vendor point of view

AI strategy: dall’ERP monolitico agli ecosistemi di agenti, come cambia davvero il business

AI strategy: perché i progetti IA falliscono e come evitarlo


Indirizzo copiato

Molte aziende hanno avviato sperimentazioni con l’AI, ma poche hanno ottenuto benefici concreti per il business. Tommaso Pozzi, digital business unit director di Relatech, spiega quali sono gli errori più comuni e come costruire una strategia solida e a prova di futuro

Pubblicato il 28 apr 2026



AI Questions Icon
Chiedi all'AI
Riassumi questo articolo
Approfondisci con altre fonti

Negli ultimi diciotto mesi, l’intelligenza artificiale è entrata prepotentemente nell’agenda delle aziende. Proof of concept, pilot, hackathon interni… Le sperimentazioni si sono diffuse, ma i risultati concreti per il business sono rimasti spesso solo sulla carta. Il problema, secondo Tommaso Pozzi, digital business unit director di Relatech, non è tecnologico ma strategico.

La tecnologia migliore sul mercato, da sola, non basta. Serve una visione chiara sugli obiettivi che si vogliono ottenere, servono dati di qualità e serve, spesso, il supporto concreto di un partner capace di calare competenze tecnologiche e comprensione dei processi in un percorso trasformativo coerente.

Questo è il nodo centrale di qualsiasi AI strategy che voglia andare oltre la sperimentazione.

Dall’ERP agli agenti AI: la trasformazione silenziosa dei processi aziendali

Il modello gestionale basato sull’ERP, che ha dominato la gestione delle operation aziendali per decenni, negli ultimi anni ha iniziato a scricchiolare, mostrandosi incapace di supportare efficacemente modelli operativi sempre più distribuiti e guidati dall’AI.

Non si tratta di una sostituzione immediata, ma di un’evoluzione graduale che è già in corso: «Il concetto dell’ERP monolitico andrà a morire e sarà sostituito dall’adozione diffusa di soluzioni agentiche che costituiranno un vero e proprio ecosistema coordinato e integrato», spiega Pozzi in questo video.

Un’architettura distribuita e adattiva, che accompagnerà la trasformazione continua dei processi aziendali e dei modelli di business in modalità liquida.

Dati di qualità per costruire una AI strategy dalle fondamenta robuste

Passare dalla sperimentazione alla trasformazione reale richiede metodo e conoscenza approfondita dei processi e delle dinamiche di business. Relatech sta raccogliendo soluzioni ed esperienze verticali in una library proprietaria, pensata come punto di partenza per costruire ecosistemi di agenti su misura per ogni azienda cliente.

Ma la tecnologia è solo una parte dell’equazione. Un’AI strategy efficace richiede, infatti, anche competenze di Change Management, attenzione ai temi della sicurezza e, soprattutto, un’infrastruttura dati solida. Perché senza dati di qualità, anche il modello AI più sofisticato produce output inaffidabili o inutilizzabili.

La qualità del dato come condizione abilitante

Uno degli errori più comuni nelle prime fasi di adozione dell’AI è proprio sottovalutare il lavoro preparatorio sui dati. Per Pozzi, la priorità è «la costruzione di piattaforme dati consistenti, moderne dal punto di vista della fruibilità, che consentano davvero di sfruttare appieno queste nuove tecnologie».

In base alla sua esperienza, infatti, le aziende che ottengono i risultati migliori sono quelle che hanno investito in questa infrastruttura di base, spesso poco visibile ma decisiva per il successo di qualsiasi progetto di intelligenza artificiale.

Verticalizzazione come leva competitiva: manufacturing e pharma nel mirino

Relatech ha scelto di focalizzare la propria AI strategy in ambiti in cui ha maturato negli anni un vantaggio competitivo reale, che è in grado di trasferire sotto forma di expertise ai propri clienti. «Si tratta – spiega il manager – di un mix di competenze tecniche e conoscenza approfondita dei processi di business. Il manufacturing e il farmaceutico sono i settori prioritari per noi. Due mondi in cui la comprensione profonda delle dinamiche operative è importante tanto quanto la padronanza della miglior tecnologia».

L’abbrivio di una AI strategy di successo

Per le aziende che si trovano ancora nella fase iniziale del proprio AI journey, il consiglio di Pozzi è di non bruciare le tappe ma procedere in modo graduale, con metodo. «Il primo passo – conclude – è la formazione interna, per arrivare a capire come l’AI può concretamente modificare il modo di lavorare. Solo dopo, in modo graduale, si passa all’applicazione in contesti specifici». È, questo, l’abbrivio per costruire un percorso trasformativo più incisivo e pervasivo.

Articolo realizzato in collaborazione con Relatech

guest

0 Commenti
Più recenti
Più votati
Inline Feedback
Vedi tutti i commenti

Articoli correlati

0
Lascia un commento, la tua opinione conta.x