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OpenClaw e il dilemma privacy degli agenti AI



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Mentre le big tech puntano su assistenti sempre più potenti, emergono dubbi su sicurezza, affidabilità e conflitti d’interesse. Tra open source, prompt injection e strategie industriali, il futuro degli agenti personali resta promettente ma ancora incerto

Pubblicato il 20 feb 2026



agenti digitali personali

Gli agenti digitali personali, capaci di lavorare esclusivamente per un singolo utente, rappresentano da anni uno dei grandi sogni del settore tecnologico. Immaginati come assistenti silenziosi in grado di gestire calendari, organizzare email, effettuare ricerche online o completare acquisti, promettono di alleggerire in modo significativo il carico digitale quotidiano.

Oggi, i tasselli tecnologici necessari stanno finalmente andando al loro posto. Le prime dimostrazioni concrete mostrano che questi strumenti non appartengono più alla fantascienza. Ma con la loro comparsa emergono anche grandi interrogativi: come possiamo essere certi che lavorino sempre nel nostro esclusivo interesse?


Il caso OpenClaw

Una possibile anticipazione di questo futuro è arrivata con OpenClaw, progetto tecnologico che ha attirato grande attenzione tra gli sviluppatori. Nato inizialmente come Clawdbot e poi Moltbot, ha conquistato il pubblico quando alcuni agenti creati con questa tecnologia hanno iniziato a conversare tra loro su un social network dedicato ai bot.

Più delle conversazioni tra agenti, però, a suscitare interesse sono stati gli strumenti sottostanti. Le funzionalità sviluppate da OpenClaw sono esattamente quelle che le grandi aziende tecnologiche puntano a integrare nei propri assistenti digitali.


Da assistenti vocali ad agenti universali

Colossi come Apple e Google stanno lavorando per trasformare assistenti come Siri e Gemini in veri e propri agenti universali, capaci di operare trasversalmente tra dispositivi, app e servizi.

OpenClaw, distribuito come software open source, consente agli utenti di costruire integrazioni personalizzate. Dal punto di vista tecnico, tuttavia, non presenta caratteristiche rivoluzionarie: la sua intelligenza deriva da modelli linguistici esterni a cui può collegarsi.

La sua forza risiede piuttosto in alcuni elementi chiave:

  • Accesso completo al computer dell’utente
  • Libertà di eseguire azioni per raggiungere un obiettivo
  • Memoria persistente per personalizzare le interazioni

Inoltre, la piattaforma ClawHub permette agli sviluppatori di condividere “skill” specializzate, anticipando possibili futuri “App Store per agenti”.


OpenClaw, il nodo sicurezza e privacy

Prima di una diffusione su larga scala, tuttavia, questa tecnologia deve superare requisiti stringenti.

In primo luogo, l’affidabilità: sistemi basati su intelligenza artificiale probabilistica non garantiscono risultati sempre prevedibili.

In secondo luogo, la sicurezza e la tutela della privacy. Un agente personale avrebbe accesso completo ai dati sensibili dell’utente. È fondamentale che sia progettato per tutelare esclusivamente l’interesse della persona, non quello dell’azienda che lo sviluppa.

Proprio sul fronte sicurezza OpenClaw mostra oggi le sue debolezze. Il sistema è vulnerabile agli attacchi di prompt injection: un malintenzionato potrebbe, ad esempio, inviare un’email contenente istruzioni nascoste per indurre l’agente a divulgare informazioni riservate, come i dati della carta di credito.

Questa falla è uno dei problemi che anche Apple deve risolvere prima del rilascio completo di Apple Intelligence, l’evoluzione dell’ecosistema AI che ruota attorno a Siri.


Big Tech contro agenti indipendenti

Per le grandi aziende tecnologiche, gli agenti personali rappresentano un’opportunità strategica: rafforzare ulteriormente il legame tra miliardi di utenti e i propri ecosistemi di prodotti e servizi.

Diversa sembra essere la visione di OpenAI, che ha recentemente assunto il creatore di OpenClaw. L’azienda ha annunciato l’intenzione di mantenere il progetto indipendente, sotto una fondazione open source separata.

Priva di un ecosistema hardware e software paragonabile a quello dei grandi imperi tecnologici, OpenAI può permettersi un approccio più dirompente per conquistare il mercato degli agenti.


Un futuro ancora incerto

Resta però da capire come evolveranno gli incentivi economici. Anche OpenAI, mentre espande il business attorno a ChatGPT, con nuovi servizi pubblicitari e dispositivi, potrebbe trovarsi a bilanciare interesse dell’utente e obiettivi commerciali.

OpenClaw rappresenta oggi un’affascinante anteprima di ciò che potrebbe diventare il nostro assistente digitale personale. Ma è ancora presto per stabilire quale forma prenderà e chi ne controllerà davvero le leve.


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