ai leader

Masperi (Sap Italia): “La sfida è trasformare la potenza della tecnologia in risultati concreti”



Indirizzo copiato

Dopo la fase di hype dell’AI, comincia la curva di consapevolezza: “bisogna aggiustare la rotta per capire il rapporto tra benefici e potenzialità”, mette in evidenza la Ceo dal palco dell’Executive Summit. E indica “le tre caratteristiche di uno sviluppo concreto”

Pubblicato il 30 mar 2026

Stefano Casini

giornalista



Sap Italia tecnologia AI
Carla Masperi, Ceo di SAP Italia

“Abbiamo vissuto l’hype dell’AI in cui sembrava tutto facile e magico; adesso comincia una curva di consapevolezza, che non vuol dire che la tecnologia non va bene, ma che bisogna aggiustare la rotta per capire il rapporto tra benefici e potenzialità”, osserva Carla Masperi, amministratore delegato di Sap Italia.

Che l’intelligenza artificiale applicata al business sia un vantaggio in termini di efficienza e produttività “è ormai un dato riconosciuto da tutti”. Già oggi e in prospettiva, la vera sfida “è trasformare la potenza di questa tecnologia in risultati concreti e misurabili”, perché le aziende “vogliono un approccio pragmatico all’AI”, con roadmap di sviluppo chiare e ritorni sugli investimenti tracciabili.

L’AI sta rapidamente evolvendo da insieme di strumenti smart a nuova componente centrale, essenziale, dell’azienda competitiva.

AI nelle imprese, colmare il gap tra potenzialità e realtà

Ma “sperimentare su singoli casi d’uso non è difficile; molto più complesso è scalare l’AI in tutta l’organizzazione. Ed è qui che fanno davvero la differenza le persone e i dati: competenze, capacità di adozione e una base informativa solida e affidabile”, come ha rimarcato Masperi intervenendo al Sap Executive Summit 2026, che si è svolto a Villa d’Este di Cernobbio, sul lago di Como.

A proposito di dati, sul palco della 18esima edizione del meeting è stata richiamata una recente analisi di settore svolta dalla multinazionale tedesca da cui emerge una diffusa carenza di fiducia sulla qualità dei dati a disposizione nelle imprese, che rappresentano la base per un’AI efficace e mettono in luce quella che è ancora una criticità strutturale nel sistema industriale italiano.

Sap Italia tecnologia AI

Guardando i numeri, il gap tra potenzialità e realtà è evidente: l’indagine Sap su un campione di manager in Italia dice che uno su tre (il 34%) non ha fiducia nella capacità di integrare i dati tra diverse funzioni aziendali, una quota analoga (30%, saranno gli stessi?) ammette di non avere a disposizione dati di qualità e il 27% fatica a utilizzarli, con dati isolati in diversi silos.

Il 95% dei progetti si perde per strada prima di arrivare in produzione

Un’altra ricerca del Mit (Massachusetts institute of technology) rileva che soltanto il 5% dei progetti di AI arriva in produzione in maniera efficace, mentre l’altro 95% si perde per strada. Questi risultati dicono che il problema non è tanto l’algoritmo, ma la qualità dei dati, il loro uso e l’integrazione organizzativa.

“La domanda da porsi non è più cosa l’AI può fare, ma come preparare le organizzazioni a trarne reale vantaggio. La domanda va quindi ribaltata. Dobbiamo chiederci: come posso innovare la mia azienda affinché l’AI agentica diventi realtà?”, fa notare la Ceo di Sap Italia.

La questione non è se adottare questa tecnologia, ma qual è la roadmap chiara che possa portare a risultati concreti, efficaci, di valore.

Nuove risorse hi-tech e change management

Sap Italia tecnologia AI
Carla Masperi

“Stiamo osservando due modalità di adozione”, ha spiegato Masperi ai manager e alle imprese riuniti all’Executive Summit: “la prima è portare tutti i dati in un ‘super cervello’ sopra le varie funzioni aziendali per ricostruire la semantica dei dati e dei processi; è un percorso lineare ma nasconde complessità nel ricostruire tale semantica in tempi ragionevoli”.

L’altra modalità “è portare l’AI dentro i processi, dove i processi già lavorano. E quindi gli agenti AI devono arrivare con un’expertise di dominio capace di collaborare con i processi. Ciò porta vantaggi in termini di rapidità di adozione, scalabilità e incrementalità, permettendo un change management che vada di pari passo con l’organizzazione”.

Le tre caratteristiche dell’approccio pragmatico

Tra i due percorsi di sviluppo spesso intrapresi dalle aziende, il terzo – il più concreto e diretto – appare come quello giusto: “è arrivato il momento di avere un approccio pragmatico all’AI. Se n’è parlato tanto e si sono create tantissime aspettative; ora serve un approccio che cerchi di correlare in tempi ragionevolmente brevi l’outcome, i risultati tangibili, rispetto alle aspettative”.

Un approccio pragmatico deve avere tre caratteristiche: “deve essere ragionevolmente rapido e semplice da implementare, deve essere scalabile e deve essere sostenibile, cioè capace di evolvere senza alzare la complessità”.

Riflettere sul ‘come’ valorizzare le opportunità, unire AI e talento umano

Per rendere davvero efficace questa tecnologia occorre riflettere molto sul ‘come’, e il ‘come’ non ha scorciatoie; richiede grande consapevolezza di architetture, applicazioni e maturità dei dati.

Con questi presupposti, “gli agenti AI potranno diventare motori di crescita in collaborazione con il talento umano. Intelligenza artificiale e talento umano sono i due capisaldi dell’organizzazione del futuro. Bisogna capire come affrontare la lettura del contesto senza scorciatoie”.

Sap Italia tecnologia AI

Con la diffusione dell’AI generativa, risulta sempre più evidente che le soluzioni ‘preconfezionate’ portano sì a buoni risultati, ma fino a un certo punto. Il nuovo valore di business arriverà da un’AI profondamente allineata al contesto unico dell’impresa: ai suoi dati, ai suoi processi e ai suoi ambiti decisionali.

La prossima ondata di trasformazione sarà l’AI personalizzata per le aziende

La personalizzazione dell’AI non è più un elemento accessorio: è ormai una componente importante. Le imprese danno sempre più priorità a soluzioni in grado di comprendere davvero la loro realtà.

I modelli di AI generici, progettati per essere ampiamente applicabili, “risultano limitati. Spesso non colgono le sfumature specifiche di un’impresa, con conseguente minore rigore, insight vaghi e scarsa scalabilità tra funzioni diverse”, sottolinea la Ceo di Sap Italia: “il modello ‘taglia unica’ dell’AI rende difficile adattare le sue applicazioni a settori con esigenze normative, tipologie di dati e complessità operative molto differenti”.

Modelli generici versus soluzioni su misura

A maggior ragione nei settori più critici, dove precisione, conformità e contesto sono imprescindibili, affidarsi a modelli generici può generare inefficienze e opportunità mancate. Anche la loro integrazione nei processi di governance, sicurezza e compliance risulta spesso complessa.

Il risultato? “Prestazioni insufficienti e una crescente consapevolezza che un’AI ‘uguale per tutti’ non può soddisfare la complessità dei bisogni delle imprese moderne e più dinamiche”, sottolinea la top manager, “per questo motivo sempre più aziende stanno investendo in innovazioni differenziate, con soluzioni di AI progettate fin dall’inizio per rispondere a richieste di business specifiche”.

Sistemi ‘intelligenti’ addestrati su dati specifici

Nel settore oil & gas, ad esempio, modelli di AI addestrati su dati geologici, registrazioni delle apparecchiature e variabili ambientali stanno migliorando le previsioni di perforazione, abilitando la manutenzione predittiva e incrementando sicurezza ed efficienza energetica.

L’industria automobilistica sta ottenendo risultati analoghi, con l’AI a supporto della manutenzione predittiva, dei sistemi di guida autonoma e delle diagnostiche in tempo reale, oltre a offrire esperienze personalizzate all’interno dell’abitacolo.

Sap Italia tecnologia AI

Puntare all’AI che comprende il contesto

Il mondo retail beneficia di un’AI che si adatta ai modelli d’acquisto locali e ai dati di vendita in tempo reale, rendendo più precise le previsioni della domanda, ottimizzando la gestione dell’inventario e proponendo promozioni più rilevanti, con una riduzione importante degli sprechi.

Anche il settore pubblico potrà ottenere vantaggi dall’AI contestuale: automatizzando processi di routine e progettando politiche più mirate, sarà possibile offrire servizi pubblici più rapidi, efficaci e vicini ai bisogni reali dei cittadini.

In tutti questi casi, “il modello è un’AI che comprende il contesto in cui opera genera decisioni più mirate, operazioni più snelle e risultati migliori per le organizzazioni e per le persone”.

Risolvere un imprevisto o un blocco nella supply chain

L’intelligenza artificiale di nuova generazione – quella agentica, la nuova frontiera di questo mondo –, è un’AI che non automatizza soltanto, ma consiglia, risolve e realizza.

“Vi faccio un esempio legato alla supply chain, un ambito sotto grande pressione”, fa notare Masperi: “facciamo l’ipotesi di un’azienda manifatturiera che produce in Italia e deve consegnare in Argentina. Ma ha la linea interrotta perché manca un pezzo che non passa da Panama a causa di una disruption”.

Sap Italia tecnologia AI

Cosa succede e come si procede? “Il sistema con AI propone un piano di approvvigionamento alternativo, guardando i fornitori disponibili globalmente, controllando se e dove ci sono già contratti attivi per acquistare più velocemente, mi dice l’incremento di prezzo e l’impatto sul margine. Tutto ciò guardando dati interni e dati esterni. Naturalmente, far funzionare questo richiede un effort diverso rispetto ad attivare una funzionalità embedded”.

La grande azienda cerca efficienza e produttività, la Pmi vuole crescere

Guardando all’innovazione all’interno delle imprese, si fa spesso il confronto tra grandi e Pmi. L’azienda grande “vede nell’AI un tema di efficientamento e recupero di produttività; l’azienda media o piccola vede la possibilità di crescere a parità di risorse”.

Il pragmatismo “aumenta nelle Pmi, dove c’è una proprietà molto vicina: vogliono un’AI che aiuti davvero l’azienda a crescere o a migliorare le capacità di governo quando l’organizzazione fa fatica a stare dietro alle variazioni del fatturato. Non vedo polarizzazioni, ma diverse fasi: c’è chi ha bisogno di efficienza, chi di automazione, e chi sta cercando di capire come cambiare il sistema di business in maniera profonda, attraverso quella che chiamiamo autonomous enterprise. L’azienda sempre più tecnologica, gestita dall’AI e smart”.

guest

0 Commenti
Più recenti
Più votati
Inline Feedback
Vedi tutti i commenti

Articoli correlati

0
Lascia un commento, la tua opinione conta.x