L’intelligenza artificiale potrebbe cambiare non solo il modo in cui viene svolto il lavoro, ma anche chi lo svolge. La nuova ricerca realizzata da OpenAI indica che gli utenti di ChatGPT chiedono spesso aiuto all’AI per attività storicamente associate ad altre professioni, il che suggerisce che l’AI potrebbe ampliare i ruoli e modificare la ripartizione del lavoro.
Per esempio, il 17% di tutti i messaggi inviati a ChatGPT relativi al lavoro — e il 44% dei messaggi specifici per professione — riguardano attività storicamente associate a un’altra professione, rispetto a quella svolta dal mittente.
Sono alcuni dei principali risultati e delle tendenze che emergono dal report ‘Work at the frontier: how AI is expanding what people do at work’, realizzato da OpenAI, che offre uno spaccato dell’evoluzione e della composizione delle mansioni lavorative.
Le modalità di utilizzo dell’intelligenza artificiale variano a seconda delle professioni: le attività relative al marketing e operazioni di engineering vengono spesso affidate a molti lavoratori di altre aree, mentre i lavoratori nei settori del design, delle vendite e delle risorse umane sono più propensi ad assumere una varietà di compiti propri di altre professioni e mansioni.
Indice degli argomenti:
Come l’AI cambia il modo di lavorare
Questi effetti sono più evidenti nelle aziende di piccole dimensioni. Gli utenti tipici degli ambienti di lavoro più piccoli svolgono in proporzione una maggiore quantità di attività trasversali.
Ciò potrebbe indicare che gli utenti ricorrono all’intelligenza artificiale come strumento per ampliare la gamma di attività svolte quando dispongono di minori risorse.
Il report di OpenAI
In che modo l’AI sta cambiando il nostro modo di lavorare? Il report di OpenAI cerca di rispondere a questa domanda, analizzando i messaggi relativi al lavoro inviati dagli utenti di ChatGPT.
L’analisi si è concentrata sugli utenti appartenenti a otto categorie professionali: customer experience, design, ingegneria, finanza, risorse umane, affari legali, marketing e vendite.
È stato studiato un campione casuale di oltre 800mila prompt e messaggi di natura lavorativa presenti su singoli account ChatGPT di utenti statunitensi le cui professioni, dichiarate dagli stessi, e le informazioni relative agli account sono state collegate tramite ChatGPT Business.
Ci si rivolge all’AI anche per svolgere attività di altri ruoli
In questo campione casuale di messaggi relativi al lavoro: il 17% dei messaggi è classificato come “interprofessionale”, ovvero riguarda attività storicamente associate a un’altra professione. Il 22% è classificato come “all’interno della professione”, ovvero riguarda attività storicamente associate alla professione dell’utente stesso.
E il 62% è classificato come “generico”, ovvero riguarda attività ampiamente condivise tra le professioni, come scrivere e-mail o programmare riunioni.
L’AI spinge all’incrocio delle mansioni
Tra i messaggi non generici, il 44% è di tipo “interprofessionale”. Escludendo le attività generiche come la scrittura di e-mail, questa categoria rappresenta dal 28 al 77% dei messaggi specifici per professione.
“Chiamiamo questo fenomeno ‘incrocio delle mansioni’: attività storicamente associate a una determinata professione che compaiono nell’uso dell’AI da parte di persone appartenenti a un’altra professione”, spiegano Caroline Chin e Alex Martin Richmond, analisti di OpenAI.
Negli otto gruppi professionali presi in esame, tra l’11 e il 30 per cento dei messaggi riguarda l’incrocio delle mansioni.

Il crossover di compiti professionali
Il crossover di attività varia a seconda dei diversi tipi di lavoratori. “Le attività di marketing e ingegneria compaiono ampiamente nell’uso dell’AI da parte di lavoratori di altri settori”, rileva Richmond, allo stesso tempo “i lavoratori in settori come il design, le vendite e le risorse umane sono più propensi a utilizzare l’AI per attività al di fuori dei loro ruoli tipici”.
L’incrocio delle mansioni “è più comune negli ambienti di lavoro più piccoli: l’utilizzo interprofessionale è del 19% negli spazi di lavoro da 2 a 5 postazioni e del 16% in quelli con 100 o più postazioni”.
Questa divisione potrebbe riflettere la possibilità che i lavoratori ricorrano all’aiuto dell’AI per una gamma più ampia di attività, in cui sono immediatamente disponibili meno colleghi o specialisti.
Capire quali attività diventano fattibili e vantaggiose, e quali no
In pratica, l’AI può anche modificare la suddivisione del lavoro ampliando l’insieme delle attività che i lavoratori possono svolgere e consentendo che il lavoro associato a una professione si sposti in un’altra.
E per le politiche del mercato del lavoro, lo sviluppo della forza lavoro e l’organizzazione delle imprese, “è fondamentale comprendere quali nuovi insiemi di attività umane e automatizzate diventino fattibili e vantaggiose, e quali invece no”.
Una parte significativa dei lavori è destinata a riorganizzarsi
“Nel nostro ‘AI Jobs Transition Framework’, il quadro di riferimento per la transizione lavorativa nell’era dell’AI, evidenziamo che una parte significativa dei lavori è destinata a riorganizzarsi, ovvero che le loro attività quotidiane potrebbero subire cambiamenti considerevoli”, sottolineano gli analisti di OpenAI.

Che osservano: “la nostra serie di ricerche ‘Work at the Frontier’ punta a comprendere questo processo. Man mano che sempre più lavoratori utilizzano l’AI nel proprio lavoro, emergono nuove combinazioni di attività individuali e automatizzate che prima non erano possibili. Comprendere questi cambiamenti è fondamentale per capire come il lavoro si adatta all’AI: cambia ciò che un lavoratore fa da solo, ciò che delega a un collega e ciò che richiede l’intervento di uno specialista”.
L’AI cambia tempistiche e operatori
Attraverso l’AI, ad esempio, un addetto alle vendite che un tempo consegnava un set di dati sui clienti a un analista ora può facilmente e rapidamente esplorarlo da solo.
Un addetto al marketing che un tempo doveva attendere l’intervento di uno sviluppatore software o web ora è in grado di risolvere i problemi di un sito web o scrivere uno script semplice. In ciascun caso, l’AI modifica sia la rapidità con cui il lavoro viene portato a termine sia chi lo svolge.
L’AI modifica i confini storici delle diverse attività
“Esaminiamo come l’AI ampli la gamma di attività svolte dalle persone, specialmente quando queste non rientrano nella loro tipica descrizione del lavoro”, rilevano Chin e Richmond.
“Abbiamo riscontrato che l’AI può modificare i confini storici o tipici di ciò che i lavoratori svolgono all’interno di un determinato ruolo”, dove per “confine professionale” si intende “l’insieme delle attività storicamente associate a una determinata professione. Esaminiamo se i lavoratori utilizzino l’intelligenza artificiale per attività che rientrano o esulano da tale confine”.

Restano da vedere i cambiamenti duraturi nel tempo
Molti studi sul rapporto tra AI e lavoro partono da un elenco prestabilito di compiti e si chiedono quali di questi un modello AI sia in grado di svolgere.
“I nostri dati suggeriscono che sia proprio l’elenco stesso a cambiare”, spiegano in OpenAI: “le persone introducono l’AI in ambiti lavorativi che esulano dai confini storici della propria professione. Resta da vedere se l’uso ripetuto dell’AI per attività al di fuori dei confini professionali tradizionali dei lavoratori porterà a cambiamenti duraturi nelle responsabilità lavorative”.
Lavoro assistito al di fuori delle competenze consolidate
Se così fosse, i lavoratori potrebbero avere bisogno di formazione per valutare il lavoro assistito dall’AI al di fuori delle loro competenze consolidate, e le organizzazioni dovranno predisporre processi chiari per la revisione e la rendicontazione dei risultati.
Questo report evidenzia un’altra sfida in termini di misurazione. I set di dati governativi forniscono una panoramica di come il lavoro sia stato storicamente suddiviso tra le diverse professioni. Se l’AI dovesse modificare l’assegnazione di determinati compiti tra i lavoratori, “le misure basate esclusivamente sulle descrizioni delle mansioni esistenti si discosterebbero gradualmente dal modo in cui il lavoro è effettivamente organizzato nelle aziende e nelle attività operative quotidiane”.








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