ricerca SD worx

AI e lavoro: per un dipendente su 4 rende più efficienti



Indirizzo copiato

Secondo la ricerca ‘HR & Payroll Pulse’ condotta da SD Worx, il 72% dei lavoratori italiani che usano regolarmente l’AI ritiene di essere diventato più efficiente. Ma gli italiani sono più preoccupati della media Ue per l’impatto dell’AI sul mondo del lavoro. Gli impatti dei nuovi requisiti dell’AI Act in arrivo il 2 agosto

Pubblicato il 28 lug 2026

Stefano Casini

giornalista



occupazione programmatori AI
Foto: Shutterstock
AI Questions Icon
Chiedi all'AI
Riassumi questo articolo
Approfondisci con altre fonti

Punti chiave

  • Il 72% di chi usa intelligenza artificiale la considera utile; utilizzo nazionale 27% (31% manager, 22% non-manager); il 30% teme perdita di mansioni, 45% tra gli utenti.
  • Il 57% ritiene che AI assumerà gran parte dei compiti; solo 43% pensa di lavorare senza AI; 62% crede che abilità umane restino insostituibili, 46% prevede condivisione.
  • Solo 44% dei datori investe in reskilling e upskilling, ma il 20% dei dipendenti lo percepisce; il AI Act impone obblighi di trasparenza dal 2 agosto.
Riassunto generato con AI


L’intelligenza artificiale aiuta a lavorare meglio e rende più efficienti. È quello che afferma il 72% dei dipendenti italiani che la utilizza regolarmente, ossia più di un dipendente italiano su quattro (27%).

Una percentuale ancora inferiore alla media europea (29%), ma che cresce al 31% nel caso dei manager, mentre scende al 22% tra chi non ricopre ruoli apicali in azienda.

I lavoratori italiani, però, sono più preoccupati di quelli europei per l’impatto dell’AI, il 30% di essi (rispetto al 25% della media Ue) teme possa rendere superflua una parte significativa delle proprie mansioni, e ad avere maggiormente paura sono proprio coloro che già l’utilizzano (45%).

Dati e risultati che emergono dalla ricerca HR & Payroll Pulse’ condotta a livello europeo da SD Worx – multinazionale specializzata in soluzioni HR, paghe e presenze –, un’analisi che ha coinvolto 5.930 responsabili HR e 16.500 dipendenti in 16 Paesi.

AI e lavoro: per ora più condivisione che sostituzione

I dipendenti italiani utilizzano l’intelligenza artificiale un po’ meno di quelli europei, ma sono i più propensi a prevederne un ruolo importante nelle proprie mansioni.

Il 57% ritiene che svolgerà una quota rilevante, se non la maggioranza, dei loro compiti quotidiani, a fronte del 46% europeo, e in nessun altro Paese si raggiunge una cifra così alta.

Solo il 43% (rispetto al 53% dell’Ue) si aspetta di portare a termine le proprie mansioni senza AI, un dato che scende al 24% tra chi già l’utilizza.

Del resto, la percentuale dei dipendenti non manager che stanno aumentando il proprio utilizzo dell’intelligenza artificiale nelle attività quotidiane è maggiore della media europea, 31% contro il 26%.

SD Worx
Fonte: ricerca ‘HR & Payroll Pulse’ di SD Worx

La maggioranza dei dipendenti, il 62%, però, ritiene che le proprie peculiari abilità umane non potranno essere rimpiazzate dall’AI e, anche tra coloro che pensano che l’impatto dell’intelligenza artificiale sul proprio lavoro sarà importante, il 46% ritiene che tra essi e l’AI avverrà soprattutto una condivisione delle mansioni, non una sostituzione completa.

Evoluzione tecnologica e cambiamento culturale

L’intelligenza artificiale “non rappresenta soltanto un’evoluzione tecnologica, ma un cambiamento organizzativo e culturale che coinvolge lavoratori e imprese”, sottolinea Alessia Rigoni, managing director di SD Worx Italy.

Che osserva: “in SD Worx, ad esempio, consideriamo l’AI una leva concreta di innovazione: la stiamo integrando nei processi di payroll, sviluppo prodotto e customer service per aumentare efficienza, qualità e capacità di supportare i clienti nelle loro attività quotidiane”.

SD Worx
Da sinistra: Alessia Rigoni, managing director di SD Worx Italy, e Chiara Valdata, people director

Il nodo dell’aggiornamento professionale e l’AI Act

Per un utilizzo proficuo degli strumenti di intelligenza artificiale, che renda i lavoratori più efficienti anziché superflui, è però necessario acquisire le giuste competenze.

Tuttavia, mentre il 44% dei datori di lavoro afferma di investire in reskilling e upskilling per preparare la forza lavoro a un futuro in cui il ruolo dell’AI sarà maggiore, solo il 20% dei dipendenti sostiene che la propria azienda stia guidando i lavoratori verso tale prospettiva, e solo il 21% ritiene di essere aiutato a sviluppare le competenze necessarie in questo campo.

Una percentuale che aumenta se si prendono in considerazione solo coloro che effettivamente sono esposti all’AI e la usano: solo poco più della metà (53%) dichiara di ricevere un supporto adeguato per sfruttarne appieno il potenziale.

Un supporto alla forza lavoro che, però, è anche un obbligo di legge: l’AI Act impone, infatti, ai datori di lavoro di realizzare politiche aziendali che garantiscano un livello appropriato di alfabetizzazione sull’AI almeno in chi la utilizza.

I nuovi requisiti di trasparenza in vigore dal 2 agosto

Oggi solo il 49% dei datori di lavoro italiani afferma che la propria azienda ha una governance HR per garantire che l’AI sia utilizzata in modo etico e responsabile. E solo il 38% dei lavoratori ritiene che la propria organizzazione agisca seguendo questi principi. Un dato molto inferiore a quello medio europeo, pari al 52%.

Questi risultati arrivano mentre i datori di lavoro si preparano alla prossima fase di attuazione dell’AI Act europeo.

Sebbene gli obblighi più rilevanti per i sistemi di intelligenza artificiale classificati come ad alto rischio siano stati rinviati al 2027 e al 2028, i requisiti di trasparenza entreranno comunque in vigore dal prossimo 2 agosto.

Indicare quando è Made in Artificial intelligence

In pratica, gli utenti dovranno essere messi nelle condizioni di riconoscere quando stanno interagendo con un sistema di intelligenza artificiale, ad esempio attraverso un chatbot, mentre alcuni contenuti generati dall’AI dovranno essere chiaramente identificati come tali.

Tuttavia, a seguito della recente pubblicazione del pacchetto AI Omnibus, che dovrebbe completare a breve il proprio iter di adozione, rimane ben poco della cosiddetta “grande ondata” di adempimenti inizialmente prevista per il 2 agosto 2026.

Un’adozione responsabile, inclusiva e orientata allo sviluppo delle competenze

È inoltre previsto un regime transitorio per un aspetto tecnico specifico: i fornitori di sistemi di AI generativa in grado di creare contenuti sintetici sotto forma di audio, immagini, video o testi e già presenti sul mercato prima del 2 agosto 2026 avranno tempo fino al 2 dicembre 2026 per adeguarsi all’obbligo di contrassegnare tali contenuti in un formato leggibile automaticamente dalle macchine (machine-readable).

“La nostra ricerca evidenzia che i dipendenti italiani riconoscono sempre più il valore dell’AI nel supportare il lavoro quotidiano, ma chiedono al tempo stesso maggiore chiarezza sul suo utilizzo e maggiori opportunità di formazione”, rileva Chiara Valdata, people director di SD Worx Italy.

In questo contesto, “il ruolo delle organizzazioni sarà fondamentale per garantire un’adozione responsabile, inclusiva e orientata allo sviluppo delle competenze, anche nel rispetto delle nuove disposizioni normative europee”.

Partecipa alla community

guest

0 Commenti
Più recenti
Più votati
Inline Feedback
Vedi tutti i commenti

Articoli correlati

0
Lascia un commento, la tua opinione conta.x