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Così Cisalfa Group governa le nuove tecnologie e la shadow AI con il supporto di WeAreProject



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Il percorso che ha portato Cisalfa Group – uno dei principali operatori del retail sportivo in Italia – a sviluppare sistemi di AI generativa per il lavoro quotidiano di dipendenti e collaboratori. Obiettivi: promuovere un approccio critico e responsabile ai nuovi strumenti, e ora si punta all’evoluzione verso agenti AI verticali

Pubblicato il 26 giu 2026

Stefano Casini

giornalista



Shadow AI Cisalfa
La sede di Cisalfa Group a Stezzano, in provincia di Bergamo
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Per ogni azienda, innovare e adottare sistemi di intelligenza artificiale in modo esteso, coordinato e sicuro è una priorità tanto quanto garantire la continuità operativa quotidiana.

Ancora di più per una realtà delle dimensioni di Cisalfa Group, uno dei principali operatori del retail sportivo in Italia, con una rete capillare di punti vendita e migliaia di collaboratori distribuiti tra la sede centrale di Stezzano, in provincia di Bergamo, e i negozi sul territorio nazionale.

Per questo, la società ha scelto di integrare l’intelligenza artificiale generativa nel proprio ecosistema digitale “in modo governato e sicuro”, spiega Fabio Freti, responsabile operation e infrastrutture di Cisalfa Group, “e, con il supporto di WeAreProject, abbiamo sviluppato un percorso di adozione di Microsoft 365 Copilot che ha coinvolto le figure chiave dell’organizzazione, per poi passare a un’adozione sempre più ampia, concreta e misurabile”. Tra gli obiettivi, “mettere l’AI al servizio della produttività quotidiana senza compromettere governance e controllo”.

Progetti di adozione dell’AI come quello realizzato in Cisalfa Group “dimostrano che il vero valore non sta solo nella tecnologia, ma nel metodo con cui viene introdotta e fatta crescere in azienda”, rileva Alberto Ghisleni, Ceo di WeAreProject.

Cisalfa Group e l’AI nel mondo dell’abbigliamento sportivo

Cisalfa ha esplorato fin da subito le applicazioni e potenzialità dell’AI, cercando di adattarsi ai cambiamenti delle dinamiche nel mondo del lavoro.

L’obiettivo del dipartimento IT non era quello di bloccare o limitare questa tendenza, ma di orientarla verso soluzioni incluse nell’ecosistema aziendale già in uso, per garantire il controllo e la sicurezza delle informazioni, e contrastare i possibili rischi della shadow AI e dell’uso improprio e non governato di queste nuove tecnologie.

“La nostra valutazione iniziale si è concentrata sull’opportunità di utilizzare strumenti già integrati nell’ecosistema Microsoft 365, anche con l’obiettivo di garantire elevati standard di sicurezza, assicurare la governance e il pieno controllo dei dati aziendali”, rileva Freti.

Il programma pilota su un gruppo selezionato di figure chiave

La scelta è ricaduta su Microsoft 365 Copilot, integrato direttamente nelle applicazioni che i collaboratori di Cisalfa già utilizzavano: Teams, Outlook, Word, Excel e PowerPoint.

“Non è stato necessario introdurre nuove interfacce, abbassando fin da subito la barriera all’adozione”, sottolinea il responsabile operation e infrastrutture di Cisalfa, mentre sul piano della sicurezza, “ogni elaborazione avviene all’interno del Tenant privato dell’azienda, senza alcuna trasmissione di dati verso server esterni”.

WeAreProject ha affiancato Cisalfa nelle varie fasi del progetto: dalla definizione del perimetro iniziale, alla strutturazione di un programma pilota su un gruppo selezionato di figure chiave, con l’obiettivo di verificare il valore concreto dello strumento prima di estenderlo all’intera organizzazione.

L’ingresso dell’Headquarters di Cisalfa Group
L’ingresso dell’headquarter di Cisalfa Group

Promuovere un approccio critico e responsabile ai nuovi strumenti

Avviare le licenze era solo il punto di partenza. L’azienda si era già dotata di una policy interna sull’uso dell’intelligenza artificiale. Su questa base WeAreProject ha costruito un percorso formativo strutturato, con sessioni che hanno riunito colleghi provenienti da funzioni diverse.

I contenuti della formazione hanno coperto gli aspetti più rilevanti per un utilizzo efficace e consapevole: dalla gestione sicura dei dati alle esercitazioni sui prompt, dalla prevenzione della Shadow AI alla creazione di agenti personalizzati.

Particolare attenzione è stata dedicata al controllo umano sull’output generato, per promuovere un approccio critico e responsabile ai nuovi strumenti.

L’evoluzione verso lo sviluppo di agenti AI verticali

Al termine del periodo pilota, il tasso di adozione delle licenze assegnate si è attestato al 97% del totale. “L’entusiasmo ha superato i confini del gruppo iniziale”, osserva Freti: “altri dipendenti hanno iniziato a utilizzare con regolarità Microsoft 365 Copilot Chat, portando il totale degli utenti attivi per ora a oltre 200 persone”.

Sul piano operativo “i miglioramenti sono visibili in più aree: meeting report delle riunioni con le consociate tedesche su Teams, l’agente dedicato a Power BI sulla data glossary e il lavoro del dipartimento legale hanno beneficiato di una maggiore efficienza nella gestione delle informazioni e nella produzione di contenuti”.

Il progetto è ora in fase di evoluzione verso lo sviluppo di agenti AI verticali, pensati per automatizzare i processi che richiedono più tempo e risorse.

“I feedback raccolti e l’impatto generato”, fa notare il manager, “hanno portato Cisalfa Group ad aumentare di un ulteriore 50% le licenze e ad attivare un nuovo percorso formativo che favorisca una più efficace integrazione dell’AI nei flussi di lavoro”.

Cos’è la shadow AI

La shadow AI è l’uso non autorizzato di strumenti di intelligenza artificiale da parte di dipendenti o team senza approvazione dell’IT, spesso tramite chatbot, plugin, estensioni o servizi cloud che trattano dati aziendali senza controlli.

È un fenomeno ormai centrale nella governance digitale perché combina accessibilità estrema, assenza di supervisione e rischi elevati.

La shadow AI indica l’utilizzo di modelli, applicazioni o servizi AI (soprattutto generativi) al di fuori dei processi formali di approvazione IT, procurement, risk assessment, controllo interno.

cybersecurity Shadow AI

Esempi tipici possono essere: incollare codice sorgente in un chatbot per chiedere debug; caricare dati finanziari o commerciali in un modello esterno; usare estensioni del browser che inviano testi a server terzi; usare strumenti AI gratuiti con account personali.

Come governare e gestire la shadow AI in modo efficace

Gestire la shadow AI significa riconoscere che non è un fenomeno da reprimere con divieti assoluti, ma una dinamica che nasce quando le persone cercano scorciatoie per lavorare in modo più vantaggioso.

La governance efficace non si costruisce con barriere, bensì con un equilibrio tra controllo, abilitazione e cultura. In pratica, si tratta di riportare alla luce ciò che oggi avviene nell’ombra, trasformandolo in un uso consapevole e sicuro dell’intelligenza artificiale.

Il primo passo è rendere visibile ciò che esiste. Le organizzazioni devono capire quali strumenti AI vengono già utilizzati, in quali reparti e con quali tipi di dati. È un’operazione di mappatura: solo conoscendo il perimetro reale si può costruire una strategia valida. Una volta chiarito il quadro, diventa possibile distinguere tra usi innocui, usi potenzialmente rischiosi e usi che richiedono un intervento immediato.

Le policy aziendali funzionano quando sono comprensibili

A quel punto entra in gioco la definizione di regole chiare, non come un elenco di divieti, ma come un linguaggio comune che spiega cosa si può fare, cosa no e soprattutto ‘perché‘. Le policy funzionano quando sono comprensibili, contestualizzate e collegate a esempi concreti: quali dati possono essere inseriti in un modello esterno, quali strumenti sono approvati, quali alternative sicure esistono.

Allo stesso tempo, serve un’offerta di strumenti ufficiali che siano davvero competitivi rispetto a quelli ‘ombra’. Se l’IT mette a disposizione soluzioni lente, limitate o difficili da usare, la shadow AI probabilmente continuerà a prosperare.

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