Un nome che evocava suonerie polifoniche, cellulari indistruttibili e un’idea rassicurante di tecnologia “umana” e che un tempo rappresentava la solidità della tecnologia europea torna oggi a occupare un posto di primo piano anche se in un terreno molto diverso. Con la partnership strategica tra Nokia e Nvidia, fondata su un investimento da 1 miliardo di dollari e sull’acquisizione di circa il 2,9 % del capitale della finlandese, oggi Nokia torna per condurre un’operazione industriale che può ridisegnare il futuro delle telecomunicazioni globali. Molto più che un’operazione finanziaria: è un segnale geopolitico.
Indice degli argomenti:
Un nuovo protagonismo europeo nelle reti e nei sistemi di comunicazione avanzata
Nel momento in cui la connettività diventa il nuovo spazio di potere in cui reti, calcolo e intelligenza artificiale si fondono, l’Europa sembra riscoprire, attraverso Nokia, la propria capacità di incidere nella definizione delle infrastrutture globali.
La “rinascita” dell’azienda non è un ritorno nostalgico al mercato dei telefoni, ma può essere letta piuttosto l’indizio di un possibile nuovo protagonismo europeo nelle reti e nei sistemi di comunicazione avanzata.
È qui, nel tessuto invisibile che connette il mondo, che si gioca la partita più strategica della sovranità tecnologica.
La comune visione di sviluppare reti mobili di prossima generazione integrate con l’intelligenza artificiale fanno di questa operazione un’occasione per l’Europa tecnologica di smettere di essere spettatrice della corsa globale e riprendersi un ruolo di primo piano nell’innovazione infrastrutturale, nuovo campo di battaglia.
Dalle fabbriche ai bit: l’ascesa industriale di Nokia
La storia di Nokia attraversa due secoli di capitalismo europeo. Fondata nel 1865 come cartiera lungo il fiume Nokianvirta, la società si espande progressivamente nei settori della gomma, dei cavi elettrici e, dagli anni ’60, dell’elettronica industriale. Questa evoluzione riflette la capacità di una nazione periferica come la Finlandia di costruire una propria modernità tecnologica attraverso l’ingegneria, la scuola pubblica e una rete di innovazione pubblico-privata.
Tra gli anni ’80 e ’90, mentre l’Europa discuteva ancora di politica industriale e liberalizzazioni, Nokia scelse la strada opposta alla frammentazione: concentrare le proprie risorse su un’unica frontiera tecnologica, quella delle telecomunicazioni mobili. Il lancio del Nokia 1011 nel 1992 (tra i primi telefoni GSM completamente digitali) segnò l’inizio di un dominio globale che durò oltre un decennio.
Alla fine degli anni ‘90 Nokia superò Motorola e divenne il principale produttore mondiale di telefoni cellulari. Modelli come il 5110, il 3210 o l’1100 (con oltre 250 milioni di unità vendute) divennero icone di un’epoca in cui la tecnologia era percepita come strumento di emancipazione e libertà, non ancora di dipendenza.
Quando l’Europa sapeva costruire il futuro
La vera forza di Nokia però risiedeva nell’ecosistema industriale che aveva costruito: una filiera di ricerca, design e manifattura europea integrata, capace di sostenere innovazione e occupazione in modo sistemico. Era, in altre parole, una declinazione nordica della sovranità tecnologica, anni prima che il termine entrasse nel lessico politico di Bruxelles.
Nokia intuì prima altri che il futuro della comunicazione sarebbe stato senza fili, e che bisognava combinare hardware, software, servizi e rete. Il marchio divenne così simbolo di affidabilità, semplicità e diffusione globale.
L’iPhone e la fine del sogno industriale europeo
Il 9 gennaio 2007, la presentazione dell’iPhone segnò il tramonto di un marchio e, allo stesso tempo, il crollo di un intero paradigma industriale europeo.
Nokia non fallì perché incapace di innovare, fallì perché non seppe ben interpretare la direzione dell’innovazione. Mentre la Silicon Valley trasformava il telefono in una piattaforma software, Nokia continuava a pensarlo come oggetto di ingegneria, rifiutandosi di vederlo come ecosistema di servizi.
Il risultato fu una sequenza di errori strategici che oggi appaiono emblematici: la lentezza nell’adottare touchscreen ed ecosistema app, la difesa di Symbian, la tardiva apertura ad Android, la scommessa perdente su Windows Phone insieme a Microsoft. Dietro le scelte tecniche si nascondeva un problema più profondo: la cultura del potere.
In quegli anni, molte grandi aziende europee mostravano la stessa inerzia, cioè l’incapacità di mettere in discussione modelli organizzativi rigidi, fondati sul controllo più che sull’adattamento.
Nel 2014, con la vendita della divisione Devices & Services a Microsoft, Nokia sancì la fine di un’epoca. Quell’uscita dal mercato dei telefoni fu l’inizio di una lunga fase di metamorfosi, durante la quale la società iniziò un nuovo percorso per reinventarsi come fornitore di infrastrutture di rete, anticipando (inconsapevolmente) il ritorno dell’importanza strategica delle telecomunicazioni.
Se visto in retrospettiva, il declino di Nokia coincide con il momento in cui l’Europa perse la centralità tecnologica conquistata negli anni ’90. In quella caduta si trovano però i semi della rinascita: la consapevolezza che il futuro dell’innovazione appartiene alle architetture invisibili che rendono possibile il funzionamento dei dispositivi che usiamo.

Dalla plastica al silicio: la metamorfosi infrastrutturale di Nokia
Dopo la cessione della divisione telefoni a Microsoft, molti considerarono la storia di Nokia chiusa; in realtà, era solo cambiato il campo di gioco.
Negli anni successivi, l’azienda ha infatti progressivamente spostato il proprio baricentro verso il mondo B2B e infrastrutturale, puntando su reti, data center e software per telecomunicazioni.
Questo spostamento è coinciso con un mutamento di prospettiva nell’intera economia digitale, in cui il valore si è trasferito dal dispositivo all’infrastruttura, dal consumo alla connettività.
Oggi Nokia è uno dei principali fornitori mondiali di infrastrutture di rete, insieme a Ericsson e Huawei. È diventata soprattutto un attore centrale nella convergenza tra reti mobili e intelligenza artificiale, l’asse tecnologico che determinerà la capacità di un continente di restare sovrano nell’era del calcolo distribuito.
In un suo report trimestrale, Nokia ha indicato una crescita a doppia cifra nel segmento Optical Networks, trainata proprio dai clienti del settore cloud e AI.
La Nokia del 3210 non c’è più perché si è trasformata in una piattaforma che sostiene l’infrastruttura globale dell’intelligenza.
Nokia + Nvidia: l’intelligenza che diventa rete
L’intesa annunciata nell’autunno 2025 rappresenta uno spartiacque. L’ingente investimento di NVIDIA Corporation in Nokia definisce una partnership tecnologica strategica win-win, mirata allo sviluppo delle reti mobili 6G e alla loro integrazione con sistemi di AI nativa (AI-RAN).
Per Nokia, questa alleanza rappresenta una duplice vittoria:
- un accesso privilegiato al know-how AI e alla potenza di calcolo di Nvidia;
- una legittimazione internazionale come alternativa occidentale a Huawei nelle infrastrutture critiche.
Per Nvidia, invece, significa entrare nel cuore del settore delle telecomunicazioni, fino ad oggi uno spazio quasi impermeabile per i giganti del calcolo.
La società di Jensen Huang introduce così la piattaforma Nvidia AI Aerial RAN Computer, concepita per gestire il carico computazionale delle reti 6G, abilitando un’architettura di calcolo distribuito che collega cloud, edge e dispositivi.

La nuova architettura del 6G: connessioni, calcolo, sovranità
La collaborazione include infatti lo sviluppo congiunto di nuovi servizi basati su AI per il 6G, progettati per gestire miliardi di connessioni simultanee tra droni, veicoli autonomi, robot e dispositivi AR/VR. Queste applicazioni richiederanno una connettività a latenza quasi nulla e una capacità di calcolo distribuita tra cloud ed edge, che la piattaforma Nvidia AI Aerial RAN Computer fornirà integrando GPU e processori ottimizzati per reti AI-native
E la posta in gioco è anche più ampia.
Questa partnership rappresenta una nuova alleanza fra l’intelligenza artificiale e la connettività, ossia fra cervello e sistema nervoso del mondo digitale.
Nel momento in cui ogni oggetto diventa un nodo computazionale (dai veicoli autonomi ai droni, dai robot industriali ai sistemi di realtà aumentata) la rete stessa diventa un organismo intelligente. È nella sua architettura che si giocherà, sempre più, la competizione geopolitica del XXI secolo.
La rivincita di Nokia e la possibilità di un’Europa tecnologica
Il percorso di Nokia sembra una metafora del destino tecnologico dell’Europa.
Dopo aver fallito come produttore di massa, l’azienda rinasce come architetto invisibile della connettività globale.
In un contesto in cui l’Occidente tecnologico è sempre più polarizzato tra l’America delle piattaforme e l’Asia della manifattura, Nokia rappresenta una terza via possibile: l’Europa delle infrastrutture intelligenti, fondata sulla continuità ingegneristica e sulla cooperazione.
La “rivincita” di Nokia è profonda, anche se senza “effetti speciali”: anziché manifestarsi nei display degli smartphone, lo fa nei cavi, nei data center, nei protocolli che consentono al mondo digitale di funzionare; anziché puntare sull’attrazione per i consumatori, compete per la fiducia dei governi e delle industrie; anziché puntare alla viralità, ha deciso di avere come obiettivo la resilienza sistemica.
In questa prospettiva, la storia di Nokia diventa anche un monito per la politica industriale europea: serve una visione comune sull’infrastruttura per rendere possibile la sovranità digitale.
Le alleanze come quella con Nvidia possono diventare modelli di ibridazione intelligente tra risorse europee e potenza americana: una forma di interdipendenza strategica che, se gestita con lucidità, può restituire al continente un ruolo nel futuro della tecnologia globale.
La rete, nuova sovranità industriale
Ogni grande trasformazione industriale passa attraverso un fallimento.
Per Nokia, il crollo del business dei telefoni è stato probabilmente il prezzo necessario per evolvere verso un orizzonte più ampio.
Nell’era in cui il controllo dei flussi di dati equivale al controllo del potere, la rete diventa il vero terreno della sovranità.
L’alleanza tra Nokia e Nvidia è il sintomo di un mutamento strutturale e la connettività una risorsa politica, un bene comune strategico la cui gestione determinerà le future gerarchie globali.
Se l’Europa saprà leggere questo segnale, potrà forse tornare a guidare l’architettura invisibile su cui poggia l’intelligenza artificiale stessa. Nokia, in questo scenario, diventa più di un’azienda: è un laboratorio di sovranità tecnologica e una dimostrazione che il passato industriale europeo è ancora materia prima da cui può nascere futuro.
La lezione del “3310”: innovare tornando a durare
La parabola di Nokia, nella sua interezza, racconta una storia importante: quella di una tecnologia che non invecchia perché pensata per durare.
Il vecchio Nokia 3310, ancora oggi funzionante dopo vent’anni, è più di un oggetto di nostalgia: è la traccia di un modo diverso di intendere l’innovazione.
L’evoluzione che Nokia non ha seguito (quella dell’obsolescenza programmata, della sostituzione costante, della dipendenza dall’upgrade) è in effetti quella che oggi mostra tutti i propri limiti di fronte alla crisi delle risorse e all’impatto ambientale dell’elettronica di consumo.
È paradossale, ma coerente: la stessa azienda che un tempo costruiva telefoni indistruttibili oggi costruisce la resistenza invisibile delle reti che tengono insieme il mondo digitale.






