Il 5 febbraio 2026, pochi giorni prima del Super Bowl, Anthropic ha pubblicato quattro spot pubblicitari che prendevano in giro l’idea di un’AI finanziata dalla pubblicità. In uno, un uomo chiede al proprio assistente AI come migliorare la comunicazione con la madre e si ritrova bombardato dalla promozione di un sito di incontri. In un altro, una richiesta di consigli per gli addominali si trasforma in una réclame per solette che aumentano la statura. Il tagline è diretto: «Ads are coming to AI. But not to Claude».
Il bersaglio era trasparente. Tre settimane prima OpenAI aveva annunciato l’introduzione della pubblicità nei tier gratuiti e a basso costo di ChatGPT, e Anthropic ha colto l’occasione per posizionarsi come alternativa, accompagnando gli spot con un blog post dal titolo «Claude is a space to think».
Sam Altman ha risposto su X con un post di oltre quattrocento parole. Ha ammesso che gli spot erano divertenti, poi ha definito la campagna «clearly dishonest» e «deceptive», ha accusato Anthropic di essere «authoritarian» e di servire «an expensive product to rich people».
Ha rivendicato che più texani usano ChatGPT gratuitamente di quante persone in totale usino Claude negli Stati Uniti, e ha inquadrato la pubblicità come strumento per «bring AI to billions of people who can’t pay for subscriptions» (post su X, 5 febbraio 2026).
Ma se si guarda oltre lo scambio di battute, questa scaramuccia commerciale è il sintomo di qualcosa di più interessante. OpenAI e Anthropic non stanno semplicemente litigando sulla pubblicità. Stanno costruendo due tipi diversi di AI, per pubblici diversi, con obiettivi diversi. E i progetti su cui investono lo raccontano meglio di qualsiasi comunicato stampa o spot televisivo.
Indice degli argomenti:
Cosa stanno diventando OpenAI e Anthropic
Non si tratta di un confronto tra chi sia meglio. Se le due società stanno davvero perseguendo visioni diverse, un giudizio del genere non avrebbe nemmeno senso, sarebbe come confrontare un coltello da cucina con un cacciavite valutando quale taglia meglio il pane.
La domanda più utile è un’altra, e riguarda cosa stanno diventando. Perché se si guardano le scelte concrete, non le dichiarazioni di principio, emerge una divergenza che va ben oltre la questione pubblicità.
OpenAI sta costruendo ChatGPT come piattaforma di consumo digitale integrata. Un punto di accesso universale che media tra le persone e i loro bisogni quotidiani, dove si cercano informazioni, si confrontano prodotti, si compra, si gestisce la propria salute, tutto senza uscire dalla conversazione. L’obiettivo dichiarato è portare l’AI a miliardi di persone, e il modello di business si adatta di conseguenza.
Anthropic sta costruendo Claude come strumento di pensiero e di lavoro profondo. Uno spazio in cui ragionare su problemi complessi, analizzare dati, scrivere codice, supportare decisioni che richiedono concentrazione e affidabilità. Il pubblico di riferimento è diverso, e il modello di business pure.
Due coppie di progetti rendono questa divergenza particolarmente visibile. La prima è lo shopping assistant di OpenAI e la collaborazione di Anthropic con la NASA per il rover Perseverance. La seconda, forse ancora più rivelatrice perché insiste sullo stesso dominio, riguarda i rispettivi approcci alla sanità. Entrambi i casi raccontano la direzione che le due società hanno preso.
Dove portano a comprare, dove portano a pensare
A novembre 2025, OpenAI ha lanciato lo «shopping research», una funzionalità integrata in ChatGPT che trasforma la ricerca di prodotti in una conversazione guidata. L’utente descrive cosa cerca, il sistema fa domande per capire budget, preferenze e vincoli, poi esplora il web e costruisce una guida personalizzata all’acquisto. Se la memoria è attiva, ChatGPT tiene conto delle conversazioni precedenti e sa che l’utente è un gamer quando cerca un laptop, sa che ha un appartamento piccolo e filtra gli aspirapolvere di conseguenza.
Ma lo shopping research è solo un pezzo di un disegno più ampio. A settembre 2025 OpenAI aveva già introdotto Instant Checkout, un sistema che permette di completare l’acquisto senza uscire dalla chat, costruito sull’Agentic Commerce Protocol sviluppato con Stripe. Le partnership attive includono Etsy, Shopify, Walmart, Instacart, Target. L’idea è che ChatGPT non aiuti solo a decidere cosa comprare, ma accompagni l’utente fino al pagamento.
Fidji Simo, CEO delle applicazioni di OpenAI, ha descritto la direzione generale con una formula piuttosto esplicita, parlando di trasformare ChatGPT in un «personal super-assistant that can support you with information and tools to achieve your goals across any part of your life» (post su Substack, 7 gennaio 2026).
Nello stesso periodo, dall’altra parte, Claude stava guidando un rover su Marte.
L’8 e il 10 dicembre 2025, per la prima volta nella storia, i comandi di navigazione inviati al rover Perseverance della NASA sono stati pianificati da un’AI. Gli ingegneri del Jet Propulsion Laboratory hanno usato Claude per tracciare un percorso di circa quattrocento metri attraverso un campo di rocce sulla superficie marziana. Claude ha analizzato immagini orbitali, pianificato i waypoint segmento per segmento, scritto i comandi in Rover Markup Language (il linguaggio di programmazione specifico delle missioni marziane) e poi ha iterato sul proprio lavoro, criticando e raffinando il percorso.
Come per qualsiasi output di un’AI, il lavoro di Claude è stato verificato. Oltre cinquecentomila variabili sono state modellate per controllare le posizioni previste del rover e identificare potenziali rischi. Gli ingegneri del JPL hanno trovato necessarie solo correzioni minori. I comandi sono stati trasmessi su Marte e il rover ha completato il percorso con successo. La stima del JPL è che questo approccio dimezzerà i tempi di pianificazione delle rotte, permettendo più tragitti, più raccolta dati e più analisi scientifiche.
Quattrocento metri non sono molti, lo riconosce la stessa Anthropic. Ma la distanza percorsa conta meno della dichiarazione implicita nel progetto.
Da una parte un’AI che accompagna l’utente dal desiderio all’acquisto in una conversazione fluida. Dall’altra un’AI che scrive codice per guidare un robot su un altro pianeta. È difficile immaginare due traiettorie più divergenti.
La sanità vista da due lati opposti
Il confronto tra shopping e Marte è efficace ma asimmetrico, perché si tratta di ambiti completamente diversi, ed è facile obiettare che non siano comparabili. Il caso della sanità è più interessante, perché le due società operano nello stesso dominio ma lo affrontano da direzioni opposte.
ChatGPT Health
A gennaio 2026 OpenAI ha lanciato ChatGPT Health, uno spazio dedicato all’interno di ChatGPT dove gli utenti possono connettere i propri dati sanitari. Cartelle cliniche, Apple Health, MyFitnessPal, Weight Watchers, risultati di laboratorio. Tutto confluisce in un ambiente separato dal resto delle conversazioni, con protezioni aggiuntive di crittografia e isolamento. L’utente può chiedere a ChatGPT di spiegargli i risultati degli esami del sangue in linguaggio comprensibile, prepararsi per una visita medica, capire i pattern dei propri dati fitness, valutare le opzioni assicurative in base alla propria storia clinica.
OpenAI ha dichiarato, nell’annuncio del prodotto, che oltre 230 milioni di persone ogni settimana fanno già domande su salute e benessere a ChatGPT (openai.com, 7 gennaio 2026). Con ChatGPT Health OpenAI vuole formalizzare e rendere più sicuro un comportamento che milioni di utenti hanno già adottato spontaneamente.
Claude for Healthcare
Nello stesso mese, Anthropic ha presentato Claude for Healthcare, un prodotto che opera in un territorio completamente diverso. I connettori di Claude si collegano al database delle coperture Medicare e Medicaid del CMS (Centers for Medicare & Medicaid Services, l’agenzia federale che gestisce l’assicurazione sanitaria pubblica negli Stati Uniti), alla classificazione internazionale delle malattie ICD-10 (lo standard diagnostico dell’OMS), al registro nazionale dei provider sanitari. Le funzionalità sono orientate ai professionisti e alle organizzazioni, e mirano a velocizzare le revisioni delle richieste di autorizzazione preventiva, supportare gli appelli per i rimborsi negati, coordinare le cure e gestire il triage dei messaggi dei pazienti.
Per le scienze della vita, Claude si connette a Medidata per i dati dei trial clinici, a ClinicalTrials.gov, a bioRxiv e medRxiv per i preprint, a Open Targets e ChEMBL per la scoperta di nuovi farmaci. I partner includono Novo Nordisk, Sanofi, Genmab, Banner Health, Cedars-Sinai (anthropic.com, 11 gennaio 2026).
La differenza non potrebbe essere più netta. ChatGPT Health parla al paziente e gli dice «connetti i tuoi dati, ti aiuto a capire la tua salute».
Claude for Healthcare parla al medico, all’ospedale, all’azienda farmaceutica e dice «ti aiuto a lavorare meglio, più velocemente, con meno errori amministrativi». Il primo vuole essere l’interfaccia tra il cittadino e il sistema sanitario. Il secondo vuole essere lo strumento che rende il sistema sanitario più efficiente dall’interno.
Le due scelte sono complementari, e un sistema sanitario ideale avrebbe bisogno di entrambe. Ma il punto è che le due società hanno guardato lo stesso dominio e hanno visto opportunità diverse, perché partono da visioni diverse di cosa l’AI debba fare per le persone. OpenAI vede centinaia di milioni di consumatori che già usano ChatGPT per capire i propri sintomi e decide di costruire un prodotto migliore per loro. Anthropic vede professionisti e istituzioni che hanno bisogno di strumenti più potenti e decide di costruire l’infrastruttura per supportarli.
Il modello di business come specchio della visione
La questione della pubblicità, quella da cui è partita questa analisi, acquista un significato diverso se la si guarda attraverso la lente di questi progetti. Non è semplicemente una scelta di monetizzazione. È la conseguenza logica di due strategie che divergono a monte.
Un dettaglio che viene spesso trascurato è il profilo della dirigenza che OpenAI ha scelto negli ultimi due anni. Sarah Friar, CFO, viene da Square e Nextdoor. Kevin Weil, Chief Product Officer, viene da Instagram. Non sono scelte casuali, sono le competenze necessarie per gestire una piattaforma consumer a centinaia di milioni di utenti, con i flussi di revenue che questo comporta. Le persone che un’azienda assume per guidare il prodotto e la finanza raccontano la direzione almeno quanto i comunicati stampa. Quando si costruisce un ecosistema che integra shopping, salute, intrattenimento e produttività in un’unica conversazione, la pubblicità non è un compromesso: è il modello economico più coerente con l’architettura del prodotto.
Anthropic, nel suo blog post, ha presentato la posizione opposta in termini funzionali, non etici. L’argomento non fa leva sulla moralità della pubblicità in sé, ma sulla sua incompatibilità con uno strumento progettato per il pensiero profondo. Se il modello di business dipende dagli inserzionisti, l’assistente ha due clienti con interessi diversi e potenzialmente in conflitto. Inoltre, a differenza di un motore di ricerca dove l’utente è abituato a distinguere tra risultati organici e sponsorizzati, in una conversazione con un’AI il confine è molto più sfumato. Il modello ad abbonamento e contratti enterprise elimina questa ambiguità alla radice.
Entrambe le posizioni hanno un nucleo reale e un punto cieco. L’argomento di OpenAI sulla democratizzazione è autentico, perché se si rifiuta la pubblicità e ci si finanzia solo con abbonamenti premium, chi non può permettersi il piano a pagamento resta fuori. Ma è anche vero che la pubblicità in un assistente conversazionale non è la stessa cosa della pubblicità su un motore di ricerca, e il confronto con i modelli precedenti regge solo fino a un certo punto. L’argomento di Anthropic sull’integrità è solido, ma presuppone che il modello ad abbonamento sia sostenibile a lungo termine senza compromessi, e la stessa Anthropic ammette di poter «revisit this approach» in futuro (anthropic.com, «Claude is a space to think», 5 febbraio 2026).
I limiti di questa lettura
Sarebbe intellettualmente disonesto presentare questa divergenza come una separazione netta e definitiva. La realtà è più sfumata.
OpenAI non fa solo shopping e assistenza sanitaria per consumatori. Ha progetti di ricerca, partnership accademiche e strumenti per sviluppatori che non rientrano nella narrativa della piattaforma di consumo. Anthropic non è un laboratorio di ricerca pura che per caso vende abbonamenti. Genera ricavi significativi da contratti enterprise e ha bisogno di crescere come qualsiasi altra azienda finanziata da miliardi di dollari di investimenti.
La differenza di scala, poi, conta più di quanto sia comodo ammettere. ChatGPT dichiara oltre 800 milioni di utenti attivi settimanali (dato annunciato da Sam Altman al Dev Day di OpenAI, ottobre 2025). Claude opera su numeri molto inferiori. Gestire una piattaforma a queste dimensioni genera problemi diversi, e alcune scelte che sembrano filosofiche sono in parte pragmatiche. È più facile rinunciare alla pubblicità quando il proprio pubblico è composto prevalentemente da professionisti e aziende disposte a pagare abbonamenti e contratti.
C’è anche una questione temporale. Le visioni aziendali non sono permanenti, specialmente in un settore che si muove a questa velocità. OpenAI tre anni fa era un laboratorio di ricerca senza scopo di lucro. Anthropic è stata fondata da persone che lavoravano in OpenAI e se ne sono andate per disaccordi sulla direzione. Chi può escludere che tra due anni le posizioni si siano avvicinate, o che una delle due abbia cambiato rotta?
Quello che si può dire con ragionevole certezza è che oggi, febbraio 2026, le traiettorie sono visibilmente diverse. Non perché una società sia «buona» e l’altra «cattiva», ma perché hanno fatto scommesse diverse su cosa l’AI debba essere per le persone che la usano.
Le implicazioni per le aziende
Per le organizzazioni che stanno valutando l’adozione di strumenti AI, questa divergenza ha conseguenze pratiche immediate. La scelta tra le due piattaforme non è più solo una questione di prestazioni del modello o di costo per token, ma di compatibilità con le esigenze operative dell’azienda.
Un’impresa che ha bisogno di strumenti per il lavoro analitico, la revisione documentale, il supporto alla programmazione o l’integrazione in flussi professionali complessi troverà nell’approccio di Anthropic un allineamento naturale con le proprie necessità. Un’organizzazione che cerca invece un’interfaccia versatile per i propri dipendenti o per i clienti finali, capace di gestire un ampio spettro di richieste quotidiane in un unico ambiente, troverà nella direzione di OpenAI una proposta più coerente.
La questione della pubblicità, in questo contesto, non è un dettaglio etico ma un indicatore strutturale. Il modello di business di un fornitore AI condiziona le priorità di sviluppo del prodotto, le scelte architetturali e, in ultima analisi, il tipo di valore che lo strumento è progettato per generare. Un’azienda che valuta l’adozione di questi strumenti farebbe bene a considerare non solo cosa fanno oggi, ma cosa stanno diventando.
La divergenza tra OpenAI e Anthropic suggerisce che il mercato delle AI generative sta superando la fase in cui tutti i prodotti sembravano equivalenti. Le differenze di visione si traducono in differenze di prodotto sempre più marcate, e la scelta dello strumento giusto richiede ormai una comprensione delle strategie che lo guidano, non solo delle sue specifiche tecniche.








