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Corsa all’AI: Apple arbitro tra Google e OpenAI



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L’azienda di Cupertino sceglie di non entrare nella costosa corsa alla costruzione di modelli e infrastrutture di intelligenza artificiale. Con un accordo miliardario con Google per usare Gemini su iPhone e Siri rafforza un approccio prudente agli investimenti, diventando al tempo stesso un attore chiave negli equilibri tra i grandi rivali dell’AI

Pubblicato il 15 gen 2026



strategia AI Apple

Apple resta alla finestra nella competizione globale sull’intelligenza artificiale, evitando gli investimenti colossali in modelli e data center che stanno caratterizzando i suoi rivali. Questa scelta trasforma il produttore di iPhone in un potenziale kingmaker, capace di influenzare l’esito della sfida tra colossi tecnologici senza esporsi direttamente ai costi più elevati.

L’accordo con Google e il ruolo di Gemini

La mossa più rilevante di Apple nel campo dell’AI è arrivata con l’annuncio di un accordo per utilizzare i modelli Gemini di Google, che alimenteranno nuove funzioni su iPhone e miglioreranno Siri. L’intesa, strutturata come contratto di cloud computing, potrebbe portare Apple a pagare diversi miliardi di dollari a Google nel tempo.

Un colpo per OpenAI

La nuova alleanza rappresenta un duro colpo per OpenAI, che dal 2024 integra ChatGPT con le funzioni di “Apple Intelligence” sui dispositivi mobili. Cupertino ha precisato che l’accordo con Google non compromette l’integrazione esistente, ma gli analisti restano scettici.

“Penso che l’integrazione di ChatGPT sia destinata a spegnersi lentamente… avere due grandi modelli, date le economie di scala, non avrebbe molto senso per Apple”, ha detto Gene Munster di Deepwater Asset Management, stimando il contratto Gemini in circa 5 miliardi di dollari per Google.

Politica industriale e vecchie alleanze

Secondo Munster, anche le ambizioni di OpenAI di creare prodotti hardware in grado di competere con l’iPhone avrebbero pesato sulla decisione di Apple. “C’è anche una componente politica: quando l’ex designer di punta di Apple, Jony Ive, è stato assunto da OpenAI per creare un dispositivo hardware, la situazione è cambiata”, ha spiegato.

Un approccio prudente agli investimenti

L’accordo con Google riflette la cautela di Apple nella spesa per l’AI, nonostante Tim Cook abbia promesso un aumento “significativo” degli investimenti. Negli ultimi cinque anni, Cupertino ha mantenuto la spesa in infrastrutture fisiche intorno al 3% dei ricavi, contro le centinaia di miliardi investite da Google, Microsoft, Amazon e Meta in data center.

Numeri a confronto

Nel 2025 Apple ha speso 12,7 miliardi di dollari in immobili, impianti e macchinari, a fronte dei circa 90 miliardi che Google dovrebbe investire nello stesso periodo fiscale. Una differenza che evidenzia strategie radicalmente diverse.

Un déjà-vu strategico

La scommessa su Gemini ricorda l’accordo siglato vent’anni fa che rese Google il motore di ricerca predefinito sui dispositivi Apple, in cambio di una quota dei ricavi pubblicitari. Un’intesa arrivata a valere circa 20 miliardi di dollari l’anno per Apple.

OpenAI guarda oltre Apple

Una fonte vicina a OpenAI ha spiegato che la società ha preso “una decisione consapevole di non diventare il fornitore di modelli personalizzati per Apple”, preferendo concentrarsi sullo sviluppo di un proprio dispositivo di intelligenza artificiale per superare i big tech, come riporta il Financial Times. “Sono due attori storici che si uniscono, ed è logico per loro”, ha aggiunto la fonte.

Investitori divisi e rischio bolla

La percezione di una spesa limitata sull’AI preoccupa alcuni investitori, timorosi che Apple resti indietro. Altri osservatori, invece, temono la formazione di una bolla dovuta all’eccesso di investimenti in infrastrutture. Nel frattempo, il titolo Apple è salito di oltre il 12% nell’ultimo anno, spinto dal buon debutto dell’iPhone 17 e dall’allentamento dei rischi legati ai dazi USA.

AI più piccola, ma più vicina all’utente

Apple continua a puntare su modelli di AI più compatti e specializzati, spesso eseguiti direttamente sul dispositivo, come quelli per la sintesi dei testi. Tuttavia, l’azienda ha perso alcuni ricercatori chiave, attratti da stipendi più elevati offerti dai concorrenti.

Una scelta obbligata

Secondo un ex dirigente Apple, il gruppo “doveva soddisfare le aspettative di Wall Street e dei clienti” sull’AI. L’accordo con Google sarebbe quindi “un sottoprodotto necessario della decisione di Apple di non fare ‘all-in‘ sugli investimenti in intelligenza artificiale come i suoi concorrenti”.

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