Quantum computing: non ci sono realtà italiane nel Quantum Network
24 giugno 2018
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Quantum computing: Bob Sutor all’IBM Think, vorrei realtà italiane nel Quantum Network

quantum computing: Bob Sutor, IBM
Miti Della Mura

In occasione di IBM Think Milano abbiamo avuto l’opportunità di incontrare Bob Sutor, uno dei massimi esperti di quantum computing: ecco cosa è emerso dalla chiacchierata con lui

 

Il suo intervento, in occasione di IBM Think Milano, è iniziato con una battuta: «Sutor significa calzolaio e insieme a IBM sta preparando le scarpe per il nostro futuro». Parliamo di Bob Sutor, Vice President IBM Q Strategy and Ecosystem, uno dei massimi esperti sulle tematiche del quantum computing e delle sue applicazioni che abbiamo avuto occasione di incontrare a margine dell’evento che per una settimana ha portato in scena a Milano le tecnologie del futuro.

«Da tempo in IBM abbiamo cominciato a pensare ai limiti computazionali nella gestione di una serie di tematiche troppo complesse per essere affrontate con metodologie tradizionali. E nel contempo ci siamo domandati come sia possibile fare computing intensivo in modo efficiente e sostenibile».

La risposta non è semplicemente nel quantum computing, ma su tutto quanto si sta muovendo intorno a questo tema e che in IBM si è concretizzata in una rete, Q Network, di ricercatori, aziende, università, che hanno cominciato a costruire quantum computer letteralmente “dalla teoria alla pratica”.
E da Q Network nasce poi «un ecosistema, l’IBM Q Ecosytem, una community, Q Experience, con il primo quantum computer in cloud, del quale fanno parte oltre 85.000 utenti in tutti i continenti, con oltre 1.500 università aderenti, 300 istituzioni pubbliche e private».

È qui che scatta la chiamata all’azione.
Tra le aziende, le istituzioni, le università che fanno parte di Q Network non ci sono realtà italiane e da Sutor arriva forte l’invito a farsi avanti, un desiderio di annoverare anche l’Italia tra i partner di questo viaggio verso il futuro.

Quantum computing: tre ambiti applicativi per IBM

Ma quali sono gli ambiti nei quali il quantum computing potrebbe avere maggiore rilevanza?
Sutor ne identifica tre.
In primo luogo la chimica, nelle sue tre anime della scienza dei materiali, dell’oil&gas, della ricerca farmaceutica, per lo sviluppo di nuovi materiali o compositi ma anche per il miglioramento dell’impatto e dell’efficienza dei processi chimici.
In secondo luogo l’Intelligenza Artificiale. In questo caso Sutor indica due differenti approcci possibili: «da un lato ci si pone la domanda se il quantum computing possa essere utilizzato per velocizzare alcune operazioni, dall’altro si pensa alla possibilità di utilizzare il quantum computing per sviluppare nuovi algoritmi. Da un lato lo sviluppo ex novo, dall’altro il replacement».

Il terzo ambito, infine, è quello del mondo Fintech, per comprendere ad esempio i profili di rischio, oppure quali reti di cause ed effetti possono influenzare i portafogli finanziari. «L’obiettivo è minimizzare i rischi e massimizzare i profitti», sostiene Sutor.

Una logica di ecosistema

Quanto all’approccio metodologico, si torna a parlare di ecosistema: «noi lavoriamo con gli esperti, i chimici, i ricercatori del mondo AI, gli stessi esperti IBM, con le banche, per trovare quei clienti quelle università che si focalizzano sulla computazione e sugli algoritmi e che vogliono fare ricerca con noi. Per questo dico che mi piacerebbe lavorare anche con le aziende e con le università italiane».

Il modo verbale preferito di Sutor è il condizionale. Il quantum computing è una possibilità e Sutor rifugge dal fare promesse. Per lui conta ciò che è reale, a partire dalle 85.000 persone che hanno aderito a Q Experience. «Cosa ci fanno? Molti lo usano per attività di education. Teniamo conto che al momento ci sono 80 documenti di ricerca già sviluppati su Q Experience. Ne fa parte un ecosistema molto ampio: abbiamo ricercatori, fisici, computer scientist che fanno ricerca pura, ci sono poi i partner industriali, quelli che fanno riferimento agli use case di cui abbiamo parlato, ma anche sviluppatori, Isv, contractor che potrebbero scrivere quantum code. Ci sono poi gli studenti, che per noi rappresentano un target particolarmente importante: perché se è vero che il quantum computing potrebbe essere una realtà nella prossima decade, per allora gli studenti di oggi saranno entrati nel mondo del lavoro».

Quantum computing e cloud, perché?

Nella visione di Sutor, e di IBM, il quantum computing è strettamente correlato al cloud.
E il motivo è spiegato davvero con poche parole da Sutor: «tutte le ragioni che portano a usare oggi il cloud si applicano anche all’utilizzo del quantum computing in cloud».

L’impatto ambientale è invece uno degli aspetti sui quali Sutor si concede il tono affermativo: «i quantum computer sono macchine efficienti, non consumano molta energia lavorano a bassissima energia. Per questo rendono secondario il pensiero sull’impatto energetico. Inoltre, risolvendo i problemi in modo più veloce ed efficiente rispetto ai sistemi tradizionali, il risultato è comunque un risparmio energetico: si usa meno energia e per meno tempo».
Poi il condizionale torna: «sì, il quantum computing potrebbe essere in grado di sostituire i computer tradizionali per l’esecuzione di task particolarmente energivori».

Ma c’è una cosa di cui Sutor è fermamente convinto, «che il quantum computing  sia una delle tecnologie più promettenti del secolo».

 

Giornalista, da trent’anni segue le tematiche dell’innovazione tecnologica applicata ai modelli e ai processi di business.Negli ultimi anni si è avvicinata al mondo dell’Internet of Things e delle sue declinazioni in un mondo sempre più coniugato in logica smart: smart manufacturing, smart city, smart home, smart health.

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