Normative europee

L’Unione europea a un punto di svolta nel processo di riforma legislativa dell’AI

Tra l’ambiziosa prospettiva di affermare la sua sovranità digitale e il rischio (reale) di subire il dominio ICT come vero e proprio cyber-colonialismo tecnologico: quale prospettiva si realizzerà? [...]
Angelo Alù

PhD, Consigliere Internet Society Italia, saggista e divulgatore digitale

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L’Unione europea è ormai da tempo passata all’azione nel settore delle tecnologie emergenti, attuando, tra l’altro, pur con le rallentata tempistica delle sue procedure istituzionali, il processo di regolamentazione dell’intelligenza artificiale come priorità della propria strategia operativa, da cui si evince l’ambizione di assumere un ruolo centrale di leadership tecnologica a livello globale, nel rispetto della protezione dei dati, dei diritti digitali e delle norme etiche, per consentire lo sviluppo applicativo dell’AI “in un quadro adeguato che promuova l’innovazione e rispetti i valori dell’Unione e i diritti fondamentali, oltre ai principi etici come la responsabilità e la trasparenza”.

A tal fine, è stato presentato il Piano coordinato europeo sull’intelligenza artificiale, nell’ottica di “potenziare lo sviluppo, la diffusione e l’adozione delle applicazioni di intelligenza artificiale in tutti i settori economici”, mediante la definizione di circa 70 azioni comuni da implementare entro un ampio orizzontale temporale fissato fino al 2027, con monitoraggi e revisioni periodiche funzionali a supervisionare costantemente lo stato attuativo dei progressi realizzati nel corso del tempo, in stretta connessione alla rapida evoluzione dei sistemi di AI.

Il contesto normativo

Tenuto conto degli orientamenti espressi da un comitato speciale ad hoc appositamente istituito (Special Committee on Artificial Intelligence in a Digital Age), con il compito di orientare il processo di riforma legislativa del settore AI mediante l’elaborazione di regole omogenee in grado di assicurare lo sviluppo sicuro e affidabile di tale tecnologia, anche alla luce delle osservazioni formalizzate nel Libro bianco sull’intelligenza artificiale, emerge con chiarezza l’esigenza di realizzare un “solido quadro normativo europeo per un’AI affidabile”, come peraltro sottolineato anche dal Parlamento europeo. A tal fine, la Commissione europea, nell’esercizio del suo potere di iniziativa, ha formulato lo scorso anno la proposta di Regolamento europeo che stabilisce regole armonizzate sull’intelligenza artificiale, dando ufficialmente avvio all’iter legislativo destinato a concludersi nei prossimi anni con l’approvazione definitiva del citato atto normativo di diritto derivato, recante la disciplina cogente europea in materia di AI.

Il progetto di Regolamento (nella sua attuale versione costituente la bozza di riferimento, in attesa di possibili successivi interventi correttivi realizzabili in sede di revisione del relativo iter istituzionale) consta di 85 articoli, ove si sanciscono “regole armonizzate per lo sviluppo, l’immissione sul mercato e l’utilizzo di sistemi di AI nell’Unione”, con il preciso intento di evitare il rischio di una frammentazione giuridica e normativa del settore ostativa allo sviluppo del mercato digitale.

Proprio per tale ragione, la Commissione speciale AIDA (Special Committee on Artificial Intelligence in a Digital Age) – costituita con il compito di esplorare l’impatto dell’AI e tracciare la strada da percorrere, ha recentemente affermato a chiare lettere che l’Unione europea è “rimasta indietro nella corsa globale alla leadership tecnologica, con la conseguenza che gli standard vengano sviluppati altrove in futuro, spesso da attori non democratici, mentre l’UE deve agire come normatore globale nell’AI”, a maggior ragione considerando che “le tecnologie di intelligenza artificiale potrebbero porre questioni etiche e legali cruciali”, da cui discende la necessità di assicurare “l’uso responsabile dell’AI” tenuto conto delle “preoccupazioni per la ricerca militare e gli sviluppi tecnologici in sistemi d’arma autonomi letali”.

Il ritardo digitale dell’Europa

In tale prospettiva, si coglie il ritardo digitale europeo rispetto alla posizione di supremazia tecnologica acquisita dagli USA nel settore, grazie all’implementazione operativa della propria strategia generale in materia di intelligenza artificiale formalizzata, in attuazione dell’ordine esecutivo n. 13859, in una cornice normativa basica di soft law, costituita da una serie di specifiche linee guida volte a orientare lo sviluppo dell’AI secondo standard sicuri e affidabili, prevenendo il rischio di algoritmi discriminatori in grado di codificare pregiudizi tecnici. L’intento è quello di garantire, secondo le coordinate formalizzate nella cd. American AI Initiative una standardizzazione sicura, robusta, interoperabile e affidabile delle applicazioni AI, evitando di paralizzare eccessivamente il settore tecnologico mediante una disciplina troppo cogente dalla portata applicativa giuridicamente vincolante.

La strategia cinese

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Sembra, inoltre, ancora troppo distante dall’orizzonte regolatorio europeo anche la strategia cinese in materia di intelligenza artificiale che esprime un ambito applicativo centralizzato volto a definire il perseguimento dei principali obiettivi fondamentali, nel rispetto delle coordinate fissate dal New Generation of Artificial Intelligence Development Plan, da cui si evince la configurazione del sistema di intelligenza artificiale come infrastruttura strategica destinata a trasformare la società nel suo complesso, al punto da indurre il governo cinese ad assumere l’ambizioso ruolo di leadership digitale, potenziando la pianificazione governativa per guidare lo sviluppo applicativo dell’AI secondo una precisa “triade” di innovazione, caratterizzata da un modello di contaminazione integrata tra impresa, società e tecnologia, anche tenuto conto dei cd. Principi di governance elaborati per promuovere la governance globale dell’intelligenza artificiale nell’ottica di approfondire le principali questioni giuridiche, etiche e sociali che entrano in gioco nel settore tecnologico, oggetto di specifica configurazione all’interno del Codice etico di nuova generazione dell’intelligenza artificiale recante le norme etiche di base in materia di AI emanate per ridurre i rischi derivanti da violazioni della privacy o dalla codificazione di pregiudizi e discriminazioni funzionamento delle applicazioni AI.

 

L’obiettivo della Commissione AIDA

In altre parole, la Commissione speciale AIDA intende sollecitare le istituzioni europee affinché sia possibile recuperare il gap esistente a livello mondiale rispetto alle performance attualmente raggiunte dalle superpotenze globali, per cercare di sviluppare tempestivamente, nel più breve tempo possibile, adeguati standard tecnologici con un intervento regolatorio lungimirante, intervenendo in anticipo rispetto agli altri Paesi, anche tenuto conto delle implicazioni connesse al primato attuale delle “Big tech”, per evitare di perdere definitivamente il controllo dell’evoluzione tecnologica, qualora le nuove “regole del gioco” fossero definite altrove, nell’ambito di circuiti non democratici estranei alla possibilità di interferenza dell’Unione europea, destinata a soccombere rispetto al ruolo predominante di nuovi players sempre più rilevanti nello sviluppo applicativo delle tecnologie emergenti.

Conclusioni

Riuscirà l’Unione europea a raggiungere l’ambizioso obiettivo di realizzare la propria sovranità digitale in condizioni di indipendenza tecnologica o si determinerà un progressivo scenario da vero e proprio cyber-colonialismo virtuale?

 

 

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