Il futuro della robotica è straordinario, ma non assomiglierà alle immagini spettacolari che spesso circolano sui media o nelle dimostrazioni in laboratorio. È quello che ritiene Mikell Taylor, direttore della strategia robotica di General Motors, in un articolo pubblicato da McKinsey.

“Il rischio delle fasi di hype,” spiega Taylor, “è che le aspettative crescano a dismisura e poi le delusioni portino le persone a pensare che nulla si realizzerà. Non è così.”
Taylor sottolinea che cicli simili si sono già verificati in passato, ad esempio con le auto a guida autonoma dieci-quindici anni fa. L’entusiasmo ha stimolato investimenti massicci in percezione, calcolo e machine learning. Tecnologie nate in quel contesto oggi sono fondamentali in molti robot avanzati.
“La robotica sta vivendo un momento in cui vengono investite cifre mai viste prima in manipolazione e percezione,” afferma Taylor, “e questo definirà ciò che vedremo nei prossimi decenni.”
Nonostante il nervosismo per l’eccesso di aspettative, Taylor è convinta che emergeranno risultati concreti e duraturi. “Ci saranno sorprese straordinarie, ma non saranno sempre ciò che ci aspettiamo guardando i video o le demo di laboratorio,” sottolinea.
Indice degli argomenti:
La fabbrica del 2040: uomo e macchina insieme
Taylor immagina un futuro industriale profondamente automatizzato, ma in cui l’uomo rimane al centro. “Non credo nelle fabbriche ‘lights-out’ (senza luce, ossia senza umani),” dice. Secondo lei, il vero successo dipenderà da come persone e automazione lavoreranno insieme. Anche con robot capaci di svolgere compiti complessi, le mani, gli occhi e la mente degli esseri umani continueranno a essere insostituibili.
L’esperienza diretta con la robotica ha dato a Taylor un profondo rispetto per le capacità umane. “Il corpo umano e il cervello sono straordinari,” afferma. “Per ottenere il massimo dalla produzione automatizzata, dobbiamo capire cosa sappiamo fare meglio e come possiamo integrare i robot senza perdere queste capacità.”
Nei prossimi anni, ci sarà un aumento significativo dell’automazione, ma i ruoli umani continueranno a esistere. Le mansioni cambieranno, ma il contributo umano rimarrà fondamentale per coordinare e ottimizzare l’intera “orchestra” produttiva. “Dobbiamo ripensare processi, design e modelli produttivi,” spiega, “per permettere agli operatori di eccellere accanto alle macchine.”
Robot umanoidi e nuove forme: la funzione conta più dell’aspetto
Taylor affronta la questione degli umanoidi: saranno davvero necessari in fabbrica o sono solo una distrazione? “Ci sono già robot con un solo braccio che compiono operazioni straordinarie,” spiega, “ma molte attività richiedono due mani e sistemi di percezione avanzata. Non sappiamo ancora quale forma sarà la più efficace: bipede, su ruote, torso fisso o persino con tre braccia.”
La chiave, secondo Taylor, non è l’aspetto dei robot, ma la loro capacità di replicare e superare le funzioni della mano umana. “Il vero obiettivo è sincronizzare più mani per compiere attività complesse che oggi non siamo in grado di eseguire,” afferma.
Secondo Taylor, nei prossimi 15-20 anni molte tecnologie robotiche saranno così integrate nella vita quotidiana da passare inosservate. “Gli articoli del futuro parleranno degli umanoidi del 2025 come se fossero stati una moda passeggera,” dice, “ma la realtà è che il DNA di quel lavoro sarà ovunque, influenzando processi e strumenti senza che ce ne rendiamo conto.”

Dal laboratorio al mondo reale: il concetto di ODD
Per tradurre la ricerca in impatto concreto, Taylor adotta il concetto di Operation Design Domain (ODD), mutuato dall’industria delle auto autonome. L’ODD definisce le condizioni in cui un sistema robotico può operare in sicurezza e con efficacia. Per esempio, un’auto autonoma funziona in un clima mite e strade ben segnate nel Sud-Ovest degli Stati Uniti, ma può incontrare problemi a Boston dopo una nevicata.
Taylor applica lo stesso approccio ai robot industriali, mappando ogni tecnologia in base alle capacità e ai rischi ergonomici. Questo permette di identificare dove la robotica può realmente creare valore e dove sono necessarie ulteriori ottimizzazioni. Coinvolgere gli operatori è fondamentale: “Devi portare la tecnologia sul campo e ascoltare il feedback di chi la userà davvero,” afferma.
Solo attraverso test continui e iterazioni basate sull’esperienza reale si possono sviluppare robot utili, sicuri e amati dagli operatori. “Un robot è come qualsiasi altro macchinario: deve funzionare, non solo essere cool,” conclude Taylor.
La robotica nell’automotive: linee di assemblaggio e sicurezza
L’automotive ha esigenze particolari rispetto ad altri settori. Affidabilità e tempi di attività sono fondamentali: ogni minuto di fermo macchina può costare migliaia di dollari. Inoltre, le linee di produzione sono altamente lineari, diversamente dai sistemi paralleli della logistica. Questa linearità richiede robot più sofisticati, capaci di operare in sincronia con l’uomo e di adattarsi a processi complessi e sequenziali.
Taylor prevede una rivoluzione simile a quella di Kiva Systems in Amazon: in logistica, i robot non camminavano tra gli scaffali, ma portavano gli scaffali agli operatori. Nel futuro dell’automotive, una riprogettazione delle linee di assemblaggio potrebbe portare a configurazioni radicalmente nuove, con robot più mobili, abili e capaci di collaborare fianco a fianco con le persone.
La robotica avanzata permetterà inoltre di automatizzare compiti pericolosi e pesanti, migliorando la sicurezza sul lavoro. Taylor immagina pallet e carichi trasportati dai robot in presenza di operatori, riducendo incidenti e rischi ergonomici.
La sfida dell’ingegneria dei sistemi
Secondo Taylor, la sfida principale della robotica entro il 2040 sarà ingegneristica e sistemica. Non si tratta solo di hardware né solo di software: il successo richiede un approccio integrato, dove stack fisico e digitale sono progettati insieme. Solo le aziende capaci di innovare lungo tutto il sistema integrato avranno successo.
In parallelo, lo sviluppo del talento sarà fondamentale. Gli ingegneri dovranno padroneggiare AI, machine learning, software embedded, sicurezza e normative, rimanendo sempre vicini alle esigenze reali di chi utilizzerà i robot. “Non basta studiare a tavolino,” sottolinea Taylor, “bisogna osservare le persone, capire le loro necessità e sperimentare nel mondo reale.”
Robotica collaborativa: automazione e sostenibilità
Taylor spera che la diffusione della robotica porti a innovazioni concrete, come un aumento della produzione di veicoli elettrici a prezzi accessibili, a beneficio dell’industria e dell’ambiente. Entro il 2040, robot e persone condivideranno compiti in modi prima impossibili, combinando efficienza, sicurezza e creatività.
La collaborazione uomo-macchina sarà una necessità pratica per affrontare catene di approvvigionamento fragili, processi complessi e nuove sfide industriali. La robotica collaborativa diventerà un elemento chiave per il successo e la resilienza della produzione industriale.
Conclusioni
Per Mikell Taylor, il futuro della robotica non è spettacolo, ma sostanza: sistemi integrati, collaborazione reale tra uomo e macchina e progettazione attenta di processi e ambienti. L’automazione avanzata non sostituirà l’uomo, ma ne potenzierà le capacità, migliorando sicurezza, qualità e produttività.
La prossima era industriale sarà definita da robot “invisibili” ma indispensabili, capaci di trasformare il lavoro e il modo di produrre.








