Cinque ‘C’. Cinque azioni importanti – fondamentali, di questi tempi, di forti cambiamenti portati dall’AI – che iniziano tutte con la terza lettera dell’alfabeto.
Sono la ricetta pratica, la bussola per orientarsi e affrontare le nuove tecnologie e la crescente complessità organizzativa. Perché il lavoro sta cambiando e velocemente, ovunque. E restare fermi non è un’opzione.
Su queste evoluzioni in corso – su cosa e come fare per gestirle e governarle – LinkedIn ha realizzato il libro Open to Work, scritto da Ryan Roslansky e Aneesh Raman, e pubblicato in Italia da Salani Editore.
Dall’infermiera di Cleveland che utilizza l’AI per la gestione documentale e quindi per dedicare più tempo ai pazienti, all’ingegnere software di Bangalore che apprende nuove competenze per restare competitivo, il libro “è pensato per ogni persona che si chiede cosa verrà dopo per il proprio lavoro, la propria carriera, la propria azienda o la propria comunità”, spiega Marcello Albergoni, country lead di LinkedIn Italia.
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Le 5 ‘C’ per il successo nel lavoro all’epoca dell’AI
Al tempo stesso, è anche una roadmap e una chiamata all’azione. Quali sono, quindi, queste 5 azioni, da tenere bene a mente e cercare di mettere sempre in pratica? Eccole:
- curiosità: è cruciale nel mondo del lavoro cambiato dall’AI perché è la competenza umana che permette di capire, governare e non subire la trasformazione in corso. Chi è curioso impara più velocemente, si adatta meglio e mantiene un ruolo attivo in un contesto in cui l’AI cambia processi, competenze e decisioni aziendali.
- coraggio: senza coraggio, la curiosità non si traduce in azione. E oggi l’azione è ciò che distingue chi guida e gestisce il cambiamento da chi lo subisce. L’AI non chiede solo di imparare strumenti nuovi, chiede di mettere in discussione il modo in cui abbiamo sempre lavorato. Ciò richiede coraggio perché significa abbandonare routine rassicuranti, accettare che alcune competenze vadano aggiornate, uscire dalla comfort zone.
- creatività (nell’inventare il nuovo, nell’innovare): è diventata una competenza strategica nel mondo del lavoro trasformato dall’intelligenza artificiale, perché è l’unica capacità che permette di immaginare ciò che l’AI non vede, collegare ciò che l’AI non collega, e creare ciò che l’AI non può decidere di creare.
Gli algoritmi accelerano molte operazioni, ma la creatività orienta. Senza creatività, l’AI è solo un amplificatore di ciò che già esiste.
- capacità di comunicare: è diventata una delle competenze più decisive nel mondo del lavoro trasformato dall’intelligenza artificiale, perché è ciò che permette agli esseri umani di dare senso, direzione e valore a tecnologie che, da sole, non comprendono il contesto. La comunicazione è ciò che mantiene l’umano al centro.
- (essere) compassionevoli, con sé stessi (quando si fanno degli errori): “commettere degli errori, nel lavoro, nel fare le cose, è piuttosto normale. Nel fare qualcosa – soprattutto le prime volte – si può sbagliare”, sottolinea il Country lead di LinkedIn Italia.
“Ciò non ci deve frenare o portarci a rinunciare, anzi, si può e si deve imparare dagli errori. Per andare avanti, per migliorare e ottenere i risultati sperati”.
Imparare da errori e tentativi, come nella Silicon Valley
Per questo, in caso di errori o se qualcosa non funziona, dobbiamo essere compassionevoli verso noi stessi o verso chi li commette, senza affliggerci, scoraggiarsi, farne una tragedia.
“Siamo abituati a parlare appunto di ‘errori’, con un’accezione negativa”, fa notare Albergoni: “sarebbe invece più opportuno sostituire quel termine e concetto, e parlare di ‘tentativi’. Gli errori sono tentativi che, passo dopo passo, ci possono portare al traguardo”.
E il country lead di LinkedIn Italia fa un esempio significativo: “un imprenditore e startupper americano una volta mi disse: ‘Sai perché esiste la Silicon Valley dell’innovazione? E perché esiste proprio da noi, in California? Perché lì, in quell’area ristretta, tra innovatori, manager e addetti ai lavori, parliamo molto di ciò che facciamo, anche degli sbagli e delle cose che non funzionano. E quindi in un’area come la Silicon Valley impariamo, prima e più velocemente, dagli errori, nostri e degli altri’. Ecco, l’innovazione procede imparando anche dai tentativi”.
Esposito (Ceo Microsoft Italia): “dobbiamo accettare e abbracciare il cambiamento”
Intervenendo alla presentazione di Open to Work che si è svolta nella sede Microsoft a Milano (Microsoft ha acquisito LinkedIn nel 2016), su questi temi e scenari Vincenzo Esposito, amministratore delegato di Microsoft Italia, rileva: “il cambiamento nel lavoro deve essere accettato come un percorso progressivo. Io stesso, prima di arrivare alla funzione attuale, nel mio percorso professionale ho cambiato ben 7 aziende”.
Inoltre, fa notare, “nel lavoro di ognuno, non sono importanti solo le esperienze ‘verticali’, vale a dire, quelle che consistono in una crescita del livello di carriera o nel cambio di azienda; ma spesso sono molto rilevanti e significative anche le esperienze professionali per così dire ‘orizzontali’, che non cambiano il quadro personale ma risultano comunque arricchenti e importanti”.
E, per quanto riguarda l’evoluzione del lavoro in azienda, anche per gli sviluppi dell’AI agentica, rileva: “in meno di due anni, in Microsoft, a livello globale, abbiamo sviluppato finora circa 600mila agenti AI a fronte di circa 200mila lavoratori umani”.
Bisogna sempre chiedersi: dove posso aggiungere del valore?
Spesso continuiamo ad affidarci a vecchi consigli di carriera che presumono che le attività svolte al lavoro siano statiche, che le competenze apprese a scuola durino decenni e che il successo derivi dal salire una scala prevedibile. Questo è il vecchio mondo del lavoro, ed è sulla via del tramonto.

Open to Work offre una nuova strada da percorrere. Basato su insight in tempo reale provenienti da oltre un miliardo di professionisti su LinkedIn, propone una visione ampia di ciò che sta realmente cambiando, delle competenze di cui c’è davvero bisogno e di come restare al passo mentre l’AI trasforma ogni aspetto del lavoro.
E come sottolinea Albergoni: “bisogna sempre chiedersi: dov’è che io aggiungo e posso aggiungere del valore?”.






