Veeva Systems è un’azienda americana che sviluppa software cloud per l’industria del farmaco e delle biotecnologie. Oltre alla gestione dei dati e della compliance, si occupa anche di supply chain e di marketing medico.
L’importanza del comparto delle life science per l’innovazione, la regolamentazione e le applicazioni avanzate delle intelligenze artificiali non andrebbe sottovalutata perché è al centro di sfide continue le cui soluzioni collaborano – in modi più o meno diretti – allo sviluppo tecnologico in tutti i settori.
Indice degli argomenti:
Le life science in sintesi
Benché il tema sia vasto, possiamo ridurlo all’essenziale citando come le life science richiedono infrastrutture cloud e modelli AI per l’analisi di dati anche a fini predittivi. Poiché le AI usano dati e quelli relativi alla salute sono tra i più tutelati dalle norme sulla privacy, le industrie del settore sentono e contribuiscono ad ammortizzare il peso delle norme in materia di data governance e sicurezza.
Come abbiamo spiegato qui, la contaminazione dei dati in ambito medico è un rischio attuale la cui evenienza va scongiurata. Ma questo, pure essendo un pericolo latente, non è l’unico potenziale trauma che può frenare il progresso.
Non va dimenticato che, al di là delle norme stringenti, le applicazioni per la genomica, la scoperta di nuovi farmaci e la diagnostica in generale stanno ridefinendo i limiti delle AI.
Da una parte la necessità di scoprire nuove molecole, lanciare nuovi farmaci e rendere più robuste ed evolute le tecnologie per la cura dei pazienti e, sul piatto opposto della bilancia, i paletti imposti dalle norme per la tutela della privacy.
Le responsabilità del comparto delle life science
Il peso delle norme stringenti in materia di privacy, come sottolinea uno studio curato da ricercatori di tre diversi atenei, si manifesta nel rallentamento del progresso. Infatti, nei Paesi in cui il GDPR ha effetto, sono diminuiti il numero di brevetti registrati.
Le leggi sulla privacy non solo aumentano i costi di transazione, ma limitano la capacità di elaborare informazioni, ostacolando l’innovazione AI. Hanno un peso specifico anche le culture nazionali che condizionano la percezione e la risposta degli innovatori alle barriere normative.
Chi si occupa di life science non può fermarsi davanti a questi ostacoli ed è costretto a creare sinergie per continuare la propria missione a vantaggio del genere umano.
Trasparenza, interpretabilità, accountability
Le necessità di trasparenza, di interpretabilità e di accountability riguardano qualsiasi comparto che sfrutta le AI e, come suggerisce questo studio apparso su Nature Medicine, le life science contribuiscono a garantire tali necessità sviluppando soluzioni improntate alla genomica, alla diagnosi predittiva e all’imaging medico lasciandole poi in eredità alle altre industrie chiamate a superare gli stessi limiti.
Parallelamente, è soprattutto nel comparto delle life science che vengono affrontati e risolti temi etici. Questo aspetto, centrale per la diffusione delle AI in qualsivoglia settore, è snocciolato in un paper scritto a più mani da ricercatori di atenei americani.

Il ruolo di Veeva Systems
Veeva Systems, in virtù del fatto che conta oltre 1.500 clienti dislocati in 165 diversi Paesi, è anche un osservatorio privilegiato utile a comprendere come è possibile rispettare gli approcci normativi sulla privacy e le diverse percezioni che ne hanno i singoli mercati senza bloccare lo sviluppo tecnologico.
L’azienda americana è profilata negli ambiti pharma e biotech, dispositivi medici e prodotti regolati, ricerca clinica e consumer health in senso ampio e ha dovuto affrontare tutti gli ostacoli imposti dalle norme, garantendo la piena operatività di prodotti come Veeva Vault, piattaforma cloud modulare progettata per gestire contenuti e dati.
Una piattaforma che può essere usata dagli specialisti di tutto il globo la cui ingegnerizzazione è stata complessa e che, nonostante le difficoltà, oggi è operativa, affidabile ed è un punto di riferimento per le multinazionali che lavorano nella sfaccettata filiera della sanità.
Moore, presidente Veeva Systems Europa: “Abbiamo integrato la conformità direttamente nell’architettura”
Ne abbiamo parlato con Chris Moore, presidente Veeva Systems Europa, al quale abbiamo fatto alcune domande.
Veeva si sta orientando verso un ecosistema modulare e interamente cloud-native. In Europa, dove la frammentazione normativa è particolarmente significativa, come bilanciate la scalabilità tecnologica con i complessi quadri legali dei singoli Paesi in cui operate?
“Fin dal primo giorno, Veeva è stata progettata per operare in un ambiente regolamentato globale, in cui scalabilità e compliance procedono insieme. La nostra piattaforma Vault offre alle aziende life sciences la flessibilità necessaria per adattarsi ai diversi contesti normativi europei e internazionali senza sacrificare velocità o capacità di innovazione. Abbiamo integrato la conformità direttamente nell’architettura: la residenza dei dati, la validazione e la preparazione agli audit non sono componenti aggiuntivi, ma funzionalità fondamentali.
Collaborando strettamente con i regolatori e con i clienti nei vari mercati, garantiamo che le nostre soluzioni siano allineate ai requisiti legali locali mantenendo al contempo una coerenza globale. Questo equilibrio consente alle aziende di operare in modo efficiente oltre i confini, gestire i dati in conformità con le normative locali e concentrarsi nel fornire valore ai pazienti più rapidamente”.
L’AI generativa è entrata sia nei flussi di lavoro del CRM sia in quelli dei contenuti scientifici. Dove si traccia il confine tra un’automazione utile e la perdita di rilevanza clinica?
“L’AI generativa può essere estremamente potente quando potenzia e non sostituisce l’esperienza umana. Nel CRM e nei contenuti commerciali, il confine è netto: l’AI agentiva deve accelerare la diffusione di informazioni accurate e conformi, non generarle in isolamento.
La rilevanza clinica dipende dal rigore scientifico, dal contesto e dalla fiducia, elementi che solo gli esperti commerciali e medici possono garantire, pur essendo supportati dall’AI se utilizzata correttamente.
Il nostro approccio in Veeva è quello di un’abilitazione responsabile: impiegare un’AI agentiva specifica per il settore, integrata nei flussi di lavoro, per gestire attività ripetitive o dispendiose in termini di tempo – come la pianificazione delle interazioni, la stesura di appunti o la sintesi dei dati – assicurando però che le analisi e le comunicazioni finali siano sempre guidate e validate da professionisti qualificati. È così che sfruttiamo l’innovazione senza compromettere l’integrità scientifica”.
I sistemi sanitari europei sono davvero pronti alla trasformazione tecnologica? Quali forme di resistenza state incontrando?
“L’industria delle scienze della vita in Europa è pronta alla trasformazione, ma la reale capacità di adottarla dipende dalla gestione del cambiamento, non solo dalla tecnologia.
L’interesse per l’innovazione digitale è diffuso sia nell’industria sia nel sistema sanitario, tuttavia processi legacy, dati frammentati e normative nazionali eterogenee spesso rallentano i progressi.
Ciò che osserviamo non è una resistenza alla tecnologia in sé, ma la necessità di acquisire fiducia nelle modalità con cui viene introdotta e adottata. Una trasformazione di successo richiede allineamento tra persone, processi e piattaforme. È fondamentale, per esempio, coinvolgere i team di compliance per garantire che l’impiego dell’AI avvenga in piena conformità normativa.
Per questo in Veeva ci concentriamo tanto sul supporto al cambiamento culturale e operativo quanto sulla fornitura di nuove soluzioni, aiutando le aziende biofarmaceutiche a modernizzarsi con un ritmo sostenibile, conforme e, in ultima analisi, vantaggioso per gli operatori sanitari e per i pazienti”.
Oltre all’AI, se dovesse scommettere su una tecnologia destinata a trasformare radicalmente il settore farmaceutico europeo nei prossimi tre anni, quale sarebbe? E perché?
Al di là dell’intelligenza artificiale, la tecnologia con il maggiore potenziale di trasformare le scienze della vita è la diffusione di piattaforme dati unificate basate sul cloud. Per troppo tempo informazioni critiche sono rimaste intrappolate in silos — tra team, funzioni e Paesi diversi. Una piattaforma CRM (Customer Relationship Management, nda) con dati condivisi offre una visione unica e affidabile del cliente, abilitando insight in tempo reale e un approccio più coordinato tra vendite, medical e marketing.
Quando l’AI agentiva si integra in questi flussi di lavoro, l’impatto si moltiplica. I team non si limitano ad accedere più rapidamente alle informazioni: migliorano significativamente la produttività e vengono guidati verso interazioni più rilevanti. La combinazione di dati unificati e AI intelligente e agentiva aprirà un nuovo livello di centralità sul cliente, con un potenziale significativo di migliorare gli esiti per i pazienti”, conclude Chris Moore.
Conclusioni
Le norme per la tutela dei dati e lo sviluppo tecnologico possono coesistere. Trovare l’equilibrio non è facile perché le sensibilità e le culture in gioco sono molteplici. La collaborazione è la chiave e, per quanto possa essere dispendioso portarla avanti in modo proficuo, è più di un passo obbligato: è l’unico modo per fare sì che i freni potenziali rappresentati dalle norme diventino sprone per il progresso e quindi per il genere umano.






