L’intelligenza artificiale non rappresenta più una funzione di supporto alla trasformazione digitale. Secondo il 2026 Global AI Report: A Playbook for AI Leaders, pubblicato da NTT Data, l’AI è entrata nel cuore del modello economico delle imprese. Non si parla più di allineamento tra tecnologia e business, ma di fusione strutturale tra strategia AI e strategia aziendale.
Il report si basa su un campione di 2.567 decisori senior, distribuiti in 35 Paesi e 15 settori industriali, con una rappresentanza significativa di ruoli C-suite (79% del campione). I dati sono stati raccolti tra settembre e ottobre 2025 con un livello di confidenza del 99% e un margine di errore del 3%. La ricerca coinvolge aziende di grandi dimensioni: il 51% supera i 15.000 dipendenti.
Il messaggio centrale è netto: le organizzazioni che industrializzano l’AI crescono più rapidamente, operano con margini più elevati e dimostrano maggiore resilienza operativa.
Indice degli argomenti:
AI leader vs AI laggards: il divario di performance
Solo il 15% delle aziende analizzate rientra nella categoria degli AI leader. Per esserlo occorre soddisfare tre criteri: strategia AI definita o in corso di definizione avanzata, maturità classificata come “matura” o “evolved” e risultati economici superiori alla media derivanti dall’adozione dell’AI. Il confronto con il restante 85% del campione evidenzia un gap significativo.
Il 62,8% degli AI leader ha registrato una crescita dei ricavi superiore al 10% nell’ultimo anno fiscale. Tra le altre organizzazioni la quota si ferma al 25,3%. Sul fronte della marginalità, il 33,8% dei leader opera con margini pari o superiori al 15%, contro appena il 9,4% del resto del mercato.
Il report parla di “growth and margin outliers”. Non si tratta di vantaggi incrementali, ma di una divergenza strutturale. Interessante anche la distribuzione dimensionale: il 17,1% dei leader supera i 25 miliardi di dollari di fatturato, ma il fenomeno è trasversale e riguarda tutte le classi di ricavo.
Dal pilot al profitto: il passaggio alla “full fusion”
Uno dei concetti chiave del report è la transizione dalla fase di sperimentazione alla fase di integrazione totale. In passato l’AI veniva trattata come complemento alla strategia. Oggi, per i leader, l’AI è la strategia. L’83,6% delle aziende che dichiarano un pieno allineamento tra business e AI riporta un aumento dei profitti pari o superiore al 5%.
Tra chi non presenta allineamento la percentuale scende al 58%. La differenza non riguarda solo l’adozione tecnologica, ma la velocità decisionale. Il 46,1% dei leader dichiara di voler “muoversi rapidamente e guidare il mercato”. Tra i ritardatari la quota è del 25,4%. Questo orientamento alla first-mover strategy produce un vantaggio competitivo che si consolida nel tempo. 
GenAI, agentic AI e AI sovrana: i tre strati dell’impresa intelligente
Il report distingue tre livelli dell’AI enterprise.
- GenAI, che democratizza la produzione di contenuti e conoscenza;
- agentic AI, che estende l’automazione alla capacità decisionale autonoma e all’ottimizzazione continua;
- private e sovereign AI, che rispondono a esigenze di controllo, compliance e localizzazione dei dati.
Il 59,4% degli AI leader indica la sovranità dei dati cross-geografia come priorità di governance. La pressione normativa e geopolitica spinge verso infrastrutture localizzate, modelli privati e maggiore controllo sugli stack tecnologici. In questo scenario, l’AI non è solo motore di produttività, ma fattore di stabilità e gestione del rischio.

Dove si concentra il valore economico
I leader non adottano l’AI in modo diffuso e indistinto. Selezionano domini ad alto impatto economico.
Il 73,3% utilizza l’AI nelle funzioni di front office (marketing, vendite, customer service), contro il 44% dei ritardatari. L’85,6% impiega l’AI nel back office e mid-office, con focus su automazione e ottimizzazione dei processi. La differenza non risiede nella quantità di use case, ma nella ripensazione end-to-end dei workflow. L’obiettivo è diventare organizzazioni AI-native, dove processi e decisioni integrano reasoning, feedback e auto-correzione.
Il volano degli investimenti
Il 68,2% degli AI leader dichiara investimenti “molto significativi” in AI. Tra le altre organizzazioni la percentuale è del 34,6%. Il 64,5% dei leader prevede un ulteriore incremento degli investimenti nei prossimi due anni.
Il meccanismo è descritto come “flywheel effect” (effetto volano): risultati iniziali → reinvestimento → ampliamento delle capacità → ulteriore crescita. Non si tratta solo di aumento della spesa, ma di allocazione mirata verso infrastrutture scalabili e sicure.
Infrastruttura e modernizzazione applicativa
Il 34,5% dei leader ricostruisce applicazioni core con AI integrata, anziché limitarsi ad add-on superficiali. Tra i ritardatari la quota è del 14,5%. Il 50,1% adotta modelli ibridi plug-and-play con co-innovazione. Il 45,3% punta su soluzioni personalizzate con partner strategici. Il report sottolinea un punto chiave: non si può scalare ciò che non si governa.
Una piattaforma AI unificata consente policy centralizzate, osservabilità condivisa e controllo di costi, drift e sicurezza.
Governance centralizzata e ruolo del CAIO
Il 55,9% dei leader adotta un modello di governance centralizzato, contro il 33,3% dei ritardatari. Il 77,8% dispone di un Chief AI Officer dedicato. Nel 28% dei casi il CAIO è responsabile del rischio enterprise legato all’AI.
Il ruolo del CAIO si articola in tre direttrici:
- orchestrazione strategica,
- integrazione operativa
- traduzione culturale verso il board.
L’AI entra stabilmente nell’agenda del consiglio di amministrazione. Crescita, margini, rischio e gestione del talento diventano variabili influenzate da scelte su modelli, architetture dati e agenti intelligenti.
Talento e trasformazione organizzativa
Il report evidenzia un cambio di paradigma nella gestione del capitale umano. Gli AI leader puntano sull’augmentation. L’AI amplifica il lavoro di dipendenti esperti e crea nuove categorie professionali: dipendenti aumentati, supervisori di sistemi agentici e specialisti AI-native. Il 45,3% dei leader considera il change management un programma aziendale strutturale, non un semplice rollout tecnologico.
Il 73% dichiara un atteggiamento positivo verso l’AI, contro il 45,7% dei ritardatari. La variabile emotiva e culturale assume un peso strategico.
Collaborazioni e modelli di procurement innovativi
Il 39,3% dei leader punta su collaborazioni esterne con esperti, service provider e advisor governativi. Il 46,4% è aperto a modelli di procurement basati su revenue sharing o gain sharing. I criteri di selezione dei partner includono architetture multi-LLM, multicloud, governance trasparente, sicurezza, sostenibilità energetica e competenze di integrazione.
AI come sistema operativo dell’impresa
Secondo Yutaka Sasaki, presidente e CEO di NTT Data Group, l’AI sta diventando il sistema operativo dell’impresa moderna. Il report conferma che l’AI non è più un’iniziativa tecnologica isolata. È una leva strutturale di valore.
Le aziende che integrano visione strategica, governance centralizzata, infrastruttura sicura e gestione del capitale umano mostrano un vantaggio competitivo misurabile. Il divario tende ad ampliarsi con l’aumentare della maturità AI. Il 2026 Global AI Report suggerisce quindi una lettura precisa del momento: la leadership nell’intelligenza artificiale coincide con la leadership d’impresa.







