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AI in Europa: investimenti per oltre 120 miliardi di euro



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Per BCG il vantaggio competitivo non dipende dal controllo totale della filiera, ma dalla capacità di portare l’AI dentro imprese, servizi pubblici e infrastrutture critiche. Come usare l’AI in modo affidabile, sicuro e su scala

Pubblicato il 13 apr 2026



AI in Europa: investimenti per oltre 120 miliardi di euro
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Il concetto di sovranità tecnologica continua spesso a coincidere con l’idea di controllo diretto di infrastrutture, modelli, dati e capacità di calcolo. Il nuovo report di Boston Consulting Group, però, sposta il baricentro della discussione: per la maggior parte dei Paesi, la vera posta in gioco è riuscire a usare l’AI in modo affidabile, sicuro e su scala dentro l’economia reale.

BCG parte da una premessa economica precisa. Il Fondo Monetario Internazionale stima che un’adozione efficace dell’AI possa contribuire fino al 4% del PIL globale nel prossimo decennio, per un valore vicino ai 4,7 trilioni di dollari.

Secondo il report, questo valore non si concentra nei luoghi in cui la tecnologia viene progettata, ma dove entra nei processi produttivi, nei servizi e nelle amministrazioni. È qui che si misura il vantaggio competitivo.

Perché la sovranità piena resta fuori portata

Il report osserva che molte strategie nazionali hanno provato a presidiare un singolo livello dello stack AI, dalla capacità di calcolo ai modelli linguistici fino alla manifattura dei chip. Il problema, secondo BCG, è che questo approccio richiede una massa critica di capitali, competenze e continuità industriale che solo poche potenze possono sostenere nel tempo.

Anche in quei casi, resta il rischio di investimenti molto elevati destinati a perdere rapidamente valore se cambia il paradigma tecnologico.

BCG cita un esempio molto netto sul fronte del calcolo. Il programma IndiaAI ha raggiunto circa 62mila GPU, mentre Microsoft da sola ne ha acquistate circa 485mila nel 2024. Il punto, per BCG, non è sminuire il peso delle iniziative pubbliche, ma mostrare quanto grande sia il divario di scala rispetto agli operatori privati globali.

La tesi di BCG: conta la resilienza

Da qui nasce il cambio di prospettiva proposto da BCG. Più che inseguire una sovranità piena e autosufficiente, i Paesi dovrebbero puntare sulla resilienza, cioè sulla capacità di utilizzare, adattare e governare l’AI a livello domestico, riducendo al minimo le dipendenze critiche.

Nel commento diffuso da BCG Italia, Roberto Ventura, managing director e partner, sottolinea che per la maggior parte delle economie l’autosufficienza completa resta un’illusione, mentre il vantaggio economico si costruisce mettendo imprese e istituzioni in condizione di adottare l’AI con continuità.

La logica è semplice: il controllo assoluto dell’intera filiera non è la sola strada per mantenere margini di autonomia. Per BCG, esiste una via più pragmatica, fatta di capacità locali sufficienti, regole chiare, strumenti di verifica, incentivi all’adozione e partnership selettive.

Il caso Europa e il peso degli investimenti

L’Europa occupa un posto centrale nel ragionamento di BCG. Secondo la società, il continente è stato il principale destinatario globale di investimenti internazionali in AI, con oltre 120 miliardi di dollari tra il 2024 e il 2025. Per Ventura, questo dato mostra che la resilienza non nasce dall’isolamento, ma dalla capacità di rafforzare le competenze interne e al tempo stesso di collocarsi in modo strategico nelle catene globali del valore.

In questa prospettiva, BCG legge con favore l’esperienza di EuroHPC. Sistemi come LUMI in Finlandia e Leonardo in Italia non competono con gli hyperscaler sul piano dell’elasticità commerciale, ma mettono potenza di calcolo a disposizione di ricerca, PMI e soggetti pubblici.

Per il report, rappresentano un esempio concreto di capacità condivisa e immediatamente utilizzabile, molto più utile di schemi rimasti soprattutto simbolici sul piano della governance.

Le quattro leve per trasformare l’AI in vantaggio

BCG individua quattro leve per trasformare l’AI in un vantaggio.

  1. L’infrastruttura. L’obiettivo non consiste nel duplicare i grandi cloud globali, ma nel garantire che i carichi di lavoro più sensibili possano essere eseguiti localmente, in conformità con le norme nazionali e con costi prevedibili.

Il report porta di nuovo l’esempio dell’India, dove politiche come la localizzazione dei dati hanno creato domanda interna e favorito l’arrivo di nuovi investimenti in capacità computazionale e data center.

2. Fiducia e valori. Per BCG, la diffusione dell’AI accelera quando esistono standard chiari, strumenti di test e modelli più aderenti a lingua, norme e contesti locali. Il caso di Singapore, con il framework di governance e il toolkit AI Verify, viene indicato come esempio di fiducia resa operativa e non soltanto teorica.

3. La domanda. Il report insiste su un punto spesso trascurato: la disponibilità di strumenti non basta a produrre adozione. In molti sistemi economici, le imprese rimandano gli investimenti se i costi iniziali appaiono elevati o il ritorno resta incerto. Per questo BCG richiama politiche pubbliche che riducono il primo ostacolo all’adozione, come il programma brasiliano da 4,3 miliardi di dollari, che destina circa il 65% delle risorse a innovazione e formazione per le imprese, o i voucher della Corea del Sud per le PMI.

4. Partnership e diversificazione. Nessun Paese, osserva BCG, può eliminare del tutto le interdipendenze dell’AI. Può però progettarle meglio. Il report cita il Giappone, che punta a consolidare nodi strategici in Paesi partner, e richiama anche l’accordo tra Spagna e IBM come esempio di combinazione tra capacità globale e controllo locale su compliance, lingua e rilevanza d’uso.

Una geografia dell’AI sempre più interconnessa

La tesi della resilienza si inserisce dentro una trasformazione più ampia. BCG segnala che tra il 2016 e il 2025 gli investimenti diretti esteri legati all’AI sono cresciuti di circa 200 volte, mentre il numero di progetti annuali è aumentato di circa 20 volte. In altre parole, la filiera dell’AI appare sempre più internazionale, distribuita e connessa. In questo scenario, la capacità di governare l’interdipendenza vale più della pretesa di cancellarla.

Per la maggior parte dei Paesi, la forma più utile di controllo non coincide con la proprietà di ogni componente tecnologica, ma con la possibilità di usare l’AI in modo stabile, conforme e continuativo all’interno delle proprie regole. È su questo terreno, stando a BCG, che si gioca oggi la competitività.

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