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AI Radar 2026: crescono gli investimenti in intelligenza artificiale. Il controllo passa ai CEO



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Lo studio mostra un’accelerazione strutturale degli investimenti in intelligenza artificiale e un cambio di governance: il baricentro delle decisioni si sposta dai CIO ai CEO, mentre l’agentic AI entra nella fase di adozione operativa

Pubblicato il 22 gen 2026



AI Radar 2026: crescono gli investimenti in intelligenza artificiale. Il controllo passa ai CEO
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Il BCG AI Radar 2026, pubblicato da Boston Consulting Group a gennaio, fotografa una fase di consolidamento dell’intelligenza artificiale nelle strategie aziendali globali. Dopo l’ondata sperimentale del biennio precedente, il 2026 segna il passaggio a investimenti strutturali, con un coinvolgimento diretto dei vertici e una crescente attenzione a ritorni misurabili, governance e rischio operativo.

Gli investimenti in AI raddoppiano e non sono più reversibili

Uno dei messaggi centrali del report riguarda la traiettoria della spesa. Gli investimenti in intelligenza artificiale, calcolati come quota dei ricavi aziendali, sono destinati a raddoppiare nel 2026, passando da circa 0,8% nel 2025 a 1,7% nel 2026, dopo lo 0,6% stimato per il 2024. Il dato è trasversale ai settori: tecnologia, finanza, assicurazioni, energia, sanità e pubblica amministrazione mostrano tutti un incremento atteso.

Questo aumento non appare legato a una logica opportunistica. Il 94% dei CEO dichiara che continuerà a investire in AI anche se le iniziative avviate non produrranno un ritorno immediato nel 2026. Solo il 6% prevede un ridimensionamento in caso di risultati inferiori alle attese. Il resto del campione indica un orientamento alla revisione strategica o al rafforzamento delle competenze, anche tramite consulenti esterni.

Dalla tecnologia alla strategia: l’AI diventa una leva di leadership

Il report evidenzia un cambiamento netto nella governance. Il 72% dei CEO afferma di essere il principale decisore sulle scelte legate all’intelligenza artificiale, un valore raddoppiato rispetto all’anno precedente. In parallelo, l’82% dei dirigenti si dice più ottimista sul potenziale di ROI dell’AI rispetto a dodici mesi fa.

Questi numeri indicano un passaggio chiave: l’AI non è più considerata una questione esclusivamente tecnologica o IT, ma una leva diretta di competitività, organizzazione e modello di business. Non a caso, uno dei takeaway principali del report è che la trasformazione AI si sta spostando da un approccio CIO-led a uno CEO-led.

Agentic AI: entusiasmo, investimenti e ridefinizione dei ruoli

Una parte rilevante del BCG AI Radar 2026 è dedicata all’agentic AI, cioè sistemi capaci di agire con maggiore autonomia, prendere decisioni operative e coordinare flussi di lavoro complessi. Circa il 90% dei CEO ritiene che gli AI agent consentiranno di misurare un ROI concreto già nel 2026, e oltre il 30% del budget AI previsto per il prossimo anno sarà destinato proprio a queste soluzioni.

L’impatto sull’organizzazione del lavoro appare significativo. Entro tre anni, secondo i rispondenti, l’AI assumerà sempre più spesso il ruolo di assistente operativo, coach, mentore e, in alcuni casi, supervisore di processi. Cresce anche la percezione competitiva: una quota non marginale di dirigenti considera l’AI un potenziale “rival” in specifiche attività decisionali.

Opportunità e rischi: la sicurezza resta il punto critico

L’aumento dell’autonomia dei sistemi comporta un rafforzamento delle preoccupazioni sul fronte della sicurezza. Il 53% degli intervistati indica data privacy e cybersecurity come il principale rischio legato all’AI, anche se il dato risulta in calo rispetto al 2025. Parallelamente emergono nuove aree di attenzione, come i fallimenti tecnologici, l’impatto ambientale dell’AI e l’instabilità geopolitica, tutte in crescita come fonti di rischio percepito.

Nel caso specifico dell’agentic AI, il giudizio dei leader è ambivalente. Il 9% la considera la principale minaccia per la cybersecurity, mentre il 32% la vede come la maggiore opportunità, grazie alla capacità di monitorare sistemi in modo continuo, analizzare grandi volumi di log e reagire più rapidamente agli incidenti. La maggioranza, pari al 59%, la interpreta come insieme di rischio e opportunità, richiedendo modelli di governance adattivi.

Est e Ovest: due approcci diversi all’AI

Il report mette in luce anche una frattura geografica. I CEO in Asia, in particolare in India e nella Greater China, mostrano livelli di fiducia molto elevati, con percentuali di ottimismo sul payoff dell’AI superiori al 70%.

In Europa e nel Regno Unito la fiducia resta più contenuta e si accompagna a una maggiore pressione competitiva, legata al timore di rimanere indietro.

Questa differenza suggerisce modelli decisionali diversi: value-led in Asia, dove l’AI viene adottata perché percepita come generatrice di valore diretto, pressure-led in molte economie occidentali, dove l’adozione risponde anche a dinamiche difensive.

Metodologia del report

Il BCG AI Radar 2026 si basa su un’indagine condotta su 2.360 dirigenti a livello globale, di cui 640 CEO, appartenenti a diversi settori industriali e con ricavi aziendali distribuiti su più fasce. I principali mercati rappresentati includono Stati Uniti, Francia, Germania, Giappone, India, Regno Unito, Italia e Cina continentale.

Un cambio di fase per l’intelligenza artificiale

Nel complesso, il report restituisce l’immagine di un’AI entrata in una fase meno sperimentale e più strutturale. Gli investimenti aumentano, la leadership si sposta ai vertici e l’agentic AI diventa il nuovo terreno di confronto, con benefici potenziali rilevanti e rischi sistemici da governare. La variabile decisiva, secondo BCG, non sarà tanto la tecnologia in sé, quanto la capacità delle organizzazioni di integrarla nei processi, nelle decisioni e nei modelli di responsabilità.

 

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