Il 2026 segna un punto di non ritorno per l’intelligenza artificiale. Non siamo più nella fase sperimentale né nell’euforia iniziale del “tutto è possibile”. Siamo entrati nell’era della competizione strutturale, dove capitali, infrastrutture, dati e modelli determinano vincitori e vinti. È questa la tesi centrale dell’ultimo Artificial Intelligence Outlook di PitchBook: una mappa dettagliata delle battaglie in corso, dei settori destinati a crescere in modo esplosivo e di quelli che rischiano una rapida distruzione di valore.
Secondo gli analisti, ci troviamo all’inizio di una rivoluzione tecnologica destinata a durare oltre 50 anni, capace di generare migliaia di unicorni e trilioni di dollari di valore, ma anche di spazzare via interi comparti industriali. Il ritmo è accelerato da un dato chiave: costruire un prodotto AI oggi è più veloce ed economico che in qualsiasi altro momento della storia.
Indice degli argomenti:
Un’infrastruttura da mille miliardi di dollari l’anno
Il cuore della nuova corsa all’oro è l’infrastruttura. Il mondo sta investendo quasi 1.000 miliardi di dollari all’anno in data center, energia e capacità di calcolo per addestrare e far girare modelli sempre più complessi. Un investimento paragonabile a quello delle grandi rivoluzioni industriali del passato: ferrovie, elettricità, microprocessori.
La differenza, però, è che sopra questa infrastruttura chiunque può costruire. Con strumenti di sviluppo assistiti dall’AI, un’applicazione potenzialmente da miliardi può nascere con costi mensili inferiori a quelli di un abbonamento streaming. Questo ha un effetto collaterale devastante: gli incumbent non sono mai stati così esposti.

Come si riconosce un vincitore dell’AI
PitchBook individua otto caratteristiche chiave delle aziende destinate a emergere:
- Effetti di rete reali, non simulati
- Dati proprietari difficili da replicare
- Design e usabilità superiori
- Mercati grandi ma ancora poco compresi
- Strategie land-and-expand per diventare system of record
- Competenze verticali profonde e tempi di sviluppo lunghi
- Compliance normativa nativa
- Distribuzione creativa, spesso non convenzionale
Chi non costruisce almeno due o tre di questi vantaggi è destinato a restare indietro, soprattutto nei settori più affollati.

Sanità: l’AI che può raddoppiare il successo clinico
Il settore healthcare è quello con il potenziale più trasformativo. La scommessa più forte riguarda l’AI per la scoperta di farmaci: secondo PitchBook, queste tecnologie potrebbero raddoppiare il tasso di successo dei trial clinici, passando dall’8% al 17%.
Se confermato, l’effetto sarebbe dirompente: più farmaci approvati, più trial, più investimenti in biotecnologie early-stage. Un cambio di paradigma in un settore che nel 2025 ha toccato minimi storici negli investimenti VC.
Accanto alla ricerca farmacologica, l’AI in radiologia si conferma uno dei segmenti più solidi: ha già rimborsabilità, modelli di business scalabili e un ritorno sull’investimento chiaro per gli ospedali.
Più controverso il caso degli ambient AI scribes: strumenti che automatizzano la documentazione clinica. Utilissimi, ma ormai sovraffollati. PitchBook prevede che solo una dozzina di player sopravviveranno, mentre gli altri verranno acquisiti a sconto.
Enterprise e SaaS: l’era degli agenti
Nel mondo enterprise, la parola chiave è agentic. L’AI non si limita più a suggerire: agisce. Nasce così l’agentic commerce, in cui software autonomi effettuano transazioni, gestiscono pagamenti, verificano identità e ottimizzano supply chain.
I segmenti più promettenti includono:
- Customer service AI, capace di risolvere problemi end-to-end
- Data management AI-native, indispensabile per evitare il classico “garbage in, garbage out”
- Foundation model specializzati, più difendibili rispetto ai modelli generalisti
Qui l’AI non è un layer aggiuntivo: è la nuova infrastruttura operativa delle aziende.
Difesa e deep tech: l’autonomia come moltiplicatore di potenza
La guerra in Ucraina ha accelerato una tendenza già in atto: l’autonomia è diventata strategica. In particolare, PitchBook punta sugli sistemi marittimi autonomi, essenziali per la protezione di cavi sottomarini, infrastrutture energetiche e rotte commerciali.
Droni navali, sottomarini e flotte coordinate da AI rappresentano uno dei pochi settori dove la domanda è garantita dai governi e il time-to-market è relativamente breve.
Meno entusiasmo, invece, per i droni aerei: il settore è ipercompetitivo e rischia una rapida commoditizzazione.
Energia e clima: l’AI invisibile ma cruciale
L’esplosione dei data center ha un costo energetico enorme. Da qui l’interesse crescente per:
- Decarbonizzazione dei data center
- Gestione intelligente delle reti elettriche
- Ottimizzazione di fonti rinnovabili e storage
Non è il settore più “sexy”, ma è uno dei più necessari. E proprio per questo potrebbe attirare capitali nei prossimi anni, anche in un contesto politico meno favorevole alla transizione verde.
Gaming: mondi generati dall’AI
Nel consumer tech, il vero colpo di scena arriva dal gaming. PitchBook individua nei world models il futuro dell’intrattenimento interattivo: mondi persistenti, dinamici, che reagiscono in tempo reale alle azioni dei giocatori.
È una scommessa di lungo periodo, ma con un potenziale enorme. Non a caso, i videogiochi sono da sempre il banco di prova delle tecnologie emergenti: lo sono stati per le GPU, e ora lo sono per l’AI multimodale.

I settori surriscaldati: dove il rischio è massimo
Non tutto cresce in modo sano. PitchBook segnala diversi ambiti a rischio:
- AI scribe di seconda fascia
- Genomica e precision medicine troppo affollate
- Code generation generalista
- AI marketing indistinto
- App di produttività e assistenti personali
- Cybersecurity AI “seconda ondata”
In tutti questi casi, il problema è lo stesso: troppa offerta, poca differenziazione.
Gli incumbent più esposti alla disruption
Se l’AI avanza, qualcuno arretra. Secondo il report, rischiano seriamente:
- Piattaforme BI tradizionali
- ERP legacy e software finanziari statici
- Produzione di contenuti ad alto budget
- Aziende di trucking non autonome
- Amministrazione sanitaria tradizionale
Il messaggio è chiaro: non adottare l’AI non è più un’opzione.
Una guerra lunga decenni
Il 2026 non sarà l’anno della maturità dell’intelligenza artificiale, ma quello della selezione naturale. Le guerre dell’AI non si combatteranno solo a colpi di modelli più grandi, ma su dati, distribuzione, integrazione e fiducia.
Chi costruisce fondamenta solide oggi potrà dominare per anni. Gli altri rischiano di diventare una nota a piè di pagina nella storia della più grande trasformazione tecnologica del secolo.






