Amazon e l’intelligenza artificiale, un rapporto di luci e ombre

Dai robot utilizzati nei magazzini, in grado di spostare carichi fino a 350 kg, ai deepfake sui social network per creare confusione e disinformazione circa le pratiche adottate nei confronti dei dipendenti [...]
Angelo Alù

consigliere Internet Society Italia - coordinatore Osservatorio Giovani e Internet

Amazon
  1. Home
  2. Intelligenza Artificiale
  3. Amazon e l’intelligenza artificiale, un rapporto di luci e ombre

Amazon sta diventando una realtà sempre più all’avanguardia nel settore tecnologico, tra efficienze e criticità destinate a cambiare il volto tradizionale del mondo del lavoro. Optimized Prime, ad esempio, è un sistema di intelligenza artificiale utilizzato da Amazon per migliorare, grazie all’ottimizzazione predittiva della catena di approvvigionamento, le consegne spedite agli utenti.

Già nel 2013, Amazon aveva sviluppato un brevetto per la cosiddetta “spedizione anticipata”, funzionale a soddisfare le richieste dei clienti con tempistiche sempre più efficienti che oggi, anche mediante la massiva apertura di un crescente numero di propri magazzini presenti anche nei più piccoli centri urbani, consente di realizzare spedizioni veloci selezionate sulla base delle preferenze profilate in relazione a ogni tipo di dettaglio dei prodotti ricercati dagli utenti, con l’intento di costruire le abitudini di acquisto online secondo sofisticati modelli statistici elaborati da sistemi algoritmi di intelligenza artificiale.

amazon

Robot Kiva utilizzato da Amazon per lo spostamento delle merci

Robot androidi all’interno dei magazzini

Anche all’interno dei magazzini di Amazon, destinati a diventare veri e propri centri automatizzati di distribuzione, l’intelligenza artificiale è utilizzata per il funzionamento dei robot Kiva, che operano come androidi nell’attività di sistemazione e imballaggio dei prodotti all’interno degli scaffali, con la capacità di sollevare fino a 350 kg di merce in sostituzione di dipendenti umani soprattutto per lo svolgimento di lavori pesanti e usuranti.

Grazie a tali sistemi tecnologici, è possibile tracciare tutti gli articoli disponibili nei magazzini, nonché organizzare gli scaffali in base alle specifiche esigenze di acquisto richieste dai clienti al fine del prelievo dei prodotti visibili, con l’ulteriore possibilità, in fase attuale di test sperimentale, di monitorare le postazioni dei lavoratori con telecamere avanzate in grado di scansionare automaticamente gli oggetti, interpretando i movimenti della mano quando una persona posiziona un oggetto all’interno di una fessura dello scaffale.

Tutto ciò sembra destinato a incidere sulla tradizionale forza lavoro, con possibili rischi di contrazione della manodopera richiesta al punto da alimentare un incremento dei licenziamenti e maggiori livelli di disoccupazione, al netto degli eventuali benefici prodotti dall’intelligenza artificiale in termini di potenziale incremento delle opportunità professionali comunque fruibili soltanto da parte di chi, in possesso di competenze specialistiche qualificate, riuscirà a soddisfare le nuove esigenze richieste dal mercato del lavoro.

Le ricadute sull’occupazione dell’adozione dei sistemi di intelligenza artificiale

Se da un lato, infatti, soprattutto in considerazione della progressiva impennata della domanda durante la pandemia “Covid-19”, Amazon ha assunto centinaia di migliaia di nuovi dipendenti da impiegare anche all’interno dei suoi magazzini altamente automatizzati, risultando la sua forza lavoro complessiva in aumento sino a raggiungere 613.300 unità nel giro di pochi anni (in particolare, lo stoccaggio è stato uno dei settori in più rapida crescita, anche se gran parte dei dipendenti è assunto con modalità part-time).

Dall’altro lato, allo stesso tempo, Amazon ha lanciato negozi basati sull’intelligenza artificiale che eliminano, ad esempio, la necessità della presenza di cassieri sostituiti da sistemi robotici automatizzati che riducono le code per il pagamento direttamente addebitato tramite l’account Amazon dei clienti quando escono dalla struttura dotata di sensori basati su algoritmi di apprendimento sviluppati per perfezionare il funzionamento di tali applicazioni.

Anche il settore della logistica è sempre più influenzato dall’intelligenza artificiale in grado di calcolare costantemente quanti driver sono necessari in un determinato momento per la consegna delle merci, con l’ulteriore possibilità, grazie all’app Flex, di calcolare il peso e il numero di pacchi da imballare e spedire tenuto conto del tempo necessario sulla base delle condizioni reale del traffico esistente.

Deepfake usati per la disinformazione

A fronte di tali inediti scenari tecnologici, senza dubbio destinati a trasformare profondamente l’attività lavorativa tradizionalmente intesa, nell’ambito delle recenti “insofferenze” manifestate da una parte dei dipendenti che potrebbero portare alla formazione del primo sindacato dei lavoratori costituito presso Amazon a tutela degli interessi della categoria, stanno iniziando a diffondersi su Twitter nuovi account Twitter, presumibilmente riferibili a dipendenti di Amazon, sebbene non sembrino reali che, a quanto pare utilizzando contenuti multimediali deepfake come immagini del profilo, condividono, con un approccio volutamente ironico, osservazioni ridicole e esagerate delle pratiche di lavoro di Amazon, forse con l’intento di generare confusione nell’opinione pubblica.

Allo stato attuale, non vi è l’assoluta certezza sull’effettivo coinvolgimento dei vertici aziendali nella realizzazione di tale strategia comunicativa “anti-sindacale”, sebbene, già nel 2018, Amazon avesse avviato un programma sperimentale di creazione di account realistici – poi dismesso – per convincere il pubblico che stava trattando bene i propri magazzinieri mediante la creazione di cosiddetti “Amazon FC Ambassador”, autorizzati a twittare durante le ore retribuite su quanto amassero il loro lavoro.

Certamente, al netto dei risvolti legati a tale iniziativa, emerge con sempre maggiore preoccupazione la creazione, fuori controllo, di profili deepfake sempre più utilizzati per generare confusione mediante la diffusione di campagne di disinformazione con l’intento di danneggiare la credibilità nei media reali, minando la fiducia delle persone verso le istituzioni, a maggior ragione in un momento storico di crescente proliferazione di notizie false diffuse online, al punto da rendere il confine tra realtà e finzione sempre più labile ed incerto online, come emblema della cosiddetta “società zero-trust”, in cui le persone non riescono più a distinguere la realtà dalla falsità in un costante clima di incertezza informativa.

Video: secondo la filosofia Amazon, i nuovissimi robot significano nuovi posti di lavoro

FacebookTwitterLinkedIn