SIPA, parte del gruppo Zoppas, è una multinazionale italiana leader negli impianti per il packaging food & beverage. L’azienda produce linee di imbottigliamento, macchine per il soffiaggio di bottiglie e stampi di alta precisione.
“La nostra realtà è complessa e articolata”, spiega Alvise Fontana, CIO e IT & Innovation Advisor in un intervento durante il SAP Now AI Tour Milan. “Abbiamo tre anime operative: lo sviluppo e la produzione degli impianti, la meccanica di precisione per gli stampi e una divisione service globale che segue i clienti con oltre 20 filiali nel mondo”.
Fontana aggiunge: “I nostri impianti non possono mai fermarsi, e questo condiziona inevitabilmente ogni scelta tecnologica e organizzativa”.
Indice degli argomenti:
La necessità di un cambiamento profondo
Negli ultimi anni SIPA è cresciuta fino a sfiorare i 400 milioni di euro di fatturato. Ma la crescita ha portato con sé una complessità applicativa difficile da sostenere.
“I nostri sistemi informativi erano cresciuti in modo disomogeneo, molto customizzati e integrati non sempre in modo ottimale”, racconta Fontana.
La direzione ha quindi definito obiettivi chiari: “Standardizzare i processi, migliorare la leggibilità dei dati, aumentare velocità ed efficienza e creare un modello che potesse essere replicato globalmente”.
Un landscape digitale completo, dal CPQ al MES
La trasformazione si è concretizzata in un percorso di 18 mesi. “Abbiamo deciso di costruire un landscape completo”, spiega Fontana. “Siamo partiti dal CPQ per governare la generazione delle offerte e arrivare a una distinta commerciale coerente. Poi abbiamo integrato PLM Siemens con SAP tramite il connettore T4S, fondamentale per il dialogo nativo tra progettazione e ERP”.
“Da lì siamo passati all’operation tramite MES e abbiamo introdotto SAP BTP per orchestrare integrazioni e customizzazioni mantenendo il core pulito”.
Il risultato è una catena end-to-end: CPQ → ERP → PLM → MES, tutti integrati.
La trasformazione culturale: dal lavoro a silos al processo end-to-end
Fontana riconosce che la trasformazione è stata prima di tutto culturale: “Eravamo abituati a lavorare per silos, sia applicativi sia organizzativi. Questo progetto ci ha obbligati a ragionare in ottica di processo e non più di mansione”.
“Costruire una rete di process owner e key user è stato fondamentale. Non tutti avevano lo stesso livello di maturità digitale, e abbiamo dovuto crescere insieme”.
L’adozione del modello a commessa su SAP ha rappresentato un salto importante: “È un modello rigido, integrato e disciplinato. Ha costretto tutti a pensare non alla singola attività ma all’intero flusso di valore verso il cliente”.
Un nuovo modo di collaborare
Il confronto quotidiano con Capgemini ha fatto da acceleratore. “La metodologia di governance portata dal partner ci ha aiutati a dare struttura, priorità e trasparenza a ogni fase”, spiega Fontana.
Il cambiamento non è stato solo tecnico, ma anche relazionale: “Abbiamo imparato a lavorare come un unico team: IT, business e consulenti. Il processo è diventato la nostra lingua comune”.
Impatto sui processi e primi risultati
Il go-live del sistema, avvenuto l’8 settembre, rappresenta una tappa fondamentale. “Sono passate sei settimane: è presto, ma gli indicatori principali stanno tenendo”, commenta Fontana.
“Stiamo monitorando delivery, ordini, fatture e i flussi critici dell’azienda. Alcuni risultati sono già positivi, altri neutri, in pochi casi c’è ancora da migliorare”.
Il controlling è una delle aree più soddisfatte: “Finalmente vede un dato strutturato come si aspettava dal modello a commessa”.
La divisione service ha addirittura registrato miglioramenti oltre le attese: “In alcune attività siamo più performanti di prima, e questo ci dà fiducia”.
Velocità senza perdere controllo
Uno degli obiettivi chiave era aumentare la velocità senza sacrificare la governance.
“Grazie al CPQ integrato con le vendite SAP, generare un’offerta o riutilizzare configurazioni simili è molto più rapido”, afferma Fontana.
La stabilizzazione richiederà ancora alcune settimane, ma il trend è chiaro: “Ogni giorno gli utenti comprendono meglio il sistema, e questo porta naturalmente velocità e consapevolezza”.
I metodi e gli strumenti che hanno abilitato il cambiamento
La metodologia Captivate di Capgemini
Tra gli abilitatori più importanti c’è la metodologia Captivate. “Ha reso chiaro fin dall’inizio quali attività svolgere, chi le avrebbe guidate e quali deliverable aspettarsi”, racconta Fontana.
Il vantaggio più evidente è stata la gestione delle aspettative. “Avere un percorso scandito e trasparente aiuta a concentrarsi su ciò che davvero fa la differenza”.
High Level Design: Mural per creare engagement
Il team ha utilizzato Mural per tutte le sessioni di High Level Design. “Le board preconfigurate ci hanno permesso di lavorare in modo collaborativo, individuare macro-deviazioni e definire insieme la direzione della soluzione”, spiega Fontana.
“Uno dei risultati più importanti è che la soluzione non è ‘del consulente’, ma del team integrato. Questo ha facilitato enormemente le fasi di test e adozione”.
Low Level Design: Signavio come patrimonio aziendale
Per il dettaglio dei processi, SIPA ha adottato SAP Signavio. “Abbiamo disegnato processi fino al livello L5, cioè fino alla singola transazione SAP o app Fiori da utilizzare”, spiega Fontana.
Il risultato è duplice: “Abbiamo creato un asset aziendale di grande valore e una base per il continuous improvement, perché ora possiamo misurare, correggere e ottimizzare in modo ciclico”.
Architettura applicativa: il backbone della nuova Sipa
L’architettura si fonda su SAP S/4HANA, con il modulo PS come perno. “PS è il cuore della gestione progetti. Da lì tutto converge: vendite, produzione, controlling”, spiega Fontana.
La BTP funge da orchestration layer. “È ciò che ci permette di integrare senza appesantire il core e di gestire customizzazioni in modo sostenibile”.
Il MES gioca un ruolo chiave: “La sfida più importante è stata collegare l’avanzamento della produzione alle strutture WBS e VBE, così che ogni costo diretto e indiretto venisse tracciato correttamente”.
Per i project manager, questo significa controllo in tempo reale su una produzione estremamente complessa.
Conclusione: un modello che prepara SIPA al futuro
La trasformazione di SIPA rappresenta un nuovo capitolo nella storia dell’azienda. “Dovevamo uscire da un modello basato su forti individualità: non era più sostenibile. Ora abbiamo processi replicabili, misurabili e un backbone applicativo che supporta la crescita globale”, conclude Fontana. “Questo è solo l’inizio. Ma oggi siamo più veloci, più integrati e soprattutto più consapevoli dei nostri dati”. SIPA è ora pronta per la prossima fase della sua evoluzione.
Clicca qui per visualizzare la video intervista ad Alvise Fontana, CIO e IT & Innovation Advisor di SIPA.





