Computer ethics, occorre un’etica anche per l’informatica

L’intelligenza artificiale viene impiegata in diversi settori, dal marketing alla finanza, alla meteorologia fino alle attività quotidiane. Tutte queste “intelligenze” sono utili ma pongono una questione importante: come sono realizzate, da chi e che impatto hanno sugli esseri umani? In sostanza, il progresso tecnologico può essere etico? [...]
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Negli ultimi anni, e allo scoppio dei lockdown in particolare, abbiamo assistito a un’accelerazione rapidissima della tecnologia e in particolare dell’intelligenza artificiale. Questa la ritroviamo negli assistenti virtuali, nelle chatbot, nelle valutazioni di rischio e in futuro si diffonderà sempre di più e con essa sarà necessaria una maggiore consapevolezza sulle sfere della sua applicazione. Un giorno neanche troppo lontano l’AI guiderà le auto, monitorerà le città per la nostra sicurezza e potrebbe persino combattere guerre. Ma tutto questo è giusto?

Etica: non solo AI

Ma non parliamo solo di intelligenza artificiale. La pervasività dell’ICT in tutti i settori impone una “governance” sull’innovazione in generale che può derivare solo dal rispetto di principi etici che devono incominciare a essere diffusi. I problemi legati all’ecologia, all’ambiente, al controllo dei consumi energetici e l’attenzione del governo su queste problematiche devono portare a formare specialisti che sappiano “progettare” sia hardware sia software, controllando sia possibili errori involontari che scelte che possono portare a danni per coloro che fruiranno di sistemi e soluzioni che ne deriveranno:

  • cellulari, PC, oggetti elettronici manutenibili
  • soluzioni software che, per errori involontari o scelte condizionate da obiettivi dettati, in alcuni casi, da motivazioni non puramente etiche.

Partiamo da quanto affermato da Norberto Patrignani, docente di Computer Ethics, Scuola di Dottorato, Politecnico di Torino: “I computer professional sanno come è fatto un sistema e come funziona: è tempo di chiedersi come progettarlo, chi lo userà, per quali scopi? Fino alla domanda cruciale: se progettarlo”. Arriviamo al concetto di etica by design, ossia le conseguenze e i rischi vanno valutati già a livello di progetto considerando tutti gli aspetti dall’hardware al software.

Un codice etico per i professional

L’annuncio della General Assembly di IFIP del settembre 2020 del nuovo IFIP Code of Ethics and Professional Conduct, basato sul Code of Ethics dell’ACM (la cui ultima revisione è del 2018 a fronte dell’AI) deve portarci a diffondere il Code of Ethics anche tra i nostri professional. In un momento storico dove le tecnologie dell’informazione e della comunicazione (ICT) sono arrivate a plasmare la società e il pianeta in modo inquietante e sono ormai parte integrante delle sfide del mondo moderno, avere un “common international standard for computing and the profession” rappresenta una grande opportunità e un’ottima base di partenza.

Formare le persone anche sull’etica dell’ICT

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IDC ha previsto che la spesa mondiale per l’AI supererà i 110 miliardi nel 2024 e i maggiori investitori in strumenti di intelligenza artificiale saranno i servizi finanziari e il retail; entro il 2023 ci si attende che i media e il settore pubblico supereranno questa cifra. IDC ipotizza che l’intelligenza artificiale rappresenterà “l’influenza dirompente destinata a cambiare il volto di interi settori industriali nel prossimo decennio”.

Il cambio di volto di interi settori industriali necessiterà però anche di competenze e conoscenze tecniche che aiuteranno a minimizzare i rischi e gli errori non intenzionali per guidare i progetti verso un contributo positivo: la necessità di una competenza professionale, l’impegno di applicare queste competenze al servizio della società sono i principi guida del nuovo Code of Ethics. Ci attendiamo quindi che i corsi universitari di etica prendano piede: le maggiori università hanno già inserito l’etica nei corsi di informatica con l’obiettivo di formare persone esperte anche sulle questioni sociali ed etiche dell’ICT. Anche in Italia, se pure con un certo ritardo, siamo partiti con corsi di etica al Politecnico di Milano e al Politecnico di Torino.

Come proseguire questo dibattito quando le persone entrano nel mondo del lavoro e diventano computer professional? Qualcosa già si muove, diverse associazioni come AICA, hanno già avviato molte attività sui temi della computer ethics inserendosi con interventi sul tema nel corso di eventi di risonanza nazionale. Un esempio in questo senso è proprio il Premio ETIC (Etica e Tecnologie dell’Informazione e la Comunicazione) per giovani laureati, in collaborazione con il Rotary International e con il patrocinio della CRUI. ETIC premia ogni anno le migliori tesi di dottorato di ricerca o di laurea magistrale su argomenti legati alla Computer Ethics e contribuisce alla sensibilizzazione del mondo dell’informatica sottolineando che: “… in una società sempre più basata sull’informazione e sulla conoscenza, occorre avere piena coscienza ed essere consapevoli delle implicazioni etiche e sociali legate alle tecnologie digitali“.

Conclusioni

Non solo il mondo dell’education deve essere coinvolto in questa rivoluzione, è importante riconoscere che regolamentazione e supervisione devono comprendere l’intera catena del valore: dalle aziende fino ai governi. In questo senso, seguire principi etici significa coprire ogni istanza e utilizzo delle tecnologie: dai fornitori che sviluppano la tecnologia, ai governi e alle imprese che la distribuiscono, ai consumatori e ai cittadini che ne sono toccati.

 

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