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Claude evolve e rafforza le piattaforme SaaS: la svolta



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L’integrazione tra Claude Cowork e piattaforme come Salesforce e Slack dimostra che l’AI agentica non sostituisce il software enterprise, ma lo potenzia. Plugin, connettori e governance IT trasformano i chatbot in operatori digitali integrati nei workflow aziendali, aprendo nuovi scenari per crm, hr, finanza e processi regolamentati complessi

Pubblicato il 27 feb 2026

Alessandro Longo

Direttore AI4business.it e Agenda Digitale



AI agentica software enterprise

Negli ultimi mesi l’AI generativa è stata raccontata come una minaccia diretta per il software “tradizionale”, soprattutto per gli sviluppi di Claude: crm, gestionali, piattaforme hr considerate improvvisamente sostituibili da agenti intelligenti low-cost. Le ultime novità confermano (come già da noi anticipato) che quella era una lettura troppo tranchant.

A fine febbraio Claude Cowork di Anthropic ha annunciato infatti altre novità mostrando una integrazione profonda con strumenti aziendali come Slack e Salesforce.

Sono nuovi plugin, connettori verso applicazioni aziendali e un modello di distribuzione pensato esplicitamente per l’enterprise. Non sostituzione, quindi, quanto integrazione con i software tradizionali. L’idea è utilizzare il meglio dei due mondi. Innovazione da una parte e solidità-affidabilità dall’altra, requisiti importanti per soluzioni che gestiscono processi critici in un’azienda.

In sintesi, oggi Claude Cowork può:

  • collegarsi nativamente a strumenti come Google Workspace, Docusign, WordPress, Slack, FactSet e LegalZoom;
  • usare plugin preconfigurati per funzioni di finanza, hr, legale, marketing e design, eseguendo workflow completi (per esempio spostarsi tra fogli Excel e presentazioni PowerPoint mantenendo il contesto);
  • gestire task ricorrenti, come report settimanali, briefing giornalieri da mail e Slack, riorganizzazione di file e cartelle, funzionando di fatto come un assistente “agentico” che opera in autonomia dentro un ambiente controllato.

Dal punto di vista tecnico, l’azienda promette che questi agenti lavorano in sandbox, chiedono conferma per le azioni sensibili (es. eliminare file) e rispettano policy definite a livello di amministratore IT.

Per le imprese questo significa che Claude non è più “solo” un chatbot nel browser, ma un operatore digitale che vive dentro gli strumenti di lavoro già usati dai team. Ed è qui che entra in gioco il legame con il software enterprise.

Salesforce: dall’incubo “SaaSpocalypse” a caso di convivenza con l’AI

La conferma è arrivata anche dalla Borsa.

Dopo mesi di ribassi sul comparto software, l’iShares Expanded Tech-Software Sector ETF ha messo a segno un rimbalzo di oltre il 7% in pochi giorni, in coincidenza con le ultime trimestrali e con le novità Anthropic. Il mercato ha cominciato a prezzare un’idea diversa: l’AI non azzera il valore delle piattaforme, ma premia chi riesce a integrarla.

Nel caso di Salesforce, il cuore della strategia AI è Agentforce, la piattaforma di agenti integrata nel suo crm e nelle altre “cloud” (sales, service, marketing). Nell’ultima trimestrale l’azienda ha comunicato:

  • 29mila contratti Agentforce chiusi in 15 mesi, +50% quarter-on-quarter;
  • 800 milioni di dollari di annual recurring revenue (arr) per Agentforce, in forte crescita rispetto ai 540 milioni del trimestre precedente.

Questi dati sono arrivati proprio mentre circolavano report che parlavano di “SaaSpocalypse”, cioè di fine del modello software-as-a-service sotto la pressione degli agenti AI. Il ceo Marc Benioff ha risposto liquidando lo scenario come eccessivamente catastrofico e ricordando che anche attori dell’AI come Anthropic usano ancora piattaforme come Salesforce e Slack per gestire il loro business.

Il punto chiave, per chi si occupa di trasformazione digitale in azienda, è che Agentforce non vive in un mondo a parte:

  • Salesforce integra modelli diversi (OpenAI, Anthropic, altri provider) dietro il suo “Einstein Trust Layer”;
  • attraverso Agentforce è possibile scegliere, per singolo caso d’uso, se usare GPT-4o o Anthropic Claude Sonnet 4, anche in funzione di requisiti di compliance e sensibilità dei dati;
  • Claude è diventato un modello “fondativo” per Agentforce 360 ed è indicato come opzione preferenziale per settori regolamentati (finanza, sanità, cybersecurity) dove è cruciale il controllo del perimetro dati.

Qui si vede bene il nuovo equilibrio: l’AI non sostituisce il crm, ma si inserisce come motore sottostante che legge, sintetizza e aziona i dati che il crm già custodisce.

Claude dentro Slack e nelle app d’ufficio: l’AI segue il flusso di lavoro

L’altra metà della storia riguarda Slack, la piattaforma di collaboration di proprietà di Salesforce.

Claude è da tempo disponibile come app ufficiale nello Slack Marketplace: i team possono menzionarlo nelle conversazioni per farsi aiutare a scrivere mail, riassumere documenti, rispondere a domande e, sempre più spesso, delegare task di sviluppo a Claude Code.

Le ultime mosse di Anthropic spingono ancora di più in questa direzione:

  • Slack è uno dei canali principali con cui Claude Cowork esegue flussi di lavoro multi-step (per esempio: raccogliere i messaggi di un canale clienti, generare un report, aggiornare una presentazione);
  • l’integrazione con il Model Context Protocol di Anthropic permette a Slack di diventare un “hub” da cui gli agenti AI orchestrano altri strumenti: gestionali, ticketing, strumenti di design, ecc.

In parallelo, Anthropic ha aperto una serie di connettori anche verso il mondo Microsoft 365 (Excel, PowerPoint) e Google Workspace, posizionando Claude come alternativa/integrazione ai copilot proprietari.

Per un’azienda questo si traduce in scenari molto concreti:

  • il commerciale lavora ancora nel crm, ma i follow-up vengono proposti e in parte inviati dall’agente AI sulla base delle interazioni registrate in Salesforce e Slack;
  • il finance usa sempre i propri fogli Excel e il gestionale di contabilità, ma un agente collega i due mondi, controlla anomalie, prepara le note da allegare al cda;
  • l’hr mantiene processi e workflow su Workday, mentre agenti basati su Claude precompilano le job description, aggregano feedback dai colloqui, suggeriscono priorità di formazione.

L’AI, in altre parole, segue il flusso di lavoro esistente invece di chiedere alle persone di spostarsi su un nuovo strumento.

Non solo Salesforce: chi sta costruendo ponti tra AI agentica e software esistente

Salesforce non è l’unico caso. Altri fornitori di software d’impresa stanno muovendosi nella stessa direzione.

  • Workday ha appena chiuso l’acquisizione di Pipedream, piattaforma di integrazione con oltre 3.000 connettori verso applicazioni business, proprio con l’obiettivo dichiarato di collegare agenti AI e sistemi aziendali esistenti.
  • player di sicurezza come CrowdStrike stanno lavorando per integrare AI sia nel rilevamento delle minacce sia nell’automazione della risposta, ricordando però che l’AI non elimina la necessità di piattaforme di sicurezza robuste.
  • grandi utilizzatori di AI come Anthropic stessa, ma anche OpenAI, continuano a usare software enterprise consolidato (Workday per l’hr, Slack per la collaborazione) invece di sostituirlo con tool costruiti in casa, proprio perché l’infrastruttura applicativa e i workflow configurati negli anni restano un asset difficile da replicare.

Il dato che interessa ai decisori IT è che i fornitori di software si stanno muovendo su tre assi:

  1. integrare i principali modelli (OpenAI, Anthropic, altri) come opzioni intercambiabili, con policy di sicurezza e auditing uniformi;
  2. acquisire o costruire piattaforme di integrazione ad alta densità di connettori (come Pipedream) per far lavorare gli agenti su applicazioni diverse senza riscrivere tutto;
  3. offrire marketplace di agenti e plugin che i clienti possono personalizzare e distribuire internamente, spesso con logiche di store aziendale controllato.

Cosa significa per le aziende italiane: priorità e rischi da gestire

Dal punto di vista delle imprese – grandi e medie – il messaggio è che non serve buttare via il software esistente, ma va ripensato il suo “strato intelligente”.

Le priorità da considerare sono almeno quattro:

1. Architettura dati e permessi
Claude “vede” solo ciò che è collegato tramite plugin o connettori. Questo è un vantaggio in termini di sicurezza, ma obbliga a lavorare su mappatura delle sorgenti, ruoli, permessi, policy di data residency. L’AI agentica esalta le incoerenze: se i dati nel crm non sono aggiornati, l’agente amplifica l’errore.

2. Scelta dei modelli e dei contesti d’uso
La possibilità di scegliere fra modelli diversi (GPT-4o, Claude Sonnet 4, altri) dentro piattaforme come Agentforce è interessante solo se l’IT definisce criteri chiari: quali casi d’uso su dati sensibili, quali su dati pubblici, quali in sola lettura, quali con azioni automatiche.

3. Governance e compliance
L’uso di Claude dentro Slack, crm, fogli di calcolo e gestionali implica che log, prompt e output diventino parte a tutti gli effetti del patrimonio informativo dell’azienda. Serve una strategia su retention, audit, explainability delle decisioni prese dagli agenti, soprattutto in settori regolamentati.

4. Competenze: meno “prompt artist”, più integrazione e processo
Le novità di Anthropic confermano un trend: il valore non sta nel singolo prompt brillante, ma nella capacità di disegnare processi dove l’agente AI coordina più strumenti e dati. Questo sposta il focus dalle competenze puramente linguistiche a quelle di integrazione, automazione e re-ingegnerizzazione dei workflow.

Sul fronte dei rischi, va considerato che la stessa automazione che rende più efficienti i team può comprimere organici e ridefinire ruoli, come dimostrano gli annunci di alcune aziende tech che legano direttamente i piani di riduzione del personale all’adozione intensiva di strumenti AI.

Chi guida progetti di trasformazione digitale, invece, dovrebbe chiedersi:

  • quali processi critici posso delegare – anche solo in parte – a un agente AI che vive dentro i sistemi che già uso?
  • quali integrazioni devo mettere in piedi oggi per non trovarmi fra un anno con una costellazione di agenti isolati e ridondanti?
  • come misuro, in modo credibile, l’impatto di questi agenti su tempi, errori, ricavi, soddisfazione dei clienti?

La “coppia di fatto” tra Claude e il software enterprise dimostra che il problema non è più scegliere tra AI o applicazioni tradizionali, ma capire come farle lavorare insieme senza perdere il controllo di dati, processi e competenze.

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