AI, il Regno Unito punta al ruolo di superpotenza mondiale

Il Paese si è dotato di un piano a supporto della ricerca e dello sviluppo di soluzioni legate all'intelligenza artificiale della durata di dieci anni. Prevista una nuova normativa, nuove regole per i visti di ingresso dei ricercatori stranieri, semplificazione dei brevetti, investimenti, creazione di un hub per la standardizzazione. L'UKRI (United Kingdom Research & Innovation) avrà un ruolo chiave. [...]
Gioele Fierro

COO & Engineering Director Globsit

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Il piano del Regno Unito per la conquista del mondo tecnologico? Diventare una superpotenza globale nel campo dell’intelligenza artificiale. In un paper dal titolo “National AI Strategy“, pubblicato il 22 settembre 2021, il governo inglese presenta una strategia ideata per accelerare al massimo lo sviluppo e l’utilizzo di tecnologie AI in tutti gli ambiti applicativi business-oriented. Un massivo sforzo nazionale volto a incrementare gli investimenti nel settore dell’intelligenza artificiale per contrastare rivali quali la Cina e gli Stati Uniti d’America. Vediamo in dettaglio il piano UK sull’AI.

Il piano UK a supporto della ricerca nell’AI

Il piano a supporto della ricerca e dello sviluppo di soluzioni legate all’intelligenza artificiale avrà una durata di dieci anni. Durante questo periodo sono stati pianificati investimenti a lungo termine, supporto per la transizione alle tecnologie AI-based, e attività per la promozione nazionale e internazionale di prodotti e servizi che verranno sviluppati.

Tra le varie misure proposte nel documento troviamo:

  • definizione di un quadro normativo favorevole all’innovazione, con regole chiare e principi etici applicati;
  • implementazione di un nuovo sistema di visti per l’ingresso nel Paese in grado di attirare talenti da altre nazioni;
  • pubblicazione di nuovi training set per facilitare l’addestramento dei modelli di reti neurali;
  • efficientamento e semplificazione dei processi per il brevetto delle soluzioni software attraverso l’Intellectual Property Office;
  • garanzia, tramite investimenti, della disponibilità delle risorse di calcolo per il training dei sistemi di intelligenza artificiale;
  • creazione di un hub per la standardizzazione nel mondo dell’AI.

L’UKRI (United Kingdom Research & Innovation) avrà un ruolo chiave nel realizzare il potenziale espresso dal piano nazionale. Al momento l’ente finanzia sedici grandi università e assegna quasi mille PhDs ogni anno, ma questo non è ancora sufficiente a contrastare la concorrenza estera. Le università asiatiche sfornano un numero di paper e di ricerche avanzate dedicate all’AI di molto superiore a quelle che attualmente sono in grado di partorire le università inglesi. Rovesciare una tale supremazia sarà un processo lungo, che richiederà molto più di una strategia generalista e a tratti astratta.

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Le reazioni al piano UK sull’AI

Le reazioni a questo piano nazionale sono contrastanti. Mentre ci sono ricercatori e aziende che reputano il piano utile a sbloccare il potenziale di sviluppo del Regno Unito in questo settore, altre aziende e gruppi di ricercatori ritengono invece le misure insufficienti, se non addirittura contro-producenti, per la facilitazione dell’imprenditoria nel settore AI e della ricerca universitaria.

Un altro nodo da sciogliere riguarda i fondi da dedicare alle iniziative menzionate nella National AI Strategy. Secondo il documento, tra gennaio e giugno 2021 nel Regno Unito sono stati investiti circa 13,5 miliardi di sterline. Non si fa però alcuna menzione di quanti e quali investimenti futuri verranno dedicati alla formazione, alla ricerca e all’avvio di startup innovative. Non è chiaro nemmeno quali siano i fondi dai quali attingere per coprire questo massivo round di investimenti a lungo termine. Nel paper si dà grande enfasi alle iniziative che renderebbero il Regno Unito più allettante per gli investitori esteri. Questa sfida, però, è particolarmente complessa: la concorrenza è spietata, ci sono diverse nazioni sia in Europa che in Asia in grado di offrire risorse e agevolazioni molto invitanti per venture capitalist con elevate capacità di spesa.

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Conclusioni

Per quanto questa iniziativa presenti sia pregi che difetti, è comunque un segnale importante dell’enfasi che le istituzioni dovrebbero porre alle imprese che si occupano di ricerca e sviluppo in ambito dell’intelligenza artificiale. Scrivo “dovrebbero” perché alcuni Paesi, tra i quali l’Italia, hanno ancora molta strada da fare al riguardo.

 

 

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