Il report TMT Predictions 2026 del Deloitte Center for Technology, Media & Telecommunications delinea uno scenario meno spettacolare rispetto agli anni precedenti, ma più significativo sul piano strutturale. Il 2026 viene indicato come l’anno in cui il divario tra promesse e realtà dell’intelligenza artificiale si riduce, senza però scomparire. L’attenzione si sposta dai modelli alle condizioni che rendono l’AI realmente utilizzabile su larga scala.
Il documento non propone una visione ottimistica o pessimistica, ma fotografa un settore che entra in una fase di razionalizzazione, dove l’innovazione continua a correre ma incontra vincoli tecnologici, economici ed energetici sempre più evidenti.
Indice degli argomenti:
L’AI diventa invisibile ma centrale
Uno dei passaggi chiave del report riguarda la trasformazione dell’intelligenza artificiale in infrastruttura silenziosa. Nel 2026, secondo Deloitte, la maggior parte degli utenti utilizzerà sistemi di AI senza accedervi in modo esplicito. L’AI viene incorporata nei motori di ricerca, nelle piattaforme di e-commerce, nei sistemi di rete e nei software aziendali, superando l’uso dei tool standalone.
Questo spostamento segna una discontinuità importante. L’adozione dell’AI non dipende più dalla capacità di “interagire” con un modello, ma dalla sua integrazione nei flussi esistenti. Il valore si sposta dall’interfaccia alla progettazione dei processi, dalla potenza del modello alla qualità dei dati e alla governance.
Secondo le stime del report, nel 2026 l’uso quotidiano di funzionalità di intelligenza artificiale integrate nei motori di ricerca sarà circa tre volte superiore rispetto all’utilizzo di strumenti di AI standalone, con il 29% degli adulti nei mercati avanzati che userà ogni giorno risultati di ricerca arricchiti da sintesi generate automaticamente, contro il 10% che utilizzerà applicazioni di AI autonome.

Dall’entusiasmo ai fondamentali: dati, costi e controllo
Nel 2026, l’AI non cresce grazie a nuovi modelli “di rottura”, ma attraverso lavori meno visibili e più complessi: pulizia dei dati, integrazione con sistemi legacy, definizione di responsabilità e compliance normativa.
Deloitte evidenzia come molte organizzazioni stiano rallentando le sperimentazioni per concentrarsi su progetti sostenibili nel tempo.
Il report sottolinea come, entro il 2026, l’inferenza rappresenterà circa due terzi di tutta la potenza di calcolo utilizzata dall’AI, con la maggior parte dei carichi che continuerà a essere gestita in data center centralizzati e infrastrutture enterprise, smentendo l’ipotesi di una rapida migrazione verso l’elaborazione distribuita su dispositivi edge.

Media digitali sotto pressione: l’AI accelera la crisi del valore
Il settore media appare tra i più esposti agli effetti indiretti dell’intelligenza artificiale. Il report segnala come la diffusione di sistemi di sintesi automatica e risposta diretta stia modificando il rapporto tra produzione di contenuti e accesso all’informazione.
L’AI aumenta la quantità di contenuti disponibili, ma riduce la capacità di monetizzazione dell’attenzione. Per editori e piattaforme informative, il problema non riguarda solo la pubblicità, ma la perdita di controllo sul percorso informativo dell’utente. Le sintesi generate all’interno di motori di ricerca e piattaforme social limitano il traffico diretto e rendono più fragile il legame tra contenuto e autorevolezza.
Il report segnala che la diffusione di sintesi automatiche nei motori di ricerca e nelle piattaforme digitali sta contribuendo a una riduzione del traffico diretto verso i siti editoriali, con un impatto più marcato sui contenuti generalisti rispetto a quelli ad alta specializzazione e valore analitico.
Telecomunicazioni: la rete torna al centro del sistema
Deloitte stima che gli investimenti in infrastrutture di rete legate a connettività avanzata e servizi diretti satellite-dispositivo raggiungeranno tra i 6 e gli 8 miliardi di dollari entro il 2026, con una crescita significativa dei satelliti in orbita bassa, che dovrebbero arrivare a 15mila–18mila unità operative a livello globale.
Nel comparto telecomunicazioni, il documento segnala un cambiamento di prospettiva. Dopo anni in cui le reti venivano percepite come una commodity, la crescita dell’AI restituisce centralità a connettività, latenza e resilienza infrastrutturale.
L’espansione di applicazioni intelligenti, dall’edge computing ai servizi cloud distribuiti, aumenta il valore strategico delle reti fisse e mobili avanzate. Il report evidenzia come gli operatori possano recuperare rilevanza solo attraverso un’evoluzione del modello di business, passando dalla fornitura di banda a servizi integrati per imprese, pubbliche amministrazioni e settori industriali.
In questo contesto emergono nuove tensioni tra operatori di rete, hyperscaler e fornitori di AI, con equilibri ancora instabili lungo la catena del valore.
Energia, chip e sovranità tecnologica
Un altro punto nevralgico riguarda la fragilità delle catene di approvvigionamento legate all’AI. Il report dedica ampio spazio al tema dei semiconduttori avanzati, delle restrizioni commerciali e della dipendenza da un numero limitato di fornitori.
Il report stima che nel solo 2026 verranno investiti oltre 30 miliardi di dollari in tecnologie critiche per la produzione di semiconduttori avanzati, un valore che risulta marginale rispetto a un mercato dei chip per l’AI stimato in circa 300 miliardi di dollari, evidenziando una forte concentrazione del valore lungo la catena di fornitura.
Nel 2026, secondo Deloitte, le tecnologie per la produzione di chip e i software di progettazione diventeranno colli di bottiglia sempre più critici. Questo scenario alimenta la spinta verso forme di sovranità tecnologica (si veda l’intervento del Ceo di Microsoft, Satya Nadella, al WEF di Davos), soprattutto in Europa, dove crescono investimenti e iniziative per ridurre la dipendenza da infrastrutture extra-regionali.
La competizione sull’AI non si gioca solo sui modelli, ma sulla capacità di garantire accesso a calcolo, energia e componenti strategiche.
Un settore più maturo, meno indulgente
Il quadro complessivo che emerge dal TMT Predictions 2026 di Deloitte è quello di un ecosistema meno indulgente verso promesse non sostenute da fondamentali solidi. L’AI resta il principale fattore di trasformazione, ma viene valutata sempre più in base alla capacità di generare valore misurabile, non alla novità tecnologica.
Secondo il report, nel 2026 oltre il 50% delle organizzazioni destinerà più della metà dei budget di trasformazione digitale a progetti di automazione basati su AI, con una crescita significativa degli investimenti in sistemi agentici e software enterprise adattivi.







