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Agli albori di una nuova forma di intelligenza

Quando l’evoluzione naturale cede il passo a quella artificiale

Artificial Intelligence
di Michele Vaccaro*

 

Dalla comparsa dei primati sulla terra, avvenuta circa 55 milioni di anni fa, l’evoluzione del cervello è progredita molto lentamente, in maniera quasi lineare.

Poi, circa 2 milioni di anni fa, quando la linea evolutiva che avrebbe condotto al genere Homo iniziò a delinearsi in maniera sempre più marcata e l’Homo Habilis muoveva i suoi primi passi, all’improvviso, la crescita della capacità cranica iniziò ad aumentare in maniera esponenziale da circa 500cm3 ai circa 1.330cm3 del cervello umano moderno.

Insieme all’aumento di volume, il cervello umano crebbe anche nel numero dei neuroni che conteneva: dai 40/50 miliardi dell’Homo Habilis, fino agli 86 miliardi di un umano adulto dei giorni nostri.
E non è un dettaglio, visto che i neuroni giocano un ruolo fondamentale nel determinare la capacità di elaborazione delle informazioni che definiamo intelligenza.

La neocorteccia, la porzione di cervello aggiuntiva che i nostri antenati acquisirono, insieme alla grande disponibilità di neuroni, sono ciò che resero la razza umana così speciale, dotandola di capacità cognitive straordinarie come le emozioni, il linguaggio, il pensiero, la capacità di pianificazione e la personalità. Equipaggiati con un cervello così unico, potente e creativo, gli uomini intrapresero il loro viaggio alla scoperta dei misteri della vita, creando innovazioni e utensili incredibili per aumentare ulteriormente le proprie capacità.

Nella nostra storia recente, abbiamo ulteriormente accelerato il ritmo del nostro viaggio evolutivo. Ci siamo già lasciati alle spalle tre rivoluzioni industriali che hanno trasformato in maniera radicale il modo in cui viviamo e operiamo in tutti i campi, ma sono le trasformazioni portate dalla quarta rivoluzione, quella in cui ci troviamo oggi, innescata dall’avvento di internet, che promettono i cambiamenti più profondi.

Così profondi, che inizia a diventare difficile intuirne le conseguenze evolutive.

 

Dall’intelligenza umana a quella artificiale

La rivoluzione industriale in cui ci troviamo, caratterizzata dalla progressiva convergenza di tecnologie appartenenti a mondi diversi come quello fisico, digitale e biologico, ci sta fornendo i mezzi per sviluppare un universo completamente nuovo e virtuale capace di estendere quello reale grazie a nuove tecnologie come il Cloud, i Big Data, l’Internet of Things e… l’intelligenza artificiale che, nella sua accezione più elevata e pura si pone l’ambizioso obiettivo di emulare quella umana.

E mentre il concetto aulico di intelligenza artificiale pura (Pure AI) può suonare poco realistico e più legato ai film di fantascienza, l’intelligenza artificiale applicata (“Pragmatic AI” o “Narrow AI”) è invece molto concreta e già presente in moltissime applicazioni di uso comune. Il concetto è semplice: invece di affrontare l’estrema complessità rappresentata dall’intero universo cognitivo determinato dal cervello umano e dai suoi 86 miliardi di neuroni, l’intelligenza artificiale applicata si occupa di dare risposte efficaci a problemi più semplici e ben circoscritti, sviluppando abilità altamente specializzate.

Queste abilità, come l’interpretazione dei contenuti delle immagini, dei file audio o di semplice testo, una volta sviluppate, possono essere combinate come mattoncini tra loro, dando luogo ad architetture via via più complesse e potenti che assomigliano sempre di più ad una forma artificiale di intelligenza.

Lo sviluppo di queste abilità specializzate, richiede la corretta implementazione di algoritmi configurati ad arte che possano, attraverso le necessarie fasi di training, apprendere le caratteristiche peculiari in grado di discriminare oggetti o concetti, per poi sviluppare capacità autonome di classificazione o di previsione dei comportamenti di fenomeni futuri.

Il Machine Learning, l’ambito di ricerca che si occupa proprio di sviluppare capacità artificiali di apprendimento, per raggiungere il suo scopo, si avvale di un grandissimo numero di algoritmi, come il Deep Learning basato sulle reti neurali, che tendono ad imitare il modo di funzionamento del nostro cervello.
Le capacità e le possibilità offerte da questi algoritmi in continua evoluzione, hanno fatto passi da gigante negli ultimi anni grazie, soprattutto, allo sviluppo tecnologico che consente loro di attingere ad enormi quantità di dati ed elevatissime capacità di elaborazione, essenziali per le fasi di apprendimento e il conseguente sviluppo di capacità ‘cognitive’ autonome.

Ma l’evoluzione tecnologica e le sue meraviglie, si estendono anche ad altri ambiti dell’Intelligenza Artificiale che oltre a comprendere quello del Machine Learning, attingono conoscenza da altre discipline affascinanti.
Come quelle legate alle biotecnologie, che stanno facendo passi da gigante nella comprensione del funzionamento del nostro incredibile cervello.

E poi? Cosa potremmo mai farci con tutta questa intelligenza artificiale, l’enorme e sempre crescente disponibilità di tecnologia e frontiere della conoscenza sempre più sconfinate?
Forse potremmo provare a mettere insieme tutti i pezzi… senza dimenticare la nostra storia e aggiungendo un pizzico di umanissima immaginazione…

 

Una neocorteccia artificiale… in cloud

Dopo che il naturale processo evolutivo determinò, più di due milioni di anni fa, lo sviluppo del genere umano così come lo conosciamo oggi, dotandolo di un cervello più voluminoso e potente, è possibile che il genere umano si stia attrezzando per un nuovo salto evolutivo, questa volta autodeterminato, che consentirà un’espansione senza precedenti delle capacità e intelligenza attuali, e che cambierà il proprio percorso per sempre: lo sviluppo di una neocorteccia nuova di zecca. E questa volta, artificiale.

Questa nuova neocorteccia, che si sta sviluppando ovunque in quel luogo virtuale che chiamiamo ‘cloud’ (mi piacerebbe chiamarla ‘cloud-cortex’), che assomiglia sempre più a una sorta di coscienza collettiva e luogo della conoscenza dell’intero genere umano, fornirà infinite applicazioni dotate di intelligenza artificiale e capacità di apprendimento oltre a basi dati sterminate dalle quali attingere informazioni e conoscenza.

Applicazioni che, proprio come i primi attrezzi levigati nella selce offrirono ai nostri lontani antenati capacità aggiuntive, offriranno all’uomo di oggi e di domani, estensioni e potenziamenti delle proprie naturali capacità di elaborazione, dotandolo di abilità complementari e potenzialità senza precedenti.

Immaginate le …inimmaginabili capacità che potremmo acquisire estendendo la nostra rete organica di neuroni con milioni di reti neurali artificiali specializzate e pronte all’uso, insieme a fonti sterminate di conoscenza organizzate in archivi controllati e di qualità. Il tutto comodamente disponibile nel cloud, a cui magari potremo connetterci anche tramite interfacce BMI (Brain to Machine Interfaces) direttamente collegate al nostro cervello.
Una nuova forma di intelligenza, potentissima e ibrida: in parte umana e in parte artificiale.

Dopo tutto, non ci vuole neanche tanta immaginazione. Questa nuove capacità, anche se in forma ancora embrionale, le sperimentiamo ogni giorno già da un pò. Ogni volta che decidiamo di andare fuori a cena e lasciamo che siano i servizi intelligenti formati e modellati sulle nostre preferenze personali, a proporci i ristoranti che più possano incontrare i nostri gusti, a guidarci nel posto prescelto, a ricordarsi dove abbiamo parcheggiato e quale musica desideriamo ascoltare rientrando a casa. Sono solo semplici esempi, e potrebbero sembrare piccolezze.
Ma solo perché ne siamo già assuefatti e non li percepiamo più per ciò che sono: potenziamenti specializzati e sempre più intelligenti che ci conferiscono poteri nuovi.

E man mano che il livello di integrazione, di intelligenza e di capacità di calcolo aumenteranno, potremmo accedere a servizi sempre più automatici, potenti e …inconsapevoli. Magari, un giorno non poi tanto lontano, basterà davvero sedersi in un elicottero per acquisire all’istante le conoscenze per pilotarlo, o basterà osservare un qualunque sito archeologico per conoscerne la storia e riviverne le vicende in tempo reale con la realtà virtuale. Già oggi gli studi di architettura più blasonati offrono la possibilità di vedere in tempo reale e realtà aumentata, la propria abitazione completamente arredata di nuovo. Servono solo occhiali un po’ speciali collegati a servizi specializzati nel cloud che offrono infinite combinazioni di stili per incontrare i gusti anche dei clienti più esigenti.

Eccitante, sempre. Spaventoso, anche. Ma questo sembra proprio essere il percorso che il genere umano stia scegliendo per sé. E anche se lo definiamo sempre come artificiale, questo percorso lo stiamo determinando noi. Con le capacità umane e con il cervello organico che madre natura ci ha donato all’origine.

Così, alle soglie forse di una nuova era, o della quinta rivoluzione industriale, cerchiamo di arrivarci il più consapevoli possibile, cercando di capire le reali possibilità e le possibili conseguenze che la diffusione progressiva dell’intelligenza artificiale in tutte le discipline che riguardano l’uomo e il mondo che lo circonda, potranno portare.

Ed è esattamente questa la ragione che mi ha spinto fin qui: il desiderio di scoprire e condividere con voi un breve ma appassionato percorso di conoscenza attraverso algoritmi, modelli di apprendimento e casi d’uso che renderanno un po’ più comprensibile il mondo che ci aspetta.

E non dimenticate di allacciare le cinture, perché il viaggio… è già iniziato!

 

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Michele Vaccaro, Solution Consultant Director Europe South, Italy, Switzerland and Austria at OpenText

 

*Michele Vaccaro è Solution Consultant Director Europe South, Italy, Switzerland and Austria, di OpenText

 

 

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