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L’italiana Exein raccoglie 270 milioni: ora vale 1,7 miliardi


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La startup romana ha raggiunto una valutazione da unicorno. La società porta la cybersecurity direttamente nel firmware di oltre due miliardi di dispositivi e prepara un modello di intelligenza artificiale capace di reagire in autonomia agli attacchi

Pubblicato il 15 set 2026



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“We are a unicorn! 🦄”. Annuncia con palpabile orgoglio sul proprio blog Exein, azienda di cybersecurity fondata a Roma nel 2018 da Gianni Cuozzo, dopo aver raccolto 270 milioni di dollari in un nuovo round di finanziamento che le attribuisce una valutazione di 1,7 miliardi di dollari. Il capitale servirà soprattutto a finanziare l’espansione negli Stati Uniti e nell’Asia-Pacifico e lo sviluppo di sistemi di difesa basati sull’intelligenza artificiale.

Il round, annunciato il 15 settembre 2026, è guidato dal venture capital statunitense Headline. Partecipano Sofina, Goldman Sachs, la European Investment Bank attraverso la European Tech Champions Initiative, KfW Capital e T.Capital, il fondo di corporate venture capital di Deutsche Telekom.

Hanno aderito anche investitori già presenti nel capitale, tra cui Balderton, HV Capital, Intrepid Growth Partners, 33N Ventures, Lakestar, Supernova Invest, Blue Cloud Venture e Geodesic Capital. Exein ha inoltre ampliato una linea di credito revolving guidata da J.P. Morgan.

Secondo il Financial Times, la nuova valutazione rende Exein la seconda società privata di cybersecurity di maggior valore in Europa, dietro Nord Security, valutata circa 3 miliardi di dollari secondo i dati di Dealroom. Nove mesi fa la valutazione di Exein era di circa 770 milioni di dollari.

Da sinistra, Gerardo Gagliardo, CFO & Co-Founder; Gianni Cuozzo, CEO & Founder; Giovanni Alberto Falcione, CTO & Co-Founder

Dai dispositivi IoT alla Physical AI

La tecnologia di Exein parte da un problema preciso: miliardi di oggetti collegati a Internet incorporano software e possono quindi diventare punti d’ingresso per un attacco informatico. Il bersaglio non è più soltanto un server o un computer aziendale. Può essere un robot industriale, una telecamera, un condizionatore, un drone, un componente automobilistico oppure un dispositivo installato in un’infrastruttura critica.

Exein inserisce i propri sistemi di sicurezza nel firmware, il software di basso livello che controlla il funzionamento dell’hardware. La protezione viene quindi integrata nella macchina fin dalla fase di produzione, invece di essere applicata successivamente come uno strato esterno.

L’azienda dichiara che la propria tecnologia è già distribuita su più di due miliardi di dispositivi nei settori dell’automazione industriale, automotive, energia, sanità, semiconduttori, aerospazio e robotica. Nel luglio 2024, quando aveva raccolto 15 milioni di euro nel round di serie B, parlava di oltre 80 milioni di dispositivi protetti ogni giorno. La crescita della base installata indica quanto sia cambiata la scala delle operazioni in poco più di due anni.

Il prodotto Photon interviene a livello del kernel, la parte centrale del sistema operativo, per individuare e bloccare comportamenti malevoli prima che possano compromettere il dispositivo. Il passo successivo riguarda quella che Exein definisce “Physical AI”: macchine che usano l’intelligenza artificiale per percepire l’ambiente, prendere decisioni e agire nel mondo fisico.

Difesa a più livelli: eseguire una scansione dello stack di IA prima del rilascio, applicare le misure di sicurezza a livello del dispositivo prima del modello e monitorare i confini dell’intera flotta.

Robot autonomi, veicoli senza conducente e droni aumentano il valore economico di questa categoria, ma rendono anche più grave l’impatto potenziale di una vulnerabilità. Un attacco contro un software tradizionale può provocare una perdita di dati. La compromissione di una macchina autonoma può interferire direttamente con un processo industriale o con un oggetto che si muove nello spazio fisico.

Un modello AI che difende direttamente la macchina

Exein sta sviluppando un foundation model proprietario dedicato alla cybersecurity delle macchine. Secondo la società, il modello sarà addestrato utilizzando la telemetria raccolta dalla rete di oltre due miliardi di dispositivi sui quali opera la sua tecnologia. L’obiettivo è creare agenti di sicurezza capaci di riconoscere un attacco e reagire automaticamente, senza aspettare l’intervento di un operatore.

La nuova architettura dovrebbe essere presentata entro la fine del 2026, mentre i primi foundation model sono previsti per il primo trimestre del 2027.

La logica è diversa da quella dei tradizionali strumenti centralizzati di cybersecurity. Il sistema dovrebbe funzionare direttamente sul dispositivo e analizzare in tempo reale ciò che sta accadendo nella macchina.

Cuozzo ha spiegato al Financial Times che l’obiettivo è contrapporre una protezione automatizzata ad attacchi sempre più automatizzati. A suo giudizio, oggi gli aggressori conservano un vantaggio perché i modelli di AI hanno ridotto il tempo e le competenze necessarie per analizzare un dispositivo e trovare vulnerabilità.

“L’intelligenza artificiale sta uscendo dal cloud per entrare nel mondo fisico, ed è proprio per questa transizione che Exein è stata fondata”, spiega Gianni Cuozzo. “Abbiamo sviluppato una profonda competenza sul funzionamento delle macchine, investito massicciamente nella tecnologia necessaria per proteggerle e costruito una presenza globale che ci consente di comprendere le macchine su una scala che pochi altri possono eguagliare. I modelli di frontiera stanno riducendo a zero i tempi di applicazione delle patch. Gli attacchi avvengono ormai alla velocità delle macchine, quindi anche la difesa deve stare al passo. L’AI fisica è il naturale passo successivo per Exein: stiamo realizzando una sicurezza in tempo reale per attacchi in tempo reale.”

Exein afferma di rilevare circa 5 mila nuovi attacchi non ripetitivi alla settimana, cinque volte il livello registrato un anno prima. Il dato proviene dalla società e non costituisce una statistica complessiva sul mercato globale, ma descrive l’aumento dell’attività osservata sulla sua infrastruttura.

L’intelligenza artificiale accelera anche gli attaccanti

La preoccupazione di Exein coincide con quanto stanno osservando altri operatori del settore. Nel settembre 2026 Anthropic ha pubblicato un rapporto sulle attività malevole individuate tra dicembre 2025 e agosto 2026. La società ha descritto operazioni in cui gruppi legati a Stati, criminali e altri soggetti hanno usato sistemi di AI non più soltanto come assistenti, ma anche per coordinare ricognizione, sfruttamento delle vulnerabilità ed esfiltrazione dei dati.

Anche i principali sviluppatori di modelli stanno aumentando gli investimenti nella difesa informatica. Google DeepMind ha presentato nel luglio 2026 Gemini 3.5 Flash Cyber, progettato per individuare, verificare e correggere vulnerabilità. OpenAI ha introdotto modelli specializzati e programmi di accesso dedicati ai professionisti della sicurezza; nell’agosto 2026 ha inoltre dichiarato che l’aumento delle capacità dei modelli rende possibili attacchi a velocità e scala superiori rispetto al passato.

Il 1° settembre OpenAI ha comunicato che Astra, uno dei suoi modelli più avanzati, aveva raggiunto la soglia definita “Critical” per le capacità di cybersecurity nel proprio Preparedness Framework. Nelle valutazioni interne il modello è riuscito a individuare vulnerabilità prima sconosciute e a costruire catene di exploit, secondo la documentazione pubblicata dalla società.

Questi sviluppi spiegano perché il capitale stia arrivando contemporaneamente su entrambi i lati del mercato: nei laboratori che sviluppano AI più potenti e nelle imprese che cercano di usarla per individuare e fermare gli attacchi.

Una valutazione cresciuta oltre trenta volte

La valutazione di Exein è passata, secondo i dati comunicati dall’azienda, da 55 milioni di dollari a 1,7 miliardi in due anni. Il percorso di raccolta si è intensificato dal 2024.

Nel luglio di quell’anno la società aveva chiuso una serie B da 15 milioni di euro guidata da 33N. Nel luglio 2025 aveva raccolto altri 70 milioni di euro in una serie C guidata da Balderton, con Supernova e Lakestar tra gli investitori.

A dicembre 2025 era arrivato un ulteriore finanziamento da 100 milioni di euro guidato da Blue Cloud Ventures; i round conclusi durante quell’anno avevano così portato a 170 milioni di euro la raccolta complessiva del 2025.

I numeri operativi crescono insieme alla valutazione. Exein afferma che nel primo semestre del 2026 il fatturato ha raggiunto quasi il doppio dei ricavi realizzati nell’intero 2025 e prevede di chiudere l’anno con ricavi pari a circa quattro volte quelli dell’esercizio precedente. Il dato non è accompagnato nel comunicato da un valore assoluto.

Cuozzo ha indicato al Financial Times ricavi attuali nell’ordine delle decine di milioni di dollari e l’obiettivo di portarli a centinaia di milioni nei prossimi anni.

La società conta circa 100 dipendenti e punta a raddoppiare l’organico nei prossimi 18 mesi, secondo il quotidiano britannico. Una parte delle nuove risorse servirà quindi a competere per ingegneri, ricercatori di sicurezza e specialisti di AI, figure sulle quali la domanda dei grandi laboratori tecnologici resta elevata.

Stati Uniti e Asia al centro dell’espansione

Il nuovo capitale finanzierà una crescita internazionale già avviata. Exein vuole aumentare dipendenti, clienti e partnership negli Stati Uniti nei prossimi due anni e valuta l’apertura di un ufficio nella Bay Area di San Francisco. La società continuerà inoltre a esaminare possibili acquisizioni per ampliare tecnologia e presenza geografica.

Dopo il round di dicembre 2025 ha aperto il quartier generale per l’Asia-Pacifico a Taiwan e stretto accordi nei settori dei semiconduttori, dell’industrial computing e delle infrastrutture connesse.

L’Asia occupa una posizione particolarmente importante nella strategia perché concentra una parte significativa della produzione mondiale di semiconduttori e dispositivi elettronici. Inserire la sicurezza già nelle componenti e nel firmware permette a un fornitore come Exein di entrare nella catena produttiva prima che il dispositivo raggiunga il cliente finale.

Il Cyber Resilience Act cambia il mercato europeo

La crescita di Exein coincide anche con l’entrata in vigore progressiva delle nuove norme europee sulla sicurezza dei prodotti digitali. Dall’11 settembre 2026 sono operative le disposizioni del Cyber Resilience Act che impongono ai produttori di notificare vulnerabilità attivamente sfruttate e incidenti gravi relativi ai prodotti con elementi digitali.

Secondo la Commissione europea, il produttore deve trasmettere una prima segnalazione entro 24 ore e una notifica completa entro 72 ore. Il regolamento sarà pienamente applicabile dall’11 dicembre 2027 e introduce requisiti di sicurezza lungo il ciclo di vita del prodotto, dalla progettazione alla manutenzione.

Per le aziende che vendono hardware e software nell’Unione europea, la cybersecurity incorporata nel prodotto passa quindi da scelta tecnica a requisito regolatorio. Questo amplia il mercato potenziale per fornitori che operano direttamente su firmware, sistemi embedded e gestione delle vulnerabilità.

Dall’unicorno italiano alla competizione globale

Il round da 270 milioni porta Exein in una fascia finanziaria occupata da poche aziende tecnologiche italiane. Ma la valutazione di 1,7 miliardi incorpora aspettative che dovranno essere sostenute dalla crescita dei ricavi, dall’espansione internazionale e dalla capacità del nuovo foundation model di funzionare su larga scala.

La concorrenza comprende aziende specializzate nella cybersecurity, produttori di semiconduttori, gruppi industriali e laboratori di intelligenza artificiale dotati di risorse finanziarie molto superiori. Exein punta su una posizione diversa: portare il sistema di difesa dentro la macchina, vicino al firmware e all’hardware, anziché limitarsi a controllare reti e infrastrutture cloud.

Il passaggio da miliardi di dispositivi connessi a robot e sistemi autonomi alza il valore economico della sicurezza embedded. Più decisioni vengono affidate alle macchine, più un errore o una compromissione del loro software può produrre conseguenze fuori dallo schermo. È su questo mercato che Exein investe i 270 milioni appena raccolti e su cui dovrà trasformare una delle maggiori valutazioni della tecnologia italiana in ricavi su scala globale.


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