I robot umanoidi sono più vicini a noi e stanno entrando, stavolta seriamente, nelle fabbriche. Siamo agli inizi ma, come si vede al CES 2026 di Las Vegas in questi giorni, la sensazione è che il dado è tratto.
Non solo perché in fiera se ne vedono più che in passato – dai “maggiordomi” domestici ai receptionist – ma perché i grandi annunci ruotano attorno a una parola che fin qui era rimasta sullo sfondo: distribuzione. Distribuzione nelle fabbriche, nei servizi, nei punti vendita, dentro ecosistemi hardware e software che puntano a standardizzare ciò che oggi è ancora artigianale
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Il robot “più importante” è quello che ha un posto di lavoro già pronto
Il punto di svolta del CES 2026, per peso industriale e chiarezza di strategia, è Atlas di Boston Dynamics. Hyundai e Boston Dynamics lo hanno portato sul palco con un messaggio preciso: Atlas non è più un progetto da laboratorio, ma un prodotto pensato per l’ambiente industriale, con un percorso di adozione legato agli impianti del gruppo coreano.

La notizia che cambia davvero la prospettiva, però, è l’aggancio con l’AI generativa, che consentirebbe ai robot di colmare la loro principale lacuna, ossia agire in contesti imprevedibili e con oggetti di tante forme e aspetti.
Boston Dynamics ha annunciato una partnership con Google DeepMind per lavorare su modelli Gemini Robotics applicati ad Atlas (e più in generale alla robotica “embodied”), con l’obiettivo dichiarato di portare “intelligenza fondamentale” su macchine che devono capire il mondo fisico e agire in sicurezza.
È il tipo di accordo che segnala maturità di filiera: locomozione e manipolazione da una parte, foundation model dall’altra, e un programma congiunto che mira a rendere più rapida la trasformazione delle dimostrazioni in capacità operative.

Atlas ha 56 gradi di libertà con giunti rotanti e mani a misura d’uomo dotate di sensori tattili. Ed è forte. Il robot Atlas può sollevare fino a 50 kg ed è progettato per eseguire movimenti ripetitivi.
Con questo tipo di destrezza e forza, sarà fondamentale per Atlas, o qualsiasi altro robot umanoide, interagire e lavorare in sicurezza con gli esseri umani. Alcuni aspetti sono stati gestiti dal punto di vista hardware; Atlas, ad esempio, è dotato di telecamere a 360 gradi che gli consentono di vedere quando le persone si avvicinano.
Ma il lavoro di DeepMind potrebbe aiutare i robot a imparare come agire.

“Piuttosto che avere una serie di compiti predefiniti e caricati sul robot, pensiamo che i robot dovrebbero comprendere il mondo fisico allo stesso modo in cui lo comprendiamo noi”, ha affermato Carolina Parada, senior director of robotics di Google DeepMind. “Dovrebbero essere in grado di imparare dalla loro esperienza. Dovrebbero essere in grado di generalizzare nuove situazioni e migliorare nel tempo. Quindi, che si tratti di assemblare un nuovo pezzo di un’auto o di allacciarsi le scarpe, i robot dovrebbero imparare allo stesso modo in cui facciamo noi da una manciata di esempi, e poi migliorare molto rapidamente con un po’ di pratica”.
E poi c’è l’elemento che più di tutti trasforma l’annuncio in una storia da impresa: Hyundai collega Atlas a un piano di impiego in fabbrica, con tappe e siti già identificati. L’orizzonte temporale dichiarato punta all’integrazione negli impianti (in particolare nel perimetro produttivo in Georgia) entro il 2028, con attività iniziali come la gestione e la sequenza dei componenti e un’evoluzione verso compiti più complessi.

La casa come showroom: LG CLOiD e l’idea del “lavoro zero”
Se Atlas racconta la fabbrica, l’altra faccia dell’umanoide al CES 2026 resta la casa, o meglio, la casa come teatro dimostrativo. LG ha presentato CLOiD come tassello di un immaginario domestico in cui la “fatica” si sposta su braccia robotiche capaci di piegare il bucato e recuperare oggetti. È un messaggio che funziona perché parla un linguaggio universale (il lavoro ripetitivo), anche se la strada dall’effetto wow alla robustezza quotidiana è ancora lunga.
La pressione cinese: quantità, prezzi e portafogli completi
Il CES 2026 è anche il momento in cui la massa critica dei produttori cinesi diventa impossibile da ignorare. Più fonti descrivono una presenza particolarmente forte di aziende cinesi nell’area umanoidi, con un’offerta che copre vari segmenti: piattaforme generaliste, robot “da servizio”, modelli per ricerca e didattica, e soprattutto prodotti presentati come più vicini alla produzione in serie.
Dentro questo quadro, Unitree gioca una partita di ampiezza di gamma: l’azienda ha dichiarato di aver portato al CES l’intero catalogo, inclusi gli umanoidi H2, R1 e G1. L’idea è chiara: creare una famiglia di corpi e taglie diverse, destinata a sviluppatori e integratori, e spingere sul rapporto prestazioni/prezzo come leva di diffusione.

Sempre sul fronte “portafoglio”, AgiBot ha scelto il CES per presentarsi con una linea completa: serie A2 (umanoidi full-size orientati all’interazione e alla navigazione autonoma), serie X2 (mezzo formato, più compatto, per intrattenimento/ricerca/education) e serie G2 (impostazione più industriale, con manipolazione controllata in forza). È un’impostazione molto “da vendor enterprise”: non un robot, ma una piattaforma declinata.
UniX AI, dal canto suo, porta al CES Wanda 2.0 come robot “consegnato” (non solo annunciato) e insiste sul passaggio “oltre le demo”, cioè verso impieghi ripetibili in contesti reali. In parallelo, la stessa UniX viene associata anche a Wanda 3.0 come evoluzione di gamma mostrata durante la CES week: un segnale di rapidità iterativa tipica della corsa cinese all’umanoide.

Sul versante più “service”, Keenon Robotics ha portato al CES per la prima volta XMAN-R1 come volto umanoide accanto ai propri robot già diffusi in hospitality e logistica leggera: un modo per dire che l’umanoide non sostituisce il parco macchine esistente, ma prova a diventarne l’interfaccia generalista quando serve flessibilità.
E poi c’è la fascia “low-cost narrativo”, dove il prezzo diventa parte del messaggio. Noetix, ad esempio, si è guadagnata attenzione con Bumi (formato piccolo, costo sotto la soglia psicologica dei 10.000 yuan secondo varie ricostruzioni), spingendo l’idea che l’umanoide possa diventare un prodotto di consumo o almeno un kit per scuole, maker e sperimentatori.
“Physical AI” come stack: Qualcomm, Booth robot e il ruolo dei componenti
Uno dei dettagli più interessanti del CES 2026 è che gli umanoidi non sono soltanto “prodotti finiti”: diventano dimostrazioni viventi di chip, piattaforme e toolchain. Qualcomm, ad esempio, ha usato il CES per presentare un impianto tecnologico completo per la robotica e mostrare in fiera più umanoidi alimentati dal proprio stack, citando esplicitamente Motion 2 di VinMotion e K1 Geek di Booster come esempi in booth.
È un passaggio cruciale: se la robotica umanoide deve scalare, serve una base comune (calcolo, percezione, sicurezza, teleoperazione, aggiornamenti) che trasformi i prototipi in flotte gestibili.
In questo stesso filone si inserisce Booster, che al CES viene associata sia a K1 (con varianti come la Geek) sia a T1, con una narrazione orientata a piattaforme “scenario-ready”, cioè pronte a essere addestrate e adattate a compiti specifici.
Tiangong, “one brain many machines”, e la fabbrica come destinazione naturale
L’ecosistema di Pechino spinge anche un’altra idea: coordinare più corpi con una “mente” comune. Al CES 2026, il Beijing Humanoid Robot Innovation Center viene descritto come presente con diversi modelli Tiangong Walker, con un’enfasi su autonomia e coordinamento multi-robot per compiti industriali (smistamento, movimentazione, attività ripetitive). È un’immagine coerente con la direzione del mercato: l’umanoide non come individuo, ma come unità in una flotta.
Realbotix e gli umanoidi “relazionali”: quando il corpo serve alla conversazione
Non tutti gli umanoidi al CES 2026 inseguono la fabbrica. Realbotix si posiziona su un terreno diverso: robot con forte focalizzazione su espressività, conversazione, riconoscimento emotivo e ruolo da “ambassador”, con Aria come figura di riferimento nello showcase annunciato dall’azienda per il CES.

È un segmento che non compete direttamente con Atlas, ma che vive dello stesso presupposto: l’AI generativa abbassa il costo della naturalità conversazionale, e il corpo diventa un canale.
Il “robot” che serve a vendere display: Samsung Display AI OLED Bot
A ricordare quanto la CES economy sia fatta anche di filiere, c’è Samsung Display: invece di presentare un umanoide come prodotto, ha mostrato “AI OLED Bot” dentro una narrazione di convergenza fra AI e display, cioè dispositivi concettuali che servono a rendere tangibile un’idea di mercato per schermi e form factor. È un esempio perfetto del CES: a volte il robot non è il punto d’arrivo, ma il modo più rapido per far capire dove vuole andare un’altra industria.
Cosa dovrebbe guardare un’azienda (più della demo)
Negli ultimi anni, i progressi compiuti nel campo dei motori, delle batterie, dei sensori e di altri componenti hanno reso più facile per le startup e altre aziende competere nel settore della robotica. Più di una dozzina di aziende negli Stati Uniti, tra cui Agility Robotics, Figure AI, Apptronik, 1X e Tesla, stanno lavorando su sistemi umanoidi. All’estero, la concorrenza è ancora più agguerrita, poiché circa 200 aziende cinesi stanno sviluppando sistemi umanoidi, secondo la CMRA, un’associazione industriale cinese.
Digit (Agility Robotics): pilot nei magazzini Amazon
Amazon ha annunciato che avrebbe iniziato a testare Digit nei propri fulfillment center, con un primo caso d’uso molto specifico: il “tote recycling”, cioè la movimentazione/riposizionamento delle casse vuote, un lavoro ripetitivo e fisicamente impegnativo.

Sia Amazon sia Agility hanno descritto la cosa come fase iniziale / molto precoce, utile per capire se un bipede con braccia può operare in spazi pensati per umani senza stravolgere l’infrastruttura.
Umanoidi per le consegne: progetto in sviluppo, con hardware di terzi
Nel 2025 diverse testate hanno riportato che Amazon starebbe sviluppando software per usare umanoidi nella consegna “last mile”, con test in un’area di addestramento (“humanoid park”) e con l’idea che i robot viaggino sui furgoni Rivian e scendano per portare il pacco alla porta.
In questo filone viene citato anche l’uso di robot di terze parti, incluso Unitree.
Molte aziende di intelligenza artificiale stanno rivolgendo la loro attenzione alla robotica, convinte che i modelli di intelligenza artificiale necessitino di una comprensione più approfondita del mondo fisico per raggiungere un’intelligenza simile a quella umana.
Si dice che OpenAI stia sviluppando umanoidi.
Tesla ha presentato un umanoide chiamato Optimus.
Diverse startup stanno anche lavorando su modelli progettati per consentire ai robot di padroneggiare rapidamente varie attività fisiche. Alcuni sperano di impiegare robot simili agli esseri umani come aiutanti domestici, nonostante i loro attuali limiti.
Il CES 2026 suggerisce che il mercato degli umanoidi si giocherà meno sull’effetto wow e più su quattro variabili misurabili: capacità di lavorare in sicurezza vicino alle persone, affidabilità su compiti ripetuti, costo totale (acquisto + manutenzione + training) e disponibilità di uno stack che riduca il costo di sviluppo/integrazione.
Le aziende che oggi valutano progetti pilota dovrebbero quindi leggere gli annunci con questa lente:
- Atlas come benchmark industriale “duro”;
- CLOiD e Wanda come prova di quanto sia difficile “generalizzare” in casa senza cambiare la casa stessa;
- Nylo come esperimento di autonomia sociale in contesto reale;
- Qualcomm come indicatore che lo stack e i dati diventano vantaggio competitivo.
Il punto è che gli umanoidi al CES 2026 non dicono solo “arriveranno”. Dicono anche dove si sposterà il valore: dai metalli e dai servomotori alla capacità di addestrare, trasferire e governare competenze operative su macchine che, finalmente, provano a lavorare nel mondo vero.







