Quando oggi imprenditori e manager d’azienda parlano di AI, “spesso si concentrano su piccoli esempi limitati, fatti utilizzando co-piloti integrati nei flussi di lavoro”.
Sono sviluppi e casi d’uso “che portano incrementi di produttività marginali. Sono utili? Sicuramente. Sono reali e concreti? Certamente. Tangibili? Sì. Ma il vero e forte impatto arriva quando l’intero sistema aziendale viene ripensato attorno a questa nuova capacità”.
È l’esperienza diretta e la testimonianza che Cormac Watters, executive vice president e general manager applications per Oracle Europa, Medio Oriente e Africa (Emea), porta alla platea internazionale dell’Oracle AI World Tour 2026, che si svolge in diversi Paesi e città del mondo e ha fatto tappa anche a Milano.
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L’AI è il nuovo motore a reazione per le imprese
Con il suo ruolo da top manager a livello Emea, in una vastissima area che va dalla sua Irlanda a tutta l’Europa e molto oltre, Watters sta seguendo gli sviluppi dell’intelligenza artificiale nelle imprese in centinaia di casi specifici e decine di settori diversi.
E da quella che è la sua esperienza sul campo e visione d’insieme, ne può ricavare una sintesi, un orientamento e una tendenza, attraverso una metafora: “proprio come, in passato, i motori a reazione hanno aperto rotte e possibilità che l’aviazione non avrebbe mai potuto raggiungere e neppure pensare prima”, così oggi l’AI “è il nuovo motore a reazione per lo sviluppo e il miglioramento delle imprese”.
È in grado di “portarci in ‘posti’ nuovi, liberandoci da strumenti che ormai hanno fatto il loro tempo, per sostituirli con modi di operare completamente nuovi. E in ogni settore: dalla finanza alla sanità, dalla vendita al dettaglio ai commerci internazionali e oltre”.

By-design è la carta vincente per moltiplicare potenzialità e risultati
Con l’AI, “stiamo aiutando a spostare i pazienti dalla biopsia alla terapia in ore invece di settimane. Stiamo aiutando ad accelerare il viaggio dalla scoperta in laboratorio alla produzione su vasta scala, rendendo lo sviluppo dei farmaci più veloce e sicuro”, rileva il manager Oracle, “stiamo aiutando gli agricoltori a gestire i loro campi in serre che si ottimizzano continuamente, aumentando la resa, usando meno acqua e migliorando i margini”.
E rimarca: “questa è la nuova arte del possibile quando l’intelligenza artificiale non è aggiunta come un ripensamento, delle attività e operazioni precedenti, ma è integrata ovunque fin dalla loro progettazione”.
È questa la carta vincente “per non accontentarsi di cambiamenti e risultati limitati”, e “per moltiplicare le potenzialità dell’AI in tutti i settori: ciò può avvenire se e quando è una formidabile risorsa by-design, dall’origine di ogni progetto, processo, produzione”.
Le aspettative non sono aumentate, si sono completamente resettate
Che lavoriate nel settore bancario, risorse umane, supply chain, manifattura, “integrando questi nuovi motori a reazione per le imprese già a partire dalla fase progettuale di ogni attività, allora abilitate un’AI che non è solo incrementale, intrecciata nei flussi di lavoro, che riordina i compiti, una versione più avanzata dell’automazione. La vera trasformazione richiede di fare emergere l’AI nei flussi di lavoro aziendali del mondo reale. E richiede di rendere facile il suo uso”.

Le imprese, per innovare e restare competitive, hanno bisogno di un’infrastruttura tecnologica resiliente e sistemi di dati affidabili che devono essere sicuri e veloci. Abbastanza veloci da gestire il business ogni giorno. “Prima che qualsiasi cosa possa diventare predittiva o persino adattiva, deve essere affidabile. E una volta che è affidabile, allora può diventare intelligente”, fa notare il manager Emea.
Le aspettative “non sono aumentate, si sono completamente resettate. E cose straordinarie che potevano sembrare fuori portata solo pochi anni fa, beh, sono la nuova normalità”.
L’AI dà la spinta alle aziende per pensare più in grande
Per le aziende, “l’AI non sostituisce l’esperienza, la eleva, facendosi carico della complessità invisibile in ogni attività sottostante, come l’analisi, il coordinamento, la previsione. Sposta il giudizio umano più in alto nello stack operativo”.
I leader passano meno tempo a reagire agli imprevisti e più tempo a decidere. I team smettono di gestire i processi “e iniziano a dare forma ai risultati. Ecco perché l’AI è così preziosa: non deve essere solo sperimentazione per portare a qualche novità marginale, ma va sviluppata per risolvere vincoli reali: assumere più velocemente, vedere i rischi finanziari prima, prevenire le interruzioni della catena di approvvigionamento, risolvere i problemi in tempo reale”.
E la trasformazione non è solo tecnica, è anche umana. L’AI cambia il modo in cui viene svolto il lavoro, “così che le vostre persone possano concentrarsi sulla strategia invece che sull’amministrazione, sull’intuizione e forse anche sulla lungimiranza invece che sulla riconciliazione, sulle relazioni invece che sulla gestione dei ticket e così via”.
In altre parole, “l’AI non rende solo le imprese più veloci, ma gli dà la spinta e l’altitudine per pensare più in grande”.







