentono di fondere e stabilite un continuum tra spazio fisico e virtuale.

Vision Pro di Apple, ad esempio, è un visore di realtà mista che combina elementi di realtà virtuale e aumentata riuscendo a restituire un senso di presenza fisica e consentendo a chi lo indossa di interagire con app e contenuti digitali mediante mani, occhi e voce. Anche dispositivi come HoloLens e Magic Leap supportano, peraltro, il comando vocale, particolarmente utile nel momento in cui si utilizzano in ambienti produttivi (industria manifatturiera) dove non è possibile operare con il movimento manuale.

Più in generale, si può dire che lo scopo perseguito nel campo spatial computing è quello di migliorare e potenziare l’interazione uomo/computer rendendola più naturale e coinvolgente.

La tecnologia di spatial computing può avere applicazione in tanti settori tra cui, naturalmente, gioco, intrattenimento, ma anche istruzione, formazione, architettura, design, trasporti, assistenza sanitaria, e, più in particolare, nel campo logistica, retail e industry 4.0.

In prospettiva, uno sviluppo significativo di questo mercato fino a raggiungere un valore di oltre 500 miliardi di dollari entro il 2032. Tra i fattori di traino, segnalati da ProphecyMarketInsights, la crescita dei nuovi progetti di smart city e della tecnologia IoT.

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Spatial computing: cosa cambia per produzione e logistica aziendale

Logistica e supply chain subiscono l’impatto dell’emergere delle tecnologie connesse allo spatial computing. Sfruttandole, le aziende possono ottenere più efficienza operativa, e ridurre i costi. Grazie alle tecnologie di spatial computing, integrate a cloud computing e IIoT (Industrial Internet of Things), è possibile gestire al meglio i prodotti all’interno di un magazzino, ottimizzare l’inventario, e i percorsi delle merci in entrata e in uscita, identificando quelli più efficienti e aumentando visibilità e trasparenza.

Utilizzando rappresentazioni digitali dei magazzini, si è in grado di individuare più velocemente gli articoli rendendo più accurata l’attività di picking. Con il supporto dello spatial computing, del resto, si porta a un grado superiore il rapporto tra operatori e robot di magazzino per prevenire ostacoli e pericoli che le macchine possono evitare anche in autonomia. Sfruttando inoltre dati dettagliati e approfonditi e in tempo reale sulla collocazione e sui movimenti delle merci, le aziende possono realizzare strategie e processi più efficaci.

Mappando accuratamente i percorsi più efficienti, è possibile ridurre tempi e costi associati alle consegne. Queste informazioni possono anche aiutare le aziende a identificare le aree in cui modificare tempi o percorsi di consegna ottenendo maggiore efficienza.

Creando digital twins di magazzini, centri di distribuzione e negozi al dettaglio si può raggiungere una migliore conoscenza delle operazioni e delle attività. Tecnologie AR e VR servono anche ad ottimizzare ordini e lavori di packaging.

Spatial computing e retail: nuove opportunità per le aziende

L’impatto dello spatial computing sul retail, un settore in continua evoluzione in concomitanza con il progresso tecnologico, è rilevante. A cambiare è l’interazione con i clienti, l’esperienza di shopping e lo spazio, diventato phygital e smart, nel quale si acquista e si vendono beni e prodotti.

Adottando tecnologie AR e VR, software di riconoscimento facciale, raccomandazioni personalizzate via AI, display per scaffali intelligenti, assistenti virtuali e chatbot, i retailer sono in grado di creare customer experience più coinvolgente e personalizzata, prendere decisioni più informate e improntate all’efficienza nonché ridurre i costi di attività operative.

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La realtà aumentata è un eccellente mezzo per presentare i prodotti avendo un impatto maggiore sui clienti. Come esempi si possono citare l’app Ikea Place che, grazie alla piattaforma AR Arkit di Apple, consente di visualizzare i mobili e collocarli nello spazio domestico a piacimento, e l’app Virtual Artist di Sephora con cui si può provare digitalmente il trucco e, insieme a tool AI, adattare tonalità al viso.

Per quanto concerne la realtà virtuale, nei negozi garantisce esperienze immersive ai clienti venendo utilizzata principalmente per dimostrazioni e test di prodotti.

Un esempio in questa direzione è la campagna del brand di abbigliamento outdoor The North Face che ha nei suoi store lanciato l’uso di visori VR per consentire escursioni virtuali nei parchi Usa. Oppure, si può citare l’iniziativa di Holorrom Test Drive di Lowe, azienda di bricolage e ferramenta del Nord America, che, attraverso una piattaforma VR, permette ai clienti dei suoi negozi di testare in sicurezza, in ambienti ricreati virtualmente, articoli come tagliasiepi o motoseghe.

D’altra parte, anche con Apple Vision Pro è possibile ridefinire l’esperienza di acquisto realizzando showroom virtuali nei quali i clienti esplorano e interagiscono coi vari prodotti superando i limiti dello shopping online.

Spatial computing e industria 4.0: adattarsi al cambiamento

Anche l’industria è interessata dallo sviluppo dello spatial computing. Come sottolineava McKinsey nel 2015, già Industry 4.0, concetto che nasce in Germania alla Hannover Fair, è una convergenza di tecnologie disruptive come cloud computing, IoT, funzionalità avanzate di analisi e business intelligence, big data, aumento della potenza di calcolo, forme di interazione uomo-macchina, come le interfacce touch e i sistemi di realtà aumentata, e robotica avanzata.

Oggi si parla di smart factory, cioè di una fabbrica intelligente che diventa sempre più intelligente. Grazie all’integrazione di edge computing, intelligenza artificiale, IIoT, in-memory database, sistemi ERP, additive manufacturing (AM), cyber-phisycal systems, e applicazioni all’avanguardia di spatial computing come, digital twins, AR e VR.

Questa tecnonologia offre l’opportunità di ottimizzare i flussi di lavoro, aumentare la produttività e, contemporaneamente, facilitare e favorire una più proficua e organica collaborazione tra uomo e macchine.

Attraverso lo spatial computing si digitalizza ambiente, macchine, cose e persone avendo più dati a disposizione che si possono sfruttare al meglio per comprendere e fornire soluzioni su processi, flussi di lavoro, prestazioni, criticità e prodotti. Interfacce AR permettono di realizzare interazioni senza soluzione di continuità tra persone, prodotti, processi e spazi fisici. Le tecnologie di spatial computing permettono inoltre miglioramenti nell’analisi su macchine e automazione e di efficientare e garantire maggiore sicurezza di attività, macchinari e forza lavoro, rafforzando anche il remote working.

È imperativo adattarsi a questo scenario, destinato a contrassegnare sempre più la moderna realtà industriale.

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Conclusioni

Spatial computing significa uno spettro ampio di tecnologie come realtà virtuale e aumentata che sono già in uso e si applicano a una varietà di casi e di settori. Spatial computig vuol dire una prospettiva di convergenza e fusione tra mondo fisico e virtuale che migliora e implementa visualizzazione (dinamica e in tempo reale), simulazione e interazione. Spatial computing rappresenta potenzialità di sviluppo nuove, ancora emergenti e inesplorate, e nuovo impatto del progresso tecnico in tanti comparti quali industria, retail e logistica, per poter migliorare prodotti, personalizzazione, processi, efficienza e sicurezza.

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