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Rischi dell’AI negli studi professionali: come sfatare i falsi miti



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L’AI sostituirà la figura del commercialista? Renderà la contabilità impersonale e distante? Quali strategie utilizzare per affrontare al meglio l’adozione di questa tecnologia

Pubblicato il 21 feb 2024

Federico Loffredo

Dottore Commercialista in Venezia



Irpa commercialisti

Leggiamo ogni giorno dei potenziali rischi dell’AI. Come professionisti dobbiamo distinguere i rischi reali da quelli soltanto percepiti, per evitare di farci prendere dal panico e, soprattutto, per avere oggettiva consapevolezza di questa tecnologia.

Rischi dell’AI: realtà o semplice percezione?

Spesso, nel dibattito sui rischi dell’AI negli ambienti professionali, la linea tra ciò che è percezione e ciò che è realtà è veramente sottile. Spesso si sentono i colleghi commercialisti esprimere il timore che l’AI possa portare a errori catastrofici o a una perdita di controllo sui processi lavorativi: una reazione prevedibile, come di fronte a qualsiasi possibile cambiamento, che però alimenta un senso di incertezza, se non addirittura di ansia per l’innovazione e il futuro.

Queste preoccupazioni sono spesso amplificate da rappresentazioni sensazionalistiche nei media o da una comprensione circoscritta delle capacità effettive dell’AI.

È proprio per questo motivo che diventa cruciale distinguere tra i rischi effettivi e quelli che sono soltanto miti o esagerazioni. La realtà è che, sebbene l’AI presenti alcuni rischi, come qualsiasi tecnologia e, soprattutto, come qualsiasi innovazione, questi rischi sono spesso gestibili. In che modo? Approcciando l’AI con una mentalità informata e critica.

Un approccio bilanciato aiuta a comprendere meglio come l’AI possa essere impiegata in modo efficace e sicuro, senza cadere in allarmismi ingiustificati o, all’estremo opposto, in aspettative irrealistiche.

L’AI sostituirà la figura del commercialista?

Uno dei falsi miti più diffusi e fonte di preoccupazione tra i professionisti è l’idea che l’AI possa sostituire completamente alcune figure lavorative, come quella del commercialista. Probabilmente ci si immagina un ufficio dove le macchine fremono silenziosamente, elaborando bilanci e dichiarazioni fiscali senza il bisogno di un tocco umano. Questa immagine, per quanto affascinante, è piuttosto lontana dalla realtà.

L’AI agisce come un potente strumento di supporto che può migliorare notevolmente l’efficienza e l’accuratezza del lavoro dei commercialisti, ma ciò non equivale a sostituire il ruolo umano. La tecnologia non può replicare il giudizio dell’uomo, l’esperienza accumulata negli anni, né le competenze interpersonali, che sono a dir poco fondamentali in questo settore. L’AI può, senza dubbio, automatizzare i compiti ripetitivi e analizzare grandi quantità di dati; tuttavia, la decisione finale e l’interpretazione dei dati rimangono fermamente nelle mani del professionista.

In questo scenario, l’AI non è un sostituto, ma un complemento che arricchisce la professione, permettendo ai commercialisti di concentrarsi su ciò che realmente conta: la consulenza strategica, la pianificazione finanziaria personalizzata e il rapporto umano con i clienti. L’empatia, la comprensione e l’intuizione umana rimangono qualità insostituibili che nessuna AI può replicare.

L’AI rende la contabilità impersonale e distante?

Un’altra immagine comune che emerge quando si parla di AI nella contabilità è quella di un ambiente freddo e meccanico, dove i numeri, i grafici e i computer sostituiscono del tutto il calore delle relazioni umane. Questa visione, quasi distopica, è lontana dalla realtà e amplifica di parecchio i rischi dell’AI, rendendola il capro espiatorio perfetto per giustificare un presunto distacco umano nella professione contabile.

Contrariamente a questa percezione, l’AI ha il potenziale di rendere la contabilità più personale e coinvolgente. Si immagini un commercialista che, grazie all’AI, possa fornire ai suoi clienti analisi dettagliate e insight personalizzati basati su una comprensione profonda delle loro finanze. Queste informazioni, che richiederebbero ore di lavoro manuale per essere raccolte e analizzate, possono essere elaborate in pochi minuti dall’AI, permettendo ai commercialisti di dedicare più tempo alla discussione di strategie finanziarie personalizzate e alla costruzione di relazioni più significative con i clienti.

Inoltre, l’AI libera i commercialisti dai compiti più routinari e ripetitivi. Invece di passare ore a compilare report o a inserire dati, i professionisti possono utilizzare questo tempo per ascoltare i bisogni dei loro clienti, comprendere le loro preoccupazioni e offrire soluzioni su misura. Questo non solo migliora l’efficienza, ma arricchisce anche l’esperienza del cliente, rendendo il servizio contabile più umano e accessibile.

Insomma, l’AI non è un ostacolo alla personalizzazione e all’empatia nella contabilità, ma piuttosto uno strumento che, se utilizzato saggiamente, può potenziare queste qualità, permettendo ai commercialisti di concentrarsi su ciò che veramente conta: la relazione con il cliente e la fornitura di un servizio su misura e di alto valore.

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Tecnologia e formazione: strategie per affrontare al meglio i rischi dell’AI

Affrontare i rischi dell’AI negli studi professionali richiede più di una semplice comprensione tecnica; richiede una visione strategica che abbracci sia la tecnologia sia l’elemento umano. Come abbiamo visto, i rischi dell’AI spesso derivano da idee sbagliate o da una conoscenza non ottimale della tecnologia. Per questo motivo, è fondamentale che gli studi professionali adottino un approccio integrato, che valorizzi la formazione continua dei dipendenti come pilastro fondamentale.

La formazione non dovrebbe limitarsi a insegnare come utilizzare tecnicamente l’AI, ma estendersi a comprendere le sue potenzialità, i limiti e le implicazioni etiche.

Parallelamente, è essenziale sviluppare politiche e procedure chiare per guidare l’uso dell’AI. Queste politiche dovrebbero affrontare questioni cruciali come: la protezione dei dati, la sicurezza informatica e l’etica professionale, stabilendo standard trasparenti e linee guida per un utilizzo sicuro e conforme dell’AI. Implementando queste misure, gli studi professionali possono non solo mitigare i rischi, ma anche sfruttare appieno i benefici dell’AI, creando un ambiente di lavoro sicuro e innovativo.

Conclusioni

Un dialogo aperto con i clienti riguardo all’utilizzo dell’AI è un altro aspetto chiave. Comunicare chiaramente come l’AI viene impiegata, quali misure di sicurezza sono state adottate e come essa contribuisce a migliorare il servizio può aiutare a dissipare i dubbi e a costruire un rapporto di fiducia. Ascoltare le preoccupazioni e i feedback dei clienti può inoltre fornire spunti preziosi per affinare ulteriormente l’uso dell’AI.

Un approccio che combina tecnologia e formazione, arricchito da una comunicazione trasparente, è la chiave per gestire efficacemente i rischi dell’AI. Attraverso queste strategie, gli Studi professionali possono trasformare l’AI da un semplice strumento tecnologico in un vero e proprio alleato per l’innovazione e la crescita professionale.

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